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domenica, 27 gennaio 2008

La cella di Ezequiel


C'era uno strano silenzio dentro quella cella. Ezequiel aprì gli occhi e si trovò in una situazione quasi familiare. Posto angusto, ma ben tenuto. Il luogo era disadorno di tutto, tranne il letto, una ciotola ed un secchio. Appena destato, il giovane, si mise a fare gli esercizi che tutte le mattine lo accompagnavano da ormai una decina di anni...Durante le prime ore della notte era rimasto sveglio a pensare...Doveva aver messo un nuovo record, appena arrivato, subito sfidato a duello, e gettato in una prigione per aver scelto male le proprie vittime, anche se aveva vinto entrambi i duelli....Il solo pensiero di quelle povere persone innocenti lo faceva sentire peggio che mai. Era stata colpa sua se tutto era iniziato e poi lui aveva consegnato un'intera famiglia a dei pazzi. L'ultima riflessione di cui ebbe memoria prima che il sonno lo prendesse fu sul fatto che, da quando era giunto a Londra, il suo passato era tornato a fargli visita troppo spesso, cosa che non succedeva da molto tempo....
Che trattamento gli avrebbero riservato?? Quel pazzo di un Lestrange di sicuro avrebbe fatto del suo "meglio" per farlo sentire a casa.Non importa, si disse, qualsiasi cosa accada dalla mia bocca non uscirà un suono.

Dopo essersi liberato dalla madre di Enja in modo fortunoso e valoroso ( le madri... che danno all'umanità che sono!) Rodolphus pensò di recarsi alla cella dove languiva lo straniero che aveva duellato con Rabastan... rimase ad osservarlo in silenzio nascosto da una colonna, poi l'apostrofò con voce arrogante sogghignando:
- Bella cella! Ti senti a casa tua? Hai bisogno di niente?-
Una voce interruppe il silenzio che altrimenti sarebbe stato assoluto. Nella cella echeggiò la voce di un uomo, che molto probabilmente era il suo carceriere, e con buone probabilità il suo aguzzino. Dopo una breve pausa Ezequiel rispose: - Magnificamente, grazie. Ma un libro non guasterebbe. Sapete il silenzio di questa mia "sistemazione" mi invoglia alla lettura..Potete forse aiutarmi voi, dopo esservi fatto vedere?-
- Ma certo che posso palesarmi... e in tutta tranquillità! Credo che tu sia un uomo fortunato... posso darti del tu vero? Odio le formalità... fortunato perchè la mia ex moglie è troppo occupata a divertirsi con le prede che tanto stoltamente hai gettato nelle nostre mani! Dovevi immaginartelo: quei babbani sarebbero stati più felici morendo decapitati per tua mano... ma hai voluto fare il misericordioso e verranno torturati fino all'attimo estremo... e per colpa tua!-
- Certamente che potete darmi del tu...Peccato che io mai parlerò con voi in un simile tono.- Questa fù la prima risposta che Ezequiel diede al suo interlocutore.
Lentamente si alzò e andò a fissare, per quanto possibile, gli occhi Rodolphus. Il suo sguardo era fermo e glaciale. Gli occhi viola gli davano un'aria piuttosto inquietante, tanto che in un primo momento Rodolphus pensò che il giovane avrebbe fatto qualche sciocchezza.
Ezequiel invece parlò con estrema calma: - Voi vi credete veramente superiore? Certo che no! Altrimenti perchè dirmi che quì c'è qualcuno che dovrei temere più di voi? Sapete, io... in voi vedo solo un uomo, niente più.- e quì, come per il fratello, Ezequiel gli riservò la più sprezzante delle occhiate. - Per me potreste essere classificato al pari di un babbano. Voi li torturate, li uccidete, li cacciate...e questo è essere superiori? Per colpa dell'inadeguatezza di un membro della vostra famiglia ora della gente soffre pene che spetterebbero dapprima a vostro fratello. Dopo aver vinto non uno, ma ben due duelli contro vostro fratello, mi sono ritrovato in prigione per la scarsa cura con cui ho scelto l'oggetto della mia riparazione...Non parlate più di quei babbani in mia presenza, perchè se dovesse capitare che vediate il mio lato meno caritatevole, da nobile quale ostentate di essere, potreste non trovarlo di vostro gusto.- Concluse con un sorriso, che fece correre un brivido sulla schiena del suo interlocutore.
Seguì il silenzio mentre le parole del giovane andavano spegnendosi nelle profondità di quelle prigioni.
- Sei veramente un' incongruenza... hai un atteggiamentio inconsueto tra i maghi, soprattutto in questi tempi... parli di giustizia e onore, e estendi questi concetti anche per esseri che ai miei occhi, come del resto agli occhi di qualsiasi altro mago di queste terre, sono solo feccia. Misericordia, perdono e giustizia non vengono assolutamente estesi ai babbani, è un concetto che ti consiglio di approfondire... altrimenti non potremo mai comprenderci. L'Oscuro Signore impera in ogni angolo... e il Lord odia i babbani...-
- L'Oscuro signore ha di sicuro i suoi buoni motivi per odiare i babbani...e poi nessuno oserebbe dire all'Oscuro di non fare una determinata cosa, sarebbe stupido. Lui può tutto, non è un comune mortale come me o voi, inoltre giustizia ed onore sono valori che travalicano lo spazio ed il tempo, nessuno dovrebbe mai metterli da parte poichè esse sono le fondamenta di qualsiasi uomo degno di tale appellativo; il perdono...bè quello non è insito in tutti, questo è vero. - e un occhiolino seguì quest'ultima affermazione. - La misericordia...quella sì che bisognerebbe avere per dei babbani che, essendoci inferiori, vanno solo compatiti per la loro inettitudine...Parlate di comprensione? Io e voi potremo mai comprenderci? Come potremmo mai...se i valori cardine per me, in questo emisfero sono considerati indegni di essere applicati? -
Concluse con un tono più amareggiato del normale, lo sguardo sempre fiero, ma con una strana ombra dietro il viola degli occhi..

Augustus Rookwood era impaziente di conoscere il giovane Ezequiel. Mandò a chiamare il prigioniero straniero perché fosse condotto nella sala dell'interrogatorio, e attese.
La sala degli interrogatori era un abisso di perversione e morte, sotto una superficie rispettabile.
I muri di pietra nera, i tendaggi di velluto porpora, le onniscienti candele nere. I Fantasmi amanuensi, pallide creature con le catene ai polsi riportavano i verbali degli interrogatori.
- Il vostro nome, prigioniero - cominciò Augustus, il cappuccio del mantello gettato indietro a rivelare il volto ascetico, mentre intorno a lui le ombre rosse degli inquisitori attendevano.
Rodolphus era stato costretto a lasciare la sala, dove solo gli Insuisitori avevano diritto di restare, e uscendo aveva colto il baluginio perfido negli occhi di Bellatrix.
I corpi dei babbani trucidati erano già cenere...tranne i due che erano stati regalati ai lupi mannari, perché li sbranassero nelle loro foreste. Fenrir avrebbe di certo apprezzato il dono.

Rodolphus, costretto a uscire dalla Cuspide Cremisi, fece ben attenzione a produrre il maggior chiasso possibile nel farlo: sbattè nervoso gli stivali sul marmo nero dei lunghi e claustrofobici corridoi, salì le scale velocemente e dando gran manate a muri e ringhiere che risuonarono sinistre, imprecò a voce alta contro Rookwood e chiunque gli capitasse a tiro lungo il tragitto... e quandio fu ben certo che tutti lo credevano ormai uscito svoltò di scatto in un budello di pietra e con un incantesimo aprì una botola del pavimento. Si infilò strisciando in quegli angusti spazi e percorse piegato in due quasi mezzo chilometro, finchè non si trovò davanti a una stretta feritoia da dove riusciva a spiare la stanza degli interrogatori. Già il prigioniero era sottoposto all'inquisizone di Bellatrix e Rookwood nella luce tremolante e morbosa di molte candele nere, fra poco sarebbe arrivata anche la piccola e glaciale Enja, e questo era il motivo della presenza di Rodolphus dietro le mura di pietra.

Enja arrivò alla cuspide cremisi con mezz'ora di anticipo... man mano che si avvicinava alla cella 17 si sentiva sempre più a disagio. Speriamo solo che Rodolphus sia riuscito ad entrare, pensò... poi arrivò fuori dalla cella e si mise ad aspettare di essere chiamata all'interno... c'era già un interrogatorio in atto... e l'interrogato era il giovane straniero che aveva combinato tutti quei disastri durante il ballo due sere prima.

Lo sguardo di Ezequiel era ancora fisso negli occhi di Rodolphus quando dei passi erano echeggiato nel corridoio. Nell'udire tali passi, sul volto del mangiamorte si era dipinto un sorriso di soddisfazione e aveva fatto un passo indietro. Quattro guardie erano giunte a prelevarlo. Il suo interrogatorio sarebbe iniziato a momenti. Lo presero e lo condusero nella cella 17. Muri di pietra nera e tendaggi di velluto rosso, coprivano come una maschiera quello che altrimenti sarebbe stato un luogo austero e perverso. In quel luogo, ebbe l'impressione, dominava la pura follia mascherata da legge Oscura.
Venne fatto sedere e dopo qualche istante gli venne fatta la prima domanda, che è da sempre la più ovvia:
- Il vostro nome, prigioniero.- Ombre rosse erano alle spalle di quel volto che ora lo interrogava.
- Il mio nome è Ezechiel Greerburg. - fu la risposta del giovane interrogato.

Poi l'interrogatorio dello straniero fu momentaneamente interrotto per consentire il processo all'auror e Augustus invitò Enja ad entrare... la ragazza si sentì scaldare il sangue nelle vene, finalmente dopo due anni avrebbe vendicato suo padre. Sapeva già cosa fare...
Rodolphus era in una posizione molto scomoda, in parte perchè il suo corpo alto e nervoso era incastrato a forza in una nicchia di pietra, e se per caso fosse stato scoperto avrebbe dovuto fornire molte spiegazioni imbarazzanti... per non parlare di Bellatrix che avrebbe capito subito il motivo che lo spingeva a ridursi in quello stato. Eccola lì, bella, altera e con i suoi splendidi occhi enigmatici... Enja, la piccola strega venuta dal freddo che incominciava a scaldare un cuore ormai da troppo tempo ferito e solo.
Appena l'auror fu portato all'interno dell'aula gli occhi di Enja si incendiarono di odio. Quell'uomo sarebbe morto di certo, ma probabilmente non quel giorno, Enja voleva prima disintegrarlo nell'anima e nel corpo.
Il prigioniero guardava con apprensione un quarto uomo che era entrato in quel momento. Alto, magrissimo tanto da sembrare emaciato aveva un ghigno satanico sulle labbra strette e tirate sui denti scoperti... un ghigno ferale: - Ma buonasera a tutti... abbiamo anche un ospite... in questo caso il nostro Rookwood sarà felice di intrattenersi con questa bella signorina e lasciare compiti diversamente gradevoli a me! Vengo ora dal Ministero e ho ricevuto ordine di occuparmi di entrambi gli interrogatori di oggi... portate anche il giovane straniero... i due prigionieri si potranno consolare a vicenda! -
Antonin Dolohov era un sadico... nulla di nuovo sotto il sole tra i Mangiamorte di Londra, ma era particolarmente efferato, amava gli schizzi di sangue e se Rookwood aveva una certa raffinatezza Antonin era più un macellaio…e ammirava Bellatrix da sempre. Miscuglio pericoloso che ne faceva un pericolo mortale. Voleva che la strega lo apprezzasse, anche se lo aveva sempre meritato, e invece di fiori la omaggiava di cadaveri a pezzi. Ora il giovane straniero era tutto sommato intoccabile, non doveva ucciderlo... ma per il resto... cominciò a spintonarlo e schiaffeggiarlo, senza fare una sola domanda, lo scopo era far spaventare l'altro... l'auror che doveva fornire notizie preziose.
Dopo svariati tentativi di evitare i colpi, Ezequiel si chiese se non fosse il caso di provare con le parole, dopotutto era portatore di un'ambasciata per il Lord,..sperava che questo bastasse.
- Sfogate su di un prigioniero che ha le mani legate il vostro sadismo? Con me è fuori luogo. Io sono qui per la mia mancanza di gusto nello scegliere le vittime che vi sono state portate, e non per essere interrogato!!- disse imperioso il giovane, con gli occhi di fuoco viola.
Enja si chiese cosa voleva dire quell'uomo con quella frase… ma ormai ne era certa, era stata incastrata. Rookwood voleva solo cercare di sedurla… che stupida che era stata, doveva trovare il modo per uscire da quel posto... ma doveva anche mantenere la calma: una fuga avrebbe potuto far credere in un suo tradimento.
Poi però si calmò e cercò di concentrarsi nuovamente sull'obiettivo... Si accorse che l'auror non era per nulla intimorito da Dolohov, anzi, così attirò l'attenzione del mangiamorte e gli disse che l'auror si stava prendendo gioco di lui... e che forse era il caso di fargli provare l'ira dei mangiamorte.
Antonin Dolohov dovette mordersi le labbra per impedire di tradire un'espressione di ammirazione verso il giovane che stava percuotendo: non aveva emesso un gemito, e cercava di ragionare per distoglierlo dal suo intento... in quel momento udì alle sue spalle la voce della ragazza dai lunghi capelli neri, aveva ragione, l'auror sembrava sogghignare... Antonin fece per scagliarsi sullo straniero...ma a pochi millimetri da lui deviò la traiettoria e colpì l'auror in pieno volto, il sangue sgorgò sul petto dell'uomo, e Antonin si rivolse alla ragazza: - Credo che lei sia coinvolta... vuole domandare qualcosa a questo...signore? Aspetto che sia abbastanza cortese da risponderle. -
Poi guardò Bellatrix che attendeva in disparte, doveva inserirla per farla divertire...
Un sospiro di solievo uscì dal cuore di Ezequiel quando Dolohov si gettò sull’auror e notò che c'era anche una donna dai lunghi capelli neri, che aveva intravisto anche alla festa della sera prima…s embrava che fosse la donna a dover interrogare il secondo prigioniero.
Enja rivolse all'auror uno sguardo gelido e chiese in tono estremamente ironico: - Mi spiega cosa ci faceva un gentiluomo inglese come lei tra le lande desolate di Siberia il 12 novembre di due anni fa?-
L'auror a quel punto capì chi fosse quella giovane e decise di non rispondere.
A quel punto Bellatrix fece qulache passo avanti, guardando più Enja che i prigionieri. Quella giovane aveva un certo successo con gli uomini. Non solo aveva affascinato Rodolphus, ma anche Rookwood... cosa ci trovassero poi in lei era un mistero.
- Avanti, se una signora- e disse l'ultima parola con tono di scherno - fa una domanda, un gentiluomo non può far altro che rispondere!-
Enja non calcolò minimamente la freddura che le aveva lanciato Bellatrix... in fondo quella donna era solo gelosa. Guardò l'auror negli occhi e gli disse - Sei forse sordo? Hai bisogno di un interprete? Sarò anche russa ma l'inglese lo conosco piuttosto bene.-
La risposta dell'uomo fu inaspettata... - Io non rispondo ad una Sautin. -
A Enja iniziò a ribollire il sangue nelle vene... lo avrebbe ucciso in quel preciso momento se non avesse saputo che sarebbe stato il più grosso errore della sua vita.
Bellatrix trattenne a stento un ghigno. L'uomo di certo non si faceva spaventare dalle parole, ma davanti ai fatti avrebbe cambiato idea. Non sarebbe stata lei, però, a fare un favore alla rivale, che se la sbrigasse da sola per il momento.
Dolohov pensò che la smorfietta della strega bruna fosse molto seducente, e dopo aver afferrato l'auror per i capelli gli assestò una scarica di pugni sullo stomaco:
- Non hai risposto in modo cortese... credo che devi provare di nuovo... e riflettendoci bene prima.-
Rodolphus si tratteneva a stento dall'intervenire: non gli piaceva che Enja stesse così vicino a Rookwood, o che lui le sussurrasse all'orecchio, non gli piaceva per niente... ma capiva la necessità di Enja di presenziare all'interrogatorio. Si chiese se nell'eccitazione del momento lei si ricordasse che lui era presente, vicino a lei anche se nascosto, e se ne fosse felice. Era disposto a pazientare, anche se si augurava che Rookwood non esagerasse.
L'auror non si scompose ma anzi fissò con un ghigno i suoi due aguzzini.
Allora Enja dicise di passare oltre, - Chi ti ha inviato ad uccidere mio padre? In fondo... non era tua giurisdizione e non esisteva neanche una prova che mio padre fosse dalla parte del lato oscuro.-
Il ghigno rimase sul volto dell'auror mentre pronunciava il nome di Dejan Karkaroff uno dei migliori amici del padre di Enja.
La strega russa rispose gelida - Non è vero! Dejan è stato ucciso due giorni più tardi dagli stessi auror. Non vorrà dirmi che un'anima pura come la sua è capace di uccidere il suo stesso signore... mi dica chi l'ha inviata.-
L'auror allora rispose ancor più in tono di scherno - Mi avvalgo della facoltà di non rispondere vostro onore...-
Antonin credette bene di avvicinarsi a Rookwood per chiedergli il permesso di iniziare il vero interrogatorio, ottenutolo agitò la bacchetta e l'auror si trovò legato a dei ceppi di legno e accanto a lui feri roventi sfrigolavano in un braciere. Antonin era in solluchero, e sorrise a Bellatrix sperando in una sua risposta, intanto fece scioccare la lingua e si rivolse all'auror: - Ora credo che ti convenga parlare, mi piace una bella Crucio, ma anche questi non sono male…- e sollevò un uncino rovente.
Enja guardò il mangiamorte e chiese il permesso di poter iniziare lei stessa il vero trattamento per l'auror...
Ezequiel guardava con espressione vuota la scena che gli si presentava davanti agli occhi. Il suo volto era impassibile ma dentro di sè provava molta inquietitudine. Quell'auror stava giocando con il fuoco, si stava prendendo gioco dei suoi aguzzini...e lo faceva in modo esplicito...Però così facendo sarebbe rimasto in vita ancora un po’...ma quanto?
Antonin si inchinò cerimonioso e con un bel sorriso - sempre se si può definire bello il sorriso di essere sadico e crudele - passò l'uncino alla giovane strega facendo attenzione a non ferirla, poi si tirò indietro e rimase a guardare chiedendo con tono sardonico allo straniero che restava muto in disparte con occhi pieni di disprezzo per i loro giochi: -Vuoi partecipare anche tu?-
Enja si avvicinò all'auror e con un sorriso che definire sadico sarebbe stato poco lo guardò e iniziò - Allora... la lingua ti serve per parlare... le orecchie per sentire... il naso per respirare...
ma a cosa ti servirebbe vedere?-
Appoggiò l'unicino sull'occhio destro dell'uomo che iniziò ad urlare disperato. Enja rispose all'urlo, -Ti ho fatto male? Povero... non sai il male che tu hai fatto a me.- detto questo staccò l'uncino dalla pelle con violenza, aumentando il dolore dell'auror, e si fermò a guardarlo... e a Rookwood che la guardava con occhi interrogativi rispose - Se mi rimetto subito al lavoro il nuovo dolore sarà attutito da quello antico.-
Sguardi di sommo disprezzo dardeggiavano dagli occhi di Ezequiel. In sole 48 ore era stato offeso e trattato nel peggiore dei modi. Questo non avveniva da quando era "cresciuto"... Ora quel pazzo sadico gli rivolgeva una domanda del genere...Raramente la sua pazienza era stata messa a così dura prova. Quell'auror era al centro di una contesa che andava al dilà di quello che credeva. Da una parte c'era una donna che voleva la sua vendetta, gli si leggeva in faccia, dall'altra una donna che sembrava non apprezzare la presenza dell'altra...infine quel pazzo che faceva da cornice. Ezequiel, sempre fissando l'uomo negli occhi, disse:
- Prima vi definite superiori ai babbani e poi usate i loro stessi mezzi? Questo sì che significa essere "purosangue"...-
Antonin guardò lo straniero e gli rispose: - Certo ti ricorderai dell'inquisizione vero? Quel periodo così denso di morale che i babbani definiscono "santa"... non puoi biasimarci se dopo aver imparato da loro questi sistemi ora li abbiamo adottati anche noi, e poi questo Auror è qui per aver commeso crimini orrendi... e gliela stiamo semplicemente facendo pagare! -
- Straniero, non sei nella posizione per poter criticare, temo!- si intromise Bellatrix, - Fossi in te starei in silenzio e non attirerei l'attenzione del mio collega.-
- Sadismo e ferri acuminati sono l'unica cosa che vi interessa...se volevate delle informazioni da quell'uomo, le avreste già ottenute. - fu la risposta secca del giovane esotico.
- Io non cerco informazioni.- ammise Bellatrix, - Ma forse qualcun altro in questa sala sì. - e dicendo così guardò Enja in viso. - Avanti mia cara, non eravate forse voi a cercar giustizia per i vostri? -
Enja si girò verso lo straniero e lasciò perdere tutte le regole di buon costume che le erano state insegnate si girò adirata verso il mago e rispose - Zitto te! Che cosa ne vuoi sapere del perchè le persone sono qui? Fai tanto il buono, quello che difende gli altri ma in realtà non te ne frega niente di nessuno. Questa volta sono io ad interessarmi di te e ti do un consiglio: se non vuoi che il tuo delicatissimo corpo venga accidentalmente urtato da un ferro incandescente vedi di chiudere il becco. -
Ezequiel meditò un momento sulla risposta che voleva dare. Indeciso sul tono e la posizione da assumere...Iniziò dicendo: - Ho sentito che suo padre è stato ucciso. Me ne duole, soprattutto perchè l'ira rovina un volto altrimenti di pregevole fattezza. Non giudicatemi come una persona sgarbata se vi invito a non minacciarmi...Se non mi fosse realmente interessato di nulla non mi sarei arrischiato ad intercedere presso una fanciulla indifesa, o in secondo luogo non avrei permesso che una damigella di cotale bellezza partecipasse ad un simile evento senza adeguata "copertura" - lo sguardo del giovane si fissò negli occhi della ragazza.
Enja guardò il giovane, indecisa su cosa fare. Il mago aveva capito che non era venuta sola... Come aveva fatto? - La storia della mia famiglia non la deve interessare... anzi forse una persona come lei che conosce ciò che ho passato potrebbe maggiormente capire il mio stato d'animo e la mia sete di vendetta. Utilizzare metodi babbani o magici per me non fa nessuna differenza e glielo dimostrerò. - si girò verso l'auror e gridò – Sectusempra- e in un attimo la pelle dell'uomo iniziò a squarciarsi. - Il mio unico scopo è far soffrire quest'uomo quanto io ho sofferto in questi anni prima di rispedirlo al creatore.-
Rookwood era perlomeno annoiato dalla brutalità di Dolohov...si comportava come se la Cuspide Cremisi gli appartenesse, e invece avrebbe dovuto lasciare agli Inquisitori l'interrogatorio.
- Ti prego, Antonin, cerca di calmare i tuoi bollenti spiriti. Vogliamo che parli, o mi sbaglio? Per questo ho una sorpresa che quest'auror potrebbe gradire... Visto che si rifiuta di parlare, e che l'ira della nostra giovane amica non lo smuove...dovremmo ricorrere ad altri mezzi...-
L'interesse di Rookwood per Enja era puramente quello di un vivisezionista: pur trovandola molto bella la voleva accanto a sé come Inquisitrice, e non come amante...Lui amava solo la pietra e il controllo gelido sulle passioni mortali.
Assaporò la scena con delizia, perché trascinata dalle catene a entrare nella stanza dell'interrogatorio fu l'amante babbana dell'auror, che perse improvvisamente tutto il suo contegno.
- Se lei non vuole parlare, lasciamo che a soffrire sia la sua disgustosa amichetta...- sorrise Rookwood facendo cenno a Bellatrix di occuparsene
Ci vuole ordine nella tortura, rifletté Rookwood, mentre la giovane babbana si contorceva al suolo sotto i raggi della Cruciatus.
- Siete pronto a rispondere alle nostre domande, adesso? - chiese con dolce sussiego all'Auror
- Lasciatela stare! - urlava quest'ultimo.
- Puoi comprare la sua salvezza...se risponderai alle nostre domande sarete liberi entrambi...- e il sorriso di Rookwood raggelò i presenti.
Libero? Quell'auror libero dopo tutto ciò che aveva fatto? Com'era possibile... Dopo aver pensato ad un raptus di follia di Rookwood, Enja ritornò in sé e pensò che tutto sommato non sarebbe stato male ritrovarsi faccia a faccia con l'auror fuori dalla cuspide. Lì non avrebbe dovuto stare agli ordini di nessuno...l'unico che avrebbe potuto fermarla era Rodolphus ma sperava che non lo avrebbe fatto.

Nel sentire la risposta e nel vedere il risultato di quell'incantesimo, Ezechiel si era bloccato. Gli occhi gli si svuotarono, la bocca gli si serrò secca. Improvvisamente era stato investito da un'ondata di ricordi. Eccolo...cera lì...ancora una volta disteso nel freddo della sua cella. A cinuque anni non aveva mai visto la luce del sole, a cinque anni non conosceva altro che l'addestramento e la tortura. Sì, aveva appena finito il suo turno. Il corpo era ferito in maniera grave. Avevano usato molte magie per ferirlo, ma lui non aveva emesso un suono. Dopo tutto era qualche anno che andava avanti così… il dolore era sopportabile. Ma quell'ultimo incantesimo no. Quella sera avevano usato il Sectumsempra, gli squarci che si aprirono sul suo corpo lo fecero gridare..Quell'urlo spaventoso che dalle sue membra era uscito, assomigliava più ad un ruggito. Lo riggettarono in cella con l'auspicio che non morisse. Non era morto, ma una voce si destò nella sua mente... “Perchè ti opponi? Fai quello che ti hanno chiesto, e vedrai che poi ti sentirai meglio”. Il giorno dopo, lo vennero a prendere. Un'altra dura giornata di allenamento, e poi la prova giornaliera. Quella sera avrebbe dovuto ripetere la stessa della notte precedente. Doveva dimostrare di non provare nulla, non di essere crudele. Impugnò la bacchetta e la spada. Il prigioniero su cui infierire era lì, bianco in volto e terrorizzato. Quella notte fallì, come del resto la precedente. Rimase bloccato a fissarlo con le lacrime che gli rigavano il volto. Per un anno da quel giorno venne torturato tutte le sere. In quell'anno la voce nella sua mente prese sempre più corpo. Infine per la sopravvivenza Ezequiel cambiò. Divenne freddo. Superò la prova… e molto più. Questo non lo trasformò in una macchina, però di fronte al dovere non si faceva più scrupoli.
Ora di fronte alla tortura di quell'uomo, la voce riemerse… “ Che stai facendo!!?? Che ti importa di come lo torturano, ricorda che anche tu...”.
Con un gesto della testa fece per scacciare quella voce, non la voleva più sentire. Aveva capito!
Schiarendosi la voce per richiamare l'attenzione, disse: - Madamigella, voi avete sofferto indicibili pene a quanto dite, allora perchè accontentarsi del dolore fisico? Attaccatelo dove nessuno lo ha ancora fatto! - Con una espressione di pietra e lo sguardo privo della ben che minima emozione continuò, - Fate torturare a lui la donna, ma non usate l'Imperius....dite Verterida! -
Enja si voltò verso Rookwood, aveva bisogno del suo permesso per fare ciò che il giovane le aveva consigliato in un sussurro. Quella magia maledetta lo avrebbe fatto capitolare e avrebbe da un lato concesso ai mangiamorte di ottenere le loro informazioni e dall'altro alla ragazza di ottenere finalmente vendetta e con essa la pace interiore. Spiegò all'inquisitore il funzionamento della maledizione molto usata nell'est ma pressochè sconosciuta in Inghilterra, probabilmente l'unico mago vivente a sapere dell'esistenza di quell'incantesimo era il Signore Oscuro, che costringeva la persona che ne era colpita a fare tutto ciò che gli veniva ordinato. Rispetto all'Imperius aveva due differenze: era impossibile sottrarsi all'ordine; la mente di chi veniva colpito restava vigile e per cui il maledetto sapeva ciò che stava facendo.
Attese una risposta da Rookwood sperando che acconsentisse... ma ecco...Bellatrix Black si propose per eseguire la magia... la donna non sapeva i danni che il mago che compiva la magia poteva riportare se non stava bene attento e Enja si guardò bene dal dirglielo.
Rodolphus si sentì ghiacciare il sangue nelle vene... non era possibile, Bellatrix stava per correre un rischio enorme. Eppure non poteva intervenire, tradire la sua presenza sarebbe stato come arrendersi e rinunciare a tutti i progetti che aveva fatto su Enja, senza contare che avrebbe dovuto affrontare l'ira degli inquisitori. Non li temeva, ma era decisamente poco saggio creare attriti fra di loro solo per gli occhi belli di una fanciulla. Si morse a sangue le labbra, strinse i pugni e aspettò: forse Bellatrix ne sarebbe uscita incolume.
La proposta era stata accolta, e a quanto pareva, la damigella dai capelli d'onice conosceva l'incantesimo. Ma sapeva usarlo? Non era un incantesimo normale, chi lo usava doveva conoscerlo bene, altrimenti i danni sarebbero stati ingenti. Improvvisamente l'altra donna, dall'aspetto imprioso ma di nobili fattezze si propose per eseguire lei l'incantesimo. Follia, conoscere solo la formula l'avrebbe potuta distruggere. Senza pensare, Ezechiel fece un passo avanti: - Mia signora, non voglio mancarvi di rispetto, ma credo sia meglio che non eseguiate quell'incantesimo...Potrebbe costarvi caro, e sinceramnte non voglio che alcun danno sia arrecato a una simil donna dietro mio consiglio....Lasciate a chi già conosce l'incantesimo l'onere di eseguirlo -.
Rookwood acconsentì alla richiesta di Bellatrix, ma nel momento in cui la strega stava per lanciare il terribile incantesimo Enja pensò a Rodolphus e a cosa gli stava passando in quel momento per la mente e il cuore. In fondo la strega era sempre la sua ex moglie... e presa da uno slancio di bontà bloccò la mano dell'inquisitrice dicendole che, se non aveva mai provato a lanciare l'incantesimo, farlo su un umano sarebbe stato estremamente rischioso. Avrebbe rischiato che la sua anima le si staccasse dal corpo... come dopo il bacio dei dissennatori.
“Enja... Enja ti adoro! Non sei solo bellissima, ma anche intelligente e hai capito che sto soffrendo, mia moglie non conta più nulla per me... ma non voglio vederla soffrire...”
In realtà Rodolphus non parlò, ma da quel momento non considerò la fanciulla come un bell'orpello, e l'adorò. Forse in modo incostante, forse non si sarebbe trasformato in amore quel suo sentimento spontaneo, ma certo tutto poteva iniziare da lì.
Inoltre, da quell'istante, non potè più considerare il giovane Ezequiel come un nemico. Aveva onore... difficile da ammettere ma era così!
Bellatrix non accennava ad abbassare la bacchetta e una sorta di terrore invase Enja. Quella pazza preferiva divenire uno spettro piuttosto che darle ascolto... Sperò nel'intervento degli altri inquisitori, anche se le possibilità che quei due sadici agissero per fermare la strega erano minime.
Bellatrix si sentiva combattuta, continuare, compiere l'oscura magia di cui non si sentiva padrona o abbassare la bacchetta e ammettere che la Sautin ne sapeva più di lei? Il suo orgoglio le imponeva di scagliare l'incantesimo contro l'auror, mentre la ragione le suggeriva di trovare il modo per rinunciare senza perderci la faccia.
Fu Rookwood a risolvere l'impasse, - Bellatrix, le tue doti ci sono necessarie. Non vorrai ridurti a corpo senz'anima solo per orgoglio! Lascia che sia Mademoiselle Sautin a compiere l'incantesimo. Non tollero conflitti tra i miei Inquisitori! E spero, Madamigella Sautin, che vogliate entrare a far parte dei nostri accoliti, come Inquisitrice. Ne avete tutti i talenti. Agite, e che questi due traditori parlino! Non possiamo aspettare oltre. - concluse con voce sepolcrale.
Era tempo che Enja non eseguiva più quella magia, ma si ricordò che suo padre le aveva detto che per eseguire que sortilegio fossero necessari solo due requisiti: immensa fiducia in se stessa e un odio profondo verso la propria vittima. Entrambi i requisiti erano presenti nel suo cuore, così dopo un brevissimo istante guardò dritto negli occhi l'auror e gridò – Verterida -. Dopo alcuni secondi gli occhi dell'auror divennero vitrei e Enja allora ordinò - Risponderete a tutte le domande che vi verranno sottoposte dagli inquisitori dicendo tutta la verità e dopo di ciò vi atterrete alle mie indicazioni. - Poi si rivolse a Rookwood: - Il prigioniero risponderà a tutte le vostre domande. Per quanto riguarda la vostra proposta di entrare a far parte degli inquisitori... non sono sicura di avere le caratteristiche adatte, la mia ferocia nei confronti di quest'uomo è dettata da un fortissimo sentimento di odio che provo nei suoi confronti e non so se davanti ad una persona che per me non significa niente sarei capace di agire allo stesso modo e di non provare alcuna pietà.-
- Non temete, Madamigella. L'indifferenza si impara, è una dote rara che deve essere coltivata...ma all'inizio non dovrete assolutamente prendere parte a eventi che non apprezzate. Potrete rimanere nell'ombra e osservare, e se poi ne foste disgustata potreste sempre rifiutare l'offerta. - detto questo Rookwood si rivolse all'Auror. - Tu, feccia disgustosa, ammetti di esserti macchiato di cospirazione contro l'Oscuro Signore? Di aver tentato con i tuoi miseri mezzi di sovvertire il suo regno?
All'assenso atono dell'Auror Rookwood continuò, - Avete preso contatto con la Resistenza? -
La domanda vibrò nell'aria, e l'Inquisitore si sporse in avanti, aspettando la risposta che tardava a giungere.
- Sì. Ho ricevuto ordini dalla Resistenza, ma non ho mai incontrato nessuno che ne facesse parte. -
La delusione si fece palpabile...Era inutile, quel disgustoso Auror.
Dopo averlo spremuto un po' riguardo ai modi con cui la Resistenza si era messa in contatto con lui, e senza ricavarne molto, Rookwood si rivolse ad Enja. - Tocca a voi, interrogatelo pure su ciò che vi preme...-
Enja si rivolse all'auror, - Ora finalmente parlerete. Chi vi ha inviato ad uccidere mio padre?- Non sapeva perchè ma una voce dentro di sé le diceva che si sarebbe pentita di questa domanda...
L'auror rispose - Il signorino Egor Baranova- e il mondo cadde addosso alla strega. Suo cugino, aveva tradito il sangue della sua stessa famiglia. La domanda più spontanea ed anche la più stupida le uscì in quel preciso momento: - Perché? - L'auror rispose - Ci disse che Lord Sautin faceva parte dei seguaci di Colui che non deve essere nominato e noi colpimmo. Ci disse però che sua figlia era solo una bambina e che pertanto era possibile che fosse recuperabile.-
Enja non aveva più bisogno di sapere niente, suo cugino si era sbarazzato di suo padre solo per divenire capofamiglia ed ottenere i privilegi che spettavano solo all'uomo più anziano.
Si rivolse a Rookwood, - Io ho finito con quest'uomo. Ho ottenuto tutte le informazioni necessarie, fatene ciò che volete. Con il vostro permesso ora vorrei andarmene, oggi ho avuto fin troppe rivelazioni.-
Verterida. Quell'incantesimo....Lo aveva proposto lui, questo è vero. La voce nella sua testa aveva ridato a Ezequiel l'indifferenza di cui era tanto orgoglioso, e per la quale era giunto tanto in alto nel regno di Ferkil. Però il ricordo di quella notte, lo sguardo dell'Auror che tanto assomigliava a... Ezequiel si riscosse appena in tempo, gli tremavano le gambe, e aveva gli occhi stranamente lucidi. Istintivamente si appoggiò al muro e abbassò lo sguardo. Doveva uscire da quel posto più in fretta che poteva. Da quando era arrivato in Inghilterra, stranamente, i ricordi lo avevano assalito, per non parlare poi della sua permanenza in questa prigione. Doveva ricomporsi, e farlo in fretta prima di essere scoperto con lo sguardo basso e lucido.
Rookwood le accordò il permesso di uscire, ma prima di farlo Enja si voltò per ringraziare il giovane straniero e lo vide con la testa china e gli occhi lucidi. I ricordi avevano invaso anche il suo cuore? Perchè le aveva suggerito quella maledizione se gli portava tanta angoscia?
Poi la giovane si rigirò verso l'uscita aprì la porta e si ritrovò finalmente alla luce del sole.
Ezequiel avvertì un improvviso silenzio, la donna era uscita. La prima cosa che si chiese fu se avesse notato il suo sguardo...sperava vivamente di no. Poi una seconda verità gli si parò davanti: era solo con una massa di sadici torturatori. Si ricompose più in fretta che poteva, sperando che nessuno avesse notato quel suo attimo di debolezza. Ora, di diceva il giovane, sarebbe toccato a lui,
Rodolphus vide che Enja era uscita, ma non poteva raggiungerla subito: il giovane Ezequiel era rimasto senza l'unica testimone che avrebbe intercesso per lui o almeno fornito un ostacolo per una tortura immotivata. Rodolphus si ricordò dell'onore che il ragazzo aveva dimostrato e decise di intervenire. Mentre gli Inquisitori si avvicinavano a Ezequiel che avrebbe costituito un passatempo più piacevole dell'Auror ormai reo confesso, il mago ripercorse all'indietro la strada percorsa solo poche ore prima e si trovò all'esterno, rientrò dal portone principale e con la scusa di voler rivedere Rabastan si avvicinò alla stanza n.17. Entrò con espressione staffotente e disse a Rookwood: - Voglio fare due chiacchiere con questo giovanotto, magari fargli fare un giretto a salutare Rabastan e poi lasciarlo nella sua cella, così si trastullano insieme!-
Poi, senza attendere risposta, afferrò il braccio di Ezequiel e lo condusse nel corridoio. Non si fermò davanti alla cella di Rabastan che dormiva alla grossa, proseguì fino alla cella dello straniero e lì lo rinchiuse. - Non chiedermi perchè ti ho evitato di passare altro tempo con i miei compagni, sappi solo che tanto ti dovevo!
Ezechiel rimase interdetto da quel gesto, poi rispose, - Non chiederò spiegazioni, ma...- fissò intensamente Rodolphus - sono felice di essermi sbagliato, almeno in parte. Quello che avete fatto oggi, e non mi riferisco a me, è un gesto che vi fa onore. Inoltre vi ringrazio. - e qui sorrise al suo interlocutore.
Rodolphus gli sorrise, un sorriso spontaneo, cameratesco, poi gli disse, - Ora devo andare, c'è una fanciulla che mi aspetta, mi capisci vero? Cerca di rimanere in salute fino alla fine della settimana...- fece un cenno di saluto e se ne andò, via, libero. Con l'animo molto più leggero uscì finalmente dalla Cuspide, l'aria fredda gli sembrò deliziosa e il gelo pizzicò le sue guance. Davanti a lui Enja che l'aspettava, bella e desiderabile: - Buongiorno aspirante inquisitrice! Sei più bella della neve alla quale hai rubato il candore che ti illumina l'incarnato!-

Rivelazioni interessanti, pensò Rookwood, dopo aver congedato Enja, che aveva evidentemente il respiro affannoso di chi ha appena ricevuto una pugnalata al cuore. Avrebbe dovuto rimandare il piacere di interrogare lo straniero perché Rodolphus era accorso a reclamarlo per sé, eppure l'interesse di Rookwood stranamente non era relativo principalmente alla tortur, così raggiunse l'amasciatore nella sua cella spoglia, solo.
Aveva fame di notizie da quel paese lontano in cui aveva lasciato il cuore, molti anni prima.
- Per vostra fortuna, ambasciatore, ho un grande interesse per il vostro paese...Mi piacerebbe che mi descriveste un po' i suoi usi e costumi. Sembra che ci siano state delle questioni riguardo alla successione al trono, di recente... E poi mi chiedo come osiate definirvi diverso da noi Mangiamorte quando è chiaro che anche voi avete imparato l'arte della tortura... Non temete, non ho intenzione di farvi del male. -
Ezquiel, assorto com'era nei suoi pensieri, nel turbinio dei suoi ricordi, non si accorse dei passi che si facevano sempre più vicini, poi quello che sembrava chiamarsi Rookwood, interuppe il flusso dei suoi ricordi e pose delle domande, come se fossero seduti ad un tavolo di un cafè.
Prima di rispondere il giovane soppesò sia le domande che il suo latore. Considerando che, pur essendo un sadico, era venuto con modi affabili e, almeno in apparenza, con scopi non bellicosi, si decise a rispondere. - Volete sapere degli usi e costumi del mio paese? Come fate a sapere delle qustioni inerenti alla successione al trono? Perdonate la scortesia di rispondervi con altre domande, ma avete accresciuto in me la curiosità. Per quanto riguarda le nostre diversità, quelle sono inequivocabili. Io mai potrei essere un Mangiamorte, visto che ho dei principi e leggi morali a cui rispondere. Non consideratemi uguale a voi; conoscere una cosa, non significa necessariamente provare piacere nell'usarla, come ho visto fare poc'anzi. Badate non vuole essere una mancanza di rispetto..diciamo un diverso punto di vista.- Sorrise affabile e attese che giungesse la risposta.
- Conoscevo bene Sua Maestà Astredis, il precedente re che tanto ha sofferto per le sue idee anticonvenzionali. Si dice che l'attuale re abbia avuto una parte nella morte lenta, probabilmente causata da avvelenamento, di Atredis, e voi, sono certo, ne sapete qualcosa di più. - Poi Rookwood si avvicinò ad Ezequiel e sussurrò, con voce compunta, conscio di stare rivelando un segreto : - Mos Haid...-
La meraviglia si dipinse sul volto el giovane. Per lui fu impossibile celarla. Come faceva quell'uomo a sapere tutto questo? E soprattutto come conosceva il Mos Haid? Credeva di averne cancellato le tracce, nessuno era sopravvissuto. Se lui lo conosceva allora poteva essere un pericolo.
- Io ho iniziato a servire proprio sotto la reggenza di Lord Astredis. Credo che avessi più o meno 10 anni. Ricordo perfettamente quegli anni, ero nella sua stanza quando spirò. Fu una grave perdita, in molti lo piansero. Inutile mentirvi, è vero è stato avvelenato.- Ora mentire era essenziale, nessuno avrebbe mai dovuto sapere la verità, altrimenti lui sarebbe stato in pericolo, - Il colpevole non è mai stato trovato, l'attuale reggente, ovvero il fratello minore di Astredis, non ha smesso di cercarlo per i successivi 10 anni. Poi il tempo ha cancellato, o diminuito, il rancore ed il dolore…- Il volto di Ezequiel non tradì le sue emozioni, cosicchè sarebbe stato difficile capire che quella non era la verità, o quantomeno non tutta.
Poi con una naturale indifferenza chiese, - Scusatemi avete detto Mos Haid? -
- Oh sì...Mos Haid, il luccichio segreto nelle stanze del potere, il sotterraneo impiego di strani mezzi, la carnalità sfrenata e il puro raziocinio. Mos Haid...vedo che non siete disposto ad essere sincero, ma non ho interesse a torturarvi. La vostra punizione è finita.-
Augustus Rookwood riconobbe lo stupore sul volto del giovane ambasciatore, e sorrise. Che uno straniero qual lui era sapesse così tanto era cosa ben strana, e ne poteva comprendere lo sconcerto. - Potete lasciare le nostre prigioni, straniero. Spero che ricorderete la clemenza con cui siete stato trattato, e che mai più dovremmo accogliervi tra noi. Se mai avrete domande da pormi su Mos Heid sappiate che è mia abitudine pretendere un alto prezzo per ciò che concedo. Addio, e che il sole continui a risplendere nel vostro cielo segreto…-
Ezequiel era libero...Strano, ma bello. Le cose però si stavano complicando, quell'uomo sapeva più cose di quanto dovesse. Poi quella frase, "che il sole continui a risplendere nel vostro cielo segreto"...quella sì che era una cosa strana. Quella era la frase che in molte lingue era incisa in ogni soffitto, ogni parete e pavimento, del Mos Haid. Un senso di inquietudine pervase il giovane. - Credo che un giorno di questi dovremmo fare una lunga chicchierata, my lord. Non vedo l'ora. Per adesso grazie ed arrivederci.-
Rookwood aprì la porta delle prigioni, con la sua chiave d'oro, e lasciò che il giovane ambasciatore si allontanasse. Sarebbe tornato, ne era certo, ora che sapeva che almeno un adepto del Mos Haid era ancora in vita.
Lui avrebbe atteso, come sempre. Si ritirò nel suo ufficio, e, snobbando i numerosi inviti ricevuti, si dedicò alla sua seconda attività preferita, la traduzione di antichi testi, le cui rune erano incomprensibili a tutti. L'inchiostro macchiò la carta, e i ricordi affollarono la mente dell'Inquisitore.

Arquise wrote at 13:27
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martedì, 15 gennaio 2008

Enja e Rodolphus alla Cuspide Cremisi

Muri di pietra grigia, fredda ardesia priva però della muffa e dell’umidità che solitamente contraddistinguono le celle. Una feritoia gettava flebile luce all’interno, e illuminava l’ambiente spoglio, in cui gli unici orpelli erano un letto, un secchio ed una ciotola. Era una delle celle migliori, nel primo girone della Cuspide Cremisi, riservate a chi irritava l’Oscuro Signore, ma il cui rango lo premuniva dal precipitare all’inferno.
Eterna tristezza e straziante dolore decoravano quel budello luciferino delle carceri. Eppure, non c’erano topi, né insetti a turbare il sonno dei prigionieri. Il cibo era spartano ma decente, e l’acqua pulita. Ma l’atmosfera di opprimente dannazione gravava sui prigionieri come un sudario.
Solo il nome bastava a suscitare ansiti terrificati. La Cuspide Cremisi, le porte del male che si aprivano solo per i morti, su cui regnava un’impassibile Torquemada, Augustus Rookwood, e sanguinari accoliti come Bellatrix Lestrange e Walden McNair. Porpora e nero ovunque, a ricordare il sangue e l’espiazione, il sacrificio e la purezza.
Una cella, ed un uomo solo con se stesso.
Rastaban era stato trasportato al San Mungo, dove gli avevano rimesso in sesto il braccio frammentato in milioni di pezzi, e da buon codardo, aveva posticipato la sua residenza in carcere, aspettando prima che scadesse il mese da trascorrere chiuso nei suoi appartamenti.
Ma il giovane ambasciatore straniero, colpevole solo di eccessiva cortesia, era stato immediatamente spogliato delle sue armi e condotto in cella.
Nel suo ufficio, una camera in nero gaietto, su cui spiccavano tendaggi color porpora e lo stemma in oro della Cuspide Cremisi, Limpieza de sangre, Augustus Rookwood ascoltava con attenzione il resoconto della serata precedente.
Sorrise obliquamente nel sentire il nome dei partecipanti al dramma: una vampira…chissà come reagiva la sua stirpe alla tortura, si chiese con un vago interesse, quella bestia alcolizzata di Rastaban, una giovane traditrice del suo sangue, e un esotico straniero, che ora rifletteva metri sotto di lui.
Rookwood congiunse le lunghe dita affusolate, assorto dalla meditazione, e lasciò che i suoi Inquisitori restassero in piedi, cavalieri dell’Apocalisse animati dal sacro fuoco della fede nell’Oscuro. Bellatrix era accanto a lui, esaltata dalla scoperta che c’erano dei babbani nelle carceri, una famiglia intera e una madre col suo bambino con cui divertirsi…
Bellatrix adorava torturare le madri. Lei che era sterile come un fiore spezzato da Azkaban, non sopportava vedere l’infinito affetto che legava quelle puerili babbane ai loro piccoli.
Ma avrebbe atteso gli ordini di Rookwood, che dietro la facciata di uomo accorto e misurato, nascondeva un amore per il sangue superiore a tutti loro.
- Abbiamo indicazioni su come trattare questo straniero?
- Immagino che non potremo torturarlo – rispose con disappunto un Inquisitore.
- Manderò una missiva a Lord Voldemort, perché ci dica cosa ha in mente per quest’uomo. Ci atterremmo alle sue disposizioni.-
- Avrebbe dovuto darci anche quell’impudente di McAllister…ma certo, è stata protetta da Severus, il paladino delle cause perse. E’ feccia, e dovrò chiedere a Narcissa perché l’abbia invitata – sibilò Bellatrix.
- Non essere troppo dura con tua sorella, Bellatrix – rispose Augustus – A me incuriosisce piuttosto la piccola vampira. Perché non è anche lei nelle segrete? Forse non è sola come questo giovane ambasciatore. Si dice che i legami tra i vampiri degli Antichi Casati siano fortissimi, e che nessuno rischierebbe di farseli nemici. Il re di questo ragazzo, invece, l’ha lasciato solo, in balia di un mondo sconosciuto…E’ già fortunato ad esserne uscito con così poco.-


Enja si guardò intorno... la realtà della Cuspide era ancor più atroce dei racconti che venivano narrati su di essa... strinse ancora di più il braccio di Rodolphus per ritrovare un po' di sicurezza... Voltando lo sguardo vide l’inquisitore Rookwood, Walden McNair e soprattutto Bellatrix Lestrange che la fissava con odio... in seguito iniziò la discussione riguardante Ezechiel... povero ragazzo non lo invidiava affatto... sembrava che i tre della cuspide non conoscessero nessun sentimento che non fosse odio.
Rodolphus si accorse dello sguardo angosciato della sua compagna, e istintivamente le pose una mano su quella piccola di lei che serrava il suo braccio:
- Non hai nulla da temere, e ricorda: sono un Mangiamorte, ma non dimentico di essere un uomo... non guardare gli altri, ignora i loro discorsi e cominciamo a controllare le celle, rimani dietro di me e avvertimi se riconosci qualcuno.-
Enja annuì e rimanendo vicina a Rodolphus iniziò a controllare le celle una alla volta... dopo molto tempo, quando ormai pensava che non avrebbe mai trovato le persone che cercava, si bloccò... fisicamente era solo uno spettro ma quegli occhi la tormentavano continuamente nei suoi incubi... lui era uno degli auror che avevano ucciso suo padre, per la precisione era quello che aveva lanciato l'incantesimo. Rodolphus le aveva detto di avvisarlo quando avesse visto uno di loro ma... in quel momento l'odio era più forte di tutto...non riuscì ad avvisare il mangiamorte... si limitò a fissare con tutto l'odio che aveva accumulato in quei due lunghi anni l'auror che ora più che mai pensava di essere vicino alla fine.Tentò di afferrare la bacchetta ma il suo braccio fu bloccato da una presa robusta...
Rodolphus non era uomo da tralasciare i particolari e, complice l'espressione tormentata di Enja e gli occhi che non erano più enigmatici ma corrosi dal dolore si accorse subito che l'uomo nella cella di fronte a loro era stato riconosciuto dalla giovane, vide la mano di lei scivolare sotto il mantello che nascondeva le sue forme gentili e uscire furtiva impugnando la bacchetta... e agì:
-Ferma Enja! Vieni via... subito via da qui!-
La trascinò nuovamente nel corridoio dove i loro stivali risuonarono sinistri, intorno l'atmosfera cupa e morbosa di quel luogo di sofferenza e morte, davanti a lui un viso impallidito e lunghi capelli neri che ondeggiavano seguendo il movimento del capo che scattava nervoso. Rodolphus non riuscì a impedirsi di accarezzare la gota di lei che l'aveva sì rifiutato... ma era bella e dolce... e piena di dolore:
- Mia cara, stavi per commettere un errore imperdonabile: solo l'Oscuro Signore ha diritto di vita o di morte, gli stessi Rookwood e..., sì, Bellatrix possono giustiziare solo chi è stato segnato nel libro nero del Lord, hai riconosciuto quell'Auror vero? Ha ucciso tuo padre? Capisco, ma occorre mantenere la calma e riferire tutto agli Inquisitori!-
Enja tentò di ritornare verso la cella ma la presa di Rodolphus era troppo forte...
Dopo qualche minuto si calmò e rispose:
-Va bene... aspetterò... ma devi promettermi che farai di tutto per far sì che possa essere io a vendicare mio padre personalmente o che per lo meno quest'essere muoia lentamente fra le sofferenze più atroci. Non si merita che la sua vita sia spezzata con un'Avada Kedavra... sarebbe troppo facile. -

Augustus Rookwood era un uomo paziente, e sapeva che tutto quello che desiderava finiva, prima o poi, per avverarsi.
Dietro il gelo e i lineamenti di marmo del volto nascondeva una brama di dolore che non poteva mai essere appagata. Rookwoood era fedele all'Oscuro Signore, e mai avrebbe agito senza il suo consenso, ma nel profondo del suo cuore malato avrebbe voluto che tutta la feccia Mezzosangue e tutti i babbani della terra finissero nelle celle della Cuspide Cremisi...
Avrebbe voluto ucciderli e torturarli tutti, ma solo il luccichio degli occhi spietati rivelava ai suoi accoliti quei sentimenti da dio della morte.
Il suo diletto, dopo che aveva imparato così bene a esplorare le vie sanguinose del dolore, era sperimentare la tortura e l'annichilimento di stirpi diverse da quella comune.
Aveva torturato troll, giganti, fate, e qualsiasi altra creatura magica su cui fosse riuscito a mettere le mani. Soprattutto i centauri erano stati soddisfacenti oggetti di studio, per il loro orgoglio indomito e la loro fine intelligenza...ma tutti avevano finito per piegarsi.
Ed ora c'era un'autentica vampira antica tra loro, e Rookwood sirò le labbra in un sorriso mefistofelico immaginando cosa significava torturare un immortale....
Rodolphus ed una giovane donna dai lunghi capelli scuri entrarono in quel momento nel suo ufficio, chiedendo l'autorizzazione per assistere alle sevizie di uno dei prigionieri...
La ragazza sembrava sconvolta, e così affamata d'odio che Rookwood si trastullò col pensiero che avrebbe potuto essere un'ottima Inquisitrice...
Enja chinò il capo in segno di rispetto di fronte all'inquisitore e chiese di poter assistere alle sevizie del prigioniero della cella 86, poco tempo prima Rodolphus le aveva spiegato che quei prigionieri ricevevano giornalmente le "attenzioni" degli inquisitori...
Sperava solo che quell'uomo non le chiedesse il motivo di tanto interesse nei confronti di un prigioniero in particolare... non aveva nessunissima voglia di raccontare la sua storia e soprattutto non a colui che la stava squadrando in quel modo che le metteva i brividi
- Ma perché limitarsi ad assistere, My Lady? Se il vostro sangue è puro, come richiede la nostra occupazione, potrete prendere parte voi stessa alla tortura, e sfogare la rabbia che così evidentemente provate...
- Non potrei desiderare di meglio...- poi Enja si girò verso Rodolphus - sempre che qualcuno si prenda la briga di fermarmi la mano nel caso in cui io stia andando oltre.-
- Ma mia cara, non dovete temere per questo...Il controllo è qualità necessaria ad ogni Inquisitore.
Il destino di quel prigioniero è già stato segnato, e il nostro compito è di strappargli quante più informazioni possiamo prima di ucciderlo. Venite pure nel giorno in cui è previsto il suo interrogatorio e vi garantisco che potrete fare ciò che volete. Sarò io a fermarvi a tempo debito...L'unica condizione è che siate sola, e che ascolterete ciò che vi dico. Non posso rischiare che venga ucciso prima di aver rivelato tutto ciò che sa.-
Da sola? Con quell'uomo e Bellatrix Black? Enja ebbe un momento di esitazione... ma poi ricordandosi di suo padre non ebbe più dubbi, avrebbe rischiato.
Accettò la proposa dell'inquisitore... chiedendogli di farle sapere al più presto la data del processo.
- Naturalmente My Lady. Potete stare sicura che sarà un'esperienza alquanto interessante...Vediamo, l'udienza è fissata tra qualche giorno, e no Rodolphus tu non sei ammesso..Lasciamo che la signorina si sfoghi in libertà - concluse Rookwood accompagnando alla porta Enja e il suo cavaliere.
Walden era in ritardo...e il prigioniero del giorno attendeva, meglio sbrigarsi.

Bellatrix osservava la donna accanto al suo ex marito con puro odio. Non l'avrebbe passata liscia di certo...nessuna poteva avvicinarsi al suo ex marito, solo lei! Di certo era un atteggiamento egoistico, ma d'altronde cosa ci si può aspettare dall'egoismo in persona? La ragazza sembrò accorgersene...bene bene...con lo sguardo Bellatrix desiderava piegarla meglio di un crucio...ma notò che c'era qualcos'altro a tormentare la ragazza, qualcosa che ingorava...ma da Augustus sentì che la voleva tra gli Inquisitori...che cosa? Persa nei suoi pensieri, non aveva sentito il discorso tra Augustus e la giovane, solo che voleva torturare un certo prigioniero. Poi sentì una cosa che l'allietò molto, cioè che poteva torturarlo solo se restava da sola con lei...la ragazza allora cominciò a fissare Bella con terrore, e strinse ancora di più a sè Rodolphus. L’uomo la fissava, temendo il peggio. Bellatrix sorrise divertita, con quell'espressione caratteristica di chi ha in mente un piano diabolico. La ragazza sembrava terrorizzata, tanto che le venne da pensare chi sarebbe stato peggio fra il prigioniero e lei stessa...
Lo sguardo che le lanciò Bellatrix non prometteva niente di buono ma non inquietò Enja, Controllando alla perfezione ciò che poteva lasciar trasprire... decise di far sembrare di essere completamente terrorizzata dalla presenza della donna... mentre tra se pensava “Ormai ho detto che ci sarò... se non vengo sarò catalogata come traditrice e dovrò subire le ire di quella donna fino alla morte... mentre se mi presento posso sperare di non essere toccata... dopotutto Rookwood non permetterà che un inuisitore torturi una persona senza il permesso del Signore Oscuro”.
Rodolphus afferrò il braccio di Enja e la trascinò fuori dalla prigione. Camminava così veloce e con furia che più volte la fece scontrare con le mura di pietra dei tetri corridoi. Uscirono alla luce e fermo nel cortile antistante la Cuspide l'uomo respirò grato l'aria pura di quella fredda mattina. Enja non aveva bisogno di chiedergli se era alterato: gli occhi sbarrati che sfuggivano lo sguardo interrogativo di lei e le mani strette a pugno lo testimoniavano a sufficienza:
- Ma dico... oh dèi... devi essere impazzita: hai accettato di tornare sola in quel luogo di morte! Io sono abituato ad avere a che fare con quei fanatici privi di classe e remore, ne avevo sposata una perfino... ma tu non hai idea del rischio che corri. Dovevi rifiutarti di andarci da sola, non ce n'è motivo, potevi insistere che io ti accompagnassi! E ora... ora come dovrei comportarmi? Ti ho offerto il mio aiuto e in cambio tu brami solo la vendetta e mi escludi. Come dovrei comportarmi?-
Gli occhi addolorati di lei estinsero solo in parte il suo malumore: piccola impudente ragazza... prima lo rifiuta, poi si abbranca al suo braccio chiedendo aiuto per la sua vendetta, e infine lo esclude senza ripensamenti... però forse... se rifletteva comprendeva l'ansia di sangue di lei, poteva perdonarla, sempre se lei si fosse mostrata dolce e arrendevole:
- E va bene... potrei accompagnarti rimanendo in disparte, in fin dei conti conosco vari passaggi segreti della Cuspide, nessuno mi vedrebbe ma tu sapresti che sono lì, vicino a te... a meno che tu non voglia restare apposta da sola con Rokwoood -
E la guardò sornione ma anche indagatore...
Enja guardò Rodolphus... cioè... lei stare da sola con Rookwood e Bellatrix apposta... ma era impazzito? Va bene pazza ma non fino a quel punto...
Prese fiato e poi rispose - Hai ragione... avrei dovuto rifiutare, ma non ci sono riuscita. Ho pensato solo a vendicare mio padre e non a quello che sarebbe potuto accadere lì dentro. Sono solo una sciocca... ti prego stammi vicino.-
Poi sperando di avere utilizzato le parole giuste e di non aver fatto adirare ancora di più il mago attese una sua risposta.
-Va bene... credo che siamo entrambi scossi, se me lo consenti ti accompagno a casa, in fin dei conti sono un vero cavaliere! -
Rodolphus era stanco, deluso dagli ultimi avvenimenti e sinceramente in pensiero per la giovane. Le prese la mano, ancor prima di sapere la risposta, ma le sorrise innocente sperando di non essere nuovamente respinto.
-Va bene... allora... questa volta sono io che devo accompagnarti... tieniti-
Dopo pochissimi istanti il mago e la strega si ritrovarono davanti al portone di Diagon alley numero 5.
 
Casa Sautin

Appena arrivata davanti al portone, Enja chiese a Rodolphus se voleva entrare in casa, avvertendolo però che probabilmente sarebbe stato vittima delle domande di sua madre, a meno che lei non fosse riuscita a rinchiuderla in qualche modo nei suoi appartamenti.
Aspettò una risposta sperando che il mago accettasse l'invito nonostante la presenza materna a rovinare, e non poco, l'atmosfera.
-Oh... non so... tua madre dici… va bene, entriamo pure. -
Per fortuna Enja non poteva leggergli il pensiero, altrimenti avrebbe percepito lo sgomento di Rodolphus nel sapere che avrebbe incontrato la madre della ragazza. Se lo ricordava molto bene com'era finita l'ultima volta che aveva conosciuto i genitori di una sua fiamma... l'aveva sposata!! Era un Mangiamorte valoroso, usava morte e violenza senza remore... ma entrò nella casa un certo batticuore e un desiderio intenso di darsela a gambe!
- Vieni, non ti preoccupare... mia madre non morde. - Enja aprì il portone di casa e appena entrata schioccò le dita ed ecco apparve un elfo domestico - Aza... comunica a mia madre che sono tornata ma che preferirei non essere disturbata. Non accennare alla presenza di ospiti... poi scendi nelle cucine e prepara un the per me e - si girò verso Rodolphus - Rodolphus desideri qualcosa da bere o da mangiare?- si rivolse nuovamente all'elfo - Se dovesse cercarmi qualcuno... sono impegnata in faccende della massima urgenza. Ora puoi andare, e ricorda di non dire della presenza di un ospite in questa casa a mia madre... sai come diventa...e se cerca di decapitarti come l'ultima volta... vattene immediatamente. Ah, un'ultima cosa... qualunque cosa il mio ospite ti chieda di fare è come se fosse unmio ordine. -
Rodolphus si sentì il solito campanellino d'allarme risuonare nella mente: che ordine avventato aveva dato quella sciocchina all'elfo! Certo... un'adorabile sciocchina che aveva appena commesso un errore molto utile: consegnando il mantello all'elfa fece ben attenzione che la ragazza non se ne accorgesse e matrerializzò tra le mani dell'esserino bitorzoluto una pergamena firmata nella quale ordinava all'elfa di comunicargli senza indugio qualsiasi visita ricevuta da Enja, soprattutto se si trattava di uomini! Poi si fece indicare una poltrona davanti al camino sulla quale accomodarsi.
Enja si sedette su una poltrona di fronte a Rodolphus... stava per iniziare a parlare quando si sentì una voce. - Enja sei tornata? Stai bene? Hai bisogno di qualcosa? C'è qualcuno con te?-
I pensieri della ragazza furono “Se ti ho mandato un elfo a dirti che ero tornata è perchè sono in casa no? Se ho bisogno di qualcosa ci sono gli elfi. Ammazzo Aza... come fa mia madre a pensare che ci sia qualcuno...". Non fece in tempo a rispondere che la porta si aprì e dietro all'elfo domestico che portava il the arrivò la signora Irina, che guardò con sguardo investigatore prima Rodolphus e poi sua figlia.
Il mago impallidì come davanti a un fantasma inaspettato e con la fama di essere maligno, afferrò convulso i braccioli della poltrona e inghiottì a vuoto alcuni secondi. No, non si poteva lanciare dalla finestra... poco signorile, scappare dalla porta manco a parlarne perchè la matrona ne occupava una buona parte, la polvere volante l'aveva dimenticata e il camino era ingombro di alari e parafuoco... si rassegnò e alzandosi come se fosse stato impalato si inchinò rigidamente biascicando qualche parola di saluto.
Enja fece un sorriso divertita, non era elegante mettersi proprio a ridere.
Visto il silenzio imbarazzante che era sceso sulla sala all'entrata della madre nella sala, rivolse prima all'elfo domestico un'occhiata che fece subito capire alla creatura che dopo l'aspettava una punizione, poi con naturalezza, a dire la verità con imbarazzo molto ben celato, presentò Rodolphus alla madre. -Madre, questo è lord Lestrange, ha gentilmente accettato di accompagnarmi a casa dopo la serata; Rodolphus, questa è mia madre, Irina Sautin.-
Irina guardò accigliata la figlia, dopo di ciò si sedette sulla poltrona che prima era occupata dalla ragazza in modo da trovarsi direttamente di fronte all'uomo che non riusciva a nascondere un certo imbarazzo. Poi iniziò l'interrogatorio - Buongiorno... sono almeno momentaneamente lieta di conoscerla... però prima di dare un giudizio definitivo su di lei vorrei farle alcune domande ,se non le dispiace -
Enja tentò di intervenire dicendo che ormai era tardi e che forse sarebbe stato meglio riprendere la discussione in un altro momento, ma la madre fu irremovibile... - Se aveva tempo per parlare con te, lo avrà anche per rispondere a qualche domanda. Bene mia figlia ha detto che lei fa parte della celebre famiglia Lestrange e a me viene da chiederle... perchè un uomo di una famiglia così altolocata decide di accompagnare a casa una ragazza pressochè sconosciuta, incontrata per sbaglio durante un ricevimento?-
Rodolphus cominciò a chiedersi se simulare uno svenimento fosse una buona scusa per sgatttaiolare da lì: un guaritore chiamato d'urgenza, un paio di giorni al San Mungo... sciocchezzuole di poco conto davanti all'alternativa! Ma si ricordò appena in tempo di essere un Mangiamorte e no! Non sarebbe fuggito davanti al pericolo! Anche se una quindicina di Auror sarebbero stati un'alternativa gradevole.
-My lady… non trovo affatto strano il mio desiderio di scortare la piccola Enja a casa: la festa in maschera si è rivelata densa di insidie ed era un mio preciso dovere aiutare una fanciulla così gentile e bella! -
- Densa di insidie? Si spieghi meglio... Vuole forse dire che mia figlia durante quel ricevimento ha corso dei rischi? -
Enja cercò di parlare in difesa di Rodolphus ma fu subito zittita dallo sguardo furente della madre che continuò - Mi avevano detto che i ricevimenti di Malfoy manor erano i più eleganti della nazione e che a questi ricevimenti partecipavano solo le migliori famiglie d'Inghilterra... perchè allora mia figlia si è trovata in pericolo al punto tale da dover essere riaccompagnata a casa?-
Oh ma bene! Dalla padella alla brace... però, riflettendoci meglio avrebbe potuto anche utilizzare lo straniero per gettare un po' di fumo negli occhi e trovare anche la scusa buona per fuggire da quella situazione poco gradevole... gli dispiaceva per Enja, ma forse l'elfa sarebbe stata ancora utile, doveva pensarci. Sempre che nel frattempo non venisse decapitata!
- Le assicuro my lady che non bisogna certo imputare la colpa a Lord Malfoy o a qualcuno degli abituali frequentatori della sua magione... purtroppo un infiltrato, uno straniero dalla testa calda, ha causato problemi non indifferenti, è stato arrestato e credo anzi che sia mio preciso dovere fargli visita per controllare che la reclusione proceda nel migliore... dei modi. In fin dei conti sono il referente del Ministero! -
E con querste lapidarie parole che certo avrebbero impressionato la matrona salutò compunto e fece cenno a Enja di accompagnarlo alla porta, qui si congedò con un sorriso e una carezza su quelle gote pallide che era diventata per lui una piacevole abitudine.
Enja fu felice del fatto che Rodolphus fosse riuscito a liberarsi dalla presa stile cobra della madre... anche se ben sapeva che ora sarebbe stato il suo turno e pensandoci ritenne che fare un altro giretto alla cuspide non fosse poi tanto male... Accompagnò alla porta il suo ospite e lo salutò chiedendogli scusa per il comportamento poco ospitale della madre e, dopo aver ricevuto la raccomandazione di non decapitare la sua elfa, andò verso il suo triste destino: una lunghissima chiacchierata con la madre che si sarebbe volentieri risparmiata... anche se, dopo tutte le emozioni della sera precedente, la madre forse avrebbe concesso alla sua bambina di andare a riposarsi un pochino. Doveva recitare molto bene il ruolo della vittima.

Arquise wrote at 15:15
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domenica, 06 gennaio 2008

Arrivato sul pianerottolo della vecchia casa in stile inglese, Cedric Willingham estrasse l'orologio da tasca e l'osservò. Era in ritardo di tre quarti d'ora. Sorrise prima di Smaterializzarsi nel salone d'ingresso. Si era fatto un poco prendere la mano...
La cameriera di sua moglie zampettò verso di lui con la sua curiosa andatura a passettini, letteralmente terrorizzata. - Padrone - prendendogli il mantello lo salutò con un filo di voce, ma il suo sguardo voleva semmai essere un rimprovero: Non potreste almeno cercare di arrivare in orario? Almeno una volta?
Cedric la ignorò senza batter ciglio. Quella di voler tenere in casa una cameriera Magonò era una stranezza della moglie, che ci era stata abituata in famiglia. Famiglia strana, la sua, piena di abitudini bizzarre. Lui proveniva da un casato di purissimo sangue inglese e tenere persone come servitù gli sembrava un'assurdità; si trovava molto più a suo agio con il suo piccolo esercito di elfi domestici.
Stante il già mostruoso ritardo, il mago ritenne saggio non indugiare oltre e si diresse verso la sala da pranzo sistemandosi la giacca. Sorrise constatando che come sempre era impeccabile, e nessuno avrebbe immaginato che tornava in quel momento dal Café Bathory.
Entrato nella sala si fermò. Il tavolo era apparecchiato, ma la stanza era vuota. Stava già per salire al piano di sopra, quando sentì sulle scale un rumore di tacchi, e decise allora di accomodarsi al suo posto ed aspettare.
- Servi la prima portata - disse con un cenno alla cameriera, la quale ne approfittò per fuggire con grande sollievo.
Cecily Willingham entrò nella stanza e divorò lo spazio tra la porta e la sua sedia in due falcate. Come sempre, quando era arrabbiata e voleva fargli capire ciò che si sarebbe perso, aveva fatto in modo di rendersi attraente: indossava il vestito da sera di velluto nero e i tacchi, il che, abbinato all'assenza di trucco, ai lunghi capelli sciolti e ai suoi movimenti scattanti e nervosi, la rendeva affascinante e temibile.
La donna si sedette senza dire parola e accavallò le gambe di lato, di modo che lui potesse vederle sporgere da sotto il tavolo. Attese un poco, quindi chiese congiungendo la punta delle dita: - Allora? Questo ritardo? -
- Sono stato impegnato. -
Cecily serrò le labbra. - Con chi? -
- Lord De... -
- Con quale sgualdrinella, intendevo dire. -
Cedric sorrise. - Mi offendi, Cecily. -
- Io ti offendo? - La donna scattò facendo sbattere all'indietro la sedia. - Ti ho aspettato tre quarti d'ora. Che significa? Hai forse bisogno di così tanto tempo? Con l'età stai perdendo colpi? -
- Non mi sembra che tu personalmente abbia da lamentarti - osservò Cedric giocherellando con una forchetta.
- Perchè non ci presto attenzione, mio caro! Penso ad altro! Penso a come vestirmi il giorno dopo! -
Lord Willingham scoppiò a ridere. Cecily fece lo stesso, ma con scherno. - Cena da solo, Lord Cedric. Io ho preso un impegno... ero convinta non arrivassi più. Buona cena. - e si diresse verso la porta.
- Cecily - la chiamò lui.
- Non aspettarmi che per domattina - gli urlò lei, allontanandosi senza girarsi. Si diresse verso la porta chiamando la cameriera: - Gwenelle! Il cappotto! -
La camerierina francese le corse incontro con il cappotto blu notte, gettando al padrone uno sguardo accusatorio.
Cedric attese di sentire la porta sbattere, poi sospirò, inarcando un sopracciglio. Adorava farla arrabbiare, adorava prendersi le libertà che la facevano arrabbiare, ma odiava quando arrivava il turno di lei.
- Molto bene - disse tra sé. - Gwenelle, riscalda questa minestra, si è raffreddata. -

Arquise wrote at 11:45
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mercoledì, 02 gennaio 2008

Evangeline giunge a Hogwarts

Severus Piton lasciò correre lo sguardo per la stanza: quanto era cambiata, da quando aveva sostituito Albus Silente! Aveva deciso di non spostare la presidenza di lì più per comodità pratica che per desiderio di occupare anche fisicamente, oltre che come ruolo, gli spazi lasciati vuoti dalla morte del grande mago buono che tutti avevano pianto.
Severus si guardò le mani. Mani bianche, delicate, eleganti come solo le mani di un raffinato pozionista potevano essere... E le mani di un assassino. Gli era dispiaciuto, uccidere Silente, non poteva negarlo; gli era dispiaciuto perchè il ragazzino escluso e maltrattato che ancora dormiva da qualche parte in lui aveva sempre visto in Silente l'unica difesa mai esistita. Ma era finita lì, con un poco di umano dispiacere... Niente sensi di colpa, niente rimpianti, niente drammi: uccidere Albus Silente era necessario, e proprio per questo aveva portato a termine il compito che Draco, ancora troppo giovane ed inesperto, era stato sul punto di lasciare a metà.
E adesso lui, proprio lui, il professore più odiato della scuola, era il Preside! Ma lo studio che era stato di Silente era cambiato, inesorabilmente e senza possibilità di ritorno. Aveva assunto lo stile del nuovo proprietario: sobrio, asciutto, spartano, più che essenziale... E tanto, tanto buio. Non la sopportava, la luce, non l'aveva mai sopportata! Gli offendeva la pelle, feriva i suoi occhi, e aveva sempre mostrato a tutti quanto lui fosse diverso dagli altri. Al contrario le tenebre erano il suo habitat, ciò cui non avrebbe mai potuto rinunciare... Ragion per cui lo studio nella torre somigliava ora alla più oscura delle segrete.
Un bussare delicato alla porta interruppe il flusso dei suoi pensieri.
- Avanti! - Scontroso, sbrigativo e glaciale: proprio come lo ricordavo...
- Buon pomeriggio, Preside. Avevamo un appuntamento... Sono Evangeline MacAllister –
Severus Piton le strinse la mano, sorpreso di come la ragazza non fosse affatto cambiata durante gli anni trascorsi da quando aveva finito la scuola. Sembrava solo...indurita: tratti più marcati, stretta di mano più vigorosa, sguardo più freddo. E sempre quei vestiti neri, a far risaltare senza pietà il bianco spettrale della sua pelle.
- Mi ricordo di lei, signorina. Soltanto O in pozioni, se non erro.- Gli occhi di Evangeline si strinsero, e le labbra, serrate, si fecero ancor più chiare.
- Spero non influirà sull'esito della mia proposta -.
Piton la guardò freddamente, irritato dal tono di voce della ragazza e al tempo stesso stupito che osasse tanto: nessuno mai, men che meno i suoi vecchi allievi, aveva rischiato tanto a parlargli in quel modo!
- Sta a me decidere, signorina MacAllister. Una decisione in cui lei non avrà la minima parte -. Evangeline accavallò le gambe e si protese verso la scrivania, con tutta la decisione che possedeva.
- Io scommetto di sì, invece. Perchè sono qui con un obiettivo, professore... Un obiettivo talmente sensato e conveniente per tutti, che difficilmente potrà rifiutare.-
Il mago la fissò attraverso l'oscurità, sempre più stupito da quella tanto ostentata sicurezza: cosa le dava il coraggio di rivolgersi così a lui?
- Sono convinto del contrario. Ma dal momento che ormai è qui parli, l'ascolto -.
La ragazza inspirò, raccogliendo la calma: voleva quel lavoro, e l'avrebbe ottenuto ad ogni costo.
- Se ha ricevuto il mio gufo, saprà che ho trascorso gli ultimi anni in viaggio per l'Europa per approfondire le Arti Oscure e specializzarmi in esse...-
- Sì, ho visto. E allora? -
- So che il figlio di Ronald Weasley ed Hermione Granger è qui ad Hogwarts, in mano sua, Preside. -
- E anche questo è vero. Dove vuole arrivare? Mi sto spazientendo. -
- Il giovane Weasley avrà bisogno di una formazione magica di primo livello, naturalmente, ma dubito sarebbe una buona idea lasciargli frequentare le lezioni, a parte ora che è troppo piccolo nemmeno in futuro... L'ideale, a mio parere, sarebbe affiancargli un'istitutrice, qualcuno che possa indirizzare le sue capacità magiche nella giusta direzione... –
Imperscrutabile, Severus Piton rimase un istante in silenzio. Quindi si alzò, andando ad appoggiarsi all'altro lato della scrivania proprio di fronte ad Evangeline. Fissò i propri occhi in quelli della ragazza, e lei non tentò neppure di sottrarsi a quel contatto.
- Mi sta dicendo, signorina MacAllister... Che si propone per il ruolo? -
- Precisamente, professore. Pochi, in Inghilterra, hanno ora come ora il mio livello di preparazione in materia -.
Il mago riflettè a lungo, cercando un modo per negarle il posto, ma fu costretto ad ammettere che ogni argomento portato dalla ragazza era estremamente ragionevole. Tornò a sedere, e le rivolse una strana smorfia.
- Lei è arrogante e piena di sè, assolutamente convinta della sua superiorità... D'accordo, signorina MacAllister, provi ad istruire il piccolo Weasley. Ma si ricordi: non un errore, o perderà molto più di un semplice posto di lavoro -.

Hermione Granger conosceva bene l'infelicità. Tutti coloro che amava erano morti, tutto ciò in cui credeva si era disintegrato, e lei era sola. Sola e disperata, prigioniera senza neanche il conforto dell'integrità morale. Si era piegata al male, aveva lasciato che la circuisse e ora ne pagava il prezzo. Ronald era morto, Harry era caduto con uno sguardo stupito ancora negli occhi, come se non potesse credere al suo fallimento, e lei....
Lei era rimasta indietro, lei aveva pensato a proteggere la creatura che portava in grembo. Non avrebbe mai potuto espiare quella colpa, tanto che non le restava che scivolare sempre più nell'automatismo.
Suo figlio, Arthur, con i capelli rossi dei Weasley e gli occhi dei Granger, era destinato a infangare il nome di suo padre. Volevano istruirlo, affinché diventasse un Mago oscuro, e lei non poteva fare nulla per impedirlo. Essere riconoscente a Severus, dovere ringraziare lui per essere ancora in vita....
Col tempo Hermione si era resa conto che Severus non aveva agito in nome di un attaccamento nei suoi confronti, ma solo perché la voleva ad Hogwarts. Per lui lei era solo un'ottima allieva e una promettente insegnante, e la sua missione era preservare l'ingegno.
Hogwarts era fiorita sotto le sue abili mani, Hermione doveva riconoscerlo. Aveva combattuto strenuamente perché lei diventasse insegnante e capo di Grifondoro e perché si insegnasse ai rampollli purosangue il valore della cultura babbana. C'erano corsi d'arte e letteratura, e materie inutili come Divinazione e storia della magia erano state eliminate...
Doveva riconoscerlo: Severus era un ottimo preside, per quanto possibile, e lei aveva fallito. Non poteva odiarlo, non finché avesse salvaguardato la vita di Arthur.
Sperava solo che quella donna glaciale dai capelli bianchi che aveva intravisto nei pressi dell'ufficio di Severus non avesse nulla a che fare con suo figlio...

Evangeline era appena entrata nelle sue stanze, e giusto il tempo di posare i bagagli era stata costretta a correre nello studio di Severus Piton. Bussò, indispettita di non aver potuto fare ordine tra le sue cose, ed entrò senza attendere risposta.
- Mi ha fatto chiamare, Preside? - Quello appena usato da Evangeline era giusto un eufemismo: un gufo che, recapitato il proprio messaggio, non smette di beccare la porta finché il destinatario non si decide ad uscire era ben più di un semplice invito…
- Evidentemente sì -. Bevve un lungo sorso dalla tazza che reggeva tra le mani, senza offrirne, ma Evangeline conosceva quell’uomo da abbastanza tempo per sapere che preferiva ignorare la natura della bevanda. - Pare che ieri sera la sua presenza alla festa abbia determinato un po’ di movimento… Come sta il suo amico, signorina McAllister? La Cuspide Cremisi è di suo gradimento che lei sappia? -
La ragazza sentì la rabbia salire, e si conficcò con forza le unghie nel palmo della mano. Sii diplomatica… Ignora le provocazioni… la voce di sua nonna, mentore e guida della sua adolescenza, risuonò in lei abbastanza forte da farla sussultare. - Dal momento che non è mio amico, spero mi sia concesso di ignorare come stia…-
Severus Piton si consentì un sorriso sarcastico. - Mi era parso di capire diversamente. Ad ogni modo, meglio così -, troncò brusco, tornando a sedersi e facendo scomparire la tazza. Estrasse dal mantello un orologio da taschino. - Dovrebbe essere qui a momenti -.
Dietro il suo sguardo gelido e imperturbabile, Evangeline si stava domandando di chi parlasse Piton: ma nemmeno per tutto l’oro del mondo si sarebbe abbassata a chiedergli spiegazioni… Sapeva aspettare, e avrebbe messo a frutto la propria pazienza. Dopo – effettivamente – pochi minuti qualcuno bussò alla porta, e il rumore sordo del legno percosso fece tremare l’aria immobile nella stanza.
- Avanti! - Entrò una donna dall’aspetto stanco, che portava in fondo agli occhi il segno indelebile di molti dolori, ed Evangeline non riconobbe subito in essa Hermione Granger. Fredda come sempre, si rivolse con movimento calcolato a Severus Piton, quasi aspettando che lui risolvesse quello stallo… Perché non appena Hermione l’aveva vista si era bloccata, del tutto immobile, ed Evangeline avrebbe dato qualsiasi cosa pur di sapere cosa stesse pensando la ragazza.
- Questa è Evangeline McAllister, signorina Granger -, Piton provava sempre un sottile piacere nel chiamarla con il suo nome da ragazza, ignorando il legame con Ronald Weasley, - Da oggi si occuperà dell’istruzione di Arthur Jr. Ho preferito avvertirla, onde evitare spiacevoli scenate qualora l’avesse scoperto da sé. Ora può andare -.
Evangeline si compiacque del tono distaccato del Preside, mentre Hermione se ne andava, lo sguardo fisso davanti a sé, evidentemente sconvolta. E non poté esimersi dal suo solito, spesso odioso, sarcasmo.
- Partecipare a questo teatrino è stato davvero esaltante, professor Piton…-
- Mi auguro che il suo ruolo nell’educazione del bambino sia più attivo di quanto abbia fatto con la madre, signorina. Non dimentichi mai il nostro patto -.

Non poteva essere! Non quella Maga oscura, non quella donna bianca e fredda come ghiaccio! Non poteva lasciarle mettere le mani sul suo bambino...
Il sarcasmo supponente di Severus, le sua malefiche parole stillanti disprezzo non ferivano più Hermione. Il suo cuore era ormai spento, incenerito, e tuttavia quell'insulto costante, quel Signorina Granger, quando lei era da tempo la Signora Weasley, la feriva atrocemente.
Tutto, tutto avrebbe sopportato, ma non le mani di una donna così glaciale sull'unica luce della sua vita. Gli avrebbe plagiato la mente, l'avrebbe reso un abietto Serpeverde, e lui l'avrebbe disprezzata. Arthur, disprezzarla! Hermione sentì il cuore stringersi e, entrando in classe, gli alunni si accorsero che era ancora più triste e assente del solito. Le sue lezioni erano impeccabili, ma sembrava che a tenerle fosse un fantasma...

Delfine wrote at 16:56
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lunedì, 31 dicembre 2007

L’ispezione al Bathory

Walden McNair si era svegliato piuttosto tardi, ed era ancora infastidito, mentre ripensava alla serata al Malfoy Manor. Quanto scompiglio! E poi un ordine dell'Oscuro Signore che non gli era piaciuto molto...e questo accadeva raramente. Voleva che controllasse Samira? E in che senso? Quella donna non gli piaceva per nulla e vedeva dietro quella richiesta un disegno ancora poco chiaro. Tuttavia, decise di darsi da fare per accontentare il suo padrone, e si vestì per un secondo giorno di seguito in modo più elaborato del normale...Che tortura, quegli abiti attillati e stretti, da levare il respiro e ridurre i movimenti. Ma andava fatto, e così Walden finì a ritrovarsi a Diagon Alley. L'abbigliamento era sempre spartano, ma appropriato: indossava una giacca verde muschio e una camicia col collo slacciato. Sul polso, coperto da un guanto di pelle, riposava un magnifico falco, con il cappuccio sugli occhi. Amava quella creatura più di qualsiasi altra cosa...Era leale, coraggiosa, forte e selvaggia...come lui, in fondo. I capelli scuri ravvivati dal pettine, e gli occhi cerchiati, la sua apparizione al Café Bathory suscitò un certo clamore.
Studiarla nel suo territorio, si disse Walden, devo capire chi è questa donna...
Una giovane cameriera dai corti capelli castani e la divisa rossa del Bathory lo raggiunse immediatamente, e lo fece accomodare ad un tavolo. Walden notò con disapprovazione la clientela eterogenea del locale, e la presenza di un Mezzogigante che lo fissava con malcelato odio in un angolo, ma non si fece distrarre.
Ordinò una caraffa di té bollente, e carne fresca per il suo falco. Samira non si vedeva ancora...
Samira si svegliò dolcemente, quasi accarezzata dalla voce bassa e roca di Grigor. Vide il mezzogigante stagliarsi sulla soglia della camera blu, la suite che lei prediligeva, mentre il giovane con il quale aveva passato le ultime ore della notte passata si era già dileguato con la velocità di un sorcio all'apparire dell'energumeno che serviva la sua padrona con impetuosa fedeltà. Samira si stiracchiò languida come una gatta e, completamente nuda, si alzò per lavarsi il viso con l'acqua della brocca di porcellana:
- Buongiorno Grigor... come mai sei venuto a svegliarmi? Non sono ancora le 10...-
- Padrona, l'ho dovuto fare: al café è seduto un uomo che credo possa interessarle, anche se non credo... ecco... non fa per te, mia signora!-
Non vi erano segreti fra lei e l'uomo, era l'unico essere al mondo con cui Samira parlasse apertamente, senza sciocche ipocrisie. Conosceva ogni suo pensiero, ogni sogno... e ogni depravazione. Nemmeno l'adorato padre aveva saputo schiuderle così profondamente il cuore, mantenendo lui stesso un'ombra densa e cupa su attività alle quali spesso si dedicava all'insaputa della figlia che lo guardava uscire senza spiegazioni. Grigori, era sempre con lei, anche nei momenti più intimi per proteggerla dai rari clienti che avevano l'onore di sperimentare di persona le doti inestimabili di un'abile e scaltra tenutaria. Non ogni notte, certo, e non con chiunque la desiderasse e sempre mantenendo segreti i suoi incontri, ma a volte Samira accettava di prendere il posto delle sue prostitute ogni qualvolta arrivasse un cliente speciale.
- Di chi stai parlando? Chi c'è nel salottino? -
- McNair mia signora...-
L'espressione dell'uomo tradì disprezzo e odio... riteneva Walden indegno dell'ardore che la sua padrona dimostrava.
-Oh... che piacevole novità... vengo subito-
Si vestì velocemente sotto gli occhi del suo servo, con una lunga gonna frusciante di taffetà e un corpino di pizzo nero, abbastanza sobria, ma ritenne che non era il caso di essere tropo seducente già di prima mattina.
Era vero: McNair era seduto a un tavolo e sul suo braccio era posato un falco. Un falco... Samira adorava quei volatili alteri, possedevano grazia e potenza, erano rapaci come lei che strappava impudica alla vita piaceri e occasioni... senza contare il fatto che il cognome di sua madre in turco significava proprio "falco". Si avvicinò al tavolo apprezzando l'aspetto sensuale di lui, incrociò le braccia sul seno e attese che lui la salutasse.
Eccola...sensuale come sempre, con i capelli ribelli e trattenuti a stento da un fermaglio di cuoio. Cuoio e pizzo, pensò Walden, un contrasto degno di nota.
Consapevole di aver peccato di maleducazione la sera prima, le rivolse per primo la parola, anche se il suo tono era sempre brusco...
- Buongiorno, Lady Orion.-
-Buongiorno... mi stupisce che oggi lei si ricordi di me, e del mio nome... ho avuto l'impressione che la notte appena passata lei non si ricordasse nemmeno chi ero, da dove venivo... e soprattutto il mio nome. L'ho vista annaspare sa?-
Samira increspò le labbra indispettita... se solo avesse saputo quanto era vicina al vero...
Grigori li fissava da lontano con sguardo corrucciato e Walden si dipinse sul volto una smorfia imbronciata. Non aveva tempo per combattere contro le volontà di un Mezzogigante…ma doveva conquistarsi la fiducia di Samira per scoprirne i segreti...
- Ieri sera sono stato costretto a lasciarla bruscamente...di certo suo padre le avrà spiegato che quando l'Oscuro chiama, noi accorriamo! Me ne scuso, ma voi che trovate così fastidiosi i vezzi dell'aristocrazia non dovreste adombrarvene...Riguardo al vostro nome, dovete riconoscere che è così inusuale che la titubanza è quantomeno comprensibile... Questo è il vostro locale, non è così? Allora, perché non vi sedete con me, e lasciate che l'incidente di ieri sera venga dimenticato? -
-Ah, sul fatto che è assolutamente necessario che io mi sieda con voi non c'è dubbio... infatti non sapevo che mio padre, come dice lei... accorre al richiamo del Lord. Vede... mi sono stupita di vederlo accanto a voi Mangiamorte, come vede qui sono la padrona... ma qualcosa mi sfugge...-
Samira esagerava parlando del padre, anche se non completamente visto che, se la lealtà all'Oscuro Signore era cosa risaputa, meno scontato era il marchio nero che, a quanto pare, ornava il braccio di Orion. Certo era un argomento neutro da intavolare con Walden, qualcosa che non fosse la bramosia di lei e il fatto che fino a quel momento lui l'aveva evitata.
- Lord Orion avrà i suoi motivi per non tenervi al corrente...e d'altra parte si dice che voi stessa gli nascondiate molto. Sembra che lo stesso Signore Oscuro l'abbia avvisato di stare pù attento a voi, e a coloro cui concedete sete invece di polvere!- Dopo quell'ultima stoccata Walden si ritenne soddisfatto, e si versò tranquillamente da bere.
Walden non avrebbe potuto dire nulla di più terrificante, e probabilmente non ne era nemmeno consapevole! Il cambiamento di Samira fu evidente: impallidì e le labbra si strinsero ancor di più, per non parlare delle mani che cominciarono a tremare convulse. Il Lord sapeva... l'essere semidivino che popolava gli incubi della donna era al corrente delle sue malefatte. Samira accoglieva nelle alcove del suo locale anche numerosi mezzosangue, e persino qualche mago che era in odore di tradimento... pagavano profumatamente per soddisfare desideri perversi e osceni, e Samira non era riuscita a rifiutare l'oro che cadeva in cascate scintillanti dalle loro mani sporche... se il Lord aveva qualche prova... oh, il suo terrore era inciso in quegli occhi sgranati e Walden se ne accorse
- Tutto bene, Lady Orion? - disse Walden, stupito da quell'improvvisa manifestazione di debolezza. La sorresse, sollecito, e la fece accomodare su una sedia, visto che la donna sembrava sul punto di svenire.
- Non volevo sconvolgervi...vi prego di calmarvi. Sono solo parole udite per caso...-
Speranza... e anche la sensazione conturbante del contatto con Walden diedero nuove forze a Samira, ma anche la certezza che doveva portare l'uomo il più lontano possibile dal café, vi erano troppi avventori che spesso la sera tornavano in cerca di conforto femminile... o maschile vista l'assoluta imparzialità del locale in fatto di gusti sessuali, provò con una scusa banale:
- Io... credo che la nottata trascorsa al ballo mi abbia indebolito ... vorrebbe essere così gentile da accompagnarmi a fare una passeggiata per Diagon Alley? Sono certa che l'aria fresca mi aiuterà...- e appoggiò le dita affusolate sul braccio di Walden, mentre il falco agitava impaziente le ali.
Una passeggiata? Non era esattamente quello che Walden aveva in mente, visto che avrebbe voluto capire meglio cosa accadeva in quel luogo ambiguo, ma fece buon viso a cattivo gioco e guidò Samira fuori dal locale...

La vista dell'uomo e della donna che uscivano dal café Bathory suscitò un certo scalpore...Walden e Samira, il boia e la maitresse...quasi una coppia da romanzo. Walden stava diventando impaziente, ma si adattò, facendo mostra di trovare interessante il consueto passeggio nella via.
Nevicava, fiocchi si soffermarono sulla chioma scura di Samira e sulle spalle larghe di Walden.
- Devo ammettere di essermi stupita vedendola nel mio café, è stata la prima volta... ne sono contenta. - Non riuscì a dire altro la povera Samira, sensazioni contrastanti le si aggrovigliavano in gola, paura per la reazione del Lord, il desiderio di piacere a Walden, e il piacere di essergli vicino, era veramente un uomo virile... come celare i pensieri birichini che l'animavano vedendo le mani robuste e vissute dell'uomo?
Walden liberò il suo falco, che volò tra alte strida verso il cielo innevato, e si dedicò al compito che gli appariva più arduo di un'esecuzione...sedurre Samira.
- Ditemi, Samira, dove avete vissuto fino ad oggi? Sembrate un uccello esotico in questa terra di colombe ed aquile...da dove venite? –
- Sono nata in Turchia, ad Istambul, poco distante dal ponte sul Bosforo... penso che il mio aspetto tradisca il sangue mediorientale che mi scorre nelle vene, e che purtroppo mi rende diversa da... da voi inglesi, dalle donne compassate e fini di queste terre gelate. Amo il sole, ma anche le nebbie non mi indispongono, a patto che un camino acceso mi sappia riscaldare dopo aver vagato nei boschi... ho viaggiato molto, mio padre si è condannato a un moto perpetuo dopo la morte di mia madre, ma non mi ha mai lasciata sola, non potrei vivere senza di lui... comunque ho adorato ogni paese visitato: mi piace il contatto con la gente, gli italiani sensuali e gioviali, i francesi raffinati, la calda ospitalità di povere capanne africane dove gli abitanti offrono anche l'ultimo pezzo di pane rimasto, ma sopra ogni altra cosa amo la natura nella sua interezza, e il profumo di aghi di pino. - parlava Samira... come se conoscesse Walden da sempre.
Walden ascolatava affascinato quel racconto di terre lontane, riflettendo che quella donna nascondeva dentro di sé profondià inaspettate, e una mente acuta e vivace, benché inconstante.
Instambul...adesso capiva quella chioma ribelle...e quegli occhi di brace nera. E il profumo che le aleggiava intorno come nebbia dorata.
Walden stava iniziando a dimenticare che il suo compito sarebbe dovuto essere quello di incastrare Samira, e iniziò a riconsiderare le parole di Lord Voldemort come un invito a far sua quella donna ribelle...
Improvvisamente lo sguardo gli corse sull'ora. Era in ritardo, avrebbe già dovuto essere alla Cuspide Cremisi!
Prese commiato goffamente da Samira, e, nel tentativo di riscattarsi da quell'abbandono precipitoso, si guardò attorno cercando ispirazione...
- Mi chiedevo se vi piacerebbe incontrarci nuovamente, Lady Orion...Magari potremmo andare a cenare fuori...-
Walden voleva rivederla!! Il cuore di Samira aprì le ali vermiglie e come un immenso uccello tropicale spiccò il volo... la donna dimenticò ogni altro pensiero, ogni pericolo. Nulla aveva importanza: né la reticenza di suo padre quando McNair entrava nei loro discorsi, la visita inaspettata del boia al café che certo lasciava presagire indagini e misteri, e sopra ogni altra cosa dimenticò addirittura il livore chiaramente espresso da Lord Voldemort per le sue attività troppo democratiche. Esisteva solo quell'uomo virile, il falco che si librava nel cielo plumbeo e lanciava richiami al suo padrone, le mani forti di lui e quel volto cupo e affascinante:
- Oh, non le nascondo che mi farebbe un immenso piacere, e se posso permettermi vorrei suggerirle una rustica taverna fuori Londra, in campagna...io... mi piacerebbe poter cavalcare prima! Ormai sono mesi che come unico mezzo di trasporto uso la scopa ma, anche se non sono una brava amazzone, mi piace cavalcare. Sono troppo esigente? -
Samira rimase in attesa di una risposta, sperando che lui accettasse e che il destino le fosse così propizio da regalarle una giornata tra prati e boschi in compagnia dell'uomo che da sempre tormentava i suoi sogni... Samira aveva 40 anni e lui ne portava ottimamente 50, la donna era sempre stata attirata dai piaceri della carne, ma per la prima volta cominciò a scoprire in sé il desiderio di legarsi a un uomo... a solo uno. Attese la risposta sognando cavalcate sfrenate, cene davanti al camino mentre la carne arrostiva e poi... poi letti in legno massello e coltri calde... profumate di vita. Non si arrischiò a confessare a Walden che lei in realtà evitava la scopa per il semplice motivo che non era una strega provetta. Aveva frequentato Hogwarts ottenendo scarsi risultati in ogni materia e solo suo padre sapeva quanto poco la sua magia fosse disciplinata e spesso doveva porre rimedio ai guai che lei combinava.
In campagna? Che quella donna fosse meno ovviamente femminile di quanto appariva? Walden non poteva concepire una vita che non includesse brume e prati, boschi e sentieri. Amava la caccia e l'odore del muschio e della corteccia. Samira sembrava sincera nell'esprimere il suo desiderio di cavalcare all'aria aperta, ma Walden registrò anche il fatto che si sarebbero ritrovati soli...
Sperò con tutto se stesso che lei non avesse velleità seduttive. Non avrebbe mai rispettato una donna che usava una scusa simile per avvinghiarglisi addosso.
- Mi sembra un'ottima idea...Samira. - rispose, chiamandola per nome per la prima volta.
-Organizzi tu questo piccolo intrattenimento? Io sono molto impegnato ultimamente.-
- Con piacere - rispose Samira regalandogli un sorriso molto charmant...
- Allora mandami un gufo quando avrai deciso tempo e luogo. Adesso scusami, ma devo andare.
Walden McNair, il cacciatore e il boia, si allontanò dalla donna con la mente confusa e svagata.
Si voltò a guardarla, con i riccioli coperti di cristalli di neve e le mani nervose a cercare qualcosa nella borsetta, e si portò quel ricordo nell'animo mentre si dirigeva alla Cuspide Cremisi.
Samira era raggiante, ma anche un tantino preoccupata: frugava nella sua disordinatissima borsetta alla ricerca della chiave di casa... che vergogna! Aveva bisogno di una normalissima chiave babbana per riuscire a entrare in casa. Suo padre si divertiva a cambiare quasi ogni giorno l'incantesimo che proteggeva la loro porta, ben sapendo che la povera Samira si sarebbe dovuta impegnare moltissimo per entrare, purtropo se falliva quell'odiosa chiave babbana, anch'essa incantata, sarebbe stato l'unico sistema per entrare e avrebbe rivelato impietosamente la sua inettitudine. Walden si era già allontanato e non la vide armeggiare alla porta della palazzina poco lontano il Café Bathory, dove abitava con Orion, sentendosi fin troppo emozionata per tentare di svelare l'enigma dell'incantesimo del giorno usò direttamente la chiave e si chiuse la porta alle spalle sospirando di sollievo.

Arquise wrote at 22:19
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venerdì, 28 dicembre 2007

Abitazione di Carmilla von Amethyst


Una pira di legna verde alta fino al cielo, che si stagliava come una piramide sul cielo terso dell’aurora. La luce flebile del sole nascente regalava un’atmosfera di magica evanescenza alla scena. Una donna dai corti capelli biondi era legata sulla pira, e le lacrime le scorrevano a fiotti sulle guance. Il boia si avvicinò e il fuoco, lentamente, avviluppò i rami ancora stillanti linfa. Legna verde, perché non bruciasse troppo in fretta e la donna avesse il tempo di pentirsi dei suoi peccati, e disposta in modo che il fumo non potesse soffocarla e mettere fine alle sue sofferenze.
Lei era solo una bambina, e un artiglio in forma di mano le arpionava la spalla, costringendola a guardare l’atroce scena di sua madre che bruciava. Il fuoco rese la sua testa una torcia, e urla di impressionante strazio si levarono in alto. Sua madre urlava, e Carmilla, la figlia del peccato, la causa dei suoi tormenti, non poteva piangere la sua sorte, perché a stringerle le spalle c’era l’uomo che l’aveva portata sul rogo. Il frate inquisitore che aveva condannato sua madre alla tortura e alla morte, e che le sibilava: “Guarda, guarda come tua madre brucia! E’ questo il destino dei peccatori che si ribellano alla volontà di Dio!”. Il volto di sua madre si sciolse nel fuoco, e Carmilla si svegliò.
Il cuore le batteva furiosamente, sotto il negligè di pizzo bianco, e le ci vollero alcuni secondi per realizzare che si trattava del suo solito incubo, e insieme del suo primo ricordo.
Tende pesanti di velluto verde bosco impedivano all’impietosa luce del sole di filtrare e la vampira era adagiata sulla sua bara di legno chiaro e foderata di seta bianca. Ciò che rendeva così importante la bara non era l’etichetta del suo rango o l’amore per quei dettagli decadenti, ma il fatto che il doppiofondo era riempito con la terra del suo paese di nascita, la Romania., dove era stata vampirizzata. Un breve riposo in quella bara le assicurava la possibilità di resistere al sole, anche se affrontato a malincuore.
Carmilla si alzò, e si precipitò alla finestra, sperando nell’assenza del sole. Aprì leggermente le tende, e scoprì che stava nevicando. Delicati e leggeri fiocchi di neve stavano ricoprendo Diagon Alley di candida bellezza, e la vampira batté le mani, estasiata. In quel momento entrò la sua serva slava, Marja, con la smorfia corrucciata della sera prima, quando aveva scoperto che la sua padroncina era tornata sfinita e per giunta con una ragazzina al braccio.
Marja brontolava ancora, lanciando osservazioni pungenti sulla poca ragionevolezza di Carmilla, mentre l’aiutava a vestirsi. In onore alla dolce neve, Carmilla indossò un abito di velluto bianco, completo di un mantello col cappuccio, e gioielli di cristallo di Boemia. La sua gioia infantile si attenuò al pensiero che avrebbe dovuto andare a nutrirsi a Londra, quella sporca e caotica rimessa di sanguecaldo, dopo aver ricevuto degli ordini così chiari da Lord Voldemort. A volte, la sua impulsività di bambina viziata finiva per metterla nei guai. Scrollò le spalle, e si ricordò solo dopo che doveva ancora parlare con la ragazzina della sera prima. Se la fece condurre, e vedendo lo stato di tensione nervosa in cui si trovava, ricorse all’incantesimo dello sguardo per tranquillizzarla.
- Non temere bambina. Qui nessuno ti farà del male – le disse prendendole il volto tra le mani
- I miei genitori… - sussurrò la ragazzina con il labbro tremante
- Adesso è questa la tua famiglia. Dimentica di averne mai avuto una diversa…Dobbiamo trovarle un nome, Marja. Hai qualche proposta?
- Che ne dite di uccellaccio? – ribatté la vecchia slava in rumeno
Il riso cristallino di Carmilla irruppe nella stanza, e lei accarezzò nuovamente il volto della bambina.
- No, Marja, chiamiamola Estya. Ed ora, portala a vedere la sua nuova casa. Io voglio uscire fuori a vedere la neve

La Contessina vampira aveva preso dimora a Diagon Alley, grazie ai finanziamenti generosi del Nero Consiglio, e aveva scelto una piccola casa vittoriana, soprattutto per via del giardino sul retro, un gioiello di vibrante decadentismo, affollato dalle erbe selvatiche e con un maestoso roseto di rose bianche. La casa si sviluppava in altezza, e poteva contare su tre piani. Il pianoterra ospitava l’ingresso, confortevole e innegabilmente inglese, e sul retro gli appartamenti della servitù. Al secondo piano c’erano le stanze di Carmilla, con il suo bagno personale, e al terzo stanze vuote che avrebbero dovuto essere usate in caso di ospiti. Uno scrigno che dall’esterno appariva misero e spoglio, uguale a tante altre case con il décor tipicamente vittoriano delle mura, ma che nascondeva all’interno i propri tesori.
Le stanze erano piccole ed accoglienti, la mobilia antica e di buon gusto, la tappezzeria William Morris, e il fuoco brillava allegramente in tutti gli appartamenti, tranne quelli della Contessina. Odiava il fuoco.
Carmilla si precipitò fuori, decisa a godere di quel dono inaspettato. Per lei, che non soffriva il freddo come i comuni mortali, la neve era solo un bellissimo gioco. Si soffermò a cogliere un bocciolo di rosa su cui il gelo aveva congelato la rugiada mattutina, e lo dispose tra i capelli, gelido e perfetto.
Diagon Alley era affollata di persone che sbuffavano sotto il freddo, ma Carmilla sapeva che nessuno si sarebbe fermato a parlarle, non dopo aver scoperto la sua stirpe. Tremavano tutti all’idea che si avventasse su di loro per succhiargli il sangue. Facessero pure. Non erano certo le uniche fonti di sangue d’Inghilterra! Quello che in realtà Carmilla avrebbe voluto evitare era l’incontro con i vampiri inglesi. Non godevano di buona fama presso gli Antichi Casati, vista la loro origine per lo più recente, e lei non poteva cacciarsi in ulteriori guai dopo la festa della sera prima. Decisa a fare in fretta, uscì da Diagon Alley e si dedicò alla caccia. Migliaia di colli pronti a farsi mordere…nessuno, uomo o donna, potevano resistere all’incanto di un vampiro antico. Bastava un solo sguardo perché la supplicassero di dissanguarli, e Carmilla non aveva tempo per quelle esternazioni. Infine, trovò la sua preda: una giovane commessa di un negozio elegante, con fitti riccioli rossi e tenere efelidi sul collo. Le si avvicinò, sorridendo al suo abbigliamento così inusuale, e le chiese se desiderasse aiuto.
- Aiuto? Sì, in effetti potreste aiutarmi…- sussurrò Carmilla, e con quelle poche parole
l’anima appassionata della mortale le appartenne. L’attirò in un camerino di prova, e la morse, facendo precipitare la giovane donna in uno stordimento estatico.
I miei morsi donano il paradiso…pensò la vampira, lasciando la commessa a ricomporsi, e affrettandosi verso casa. Era sazia, e nessun danno ne poteva venire alla mortale.
Un vampiro può uccidere in molti modi, ma un unico morso non aveva conseguenze, e nell’immenso supermercato del sangue che era Londra Carmilla non rischiava di mordere una seconda volta la stessa persona.
Adrien sarebbe fiero di me, pensò. Ieri sera ho spezzato il braccio ad un uomo importante, ho infastidito Lord Voldemort, e ottenuto una ragazzina senza valore…
Se entro stasera non ricevo una convocazione potrò solo biasimare me stessa. Perché non rifletto mai prima di agire? si disse Carmilla, stringendo i piccoli pugni.
Tornava con lenta tristezza a Diagon Alley, preoccupata dalla possibilità che la sua missione diplomatica fosse fallita, e che Adrien avrebbe fatto notare al Nero Consiglio che lei non era di nessuna utilità se non come moglie…
Una lacrima perlacea le solcò il viso, ma la Contessina si riscosse in fretta, perché era una creatura volubile, e si disse di non disperare. Sarebbe tornata a casa in attesa di un’eventuale convocazione. Lord Voldemort sembrava non essere un uomo che amava aspettare…

Davanti alla porta della dimora di Carmilla una figura ammantata di nero si era appena materializzata, coperta completamente dalla stoffa pesante del largo cappuccio celava agli occhi di passanti e curiosi le fattezze del Lord oscuro. Solo, privo di scorta e del solito onnipresente Codaliscia aveva deciso di far visita alla giovane contessina, facendosi precedere da un breve messaggio.
Era ansioso di parlarle, di osservarla muoversi nelle sue stanze, in un territorio che le era congeniale.
Un fiore antico e infantile, polvere e gocce di rugiada... che splendida alchimia... sapeva di essere il Padrone incontrastato, e non si degnò di bussare... entrò semplicemente dopo il tocco lieve della sua bacchetta.
Carmilla era appena tornata, e si era appena liberata dal mantello bianco, da regina delle nevi, quando Marja entrò tremando nella sua stanza e l'avvertì che un ospite l'attendeva. La Contessina ne fu stupita. Lord Voldemort era più puntuale del previsto. Accorse a riceverlo, decisa ad essere più rispettosa dell'ultima volta, e si inchinò in silenzio, facendogli segno di accomodarsi nell'intimo salottino vittoriano.
- Marja, portaci del té - chiese alla sua serva e si accomodò sulla poltrona più lontana dal camino...

Carmilla si soffermò sul volto serpino di Lord Voldemort, rarefatto, algido, raffinato ed altero. Oh, era davvero il Signore Oscuro, così alto, e senza bisogno di orpelli a chiarire il suo stato, ammantato di potere magico e immortale delizia.
Si chiese che sapore poteva avere il sangue di un tale uomo, ma accantonò rapidamente il pensiero e si dedicò ai suoi obblighi di ospite. Versò il té bollente in due tazze, benché lei non ne bevesse, ed estrasse il foglio che riportava le condizioni del Nero Consiglio
Il Lord sapeva essere un ospite indisponente, non accolse l'invito a sedersi e dopo poche brevi parole di circostanza vagò nel salottino, osservando interessato quadri e suppellettili, poi si portò alle spalle della Contessina e le parlò rimanendo in piedi, traendo vantaggio dalla posizione dominante e sovrastandola con la sua altezza:
- Dovrei chiederle perdono per questa intrusione nella sua intimità, ma la curiosità è sempre stato un mio grande difetto, e forse anche un pregio... ho saputo che viene da molto lontano, ambasciatrice di esseri che riescono a straziare i sonni di molte persone e questo da tempo immemorabile... lo trovo delizioso... una vampira, mi creda, non potevo sperare in un incontro migliore... bene, sono qui, può espormi le sue intenzioni
- Vi ringrazio dell'attenzione accordatami. So che avete trascorso del tempo in Romania..ma la nostra stirpe e la vostra sono state spesso ostili. Il Nero Consiglio, la Camera alta delle Antiche Casate, mi ha inviata per pregarvi di accettare le sue condizioni. Nei secoli noi vampiri siamo stati spesso tormentati, e adesso non abbiamo la libertà di spostarci attraverso l'Europa. Vorremmo poterci muovere liberamente, senza ostacolo né restrizioni, e il diritto di predare sui sanguecaldo senza magia..
Carmilla porse il foglio che avrebbe segnato il suo ritorno in Romania al Signore Oscuro, con un segreto rimpianto negli occhi.
Era un documento breve, ossequioso ma conciso, e alla vampira tremò il cuore nel leggere la firma di Adrien ai margini del foglio.
Un sorriso sornione si dipinse sulle strette labbra del Lord, la mano scheletrica vagò pigra più volte tra un calamaio appoggiato al tavolino davanti a loro e la pergamena sulla quale spiccavano le firme degli appartenenti alla casata più antica... poi la mano si appoggiò sul bracciolo del sofà dove infine il Lord si era seduto e lì rimase, aveva letto negli occhi di lei molto di più di quello che si poteva pensare.
- No, per ora non sono in grado di prendere una decisione... non così in fretta, c'è molto da valutare... nel frattempo mi parli di lei, della sua vita in quelle lande isolate, del motivo per il quale è stata scelta per un compito così importante, gliel'ho già detto... sono curioso

Curioso sì, di sapere cosa anima i tuoi occhi, a cosa è dovuto quel rammarico improvviso, quel lieve timore... e se è esatta la mia sensazione che ti scopre felice di avermi qui con te...ma il Lord non pronunciò ad alta voce questi pensieri, e attese.
Carmilla non poté trattenere un sorriso infantile, di fronte alla proposta del Lord.
- Volete conoscere la mia storia? Vi assicuro che non è molto diversa da quella di tanti altri immortali...Sono nata in Francia, e, dopo la morte di mia madre (e il ricordo di quell'incubo la fece rabbrividire), sono stata allevata in convento...
- Non si direbbe, non è vero? Sono stata vampirizzata a vent'anni, in Romania, ma il mio padre di sangue è morto dopo qualche secolo, e mi ha lasciata sola.. Era Verlaine du Saint-Juste, un vampiro di nobile schiatta e animo retto. ma è stato ucciso dai sanguecaldo in rivolta... Ho viaggiato in tutto il mondo, ho visto guerre e sofferenze, lo spettacolo dell'arte e dell'ingegno, e adesso ho trovato una casa, e un posto, tra gli Antichi Casati.. Mi hanno scelta perché sono una delle poche donne del Casato non sposate - spiegò con un sorriso birichino - e sapete, si dice che le donne siano migliori ambasciatrici
Se c'era un tratto che distingueva il Lord era la sua infantile spontaneità, il piacere con il quale esprimeva anche con il corpo sensazioni e riflessioni. Ciò era dovuto al lungo periodo in cui si era trovato a fluttuare sotto forma di spirito, ancora più impalpabile di un fantasma dopo la maledizione rimbalzata, ora gioiva nel sentire sulla pelle vento e pioggia, nel sentirsi carne viva e nel toccare, come ad esempio nel lento inesorabile movimento che fece verso la gota pallida di lei, e rise allegro dicendo:
- Un convento? oh... rabbrividisco nell'immaginarvi tra croci e sai, non vi hanno calpestata vero? Nulla ha potuto assopire la luce che vi brilla negli occhi... siete immortale... come me, ma a differenza vostra io non amo la diplomazia, e in effetti una donna può farla risultare più piacevole... vi dispiacerebbe se mi prendo ancora tempo per decidere? e vorreste concedermi ancora la vostra compagnia?

Carmilla era così felice di quelle parole, che batté le mani come una bambina cui hanno appena fatto un dono. Avrebbe potuto rimandare l'odiato momento del ritorno in Romania, e contemporaneamente attardarsi in compagnia di quell'uomo, che, per la prima volta in tanti secoli, l'aveva colpita. Non si ritrasse a contatto delle unghie appuntite sulla pelle, e sorrise, mostrando i canini appuntiti.
- Accolgo con piacere la vostra proposta, My Lord. Spero che vorrete mostrarvi le bellezze di questa terra d'Albione che conosco così poco...
- Bellezze? io di bello vedo solo voi in questo momento... vi infastidisce la mai sincerità?-
Il complimento diretto di Lord Voldemort stupì non poco Carmilla. Si chiese se quell'apprezzamento era sincero, o piuttosto nascondeva degli intenti non proprio cristallini...Come saperlo?
Si limitò a ringraziare sommessamente, cercando di non lasciar trapelare il piacere che quelle brevi parole le avevano procurato...
Quando il Signore Oscuro si congedò, Carmilla era preoccupata ed elettrizzata allo stesso tempo. Tutto stava andando come lei più desiderava, ma gli intenti del Mago erano sconosciuti, e la giovane vampira sapeva bene di non doversi fidare di nessuno.
Cosa voleva in realtà da lei Lord Voldemort? Stava tentando di carpirle informazioni, o davvero era interessato a lei?
Di certo era fuggevole come acqua piovana, e lei non poteva affidarsi a quelle parole dette con noncuranza. Eppure, le facevano più piacere quegli ambigui complimenti, che probabilmente non erano sentiti, dei fiumi di inchiostro stillanti amore sincero che tanti poeti le avevano dedicato.
Carmilla si dedicò quella sera a scrivere una serie di relazioni, una al suo Casato, gli Harlequin, e quindi ad Adrien (e le sue labbra si corrucciarono in un broncio infantile), ed una per il Nero Consiglio al completo...Legò con nastri rossi alle zampette di solerti pipistrelli quelle missive che spiegavano come la situazione fosse ancora in stallo.
Naturalmente la Contessina sorvolava sull'incidente a Malfoy Manor e si attardava a descrivere la necessità di maggior tempo per convincere il Signore Oscuro...
Un pipistrello, però, era già in volo dalla Romania, e forniva dati preoccupanti sullo stato dei revanants londinesi, che sfidavano il Nero Consiglio moltiplicandosi con eccessiva celerità.
Indagate, c'era scritto sul foglio, e Carmilla lesse e rilesse quell'unica parola più volte, certa che avrebbe portato molti guai...

L’enfer

Carmilla von Amethyst aveva una percezione ben chiara di cosa significava essere parte del Casato Harlequin. Il suo padre di sangue, Verlaine du Saint-Juste ne era stato il fondatore, e quindi lei aveva sempre potuto contare sull’appoggio del Casato, sin da quando era stata vampirizzata. Il Casato l’aveva sfamata, accudita, le aveva insegnato le norme delle Antiche Casate, e l’aveva protetta dopo la morte del suo mentore. Verlaine era stato fatto a pezzi da una folla in rivolta che ne aveva bruciato i resti affinché non potesse risorgere, e la stessa Carmilla si era salvata a stento. Quindi, sapeva di avere degli obblighi molto forti verso il Casato, e ne aveva salutato i successi e i fallimenti come una figlia devota. D’altra parte, si rendeva conto che molte delle consuetudini degli Antichi Casati erano arcaiche e sorpassate. Si aggrappavano all’etichetta e alle regole come naufraghi di un mondo distrutto, e cercavano in tutti i modi di contrastare l’afflusso dei revenants più giovani, che non seguivano nessuna regola e uccidevano le loro vittime per il mero gusto di farlo. C’erano state guerre, eccidi e lotte intestine, che avevano inciso profondamente sul numero già esiguo degli Antichi, e intanto i revenants recenti si organizzavano, stringevano alleanze e premevano in maniera sempre più incisiva sul Nero Consiglio affinché cambiasse le regole.
Condividere il dono del sangue era sempre un rischio: solo pochi eletti resistevano al processo, e la maggior parte diventavano cadaveri animati, i ghoul. I revenants non si preoccupavano di valutare l’anima di coloro cui facevano il dono: uccidevano o vampirizzavano, senza esercitare l’arte degli Antichi di nutrirsi senza fare del male. Il Casato Lupercalia, da sempre il più combattivo e selvaggio, era anche il più aperto nei confronti dei revenants, ma il suo capo non era così stupido da troncare i legami con le altre Casate. Il vero problema era scoprire chi si nascondesse dietro quell’afflusso di revenants. Soltanto un vampiro di oltre duecento anni poteva condividere il dono, e il Nero Consiglio iniziava a sospettare si trattasse di un Antico, vista la quantità di giovani vampiri e ghoul che emergevano dalle tenebre. Ma chi poteva voler infestare il mondo di sanguisughe senza criterio? Chi non si preoccupava di elargire il dono secondo le leggi? Carmilla non aveva modo di saperlo, ma sapeva di dover indagare. Quello era il secondo motivo per cui era stata inviata in Inghilterra, lei che aveva l’età apparente di una ragazzina, come la maggior parte dei revenants, sempre molto giovani. Non ne aveva parlato a Lord Voldemort, perché le era stato imposto il segreto, ma Carmilla dubitava che un Mago Oscuro del suo calibro non ne fosse già al corrente…
Quella notte avrebbe cercato di intrufolarsi in uno dei covi dei revenants, per studiare l’ambiente, e magari iniziare a capire un po’ meglio cosa accadeva.
Con un sospiro stizzito indossò i vestiti tipici di quei revanants senza storia né raffinatezza. Pelle nera, croci d’argento e pesante trucco sulla sua pelle delicata. Guardandosi allo specchio Carmilla non poté che storcere le labbra in una smorfietta di disgusto…che abbigliamento volgare!
Tuttavia, uscì di casa, seguita dai rimbrotti di Marja, e si diresse in direzione di Londra. Lì, avrebbe cercato un posto chiamato L’enfer…
L’enfer era un locale alla moda, chiaramente frequentato solo da vampiri e loro vittime, come comprese immediatamente Carmilla, sconvolta di fronte all’improvvisa scoperta che c’erano tantissimi suoi simili, e il più anziano aveva appena cinquant’anni! Doveva esserci un Antico traditore, nascosto da qualche parte, e se fossero riusciti a stanarlo, tutti quei suoi figli implumi sarebbero morti con lui.
Luci, musica a tutto volume, e folla: Carmilla sentì i sensi assaliti da tanta confusione e si conficcò le unghie nel palmo per resistere alla tentazione di distruggere tutto.
Feccia che non aveva capito nulla della loro condizione, disgustosi uomini mortali con solo l’apparenza da vampiri. Non erano degni di conoscere il segreto dell’immortalità! Erano stati scelti a caso e le loro anime non risplendevano della tenue foschia che dava agli Antichi saggezza e nobiltà. Carne putrida, ecco cos’erano…
Quegli scarti le ballavano addosso, senza poter percepire i suoi pensieri, privi di ogni dono od abilità, senza altri poteri che quello di sopraffare gli innocenti. Carmilla era disgustata, ma rimase in silenzio, ragionando.
Puntò una ragazza vampirizzata da appena due giorni, con grandi occhi azzurri e una faccia che senza trucco, avrebbe potuto essere quella di una tredicenne.
- Posso parlarti un momento? – le chiese
- Certo, dì pure, sorella – le rispose quella
Sorella! Come osava quello scarto chiamarla sorella!
- Dimmi, chi è il vostro padre di sangue? Vengo da lontano, e avrei bisogno di parlare con qualcuno in alto…se mi capisci
La ragazza sbiancò.
- Non possiamo parlare di come siamo diventati vampiri. E’ la regola
- Oh, ma io non pretendo che tu mi dica chi è…vorrei solo sapere dove posso trovarlo
- Tu sei pazza, sorella! Ucciderà entrambe se ci scopre
- Ma tu non sarai coinvolta in alcun modo, te lo prometto

Inconsciamente, Carmilla stava utilizzando il suo sguardo ipnotico con la giovane, e avrebbe probabilmente ottenuto le informazioni che voleva, se una montagna di carne umana, vampirizzato da abbastanza tempo da saper riconoscere un Antico, non l’avesse intercettata.
- Questo non è il tuo territorio – le disse torreggiando su di lei
- Non hai il diritto di cacciarmi- rispose con calma la vampira
- Non posso farti nulla, questo è vero, ma ti consiglio di allontanarti. Non ci piacciono i ficcanaso
- Portami dal tuo padre di sangue – ripeté Carmilla a voce bassa
La montagna rise, e in quel momento lei lo attaccò, atterrandolo con un solo movimento. I muscoli non sono niente di fronte a quattrocento anni di poteri vampirici affinati….
Si udì lo scrocchio sonoro della colonna vertebrale, ma Carmilla sapeva che una buona dose di sangue l’avrebbe rimesso in sesto, purtroppo.
Nella confusione Carmilla uscì inosservata, ma ad attenderla trovò un vampiro che era molto più temibile di quelli che aveva incontrato all’interno.
- Lady von Amethyst…sono estasiato – le disse, inchinandosi in modo esagerato.
- Marcus…-
Dannazione! Proprio quel demone rinnegato..
- Sembra che il Nero Consiglio sia più preoccupato del solito, se è disposto a rischiare il vostro bel collo in questi bassifondi
- Tu sai chi c’è dietro a tutto questo – sibilò la vampira
- E gli riferirò che sei a Londra. Ti conviene non uscire dai confini di Diagon Alley, se non vuoi rischiare di diventare un ostaggio…
- Non puoi minacciarmi, vigliacco!
- Credi davvero di potermi battere, Carmilla? Te la puoi cavare con questi scarti, ma sai bene che io sono più vecchio di te
- Come fai a stare dalla loro parte, allora?
- Dimentichi che sono stato esiliato…Beh, non ti trattengo oltre. Ti consiglio di non immischiarti più in faccende che non ti riguardano se hai caro il tuo faccino

Carmilla non lo degnò di una risposta e svanì nel buio. Marcus era al di là delle sue possibilità, e se lui era solo un sottoposto, chi era l’Antico dietro quella faccenda? Più potente e più vecchio di Marcus...ma chi? Adesso la vampira si trovava tra due fuochi. Da un lato Lord Voldemort le aveva vietato di predare i Maghi, e dall’altra ogni volta che avesse messo piede a Londra avrebbe rischiato di essere catturata…
Tuttavia, la sera non era stata infruttuosa. La sua teoria di un Antico traditore era stata confermata, e Marcus era un indizio…
L'ombra alle spalle di Carmilla vibrò di movimenti furtivi e un paio di occhietti brillarono in basso, molto, molto in basso, quasi a livello dell'asfalto lurido e ingombro di immondizie: un ratto deforme e sgraziato si infilò lesto in un tombino correndo sulla sue zampette, per nulla ostacolato dal fatto che a una zampa anteriore mancasse un dito...
Nere fogne e strette tubature, poi il selciato di Nocturn Alley e la porta di un'antica bottega: Magie Sinister. Qui il ratto mutò forma anche se non espressione e odore: Peter Minus salutò gioviale il vecchio proprietario e poi si infilò lesto nel camino della bottega, gettò una manciata di polvere pronunciando una sola agghiacciante parola:-Lucifero!- e sparì per ritrovarsi infine nell'antica magione che ospitava l'Oscuro Signore.

Carmilla si stava avviando verso casa, ancora infastidita dall'incontro con Marcus, e ne approfittò per nutrirsi abbondantemente, visto che dal giorno dopo trovare un po' di sangue sarebbe diventato difficile...
Mentre camminava spedita vide un'ombra tremolante nell'oscurità, e si avvicinò, consapevole che quel baluginio era quello della carrozza di un vampiro. Cavalli neri come il gaietto, non morti che al posto degli occhi avevano scintillanti rubini, attaccati ad una carrozza nera con rifiniture di velluto argento...e lo stemma degli Harlequin! Carmilla era sempre più stupita e si avvicinò alla carrozza, da cui stava scendendo un uomo...
- Adrien! - gridò la vampira tradendo la sorpresa
- Carmilla? Ma cosa ci fai qui? - le chiese Lord Mistral, precipitandosi verso di lei
Adrien Mistral era un vampiro alto e sinuoso, che lasciava trasparire tutti i suoi ottocento anni d'età...Le mani diafane e innaturalmente forti, i capelli castano chiaro schiariti da decenni di oscurità, la pelle di marmo vivo e gli occhi, topazi scintillanti che non avevano nulla d'umano...Oh sì era davvero un degno successore di Verlaine alla guida degli Harlequin...
Ma Carmilla non amava la sua fiera immobilità, la sua ossessiva attenzione per i dettagli dell'etichetta, la sua pedante serietà. Non c'era possibilità di giocare con lui, né spiragli di follia e diletto, ma solo rispettabilità estrema.
Per uno spirito infantile e cristallino come quello di Carmilla Adrien era come cenere che soffocava il fuoco vivace che le bruciava dentro...e sapeva che il matrimonio con lui avrebbe spento anche lei.
- Ma come sei conciata? - le chiese Adrien, sconvolto da quell'abbigliamento fetish
- Sono andata in cerca dei revenants...- gli spiegò Carmilla.
Informò Adrien della situazione, delle sue scoperte e della necessità di concedere più tempo all'Oscuro Signore
- Non appena ho saputo che il Nero Consiglio ti aveva incaricato di indagare sui revenants sono accorso…Sono impazziti ad affidare a te un compito così pericoloso!

Normalmente il paternalistico e maschilista atteggiamento di Adrien faceva infuriare Carmilla, ma in quel contesto la vampira giudicò una strategia migliore l'assecondarlo..
- Lord Voldemort ha molto apprezzato la mia compagnia...Potrei facilmente convincerlo a firmare, ma mi occorre più tempo...
- Non ti preoccupare, avrai tutto il tempo che ti serve. Abbiamo bisogno di quel trattato. E non lascerò che questo traditore ti minacci..Scoprirò chi si nasconde dietro Marcus, e intanto tu non dovrai assolutamente lasciare Diagon Alley, se non sotto scorta. Sono stato chiaro?
Carmilla non provava il minimo rimorso ad ingannare Adrien...ma non aveva nessuna voglia di spiegargli che non poteva predare neanche i Maghi...
In un modo o nell'altro sarebbe riuscita a gestire la situazione, e intanto avrebbe ottenuto quello che voleva: la compagnia di Lord Voldemort e la lontananza di Adrien.
Ah, era egoista la piccola vampira, viziata e capricciosa, ma non sapeva che a volte l'inganno è più trasparente della verità..



L’errore di Carmilla

Carmilla era rimasta sveglia fino a tarda notte, assorbita da un poema in versi del tredicesimo secolo, e fu l’alba traditrice a sorprenderla e a farle chiudere gli occhi nella sua bara bianca. Aveva informato il Nero Consiglio del suo colloquio con Marcus e che il suo incarico era stato sollevato da Adrien. Non le restava che convincere Lord Voldemort a firmare, ma adesso aveva un problema ben più grave da risolvere...
Doveva nutrirsi, e sapeva che la sete di sangue presto avrebbe preso possesso delle sue membra. Un vampiro può sopravvivere a ciò che ucciderebbe i comuni mortali, ma non può resistere alla sete rossa, soprattutto quando si trova davanti tanto sangue e non può toccarlo. Non avrebbe resistito a lungo senza nutrirsi e avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di non abbassarsi a raccontare ad Adrien cos’era successo. L’avrebbe rispedita immediatamente in Romania, e lì Carmilla era in trappola, schiacciata tra le richieste del Consiglio e l’opprimente devozione di Adrien.
Non poteva nutrirsi dei suoi servi: era considerato gravissimo per un Antico cibarsi dei servi, che lo servivano in nome della fedeltà e della lealtà. Quando un vampiro si abbevera ad un umano la sua anima gli appartiene, nel bene e nel male, e lei non poteva rischiare che la follia che a volte succedeva il morso si impossessasse della sua servitù. Doveva prendersi cura di loro, non usarli come cibo…
Aveva imparato nei secoli a non presentarsi mai alla vittima una seconda volta: spesso cadevano preda del deliquio, e la imploravano affinché si lasciasse adorare. Agli inizi Carmilla aveva trovato la cosa divertente, ma presto aveva scoperto che doveva passare del tempo prima che l’effetto del suo incantesimo svanisse. Se una vittima la rivedeva il giorno dopo essere stata morsa, il suo cuore si immolava sull’altare della Contessina, e lei non lo voleva assolutamente. C’erano Antichi che sfruttavano quel privilegio per assicurarsi docili schiavi d’amore, che finivano lentamente dissanguati, e morivano nell’estasi eterna di aver potuto servire chi gli aveva divorato l’anima.
Ma non lei, che aveva il cuore sigillato da quando era stata vampirizzata. C’erano state anche anime imperiose, che non erano cadute preda dell’incantesimo, e l’avevano odiata e disprezzata, ma con tale accanimento da far supporre che una scintilla di amore morboso e perverso si fosse comunque insediata nel loro cuore. Quindi la vittima di cui Carmilla aveva bisogno in quel momento era un adulto sano e vigoroso, che non rischiasse di innamorarsi perdutamente dell’illusione vampirica, e che non avrebbe rivisto prima di un paio di giorni…
Batté la mano sul cuscino, infastidita, e pensando che di certo non poteva andare a caccia per Diagon Alley, o sarebbe stata immediatamente vista e seguita, con le ovvie conseguenze del caso. A meno che qualcuno fosse venuto a bussarle alla porta di casa, sarebbe stata costretta ad affrontare il pericolo di andare a caccia a Londra. Di certo non c’erano molti revenants capaci di tollerare la luce del sole in giro, ma c’era Marcus e con lui quelle schifose bestiacce che lui sapeva controllare, gli zombie. A differenza dei ghoul, che erano sostanzialmente tentativi di vampirizzazione falliti, gli zombie erano cadaveri antichi, che la forza di un vampiro con il dono il tal senso poteva risvegliare dalle tombe. Marcus amava circondarsene, e Carmilla sapeva che le sue minacce non erano mai a vuoto. Adrien era arrivato in città con la sua carrozza, e quindi Marcus sapeva di certo della sua presenza…Se avesse voluto ricattarlo, lui che era il capo del Casato Harlequin e presidente del Nero Consiglio, gli sarebbe bastato catturare Carmilla.
La vampira ringraziò in silenzio il fato, che le aveva fatto incontrare Marcus prima che lui sapesse che Adrien era accorso in suo aiuto…Facendo più danno che altro in realtà, visto che adesso era lui a rischiare di essere catturato come ostaggio, anche se nel caso di Adrien la cosa sarebbe stata particolarmente difficoltosa. Di certo Adrien aveva intenzione di affrontare Marcus a viso aperto, ma Carmilla sperò che il suo ferreo senso dell’onore non gli impedisse di ricordare che un rinnegato come Marcus non ne aveva. Doveva parlare ad Adrien prima che si precipitasse ad incontrare Marcus, e doveva farlo dopo essersi nutrita, o Adrien le avrebbe fatto spiegare il motivo di tale astinenza…

Rodolphus rimase in silenzio davanti alla porta della contessina straniera. Era venuto per intercedere presso di lei in favore di Rabastan, voleva farlo uscire, aveva notato certi sguardi che il Lord Oscuro aveva rivolto alla ragazza, sapeva che era andato a cercarla, e forse se le avesse fatto capire che il fratello era solo un povero sciocco lei avrebbe potuto convincere Lord Voldemort a liberarlo. Non udì alcun rumore provenire dall'appartamento... alzò la mano e bussò.
Ad aprire la porta a Rodolphus fu la stessa Contessina, con ancora in mano il libro. Indossava un abito di voile bianco e un collare di rubini stretto sulla gola candida.
Inizialmente l'arrivo dell'uomo la lasciò interdetta, ma lo fece accomodare e tentò di capire cosa volesse da lei.
Quell’uomo che le stava parlando…Carmilla non riusciva a comprenderne le parole, affascinata dal disegno delle vene che si disegnavano sotto la pelle, e incapace di pensare ad altro che il sangue rosso che scorreva nei vasi sanguigni di quell’uomo. Gliene bastava così poco, appena quel che avrebbe riempito un mezzo bicchiere, ed era lì, costretta a struggersi per un po’ di liquido rubino. Sono un’Harlequin, mio dio. Possibile che sia costretta a spasimare per il mio giusto nutrimento? Ne ho bisogno, devo bere!
Intessé il suo incantesimo senza quasi accorgersene, e gli occhi scuri di Rodolphus si fecero vitrei, mentre lei gli si avventava sul collo. Quale estasi, quel sangue tanto desiderato, e senza che alcun danno ne venisse alla sua preda.
Si riscosse da Rodolphus con il sangue a macchiarle le labbra, e lo congedò in fretta, mentre ancora trasognato si chiedeva cosa fosse successo. Sul collo spiccava il segno di un minuscolo morso, che dentini appuntiti avevano impresso sulla carne. Solo un occhio attento, che sapesse cosa cercare, avrebbe potuto individuare quei segni, e Carmilla sperò ardentemente che la sua debolezza non venisse scoperta. Se non avesse passato tutta la notte a leggere, le sarebbero rimaste le energie per andare a caccia nei luoghi più malfamati, come Nocturne Alley, e lì non avrebbe dato fastidio a nessuno. Così invece si era nutrita di un Mangiamorte Purosangue, seguace di Lord Voldemort..tipico. Era capace di dimenticarsi di tutto una volta cominciato a leggere, e a perdere il senso della realtà.
Adesso doveva immediatamente parlare con Adrien. Fece cadere una goccia di sangue sul medaglione degli Harlequin, che portava sempre con sé, e di lì a pochi minuti Adrien bussò alla sua porta.
- Per fortuna sei venuto in fretta - gli disse Carmilla, mentre lui le baciava la mano
- Sei bellissima oggi - sorrise di rimando lui
- Non abbiamo tempo per questo! - ribatté esasperata Carmilla
- Devi promettermi che non ti getterai tra le braccia di Marcus in nome del tuo benedetto onore. Non sappiamo chi si nasconda dietro di lui, potrebbe essere un Antico millenario, e la sua corte deve ormai essere ben nutrita. Voglio che tu sia paziente e che attenda, invece di affrontare il pericolo senza riflettere. Giuramelo!
- Quest'interesse da parte tua mi lusinga, Carmilla. Farò come vuoi, non temere. Anche se mi ripugna l'idea di dover aspettare in silenzio una mossa di quel rinnegato. Chiamerò i Cavalieri della Tundra, va bene? Insieme a loro cercherò di scoprire cosa sta succedendo
- Puoi sempre contare su di me, ricordalo
- Non posso coinvolgerti, Carmilla. Lo sai
- Va bene, come non detto. Immaginavo che il tuo orgoglio ti impedisse di accettare il mio aiuto-
Si congedarono brevemente, e Carmilla fissò la schiena di Adrien che si allontanava sotto la neve, tremando per il suo destino. Gli voleva bene, ed era stato per lei un amico fedele, ma sposarlo...questo mai!

Esistono errori di vario tipo: semplici bagatelle di nessuna importanza, oppure scelte azzardate che scatenano pandemoni ma che con una certa fatica possono essere rimediate.
L'errore che fece la Contessina rumena apparteneva alla terza categoria: quella delle catastrofi irrimediabili.
Era stato un gesto impulsivo il suo, dettato dalla fame, si può tranquillamente ammettere che sia giustificabile, comprensibile... ma Lord Voldemort non era dello stesso parere.
Tutto si snodò con la stessa velocità del corpo di una vipera che cade dall'albero.
Rodolphus si trovò a vagare imbambolato per Diagon Alley, con un'espressione talmente vacua che attrasse subito l'attenzione di Codaliscia appostato nelle vicinanze. Se il goffo ometto non fosse stato a conoscenza della natura vampiresca di Carmilla non avrebbe notato niente di strano, ma il suo Signore l'aveva ben addestrato, assicurandosi che Peter Minus potesse riconoscere senza ombra di dubbio qualsiasi segno traditore di un recente morso... ed eccolo lì, un purosangue svanito con quei buchini minuscoli sul collo, che non si ribellò alla mano indagatrice di Codaliscia e si lasciò scoprire il collo: due deliziosi buchini vermigli... la prova della disubbidienza della povera vampira.
Una veloce smaterializzazione, passi affrettati lungo lucidi e cupi corridoi... paroline squittenti sussurrate all'orecchio dell'Oscuro Signore...
E nel salone di casa von Amethist scoppiò un temporale asciutto ma tremendamente tonante: in sprezzo a ogni incantesimo difensivo Lord Voldemort apparve davanti a Carmilla, e se le gambe di lei glielo avessero permesso, sarebbe fuggita il più lontano possibile da quel mago così infuriato e livido di rabbia da sembrare un ciclone fattosi uomo: ma Carmilla non poteva scappare: era stata subito immobilizzata e giaceva a terra incapace a difendersi e con gli occhi di rugiada sgranati di paura. La voce del Lord risuonò talmente glaciale da far condensare il respiro e l'intera sala ne tremò:
- Mi hai disubbidito! Ti sei presa gioco di me! Un mio Mangiamorte... hai avuto il coraggio di cibarti di un mio servo!! Per quale assurdo motivo dovrei risparmiarti le conseguenze della mia ira? Parla visto che te ne sto dando ancora la possibilità! Dammi un solo valido motivo per risparmiarti o mi vendicherò: potrei ucciderti, ma sarebbe troppo breve il mio piacere... potrei anche cacciarti da Londra e farti tornare con infamia al tuo mondo così intriso di tradizioni che verresti considerata e trattata come una reietta per il tuo penoso fallimento! Parla!
Ancora una volta l'impulsività infantile di Carmilla aveva causato una mezza catastrofe, e adesso di fronte a lei c'era il Signore Oscuro, infuriato e pronto ad ucciderla. Certo, non con un Avada Kedavra, visto che le maledizioni senza perdono non hanno effetto sui vampiri, ma magari trafiggendole il cuore con un paletto. Possibile che il Signore Oscuro tenesse così tanto ai suoi seguaci? Carmilla si alzò in piedi, per quanto consapevole del pericolo era pur sempre una vampira antica di secoli...
- Dalle voci che mi erano giunte non credevo che foste così attento alle sorti dei vostri accoliti...Mi scuso, naturalmente, se vi ho arrecato offesa, ma per uno della mia stirpe è impossibile resistere alla sete rossa...
- Pur di fronte alla morte siamo incapaci di non cibarci, soprattutto quando le prede entrano dalla porta di casa. Avete tutte le ragioni per essere infuriato, ma non ho nessun'intenzione di appellarvi alla vostra pietà. Credete davvero che dopo tanti anni di vita immortale mi spaventi la morte? Voi potete condannarmi alla riprovazione della mia gente, potete farmi del male, ma dovreste riconoscere che io non ho cercato di rendere mio schiavo nessuno dei vostri, che non ho usato i miei poteri per infiltrarvi nella vostra corte. Ho reso nota la mia natura, e dovete riconoscere che è stato quantomeno imprudente bussare alla porta della mia casa...Fate ciò che ritenete giusto, ma così come non potete chiedere al sole di non tramontare così non potete chiedere ad un vampiro di non utilizzare i mortali come cibo...
- Ma posso chiedere a una mia ospite di rispettare le mie decisioni. Essere un mio Mangiamorte comporta certamente svantaggi... ma è logico che è una condizione che deve necessariamente risultare invidiabile agli occhi dei più. Se un Padrone non si prende cura dei suoi servi non è accorto né lungimirante. Inoltre se da un lato posso tranquillamente ammettere di trovare molto stuzzicante la tua protervia e lo sprezzo che dimostri davanti al pericolo... dall'altro ti assicuro che questo tuo atteggiamento mi rende ancora più facile divertirmi con il tuo cuoricino e un paletto... a meno che tu non abbia qualche altro diversivo più allettante da propormi...
- Che cosa vorreste dire? - chiese la Contessina, stupita, e dimentica improvvisamente del pericolo mortale che stava correndo....
- Cosa potreste volere da me? Non ho nulla che possa interessarvi, voi che possedete tutto ciò che si rifugia nell'ombra
- Non tutto... oh, credimi: sono molte ancora le delizie che si allontanano capricciose dalle mie mani, io che rifuggo le adulazioni di sciocche matrone, che non approvo l'immolazione ostentata di giovani cerbiatte. Il mio cuore aborrisce ciò che è gratuito, regalato e prostrato ai miei piedi solo per la gloria... e il terrore... suggeriti dal mio nome. No, piccola vampira, non credere che sia la tua morte a solleticare il mio desiderio, ma l'irrefrenabile brama di spegnere una volta per tutte quell'orgoglio e l'aria di superiorità che ti brilla negli occhi. Sei bella... talmente bella che mi hai suggerito una punizione con quei tuoi occhi alteri e luminosi, con la tua bocca di pesca matura... conosci ciò che cela il Café Bathory?
- Il Café Bathory? emana odore di lussuria, e di piaceri segreti...il profumo stucchevole del corpo mortale...Spero non vogliate insinuare che dovrei entrare proprio in quel ricettacolo di sanguecaldo in calore?!
- Persino il mio sangue immortale è caldo, caldo come il fuoco indispettito che ti brucia nello sguardo, e comunque ricorda: io non insinuo mai, io affermo, decido e stabilisco... in questo caso ho deciso che fra due notti, dopo aver accettato il mio invito a teatro che ti formulo ora, tu mi accompagnerai proprio in quel locale che ritieni così disdicevole. Non ti anticipo nulla, se non una sicura scorta e un anonimato inviolabile. Non provare a rifiutare nessuno dei miei inviti o tornerai tra la tua gente dai denti vibranti seduta stante

Carmilla impallidì. Come osava, come osava chiederle di seguirlo in quelle viscere stillanti sudore e carne, lei un Harlequin! se non fossi così algido e perfetto, se il nostro incontro non mi avesse avvinto l'anima, mai accetterei di seguirti...pensò la Contessina.
- Non mi lasciate scelta, a quanto vedo...sono costretta ad obbedirvi, ma sappiate che una vampira non si piega con la stessa facilità dei mortali, e che pretendo l'assoluta segretezza...
Per stasera, vi accompagnerò, se è quanto desiderate- disse con un ironico inchino
E adesso, My Lord, dovreste lasciarmi modo di prepararmi...
- Ma certo... anche se un fiore non ha bisogno di altri ornamenti che i suoi splendidi petali... ti
- lascio piccina, avrai presto mie notizie- e il Lord Oscuro sparì in uno sbuffo di vapore
iridescente.
Carmilla si accasciò sulla sedia, e la tensione accumulata si condensò in un pianto bizzoso. In che razza di situazione si era andata a cacciare! e la situazione era destinata a peggiorare quando le proteste di Marja ebbero raggiunto il parossismo. L’anziana serva aveva capito immediatamente quello che la sua padroncina aveva combinato, con i suoi occhi fin troppo acuti, e aveva iniziato una sequela infinita di rimbrotti.
- Dovremmo tornare di corsa a casa, visto che non siete in grado di controllarvi. Buttarvi sul primo che vi capita, manco foste una Lupercalia, o peggio, una di quelle lussuriose italiane del Casato Dalia. Lord Adrien ne sarebbe molto addolorato, sì, davvero
- Marja, vuoi smetterla per favore? Ormai il danno è fatto, e non ho nessuna intenzione di tornare in Romania
- Tutto questo perché vi siete messa a leggere e avete perso il senso del tempo, come al solito
- Basta! Non ce la faccio più! Aiutami piuttosto a scegliere il vestito per stasera!
Possibile che anche Marja dovesse farle la predica? Possibile che si accorgesse sempre di tutto? Aveva quattrocento anni ed eccola ancora a combattere con la balia…

Si concesse un lungo bagno, e finalmente rilassata, si diresse al suo armadio. Essenza di biancospino, la sua preferita, e un lungo vestito di pizzo bianco, quasi virginale e con un lungo strascico di impalpabile ragnatela . Unici ornamenti, i fermagli di ametista sui capelli corvini, e i boccioli di rosa bianchi, congelati dalla brina...
Bene, si disse rimirandosi allo specchio,vuoi giocare con me, Lord Voldemort...e allora giocheremo!


Arquise wrote at 10:53
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mercoledì, 26 dicembre 2007

Eccovi gli autori del gioco di ruolo, grazie ad Henut che ha realizzato questa pagina.

- - -> Regia

Chi muove Chi?

Ariénne de la Rosecroix _ Carmilla Von Amethyst, Marja, Adrien Mistral, Verlaine, Marcus, Cordelia Bosurgi, Ranieri Malaspina, Alcesti Dalia, Lamia Dorian, Audrey Dorian, Walden McNair, Ezzeline McNair, Augustus Rookwood, Lucius Malfoy, Narcissa Malfoy, il ministro praghese, Antonin Dolohov [precedentemente mosso da Velena], Vivien Primrose, Lauranna Primrose, Julius McAllister, Hector McAllister, Antonio Salieri (+ maschera), Lady Hamemiya, Ran, i cugini Gris Gris, Egor Baranova Sautin, Madame Kostaki, Lara, Astor Cardew, Arnold McShire, Michelle McKay, Peter Minus [precedentemente mosso da Velena], Lady Purple, Solveig Corvinus, Shin Mai, Navarre von Hauern, Geli Hakkonen, Nevaris Ra, Morgana Corvinus, le Tre Erinni [Rain, Rage, Raven], Gala Dor Lupercalia, Albicocca, Fiocco, Mela, Tom, Sigfried von Blouton Dorian, Rosaleen, Elaine Hartgrave, Tam Si, Sasha Dalia, Norman Kellerman, Almand Dalia, Rudolf von Amethyst

miahanamura _ Lilith Nightlord, Cassius Nightlord, Isobel Nightlord, Cain Nightlord, Abel Nightlord, Balthasar Von Lohengrin, Sirius Black [precedentemente mosso da Ezequiel], Rodolphus Lestrange [precedentemente mosso da Velena], Tecros [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix], Judith Nightlord, Edmond Devereux

Henut _ Cecily Rochefort [Willingham], Cedric Willingham, Draco Malfoy [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix], Bellatrix Lestrange [precedentemente mossa da Geka], Algernon Rochefort, Enyran Rosier, Remus Lupin, Edgar Coppelius, padre Johannes, Malachia, Feuer, famiglia Parkinson, Emmett & Rosalie Jugson, Frank & Purple, Dominga [precedentemente mossa da Ariénne de la Rosecroix], Andromeda Tonks, Nathaniel Willingham, Renée Willingham, Albert Willingham, Elinora Willingham, Marianne e David Willingham, James Hardenbrook

DarkMiya _ Rivka Wazowski, Lord Voldemort [precedentemente mosso da Velena], Evan Rosier, Adam Glozor, Yoel Dunajski, Esther Mitrovich, Nagini, Luna Lovegood, Qin Zheng, Loris, il Ghiro Guglielmo, Kosrov Fenwick, gli Scoiattoli Portalettere, Mefistoffola, Heloisa Devereux, Oriane Brideux, Norbert

Monna Lucretia _ Evangeline McAllister, Cardinale de Jong, Severus Piton, Cassandra Lehmann, Alberic MacLean [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix e DarkMiya]

Ethel Is In Parties _ Ethel McGlynn, Horace McGlynn, Caroline McGlynn, Elise, Julian Ashcroft, Brian Molko [special guest!], Pei Zi Yu [e sue ancelle], la commessa del negozio di musica

Ezequiel _ Ezequiel Greerburg, Illandra Rakildrek, Re Atrian & Regina Mertrid di Ferkil, Gabriel A. Sheridan, Alexander Corvinus

Darkian _ Darkian Kaneshiro, Elios [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix], Nymphadora Tonks, Christian Cerberus, Sophie Damilaville, Eden von Leisemberg

lady slytherin _ Melissa Prime, Ares, Dafne Rochester, Andrew Wood, James Turner [e la sua squadra]

Maya Riddle _ Enja Sautin, Irina Sautin, Theodore Nott, Efrem & Magda Baranova

Cordelia Moonfire _ Kimberly Swift

Lady Lazarus _ Isabeau Morgenstern Dalia

Akasha _ Angelica Borgia


- - - -> [non partecipano più al gioco] <- - - -

kore82 _ Kore Blakefith, Lucién de Condillac

Comtesse de La Fère _ Hecate Rochefort

|Marvolo| _ Connor Darkside, Katherine Sullivan

kurumi78 _ Brianna Eleanor Von Lohengrin

Velena1970 _ Samira Orion, Stephen Orion, Myry Orion, Lutska Wrenka



Lord Voldemort, Rodolphus Lestrange, Peter Minus sono stati mossi per un lungo periodo da Velena, che ha poi deciso di abbandonare la Corte e il cui posto è stato preso da altri giocatori. Il momento in cui il passaggio dal Lord Voldemort di Velena a quello di DarkMiya sarà segnalato. Grazie per l'attenzione.


Arquise wrote at 15:23
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martedì, 18 dicembre 2007

La festa in maschera

Narcissa Malfoy appoggiò la bella mano a sorreggere il capo, sormontato da una corona aurea che le scendeva sulle spalle. Lucius non era ancora rientrato e lei sedeva al suo scrittoio, indolente come il tramonto che si disegnava fuori dalla finestra.
Si riscosse e finì di scorrere la lista degli invitati per la cena dell'indomani.
Severus, Rodolphus, Augustus, Bellatrix le avevano già confermato l'invito. Le labbra si torsero nel leggere il nome di Walden, che di certo era poco adatto ad una cena di quel tipo, e ancor di più nel leggere il nome della figlia di Lord Orion. Quella donna le metteva addosso una certa inquietudine, svolazzante e apparentemente priva di pudore com'era. Inoltre, sospettava che le sue frequentazioni non fossero sempre esemplari. Tuttavia, era la figlia di Orion e doveva invitarla.

C'erano proprio tutti, membri del Ministero, Inquisitori della Cuspide, nobili...
Aveva organizzato il menu con largo anticipo, ma c'era ancora qualche ritocco da fare alle decorazioni.
Narcissa afferrò il biglietto d'invito, redatto in caratteri arabescati, e su cui le lettere d'oro si contorcevano nel raccomandare il tema della festa.
Una festa in maschera, ispirata alla Venezia settecentesca, con l'obbligo del domino sul volto e dei guanti. Sorrise al pensiero dell'abito che avrebbe indossato, di un bianco angelico e intarsiato di pizzo, teso a raffigurare una driade dei ghiacci.
La sala grande del castello era già stata decorata, in un tripudio di lampade fioche, luci soffuse, velluti scarlatti e stucchi dorati.
Oro, pensò Narcissa, come l'oro che scorreva nel mondo che contava, vizioso e corruttore come sangue acidulo.
Draco era da qualche parte con i suoi amici, e dagli scoppi che a tratti disturbavano la pace aerea della sera, Narcissa dedusse che si stavano esercitando in qualche incantesimo difensivo.
Si alzò, regale e stanca, e scosse inesistenti granelli di povere dalla carta marmorizzata della lista degli invitati.
Una Masquerade per chi aveva infine smesso di nascondersi, pensò lasciando infine la stanza. E quel pensiero le donò un sorriso di veritiero divertimento.
Lucius Malfoy tornava dal Ministero, stanco dopo una giornata passata a firmare inutili carte e a ricevere ambascerie. Maghi di altri paesi e creature magiche di vario genere bussavano continuamente alla sua porta, rassicurati dal sapere che era lui e non l'Oscuro Signore a governare il mondo magico. Volevano sentirsi dire che tutto era rimasto uguale, che non avevano nulla da temere, e nessuno era migliore nel farlo di Lucius Malfoy. Il pensiero che ad attenderlo c'era la festa in maschera organizzata da sua moglie gli fece corrugare la fronte. Avrebbe voluto solo dormire, ma era suo dovere presenziare..
Il costume che avrebbe dovuto indossare era simile a quello della moglie, candida batista coperta di pizzo Valenciennes e minuscoli diamanti sul domino di vellto bianco. Sarebbe stato riconoscibile comunque, a causa della lunga coda di fulgido ghiaccio, ma non se ne curava.
Lucius sapeva di essere nato per la politica, abile a destreggiarsi nei salotti così come negli uffici, stratega, fine intenditore degli uomini e dei meccanismi umani, diplomatico e capace di ferire a fondo senza offendere apertamente.
Era certo che Narcissa aveva allestito una serata perfetta, anche se i dettagli erano segreti anche per lui, e sorrise al pensiero di Draco che avrebbe svolazzato con i suoi Arcangeli da una ragazza all'altra...

Carmilla von Amethyst era distesa sul letto, ancora svestita e impigrita come un gatto persiano. Col tramonto le sue energie aumentavano, perché, anche se la luce del sole non poteva farle seriamente del male, la lasciava indebolita e senza vitalità. Era a Londra da pochi giorni, mandata dai Casati dei vampiri rumeni per trattare con Lord Voldemort, ma fino a quel momento era riuscita a parlare solo con la segretaria di Lucius Malfoy, il Ministro della magia. Eppure, avrebbero dovuto capire che un immortale non può contrattare con un mortale, per quanto dotato di poteri magici. Il suo casato non era molto antico, ma possedeva abbastanza influenza grazie al fatto che il loro Principe era Cancelliere.
Ora che le Forze Oscure dominavano il mondo volevano uscire allo scoperto e ottennere l'autorizzazione per viaggiare e predare senza gli stupidi scrupoli dei filobabbani.
Quella sera c'era il ballo in maschera dai Malfoy, e Carmilla era determinata ad ottenere un incontro con il Signore Oscuro. C'era chi diceva che avrebbe addirittura preso parte all'intrattenimento, anche se di solito snobbava queste esternazioni.
Carmilla si sollevò dal letto, e si accinse a vestirsi. Il suo vestito era appoggiato sulla sedia: raso nero, profondo come la notte e mutevole come l'acqua, che rifletteva tutte le sfumature della luce, con lunghe maniche allargate, alla castellana, e una scollatura quasi virginale. Un nastro di velluto nero le cingeva il collo eburneo, e la sua maschera era una costellazione di piume di corvo, nere e lucide. I capelli sciolti e l'estrema chiarezza della pelle accentuavano la sensazione di una bellezza infantile e morbosa.
Sul diadema d'argento che riposava sui capelli era cesellato il simbolo del suo casato, un demone con le ali spiegate e gli occhi d'ametista.
La vergine vampira era pronta e intonò il canto rituale con cui usava attirare le sue prede dal sangue caldo.
Viens avec moi, vous serez ma proie...

Evangeline si guardò nello specchio: un'occupazione cui si dedicava raramente, ma quella sera non poteva farne a meno... Ripensò per un istante all'incontro che aveva avuto nel pomeriggio ad Hogwarts con il nuovo Preside, Severus Piton, e sorrise compiaciuta: non aveva nemmeno sperato che potesse andare così bene...
Gettò un'occhiata distratta al piano della specchiera, dove un cartoncino vergato in una calligrafia minuta ed elegante svettava, chiaramente stregato, sul legno lucido.
Una festa in maschera. Malfoy Manor.

Si domandò per quale motivo Narcissa, l'avvenente moglie di Lucius Malfoy, l'avesse invitata: la sua famiglia era decaduta da così tanto tempo ormai... prese la spazzola d'argento, che in un moto d'ira attraversò volando la stanza andando a sbattere contro la porta con un rumore che echeggiò per tutto il palazzo.
Suo padre. che fosse maledetto, per quel che aveva fatto ai MacAllister!
Eppure Narcissa Malfoy l'aveva invitata... Evangeline se ne domandò il motivo per un lungo istante, prima di riscuotersi e indossare il lungo abito nero dalla scollatura ricamata di perle. raccolse dal letto una maschera veneziana, acquistata durante un corso di Arti Oscure Italiane qualche anno prima, e si accinse ad uscire.

Erano ornai le otto della sera quanfo finalmente Enja decise di prepararsi per andare al ballo di casa Malfoy... non le erano mai piaciuti gli eventi mondani... le ricordavano un passato che voleva dimenticare... quello dei grandi banchetti tenuti in casa Sautin quando ancora suo padre era in vita... ma sua madre le aveva detto che era molto importante essere presenti a questo ballo per sottolineare la propria fedeltà all'Oscuro Signore.
Fu così che aiutata dai suoi elfi domestici Enja si mise il vestito in raso blu notte che le aveva comprato due anni prima il padre per il suo debutto nell'alta società russa... (debutto che non aveva mai fatto per colpa degli auror...) e con un filo di malinconia indossò anche la maschera bianca adornata di piccoli brillanti e si preparò per il primo grande evento da quel tristissimo giorno.

Ethel McGlynn sospirò teatralmente, e fu quello a rompere il silenzio che si era creato nella propria camera.
Rannicchiata nella poltrona davanti al proprio letto, con ancora indosso una bianca camicia da notte, il capo posato sulle ginocchia, le braccia ad avvolgere le gambe su cui ricadevano alcune ciocche vermiglie di capelli, lasciò indugiare il proprio sguardo sull’abito che avrebbe indossato alla festa in maschera.
- È ora di prepararsi - si disse fra sé e sé, alzandosi dunque molto lentamente e, camminando scalza, in punta di piedi, verso il proprio letto, la camicia da notte a sfiorarle debolmente le caviglie durante il suo incedere.
Posò una mano dalle lunghe e affusolate dita sul letto e, quindi, sempre con estrema lentezza, iniziò ad indossare il proprio abito: lungo, beige, con una scollatura non eccessiva. Abbastanza semplice.
Dopo aver finito di vestirsi, si diresse verso uno specchio e, fissò a lungo la propria immagine riflessa notando così di aver dimenticato di scioglier la coda in cui aveva precedentemente legato la chioma di fluenti capelli rossi.
Un altro debole sospiro fuoriuscì dalle labbra della giovane che, svogliatamente prese in mano una spazzola e iniziò a spazzolare pazientemente i lunghi capelli rossi, che aveva liberato dalla coda, scrutando di tanto in tanto, il paesaggio aldilà della finestra presente nella propria camera.
Ethel posò quindi la spazzola sul letto, producendo un lieve tonfo, mentre acconciava in capelli in un morbido chignon, lasciando che una ciocca di essi rimanesse libera, a sfiorare la guancia destra.
Si diresse nuovamente davanti al proprio specchio, dandosi una fugace occhiata, e, constatando che nell’insieme andasse tutto bene, si allontanò da esso, avvicinandosi al letto per prendere la maschera, dello stesso colore dell’abito, che su di esso era poggiata; dopodichè aprì la porta e uscì di casa, pronta per andare alla festa.

Theodor Nott era appena tornato dal lavoro quando il figlio gli si presentò davanti vestito di tutto punto e già pronto per andare al ballo in cerca di una ragazza da ammaliare.
Fu così che il mangiamorte fu riportato ad una realtà di certo migliore di quella da cui era uscito... aveva passato l'intera giornata a lavorare per il dipartimeto dei misteri in cerca dei capi delle rivolte e non era riuscito a scoprire neanche un solo indizio... Per di pù McNair si lamentava per la scarsità di vittime che gli venivano portate (ma cosa ci poteva fare se l'Ordine della Fenice si era fatto via via sempre più furbo?)
Fu così che entrò nella sua stanza dove la moglie gli aveva lasciato il vestito cmpletamente nero da indossare per il gran ballo...
Si fece aiutare dalla sua fedelissima elfa domestica (più che di fedeltà si trattava di terrore perchè Lord Nott si arrabbiava di rado ma puniva con la decapitazione istantanea l'elfo che aveva causato la sua irritazione) a sistemare gli ultimi particolari ed elegante come sempre durante gli avvenimenti mondani si diresse verso Malfoy Manor accompagnato dal figlio. La moglie, invece, si era già recata sul posto per ascoltare gli ultimi pettegolezzi del mondo magico e per chiedere a Narcissa la conferma di un prossimo matrimonio tra Draco e una ragazza membro degli arcangeli.

Una carrozza scoperta procedeva ad andatura sostenuta verso la dimora dei Malfoy, al suo interno l'atmosfera era insolitamente tesa e Samira si sporgeva imprudente per ammirare i fianchi lucenti della quadriglia di sauri neri che trottavano sul lungo sentiero. Era incurante persino dei rami degli alberi che a tratti le sfioravano il viso imbronciato, troppo eccitata per la serata che doveva affrontare e ancora adirata con suo padre che le aveva fatto cambiare più volte l'abito da lei scelto. Troppo scollato... troppo corto... pizzo eccessivo e il colore fin troppo sgargiante.
La donna ora continuava ad abbassare il raso color caramello che adornava la casta scollatura: si sentiva soffocare in quel vestito assurdo che suo padre le aveva imposto, altro che dea della caccia! Sembrava una damina ottocentesca caduta nella melassa! Ma non aveva osato opporsi per distogliere l'attenzione di suo padre da un suo gravissimo errore... che sciocca era stata! Al ritorno dalla boutique avevano incrociato una loro conoscente che si era dilungata a raccontare i preparativi per la festa imminente e, tra un noioso resoconto di ciò che avrebbero indossato le figlie, aveva accennato al fatto che anche Walden McNair era stato invitato al ballo in maschera e che, tanto per coronare di livida rabbia quel pomeriggio impossibile, avrebbe partecipato proprio al braccio della figliola più brutta di quella matrona pettegola. Samira si era lasciata scappare un gemito e si era morsa le labbra... subito redarguita da un'occhiata micidiale di Lord Orion. Walden... quella sera avrebbe visto Walden. E non sapeva dire se era più felice o più spaventata: il boia, l'altero e rustico cacciatore le aveva da anni rapito il cuore, ma mai una volta l'aveva salutata, le aveva parlato o semplicemente l'aveva guardata a lungo. Samira, la donna che al Cafè Bathory dominava incontrastata i sensi di molti uomini e giocava con i loro desideri offrendo in cambio splendide prostitute, era ignorata dall'unico uomo che le scorreva nelle vene come fuoco liquido.
Senza contare il fatto che Lord Orion non si esprimeva mai chiaramente quando toccavano l'argomento "McNair", tergiversava, più che altro borbottava, e appena possibile dirottava la conversazione su altri argomenti.
La carrozza era ormai quasi giunta alla meta e i cavalli sbuffavano di fatica, avrebbero potuto smaterializzarsi direttamente nella sala di Malfoy Manor... ma perchè rinunciare a un arrivo così suggestivo? Lord Orion e la sua adorata figlia amavano essere al centro dell'attenzione, e Samira ammirava lo stile di suo padre: i lunghi capelli grigi raccolti da un nastro di seta, la barba che seguiva accuratamente la piega sensuale delle labbra, e l'austero completo color dell'ebano che gli fasciava il corpo ancora snello e saldo nonostante l'età... si era mascherato da ministro del culto... lui! Lui che poteva vantare numerose amanti, anche se teneva spasmodicamente all'onore di sua figlia. O forse solo alle apparenze... sì, sarebbe stato un arrivo sensazionale.

Evangeline si Materializzò poco lontano da Malfoy Manor, e trascorse infiniti secondi a lisciare ogni piega del vestito nero come la notte. Sorrise, piena di sarcasmo anche verso se stessa: bella forza, come la notte, è il significato del vestito... La Notte...
Sfiorò le perle del corpetto, preziosissime stelle ricamate da mani abili tanto tempo prima. quell'abito era forse l'ultimo, sconsolato residuo del nobile passato della sua famiglia, e la ragazza era ben determinata a fargli onore... Si incamminò verso il castello, quando il rumore di una carrozza attirò la sua attenzione. La seguì con lo sguardo, e dopo qualche minuto la vide fermarsi davanti all'ingresso dal grande e magnifico portone in quercia.
Chi poteva essere così poco elegante da scegliere un arrivo tanto teatrale? Ma poi notò la figura di un uomo in nero scendere dalla carrozza e offrire il braccio ad una donna...
I pugni di Evangeline si strinsero istintivamente: Lord Orion! E quella per forza di cose doveva essere... per Merlino, no... Samira! Perchè Narcissa aveva invitato quella donna? Il suo gusto era così dubbio, il suo comportamento tanto equivoco...!
Ma prima ancora che il suo cervello arrivasse alla conclusione logica, un nodo le strinse la gola. Il motivo era semplice, e ad Evangeline bruciava come la peggiore delle torture: Samira era nobile, nonostante facesse l'esatto contrario di ciò che il suo rango prevedeva. Mentre lei, la figlia elegante e fiera che ogni famiglia di alto lignaggio avrebbe desiderato, era costretta a sperare ogni volta nella magnanimità di un ospite per essere invitata.

Lord Orion scese dalla carrozza e prese sua figlia per la vita sottile e l'aiutò a scendere, si spolverò la giacca e diede il braccio a Samira, senza dimenticare di baciarla sulla fronte per infonderle un po' di coraggio: sapeva che quel ballo non era precisamente una gioia per lei, e apprezzò l'aspetto finalmente aggraziato e decente di Samira, anche se non si poteva dire lo stesso della sua espressione esasperata e ribelle e delle mani che artigliavano nervosamente la scollatura. L'attenzione del Lord fu attirata da una giovane che li guardava standosene in disparte: Evangeline.
- Guarda Samira! C'è la piccola Mac Allister! Andiamo a salutarla!-
- Piccola?? Cosa vuol dire piccola? Ma se è più alta di me, e con quelle spalle larghe non ha certo bisogno di essere scortata! -
Ma il Lord si tirò dietro la sua riluttante e scontrosa figliola, in parte perchè apprezzava sinceramente l'aspetto inusuale dell'altra strega, così diafana nel suo candore albino e nell'atteggiamento un poco altezzoso, ma desiderava anche che sua figlia potesse stringere almeno un'amicizia femminile, visto che le conoscenze maschili non le mancavano di certo...

Enja si materializzò in un boschetto non lontano da Malfoy Manor e si preparò a ciò che l'aspettava... vide da lontano Lady Orion che scendeva dalla carrozza... e pensò che nonostante tutte le raccomandazioni della madre sul farsi amici i potenti… lei non avrebbe rivolto la parola a quella donna di dubbio gusto... a meno di non esservi costretta... di certo non voleva far credere di essere una di quelle donne che frequentano certi ambienti...
Vedendo che gli Orion si avvicinavano a Madame Mac Allister si chiese come una ragazza tanto aggraziata potesse frequentare certa gente... e in quel momento il dubbio che la sua freddezza russa fosse fuori luogo in quel posto iniziò a farsi largo nella sua mente.

Non a lunga distanza da Malfoy Manor con un rumore così insignificante da poter benissimo esser nemmeno udito, Ethel si materializzò.
Lo sguardo dei suoi occhi neri come la pece corse subito a scrutare ogni minimo dettaglio della lussuosa residenza della famiglia Malfoy, mentre velocemente lisciava con le mani dalle lunghe e affusolate dita, le pieghe che si erano formate nella propria veste, sfiorandone il liscio tessuto dal chiaro color beige.
Dopo solo qualche minuto, da Malfoy Manor lo sguardo dei suoi occhi neri distolse, lasciandolo invece indugiare su ogni dettaglio del proprio abito, come per avere l’assoluta certezza dell’essere perfettamente in ordine…qualche altro secondo d’esitazione, ed infine ella annuì quasi del tutto impercettibilmente ma, comunque sia in maniera convinta e, dunque, dopo aver constatato di esser pronta, la giovane dalla vermiglia chioma acconciata in un morbido chignon, si diresse con lenta andatura verso il luogo in cui si sarebbe tenuta da lì a poco la festa in maschera.

L'odore metallico invase le narici di Codaliscia e il goffo ometto vacillò sotto la pesante pila di libri che il Lord aveva appena finito di leggere, doveva risistemarli nell'immensa libreria ma il suo Signore si divertiva particolarmente a farlo sgobbare senza poter ricorrere alla magia. Ora era scivolato al fianco di Minus silenzioso e fulmineo come Nagini che si era avvolta alla vita del Padrone, il fiato caldo smuoveva i corti e radi capelli color stoppa dell'omuncolo che si drizzarono dalla paura:
- Mio Signore... ecco, io... desideri qualcosa? Posso esserti ancora utile? -
- Ma certo mio servile Peter, tu mi sei utilissimo... come potrei divertirmi senza la tua inettitudine? E poi è ovvio che ho bisogno di te, ti sei dimenticato di mandare un gufo a Malfoy Manor per avvertire Lucius del mio imminente arrivo! Assicurati che io possa osservare indisturbato e non visto la sala dove si svolgerà la festa, e sottolinea che forse... forse... mi degnerò di parteciapare. E... mio caro Codaliscia, vieni pure tu, so che si tratta di un ballo in maschera... come maschera di ratto riuscirai benissimo... e non dovrai nemmeno camuffarti!-
Lord Voldemort si allontanò lentamente, regalmente, con la nera veste che fluttuava pacata alla luce di smorte candele.

Walden McNair non amava i balli, e men che meno la pallida aristocrazia magica che affollava quei ricevimenti. Aveva ricevuto un'educazione ferrea, e aveva imparato che il valore di un uomo non si misura dal belletto che ha in viso. Odiava i giochi politici, le mossettine aggraziate delle dame, lo sfarzo e l'ipocrisia di quei salotti intonacati. Eppure, si trovava lì, con i suoi fedeli bracciali di cuoio e stringhe nascosti sotto le maniche della giacca vecchio stile, una rendingote del marrone scuro e intenso del suolo dei boschi, e uno sparato bianco che stonava sulla sua muscolatura decisa. Arpionò il braccio di Alitha, la giovane donna che gli era stata fornita come compagna per la serata. Non era né bella, né intelligente, ma lui aveva sempre ritenuto che il ruolo di una donna fosse quello della moglie e della madre, e Alitha era timida, silenziosa, impaurita e dai fianchi opulenti. Un buon ricettacolo per la stirpe dei McNair se mai avesse deciso di sposarla. Per voglie più raffinate, in fondo, nella sua qualità di Mangiamorte poteva pretendere che le mezzosangue si inginocchiassero davanti a lui.
In realtà Walden non era mai stato interessato ad umiliare le donne. Non aveva mai conosciuto una creatura di sesso femminile capace di ispirargli più di un vago fastidio, lo stesso che ora provava nei confronti di Alitha.
Entrò nella sala sfavillante di luci, subito raggiunto da Narcissa in persona, splendida, che gli conficcò una maschera in mano, rimproverandolo con lo sguardo per non averla portata lui stesso. Era una maschera da fauno, in cuoio, e Walden se l'adagiò sul volto con una sorta di bizarra allegria.
- Lucius dov'é?
- Ci raggiungerà più tardi - spiegò Narcissa - deve ancora finire di indossare il suo costume.
Alitha tentò un cinguettio cortese riguardo alla bellezza delle decorazioni, ma fu bellamente ignorata.

Carmilla von Amethyst non amava la levitazione. Tra la stirpe vampirica di alto grado era considerato di cattivo gusto fare sfoggio dei propri poteri. Tuttavia, tra i maghi e le streghe che affollavano quel mondo, sarebbe stato giudicato esibizionista recarsi a piedi e o in carrozza. Carmilla allargò le braccia e raccolse il vento intorno a sé, per sparire verso Malfoy Manor.
La facciata e l’ingresso della casa erano costellati da migliaia di luci e l’entrata era affollata da maschere e vestiti di broccato. Centinaia di sanguecaldo, prede ideali in cui conficcare le zanne. L’etichetta dei vampiri antichi prevedeva di variare spesso i donatori, per evitare di condurre alla tomba creature imperfette che sarebbero poi diventate revenants. I vampiri recenti erano una maledizione per le antiche casate: erano bestie prive di controllo, senza poteri né intelligenza. Esseri di pura brutalità che gli Antichi uccidevano non appena ne avevano l’occasione. Al contrario degli antichi, i ghoul, come li chiamavano, non tolleravano il calore del sole e arrivavano a nutrirsi di carogne. Feccia disgustosa, pensò Carmilla, tornando ad occuparsi dello spettacolo offerto dai sanguecaldo in maschera.
C’erano molte giovani donne vestite elegantemente, tra cui una creatura dalla pelle così candida che Carmilla la scartò immediatamente. Non si era nutrita quella sera, certa che avrebbe trovato di che cibarsi alla festa. I mortali erano così prevedibili… pronti a gettarsi tra le braccia di una vampira senza nulla sospettare. Il magnetismo dello sguardo e della voce erano dote di ogni von Amethyst, così come di tutti gli Antichi Casati. Carmilla osservò un uomo e una donna, che avrebbero potuto essere amanti ed invece erano padre e figlia. Lo sguardo che l’uomo le lanciò, però, la indispose. Sapeva di apparire molto più giovane della sua reale età: spesso la scambiavano per un’adolescente umbratile, anche se in realtà aveva circa quattrocento anni. Ma se l’avessero guardata negli occhi avrebbero saputo. C’erano abissi e ombre nelle polle immote dei suoi occhi color rugiada, e ricordi di sangue e morte sulle sue mani nivee e gelide come marmo.
Sollevò la gonna e lasciò che l’annunciassero. La padrona di casa era di una bellezza sfolgorante, e le sarebbe piaciuto assaggiarla, ma non credeva che i maghi ritenessero che donare sangue fosse tra gli obblighi dell’ospitalità.
Era la Contessina von Amethyst ed era lì nella speranza di incontrare il Signore Oscuro, un immortale in quella folla di pavidi umani. Doveva parlargli, ed ottenere un trattato firmato di suo pugno che regolasse i rapporti con gli Antichi Casati.
Sorrise, mostrando il lieve luccichio dei canini appuntiti, e lasciò che Narcissa la facesse accomodare nella sala da ballo.

Ethel McGlynn scrutò ancora una volta, silenziosamente, coi suoi occhi neri come l’ebano la facciata di Malfoy Manor, dinanzi cui un affollato gruppo di persone attendevano d’entrare nella casa; le mani dalle dita lunghe e sottili a trattenere dei lembi della veste dai colori chiari, così da evitare di poter goffamente inciampare.
Guardandosi attorno, Ethel avanzò di qualche passo verso l’entrata di Malfoy Manor e attese di venire annunciata, girandosi ogni tanto lanciare qualche fugace occhiata agli invitati al ballo, tutti vestiti in maniera estremamente elegante con abiti in broccato e maschere intonate ad essi.
Ethel venne dopo poco ridestata dai suoi pensieri, dalla voce di lady Narcissa che in quel momento era intenta a conversare con uno dei suoi invitati. La osservò per qualche istante ed infine, dopo aver portato dinanzi al volto dalle vaghe lentiggini la maschera, si addentrò, con passi lenti e sicuri, verso la grande sala da ballo, lussuosamente decorata, di Malfoy Manor.

Theodor Nott si smaterializzò direttamente davanti a Malfoy Manor... sapeva benissimo che nessun babbano avrebbe potuto avvicinarsi senza esser colpito da una cruciatus. Attese di essere annunciato da Lady Narcissa e, dopo aver baciato la mano alla padrona di casa, si diresse verso la moglie per ballare con lei.

Lilith Nightlord si stava maledicendo mentalmente per essere caduta nella trappola del padre. La mattina precedente Cassius le aveva fatto visita di buon’ ora per chiederle di accompagnarlo alla festa dei Malfoy. Lilith, ancora assonnata e presa alla sprovvista, non aveva potuto far altro che accettare.
Ora si trovava davanti Malfoy Manor. Era avvolta in un lungo abito in raso blu pavone, ricamato in oro e verde smeraldo, con il volto nascosto da una maschera di piume dalla caratteristica forma di occhio.
Sicura che si sarebbe annoiata, sperava semplicemente che la serata passasse il più velocemente possibile. Ma a turbarla non c'era solo lo spauracchio della noia: suo padre da molti anni non faceva vita mondana, balli e ricevimenti non erano mai stati di suo gradimento; allora cosa aveva spinto Cassius a partecipare alla festa dei Malfoy? Possibile che il padre volesse mettere le proprie conoscenze di pozionista al servizio di Lord Voldemort? C'era qualche possibilità che il padre rinunciasse alla meritata tranquillità per rimettersi agli ordini dal Lord? Sua madre di certo non sarebbe stata d'accordo... era forse per questo che Isobel aveva deciso di non venire al ballo con il marito? Lilith aveva la sensazione che molte delle sue domande avrebbero avuto una risposta da lì a poche ore, ma le risposte sarebbero state di suo gradimento?
- Lilith cara, stiamo andando ad una festa, non al patibolo. – la richiamò Cassius.
- Purtroppo lo so, padre.-
Cassius non riuscì a trattenere un sorriso mentre la pallida mano di sua figlia si appoggiava al suo braccio sinistro. Pochi passi e la festa avrebbe avuto inizio anche per loro.

Quando Enya arrivò finalmente a Malfoy Manor si maledì profondamente per non aver pensato che non ci sarebbe stato alcun rischio anche a materializzarsi allo scoperto. Giunse davanti al portone e scorse una dama corrucciata... sembrava proprio che a quel ballo non volesse andarci... e, riconoscendo Lord Cassius, pensò che quella fosse sua figlia.
In seguito si presentò a Lady Narcissa che la introdusse nel maniero e la annunciò agli ospiti.

Ed ecco. Si aprono le danze mascherate! Accorrete, figlie dell'oblio e servi del bizarre, allo spettacolo che si offre ai vostri occhi.
Accanto a costumi di innegabile buon gusto ed estrema raffinatezza ci sono pellicce animali, costumi in pelle di drago da regina fustigatrice, piume e dettagli quasi kitsch. Le feste sono un po' più sfrenate da quando il Signore Oscuro è salito al potere. La paura, l'incertezza, sono incentivi formidabili alla licenziosità e alla follia, soprattutto se si è nascosti da un domino veneziano.
Un elfo domestico all'ingresso, deferente ma con vispi occhi scuri, distribuisce maschere ai volti ancora nudi.
E l'orchestra: deliziosi violini, arpe e flauti, per intonare melodie fatate, nella grotta scintillante che è la sala da ballo. Minuscole luci bianche, tende di crespo color ghiaccio e festoni di candidi gigli, un universo di luce dove lo strambo inferno delle maschere spicca come un fiore reciso.
La musica, delicata e sottile, incalza, per accompagnare le chiacchere futili che anticipano il ballo. C'è l'etichetta da rispettare, inchini da elargire e mani da porgere, parole ossequiose e sussurri al riparo dei ventagli di pizzo...
E a breve, comincerà la musica e tutti, tutti danzeranno. In onore dei suoi ospiti Narcissa ha deciso di non limitarsi ai soliti valzer, ma di introdurre eccezionalmente anche sfrenate danze russe, in cui Dolohov eccelle, per quando la festa sarà al suo culmine. Allora i bracieri bruceranno e chi vorrà potrà esibirsi nella danza tradizionale della propria terra o della propria razza.
Narcissa ha pensato proprio a tutto, ed ora attende solo il suo algido marito.
Lucius si veste con estrema lentezza, pregustando lo spettacolo estetico che avrebbe assaporato, e temendo l'assalto di parole e untuosità che avrebbe dovuto sopportare al posto di Lord Voldemort...

Ethel giunse, incedendo con passo lento e cadenzato, presso la sala dove si sarebbero aperte a breve le danze.
Lo sguardo d’onice liquido d’ella, dapprima catturato dai vari costumi indossati dagli invitati, alcuni estremamente eleganti e sobri ed altri di gusto alquanto opinabile - il che le fece arricciare appena le labbra -, venne poi rivolto agli elementi che erano stati posti per decorare la già sontuosa sala, soffermandosi ogni tanto su qualche festone di bianchi gigli...
I gigli bianchi...ed ecco quindi ritornare ad insinuarsi silenzioso, nella mente della giovane dalla vermiglia chioma, il ricordo delle grandi feste che un tempo si erano tenute nella villa dei McGlynn, l'inglese dall'ancora forte accento francese di sua madre Garbatine, che usava intrattenere gli ospiti conversando amabilmente, le lunghe danze che si pretendevano fino a notte inoltrata...
La musica eccelsamente suonata dall'orchestra presente nella sala la riportò alla realtà. Strizzò gli occhi due o tre volte di seguito, quindi scrollò brevemente le spalle e sospirò...Avrebbe dovuto tornare a quella che sarebbe stata la sua occupazione, ovvero: elargire cenni del capo, e sorrisi di pura circostanza.. ogniqualvolta uno dei volti misteriosamente celati dalle maschere, così come il suo, le avesse rivolto un saluto.

Bellatrix aveva ricevuto l'invito al ballo della sorella con largo anticipo. Si soffermò a rileggere l'invito ancora una volta, e le venne in mente tutta d'un colpo la sua vita. Pensò al suo matrimonio fallito, al desiderio di un uomo, al desiderio di un figlio. Ogni tanto le capitava di pensare a suo marito, ma poi si convinceva che non le mancava Rodolphus, ma semplicemente un uomo. Pensò al suo primo amore, ancora al suo matrimonio, e all'unico uomo che le rapì il cuore appena lo vide, anche prima di conoscere Rodolphus...
Si ridestò immediatamente dai suoi pensieri non appena finì di rileggere quel cartoncino. Lo posò sullo scrittoio. Aveva sistemato il vestito e la maschera sul letto, pronti per essere indossati. I fluenti capelli neri li aveva già acconciati in una crocchia morbida, aveva già truccato il viso con i suoi soliti colori scuri, e si accinse ad indossare il lungo vestito nero, intarsiato di ricami rossi, come il sangue che ogni giorno versavano i prigionieri nelle carceri della Cuspide Cremisi, e prese la maschera nera dove erano incastonati piccoli rubini luminosissimi. Non che la maschera fosse servita a molto, i suoi occhi così profondi e crudeli erano riconoscibili fra mille.

Enja si guardò intorno spaesata... non conosceva nessuno in quel luogo...ad un tratto però incrociò lo sguardo di un uomo che, anche col viso coperto dalla maschera, sembrava molto affascinante così si rivolse a Lady Evangline che si trovava vicino a lei in quel momento e le chiese chi fosse quel uomo... la signorina le rispose che si trattava di Rodolphus Lastrange, un bellissimo uomo a cui nessuna donna osava avvicinarsi per paura della gelosia dell'ex moglie, Bellatrix Black, sorella della padrona di casa e membro della Cuspide Cremisi... Evangeline le disse di lasciare perdere con Rodolphus perchè molti ritenevano che Bellatrix fosse addirittura più spietata di Walden McNair nelle sue vendette.

A volte anche le situazioni più paventate potevano offrire spunti di gioia e trasformarsi in sogni multicolori: la festa organizzata da Narcissa Malfoy faceva sicuramente parte di questa categoria. Samira non seppe trattenere una risata fanciullesca quando si trovò immersa nel fantasmagorico caleidoscopio di maschere, luci e musica che assaltarono i suoi sensi tesi allo spasimo. Non poteva certo approvare l'austera freddezza di Narcissa, il suo aspetto curatissimo, l'atteggiamento controllato in modo ferreo, ma doveva ammettere che era una perfetta padrona di casa e che la festa era un successo strepitoso. La donna lasciò che suo padre la portasse davanti all'algida Narcissa, e dimenticando per il momento quanto questa avesse sempre ostentato la disapprovazione per il suo comportamento spesso troppo spontaneo, riuscì a inchinarsi in maniera sufficientemente rispettosa e sorrise felice mentre esprimeva riconoscenza per essere stata invitata. Lord Orion si sentiva quasi scoppiare d'orgoglio dinanzi all'inaspettata capitolazione di sua figlia, pensò che poteva rilassarsi e godersi finalmente quella festa strepitosa. Certo, le occhiate vagamente altezzose che venivano ancora rivolte a sua figlia gli facevano ardere il sangue, ma il ballo era un ottimo terreno per tessere trame e allacciare rapporti e alleanze, e in fin dei conti il salone era assiepato di conoscenze e splendide donne.
Scambiò un saluto vagamente furtivo con Bellatrix, e puntò deciso verso il suo vecchio amico Cassius che scortava la figlia, non aveva ancora avuto il piacere di conoscerla, ma era il momento di rimediare! Ma accingendosi a raggiungere Nightlord fu distratto dalla vista di una giovane che definire bella era veramente un eufemismo: pallida, capelli d'ebano e occhi conturbanti, forse anche alteri e minacciosi e con un corpo da cerbiatta acerba, rimaneva in disparte ad osservare ogni invitato, uno ad uno, e con un'espressione... famelica, sì, non si poteva definire in nessun altro modo. Ma Lord Orion era certo che non era la curiosità tipica di una fanciulla verso i possibili pretendenti, no, era qualcosa di infinitamente primordiale e arcano. Pericoloso. Strinse maggiormente la vita di Samira e si ripromise di non perderla di vista. Cominciò a sperare che Lord Voldemort fosse presente.
Lord Orion non si accorse minimamente che il sorriso di sua figlia era svanito, e che i suoi occhi si erano abbassati in modo inusuale: Samira aveva visto Walden McNair e il suo cuore era scivolato negli abissi della rabbia e della tristezza vedendolo al braccio della tonda e silenziosa Alitha.

Specchio, specchio delle mie brame... Lord Voldemort ricordava ancora quell'antica fiaba babbana che una solerte ma glaciale assistente gli raccontava quando, prigioniero del suo lettino dalle sbarre metalliche e di un destino di solitudine, non riusciva ad addormentarsi nel tetro orfanotrofio di Londra dove sua madre l'aveva partorito e lasciato solo al mondo. Non tutte le sere certo, e mai era riuscito a sentire la fine della favola, perchè altri bambini piangevano e reclamavano l'attenzione dell'unica volontaria disponibile. Ma quella frase continuava a lungo ad accarezzare i suoi sogni: specchi incantati... specchi che parlavano in un mondo d'incanto di cui, ormai adulto, era diventato il padrone. Specchi incantati come quello che rifletteva il suo profilo serpino e il bagliore di occhi di brace, ma gli permetteva soprattutto di godere della vista di un enorme salone dove i suoi sudditi voltegiavano tra sete e pizzi, nella luce di mille candele e avvolti dal desiderio di dimenticare, anche se solo per qualche ora, il giogo che lui stesso aveva deposto su ognuno di loro.
Ecco Lucius e Narcissa, entrambi di una bellezza regale, entrambi suoi ferventi seguaci, e più oltre la fugace apparizione dei capelli di tenebra della combattente più coraggiosa e spietata che mai condottiero possa vantare: Bellatrix, ahimé non più Lestrange, che vagava spaesata e quasi mutilata dalla presenza di Rodolphus che un tempo era stato onnipresente al suo fianco. Rodolphus che ora veleggiava tra dame e damine come un bimbo in un campo di fiori, indeciso su quale cogliere per primo. Vicino alle grandi vetrate crocchi di fanciulle intimidite si serravano l'una all'altra, quasi a proteggersi a vicenda, ma il Lord proruppe in una sibilante risata nell'osservare i loro occhi che lanciavano a destra e manca muti ma accorati appelli verso i giovanotti privi di compagna. Fanciulle nivee e assurdamente glaciali, come un'albina dalla corporatura non certo esile; la figlia di Cassius, un poco imbronciata come se quella festa fosse l'ultimo dei suoi desideri, altre giovanissime ragazze che sembravano alla loro prima apparizione in società, per non parlare di colei che in realtà sembrava una pantera tra fragili e predestinate prede: la piccola vampira... colei che non poteva certo immaginarsi che il suo segreto era in realtà ben conosciuto al Lord rettile. E come solo credere che qualcosa potesse sfuggire all'unico padrone di quel mondo dorato?

Carmilla era vagamente annoiata. Non poteva mangiare né dissetarsi col vino elfico nelle caraffe di cristallo...
Iniziarono le danze e lei resò nell'ombra, assaporando quei tremiti mortali e la musica che si insinuava nelle pieghe del tessuto.
Si avvicinò a due giovani donne...un contrasto affascinante, perché una aveva lunghi capelli candidi come la neve, e l'altra scuri capelli corvini. Cristallo e onice, altero marmo e impassibilità gitana, rivolse loro un gentile saluto nel suo vago accento rumeno. Amava le giovani donne ambiziose e determinate, e la loro compagnia era spesso più affascinante di quella maschile, troppo spesso meramente seduttiva.
- Buonasera - disse - Posso unirvi a voi?
Anche una contessina vampira ha bisogno di compagnia, a volte.

Walden accolse l'inizio della musica con uno sbuffo. Non amava ballare, se non le sfrenate danze irlandesi dei suoi antenati, ma Alitha lo guardava in speranzosa attesa e lui le cinse la vita di malagrazia e la trascinò nel mezzo della pista. Poco prima aveva incrociato lo sguardo di Lord Orion e della sua figlia degenere. Una bella donna, senza dubbio, così esotica e vivace, tanto che Walden carezzò per un attimo l'idea della sua vicinanza sotto lenzuola di lino...
Fantasia presto abbandonata, di fronte al ricordo di quello che si diceva di lei. La chiamavano ruffiana, meretrice, impudica. Di certo una donna che Walden non poteva rispettare, ma dovette riconoscere che Samira continuava ad occupare un angolo della sua mente, mentre immaginava che cosa celassero le sue vesti.
Desiderio, mero e brutale, questo era ciò che Samira ispirava a Walden, assolutamente inconsapevole dell'interesse morboso che la donna provava per lui.

Balla... sta ballando con quella... quella... risciacquatura di piatti, minestrina di lardo riscaldata... quella gallinella rotolante!! Fu una vera fortuna che il livore che animava i pensieri di Samira non fosse immediatamente identificabile, e solo un bagliore omicida le animava gli occhi incupiti mentre guardava Alitha che ondeggiava i fianchi opulenti e si aggrappava a Walden. La mano di Samira che era appoggiata all'avambraccio di suo padre si contrasse e Lord Orion sobbalzò sentendosi stritolare il muscolo: - Amor mio, che succede? Cosa c'è che ti turba al punto da infliggermi una simile tortura?- Cassius scoppiò in una fragorosa risata che attirò l'attenzione dei vicini e permise a Stephen Orion di risolvere il problema con la figliola, e si immerse in un'altra conversazione.
Samira intanto pregò suo padre di farla ballare e un po' spintonando un po' vorticando tra le braccia di Lord Orion riuscì ad avvicinarsi a McNair e la sua compagna.

Lucius era finalmente pronto. Andò a cercare Draco, ritardatario come al solito. Lui e i suoi Arcangeli avevano scelto di vestirsi in seta color avorio, con maschere e rifiniture nere. Erano giovani ed eccitati dalla festa, dalle decine di ragazze che sarebbero state presenti e dal vino che avrebbero bevuto.
Basta così poco per rendere felice un giovane, rifletté Lucius, ricordando la sua stessa dorata gioventù. Per gli adulti invece era così diverso, tanto più difficile trovare motivi di gioia.
Avrebbe dovuto essere al massimo della felicità, il Ministro della magia, eppure sentiva che mancava qualcosa nella sua vita. Mancava il sangue a pulsare rapidamente come nel passato, la capacità di trovare eccitanti cose che oggi gli apparivano così scontate. Maschere, fredde e sempre identiche, da indossare costantemente. Anelava a ritrovare quel desiderio di essere che non più gli apparteneava....
Scese le scale, e tutti gli si affollarono intorno, mentre Narcissa, dal fulgore appena offuscato dall'età, gli stringeva il braccio. Volti insignificanti e sguardi adoranti, cercò tra la folla un segno che lo distraesse...ed eccolo!
Due occhi blu come zaffiri persi nell'oceano, e lunghi capelli scuri, seta che copriva spalle candide.
Ricordava la figlia di Cassius come una ragazzina ribelle e tutta gambe... e ora era una giovane donna dalla bellezza intensa.
La fissò, con i suoi occhi di vetro azzurro, e respirò, quasi in un tentativo di ispirarne il profumo...

Lord Cassius guardava sua figlia e i sorrisi vagamente ostili che lei riservava a chiunque tentasse di salutarli o parlare con loro. - Mia cara, vogliamo ballare? -
- E’ obbligatorio? - rispose Lilith.
- No, ma quanto tempo è che non concedi un ballo a tuo vecchio padre? -
- Troppo poco, comunque troppo poco. -
Cassius scoppiò a ridere, sua figlia aveva un vero caratteraccio, doveva ammetterlo.
Lilith guardò in volto il padre, sorrideva. -Va bene, un ballo. -
Seguì il padre tra la folla, quando si sentì avvolgere la vita dal suo braccio si lasciò guidare nelle danze.
- Padre, non siamo venuti fin qui solo per ballare, spero. -
- Non solo - rispose Cassius dopo averci pensato un po'.
- Ovviamente non volete dirmi di più...-
- Sempre arguta mia cara-
Lilith avrebbe voluto continuare il discorso con suo padre, ma qualcosa aveva catturato la sua attenzione: Lucius Malfoy, il padrone di casa, stava facendo il suo ingresso nella sala assieme alla moglie Narcissa.

Il sottofondo musicale della serata, perfettamente suonato dall’orchestra presente nella sala, variò leggermente di ritmo… come un avviso per Ethel, fino ad allora distratta, che così notò che le danze erano iniziate, seppur da poco.
Ed ecco davanti ai suoi occhi quasi tutti i presenti, dai volti rigorosamente celati dalle maschere ed avvolti così in un’aura pregna di mistero, iniziare a danzare, con i loro preziosi abiti estremamente raffinati, chi più chi meno; a volteggiare sinuosi. Ethel li scrutò ad uno ad uno, o almeno provò a farlo, sospirando poi, vagamente annoiata e giocherellando appena con una ciocca di capelli rossi, sfuggita al morbido chignon in cui aveva segregato il resto della chioma vermiglia.
Fece qualche breve passo in avanti, avvicinandosi, seppur davvero di poco, ad un gruppetto di tre giovani donne che, come lei del resto, non avevano ancora preso parte alle danze. Lasciò indugiare per qualche secondo il proprio sguardo sulle loro figure, senza soffermarsi troppo, ed infine verso di esse, proferì a voce non alta - Buonasera -
Facendo poi un breve cenno col capo, e tornando dunque in silenzio.

Se solo Narcissa l'avesse avvisato che quella sera la festa sarebbe stata allietata da così tante leggiadre fanciulle certo Rodolphus Lestrange non si sarebbe attardato a bere come faceva sempre al Café Bathory. Forse era stato sciocco da parte sua ignorare che l'inusuale assenza di Samira potesse far prevedere una serata esaltante. E in effetti eccola la sensualissima figlia di Lord Orion che, dimenticando almeno per una notte i suoi impegni di maitresse, volteggiava sorridente tra le braccia del padre. E che abbagliante varietà di damigelle si succedeva davanti agli occhi vagamente velati di Rodolphus! L'uomo cominciava a sentirsi disorientato mentre cercava di individuare una possibile compagna per il ballo, non sapeva se dirigersi verso la bella figlia di Lord Cassius... no, meglio di no, visto che Lucius sembrava intenzionato a parlarle... oppure poteva cercare di sorridere in modo ammiccante a quella splendida rossa: che chiome vermiglie e conturbanti che aveva! Ma no, troppo giovane, quasi una ragazzina. Oppure... eccola... sì, davvero particolare. Lunghi capelli corvini, alta e slanciata e due occhi stupendi. Belli perchè immoti e imperscrutabili: una sfida, un'incognita. Il mago bruno cominciò a farsi strada fra la folla, quasi esilarato dall'anonimato che gli garantiva la maschera, familiare sensazione provata mille e mille altre volte sotto il metallo pesante e freddo di una maschera d'argento. Arrivò alle spalle della giovane senza che lei se ne accorgesse e riuscì a captare la conversazione che questa aveva intessuto con un'altra ragazza. Ma guarda, molto interessante: anche lei lo aveva notato, e Lestrange sentì anche il suo nome... Enja.
- Enja, Enja... ma cosa ci fa da sola una creatura affascinante come te?-
Enja si girò per vedere chi le rivolgeva la parola quasi come se la conoscesse e, quando constatò che si trattava di Rodolphus Lestrange si sentì gelare il sangue nelle vene, forse quell'uomo l'aveva sentita parlare di lui con Evangeline?
Ma dopo pochi istanti si riscosse e capì che se Lord Lestrange le aveva rivolto la parola nonostante la sua spudoratezza nel rivelare all'amica la sua attrazione nei suoi confronti allora doveva essere di certo un uomo fuori dal comune...
Così ignorando le occhiate di Evangeline che tentava di dissuaderla dal parlare con Rodolphus e la preoccupazione di dover affrontare le ire di colei che ormai era la ex signora Lastrange rispose quasi sfacciatamente - Purtroppo sono al mia prima festa in società da quando sono in Inghilterra e per questo motivo conosco pochissime persone... anzi solo Lady Evangeline che vive vicino a casa mia. Anche lei dice di conoscere ben poche persone, sarei ben lieta se un cavaliere avesse la cortesia di presentarmi. –

Carmilla rifletteva, chiusa nella sua visione privata, e rivedeva di fronte a sé il volto serio e composto di Adrien. Un vampiro dei più antichi, un uomo potente e rispettato tra i grandi Casati del sangue. Si conoscevano da molti anni e lei aveva sempre apprezzato la razionalità e la misura di Adrien, che adesso aveva raggiunto la condizione di capo del Nero Consiglio, la Camera alta delle Antiche Casate. Era un uomo posato, amante dell’arte e della letteratura, e che molte donne avevano giudicato in passato attraente. Carmilla aveva attraversato i secoli incolume alle passioni. Vampirizzata quando era molto giovane non aveva mai trovato nulla di interessante né nei mortali né negli altri vampiri. Non aveva mai amato, né era stata mai amata, se non dalle sue vittime vinte dall’estasi dei suoi morsi.
Eppure, Adrien l’aveva protetta ed amata devotamente per molto tempo, facendo in modo che le faide dei Casati e i pericoli delle guerre non la toccassero, e che non giungessero alla sua porta ambasciatori del Nero Consiglio per chiederle di valutare proposte di matrimonio da altri Casati.
Carmilla non aveva mai accettato gli obblighi dovuti ad una donna del Casato, e aveva sempre vissuto libera e spensierata, una bambina capricciosa e volubile. Ma prima di partire per l’Inghilterra Adrien le aveva parlato e chiesto di sposarlo. Di fronte alla sua incredulità, le aveva spiegato che l’amava da sempre, e che, pur sapendo che lei non lo ricambiava, giudicava il problema di poco conto.
- Siamo immortali, Carmilla – le aveva detto – Credi davvero che l’amore sia così importante? Possiamo ugualmente essere felici, senza altri obblighi che quelli della devozione. Prima o poi il Nero Consiglio ti chiederà di dare il tuo apporto per stringere alleanze con gli altri Casati, e tu non potrai rifiutarti. Non è forse meglio sposare me, che conosci e rispetti da tanto tempo? E poi, chissà, l’amore potrebbe venire col tempo
Carmilla non aveva saputo cosa rispondere, se non che aveva bisogno di tempo per riflettere, e che al ritorno dall’Inghilterra gli avrebbe dato una risposta.
- Sappi che il Principe del Casato Lupercalia ha già chiesto la tua mano. Se non vorrai me, temo che il Nero Consiglio ti cederà a lui senza ulteriori indugi – le aveva detto accompagnandola alla porta
Quell’ultimo avvertimento aveva fatto infuriare Carmilla. Non voleva sposare il Principe Lupercalia. Era arrogante, interessato solo alla guerra e chiaramente attratto da lei solo come possibile madre di figli sani. Per quanto venisse giudicato un ottimo partito, Carmilla non riusciva ad immaginare qualcuno che avrebbe sposato meno volentieri. D’altra parte, sposare Adrien solo perché era il minore dei mali non le sembrava giusto. Nonostante tutto, continuava a credere che l’amore fosse necessario, anche tra immortali. Quel viaggio in Inghilterra era stato provvidenziale, ma presto avrebbe dovuto scegliere, e il pensiero di dover perdere così la sua libertà la riempiva di rabbia.
Cosa avrebbe potuto fare? Di certo non poteva nascondersi, né fuggire. Ed essere esiliata dal Consiglio era un destino infamante...

Walden McNair non avrebbe concesso un minuto in più del necessario ad Alitha. La lasciò ben presto sola, per rifocillarsi dell'ottimo vino delle cantine dei Malfoy, senza curarsi dei sentimenti della povera ragazza. Alitha era confusa e ferita, e raggiunse il balcone, che le offriva una magnifica vista sul giardino inglese dei Malfoy. Carmilla l'aveva avvistata, e la seguì, dopo essersi congedata dalle sue ospiti e dalll'altra giovane donna che le aveva raggiunte. Alitha piangeva in silenzio, con la brezza gentile che le accarezzava la pelle, ma si voltò di scatto quando la mano vellutata della vampira le sfiorò la spalla.
- Non temete... - disse Carmilla - vedo che siete infelice...Lasciate che allevi le vostre pene. -
Il suo sguardo di pioggia catturò la mente ingenua della ragazza che si abbandonò al volere della Contessina.
Lei le scoprì il collo tondo, e aspirando l'odore di colonia a poco prezzo, conficcò le zanne nel collo di Alitha, che sperimentò un'acuta estasi.
Rapido, indolore e soddisfacente per entrambe. Un pasto sosanzioso: era una giovane robusta, più adatta allo scopo delle bellezze delicate e ceree con cui si era intrattenuta fino a quel momento. Buon sangue schietto, che saziò in fretta Carmilla, e che lasciò Alitha confusamente felice.
L'incantesimo dello sguardo cessò, e Alitha si ritrovò di nuovo sola, senza alcun ricordo di quanto si era appena consumato, e con uno strano languore addosso....
Intanto Walden si stava servendo generosamente del vino, e gli sembrò che la figlia di Lord Orion lo fissasse, e che facesse mostra di volerlo raggiungere. Le voltò le spalle, indeciso sul da farsi, e deciso a lasciare a lei l'iniziativa.

- Lord Nightlord... - disse Lucius, intercettando l'anziano uomo prima che riconducesse la figlia, quella creatura di ghiaccio fuoco, tra la folla.
- Lord Malfoy! che piacere vedervi. Permettetemi di ringraziarvi nuovamente per l'invito. Purtroppo Isobel non ha potuto venire, ma mia figlia ha accettato di unirsi al suo vecchio genitore. -
Lucius depose un casto bacio sulla mano bianca di Lilih, incuriosito dall'apparente freddezza della giovane donna. Non era una ragazzina, come molte delle invitate di quella sera, ma una donna capace di intrigarlo, come non succedeva da molto tempo...
Iniziò a sopettare che il suo interesse era troppo acceso per potersi ridurre ad una seduzione con destinazione lenzuola di seta al Bathory.
Il gelo di quella fata nera lo stuzzicava oltre ogni dire....
- Mi chiedo se vostra figlia vorrebbe concedermi l'onore di una danza..
- Ma naturalmente! –
Se Lucius fosse deluso che il permesso fosse stato accordato dal padre e non dalla diretta interessata non lo fece trasparire.
Se due anime di neve si incontrano, cosa potrà mai accadere?La guidò verso la pista da ballo, incapace di decifrare i sentimenti nascosti dalla maschera...e chiedendosi cosa pensasse la ragazza di fronte alla sua supponente arroganza.
Cassius sorrise a Lilith per poi lasciarla sola con il suo cavaliere. Avrebbe affrontato più tardi la sua ira per aver accettato l’invito di Malfoy al posto suo.
Raggiunsero il centro della sala. Lucius le si avvicinò, poi Lilith sentì la mano dell’uomo scivolarle lentamente lungo la schiena per fermarsi sulla sua vita. Si trovarono così vicini, l’uno di fronte all’altra. Lucius si mosse e lei lo seguì nella danza.
- Peccherò di banalità, ma l’ultima volta che vi ho vista eravate poco più di una bambina. Siete cambiata molto. -
- Anche voi, l’ultima volta che vi ho visto eravate giovane. -
Lucius si allontanò impercettibilmente dalla sua dama per poterle guardare il volto, o almeno quello che la maschera non celava; la bocca di Lilith era appena piegata da un sorriso ironico, gli occhi color zaffiro lo fissavano senza traccia di timore reverenziale. Le sorrise leggermente in risposta, poi le si avvicinò di nuovo e disse:
- Touchè! Ma gli anni portano con loro alcuni aspetti positivi.-
- Non ne dubito. -
Lilith si stupì non poco della reazione di Lucius Malfoy, si era apettata di vedere in quegli occhi freddi un lampo d’ irritazione o sdegno, credeva di aver colpito l’uomo nell suo essere vanesio, invece Malfoy era sembrato quasi divertito dal suo temperamento.
Continuarono a danzare in uno strano silenzio, alla fine del ballo Lilith vagò con lo sguardo per la sala, - Dov'è finito? Sarà fuggito, ottima decisione- mormorò Lilith, quasi inudibile, chiedendosi dove fosse finito suo padre.

Ethel mosse ancora qualche breve passo in avanti, trovandosi così lievemente più vicina alle tre giovani donne; già dopo qualche istante, si trovò a fare, verso una di loro che a quanto pare si stava congedando, per dirigersi in un altra zona della sala, un breve cenno del capo…
Lasciò dunque languire ancor qualche minuto il proprio sguardo sulla figura d'ella, seguendola ancora per un po’ nel suo incedere, prima di ritornare a scrutare gli invitati alla festa che, leggiadri, naturalmente chi più chi meno, volteggiavano nella splendidamente decorata sala da ballo, accompagnati dal soave sottofondo musicale suonato dall’orchestra, e dal lieve brusio delle conversazioni che i vari presenti stavano tenendo fra di loro.
Stringendosi appena nelle proprie sottili spalle, tenute scoperte dall’abito che aveva indosso, Ethel sospirò appena, scostando così da davanti alle labbra carnose una ciocca di liscio e rosso crine, sempre la solita, sfuggita alla crocchia in cui le altre erano state relegate.
Riportò quindi la propria attenzione alle due streghe rimaste accanto a lei, e, così, ebbe modo di notare, soltanto in quel momento, un mago bruno, dal volto naturalmente celato dalla maschera, intento a conversare con la giovane dai capelli neri, di cui solo adesso aveva udito il nome… Enja.
Rivolse un silenzioso quanto breve, cenno del capo all’uomo; ritornando poi alle proprie elucubrazioni, lo sguardo a vagare senza nessun motivo e con vaghissimo interesse, sulla sala da ballo di Malfoy Manor.

Severus Piton fece il suo ingresso a Malfoy Manor quando ormai la festa era iniziata, sebbene la sua abituale precisione non gli avesse risparmiato poi molti minuti di quell'intrattenimento... del quale volentieri avrebbe fatto a meno.
- Buonasera, Narcissa - Si inchinò rigidamente alla padrona di casa, come uscito da una stampa ottocentesca, e le baciò con delicatezza la mano. Gli sembrò di intravvedere un tenue rossore velare per un attimo le guande della dama, ma ancor prima di poter pensare alla strana natura del loro legame attribuì la responsabilità di quell'inusuale colorito al calore e alla luce variabile delle numerose candele.
Senza neppure un sorriso infatti Narcissa gli aveva indicato un tavolo con alcune maschere: lui ne scelse una bianca, da teatro greco, priva di lineamenti particolari: una maschera che contrastava enormemente con il suo abbigliamento... Quindi si inoltrò nell'ampio salone.
La sua attenzione fu subito catturata da uno chignon bianchissimo che spiccava in maniera impressionante sull'abito nero trapunto di perle che la proprietaria indossava. Quasi senza volerlo si fermò ad osservare la rigidità della postura della ragazza, a colloquio con un uomo molto più vecchio, che indossava un vestito più che bizzarro, e quella che innegabilmente ne era la figlia.

Evangeline MacAllister era profondamente a disagio: a parte i tentativi di farle stringere amicizia con sua figlia, la conversazione con Lord Orion le stava piuttosto stretta... E ripensava con discreta nostalgia ai nobili e altezzosi pettegolezzi che fino a qualche istante prima aveva scambiato con le altre giovani dame presenti in sala.
Ma aveva ricevuto un'educazione di alto rango, nonostante il decadimento della sua casata, e di conseguenza le leggi non scritte della nobiltà magica la costringevano a restare con quella compagnia fino a che il padre di Samira non avesse giudicato opportuno separarsi. O finchè qualcuno non li avesse interrotti, domandando l'attenzione di una delle parti.

- Lord Orion... Milady...- Severus Piton sorrise sarcastico, ben celato dalla maschera, nel chiamare "milady" la tenutaria del Bathory. - Signorina MacAllister, sono sorpreso di vederla qui -.
Gli occhi chiarissimi di Evangeline lampeggiarono di rabbia, e neppure la raffinata maschera veneziana che portava sul volto potè nasconderne la luce irata. Tuttavia, la sua voce non tradì emozione.
- Non ne vedo il motivo - controbattè, secca. Severus Piton si trovò a pensare che davvero quella ragazza non era cambiata da quando aveva lasciato Hogwarts: talmente sicura di sè da non temere nulla e nessuno... Si era impegnata anima e corpo a supplire con le proprie capacità innate ciò che per colpa dei genitori la società le aveva tolto, e il risultato era semplicemente straordinario: forse davvero darle la possibilità di istruire il piccolo Weasley era stato un ottimo investimento.
- Era una semplice constatazione. Dovrei dirle due parole in privato, ad ogni modo -. La ragazza fu sorpresa, ma abilmente dissimulò il proprio stato d'animo. Rivolse un educato inchino all'anziano Lord Orion, e se ne andò ignorando la mano tesa della figlia. Si limitò ad un'occhiata, non sentendo il bisogno di giustificare il proprio comportamento: odiava, letteralmente, il contatto fisico con chicchessia... E per quanto dovesse ammettere che Samira Orion sapeva essere un'interessante compagnia, ci voleva ben altro perchè lei, Evangeline MacAllister, The Virgin Queen, fraternizzasse con qualcuno fino a rivedere le proprie abitudini...
Severus Piton la condusse in disparte, nell'angolo più remoto e meno affollato del salone.
- Di cosa voleva parlarmi, Preside? - lo interrogò lei, con tono formale.
- Una semplice formalità. Volevo avvisarla che da domani dovrà risiedere all'interno della Scuola. Le sue stanze sono pronte -.
- Bene - sospirò lei. Poi un guizzo malizioso le attraversò lo sguardo. - Per un attimo ho creduto che volesse solo interrompere la mia conversazione con Lord Orion -. Piton si irrigidì: come si permetteva di rivolgersi a lui in quel tono?
- Anche. Se dovrà occuparsi di rendere il piccolo Weasley un perfetto seguace dell'Oscuro Signore, signorina, sarà opportuno porre ogni cura nell'evitare certe compagnie dalla dubbia moralità, d'ora innanzi -. Le labbra della ragazza si stirarono pigramente.
- Come il preside desidera -, sillabò, e si allontanò a passo deciso verso il pieno della festa.

Lucius era stupito dal tono fermo e deciso di Lilith. Non lo temeva, non lo adulava, e dopo tanto tempo trascorso tra sorrisi farisei e parole dolciastre si abbeverava a quella sincera supponenza come se fosse acqua sorgiva.
Gli rivolse addirittura qualche battuta ironica, e Lucius sentì di apprezzare sempre più lo spirito indomito della giovane. Ma in quanto padrone di casa aveva altri obblighi, e pur desiderando soffermarsi ancora a parlare con quell'altera sirena, dovette abbandonarla al braccio di un altro uomo. Lilith sbuffò, chiaramente infastidita dagli obblighi della danza, ma lasciò che il maturo nobiluomo richiamasse il privilegio e la trascinasse un'altra volta sotto il lampadario di cristallo. Lucius indugiò con lo sguardo su quella aggraziata figura, e poi si accinse a salutare Severus, appena arrivato. Di certo Lord Voldemort avrebbe voluto conferire con lui, visto che gli impegni ad Hogwarts avevano trattenuto il preside.
Lo vide discutere con Evangeline McAllister... i genitori di quella ragazza erano traditori del loro sangue, ma lei sembrava intenzionata a restaurare l'antico valore della sua famiglia. Tuttavia, gli occhi acuti di Lucius non mancarono di notare la foggia antiquata dell'abito, di certo un residuo del passato, e che tuttavia si adattava perfettamente alla bellezza inusuale di Evangeline.

Draco Malfoy irruppe con i suoi Arcangeli nel salone, con le loro maschere nere e le vesti avorio. Erano giovani, ricchi, nobili e arroganti. Giovani dei che sapevano di potere molto, e che coglievano ciò che gli era dovuto con nonchalance. Draco sapeva di dover trovare una compagna di danze prima di essere assalito da giovani ragazze da marito ansionse di compiacerlo. Ruotò lo sguardo rapidamente, distogliendo gli occhi dai volti che sembravano trepidanti di vederlo. Ed eccola, una ninfa palustre, dai capelli di fiamma, assolutamente assorta nelle sue contemplazioni. Non lo degnava di uno sguardo e Draco fu assalito dalla voglia di ottenere la sua attenzione. Attraversò il salone, ignorando Pansy Parkinson e le sue amiche vuote, e si inchinò leggermente davanti alla ragazza. Giovane, splendente di luce vermiglia, e vestita con gusto squisito. Il primo valzer di Draco sarebbe stato suo.
- Posso chiedervi l'onore di questo ballo, miss...-
Ethel venne riscossa ancora una volta dalle sue adorate e lunghissime elucubrazioni.
Eh, sì… la ragazza adorava ragionare… anzi, arrovellarsi la mente e complicarsi la vita con inutili pensieri, pare fosse proprio uno dei suoi passatempi preferiti…
Stavolta, a distrarla, fu un giovane mago, dai biondissimi capelli e gli occhi grigi, d’avorio vestito, il volto per gran parte celato da una maschera scura…
Era Draco Malfoy, difficile non riconoscerlo, e… chiedeva di poter danzare con lei.
- Ethel McGlynn.-
La giovane nord irlandese lasciò indugiare per qualche istante ancora, il proprio freddo ed indagatore sguardo sulla figura del mago, studiandolo per un po’, prima di rispondere alla sua richiesta con risposta affermativa ed un breve annuire, ed infine raggiunger la parte centrale della sala da ballo in sua compagnia…
Il contrasto dei capelli rossi e della pelle chiara con gli occhi e le ciglia scurissimi era da mozzare il fiato.
Ethel depose la sua mano in quella di Draco e lo seguì sul liscio marmo della sala da ballo, attirandosi l'odio di molte giovani donne.
Alle orecchie le giunsero perfettamente i mormorii di disapprovazione da parrte di molto dame che, a quanto pare, non avevano gradito molto il gesto del biondo ex serpeverde; Ethel scorse ben presto anche gli sguardi omicida rivolti verso la propria persona, da, prima fra tutte, Pansy Parkinson…
Si morse allora, le labbra, evitando così, fortunatamente, di ghignare un po’ perfidamente... quegli sguardi la divertivano molto.
Lasciando Pansy Parkinson e compagnia bella a sbollire la propria rabbia, Ethel riportò quindi la propria attenzione a Draco, che continuò ancora a studiare, mentre il proprio abito dai colori chiari volteggiava sinuosamente attorno alla propria sottile figura, intenta a danzare;
cosa che, osservò, non faceva più da molti anni… precisamente dall’ultimo ricevimento a casa McGlynn, tenutosi “solamente” sette anni prima.

Evangeline osservò con lieve distacco l'arrivo teatrale degli Arcangeli alla festa. Non apprezzava particolarmente il loro stile, che reputava a volte eccessivo, ma doveva ammettere che il fascino che esercitavano su chi li osservava era grande. Il primo ballo del rampollo Malfoy era toccato a Ethel, ed Evangeline sorrise divertita al mormorio di disapprovazione di larga parte delle giovani dame nella sala. Aveva imparato con gli anni a non aspettarsi mai nulla che fosse al di sopra delle proprie possibilità...Peccato che a quelle ragazze non fosse mai stato insegnato!
Si allontanò dal resto della compagnia, ritirandosi accanto ad una delle grandi finestre: non amava particolarmente il ballo, non rientrava fra le occupazioni che preferiva ma meno ancora le piaceva stare a guardare... Ragion per cui si accontentò di scrutare il parco di Malfoy Manor immerso nell'oscurità.
L'oscurità... le aveva sempre dato uno strano senso di sicurezza, inspiegabile quanto al tempo stesso forte... Il buio era la sua casa, la sua vita, il suo modo di esistere; e osservare la natura, di solito lussureggiante nell'accecante bagliore del sole, affollarsi di ombre delicate alla pallida carezza della luna era una delle gioie più grandi cui il suo cuore aspirasse per sentirsi bene.
Ma improvvisamente si irrigidì: qualcosa si muoveva nella notte, qualcosa di chiaramente non animale... Gli occhi di Evangeline si fecero più sottili, cercando di distinguere nell'oscurità qualcosa di più che una semplice ombra dai contorni confusi. Si concentrò sulla figura che si muoveva nel parco, pronta ad intervenire nel caso si fosse trattato di un nemico.
Un giovane uomo dall'aspetto decisamente poco inglese si dirigeva con decisione verso l'edificio, a passo svelto, come se fosse in ritardo. Dato quel comportamento, si disse Evangeline, probabilmente doveva essere un altro ospite... Lanciò un'ultima occhiata al suo abbigliamento, decisamente esotico per gli standard della nobiltà magica inglese, e tornò a rivolgere la propria attenzione al ballo, aspettando l'ingresso del misterioso ultimo arrivato.

Il cielo era un tappeto di diamanti, e la luna una magnifica compagna. Una leggera brezza accarezzò il volto di Ezequiel. Seduto in ombra su di un bordo della sua grande finestra, rifletteva sui molti problemi da lui affrontati negli ultimi anni, ed un sorriso apparve sulle sue labbra. La sua stanza era enorme, ma quasi spoglia. Nessuno vi aveva mai messo piede tranne lui. Arredata con un gusto semplice, era perfetta per gli allenamenti privati del suo occupante.
Dei passi echeggiarono nel corridoio e un leggero bussare si udì alla sua porta. Poi dopo qualche istante una lettera venne spinta sotto la porta. L’espressione che si dipinse sul volto di Ezequiel era davvero incerta. Era la seconda volta che accadeva da quando occupava quella stanza, e la prima volta non erano state buone notizie. Con una sorta di timore raccolse la busta e ne scorse il contenuto. Gli occhi si dilatarono e la fronte si rilassò…Il Re voleva vederlo per una questione inerente il ritorno dell’Oscuro Signore Lord Voldemort.
Con calma innaturale si vestì di tutto punto, con abiti di ottima fattura. Pantaloni neri un tantino più lunghi e larghi del normale, appositamente creati per essere elegantissimi e consentire massima libertà nei movimenti, scarpe nere che accolsero con piacere il pantalone ricadervi sopra con pieghe piccole e delicate. Una maglietta nera lo ricopriva per intero e infine una giubba con decorazioni militari, la cui parte destra ne era quasi completamente adorna. Questa giacca era color verde acido e color noce, un accostamento insolito per quel luogo. Da un tavolino prelevò la sua spada da cerimonia e la bacchetta magica. Indossò il mantello e si diresse all’incontro con il Re. Parlarono a lungo dentro le stanze privati di sua altezza. Raramente a qualcuno veniva concesso tale privilegio….Quando Ezequiel prese congedo, era quasi l’alba. Molti camerieri lo guardavano con invidia e rispetto, A soli 25 anni era il Wood&Blade Master più giovane degli ultimi tempi, favorito di sua altezza e membro del consiglio di guerra reale. Era stato l’unico suddito di Ferkil ad essere riuscito ad entrare nelle grazie del defunto Principe Azan. Ezequiel ne era la guardia del corpo e, purtroppo, lo vide spirare tra le sue braccia. Ricevette grandi onori dopo i funerali del Principe…comunque aveva salvato sua altezza e la regina Mertrid.
Con alcuni di questi pensieri per la testa, si diresse nella sua stanza. Ne uscì dopo una mezz’ora con una sacca. In mano teneva ancora in mano la lettera del sovrano. Con passo deciso si avviò verso l’uscita del castello, lasciando alle sue spalle la lettera che prendeva fuoco. Lentamente il fuoco stava facendo scomparire delle parole scritte con una grafia molto accurata: Destinazione Londra, Malfoy Manor
Quando le ceneri della lettera si dispersero al vento, Ezequiel si era già smaterializzato…
Madama Rosmerta, la proprietaria del Pub I Tre Manici di Scopa, stava portando fuori la spazzatura della serata. Dopo aver depositato i rifiuti accanto ai bidoni, si fermò, come faceva ormai da tempo, ad osservare l’imponente castello di Hogwarts. Con amarezza ripensò a quanto accadde a Silente quella notte…notte in cui cadde il più buono e forte dei maghi, e notte in cui l’Oscurità aveva preso definitivamente il sopravvento. Rimase, con sguardo perso, a contemplare il castello con il volto rigato da sincere lacrime di dispiacere. Dopo un lungo momento, un rumore la riscosse da quel turbinio di ricordi. Nell’ombra di un vicolo era appena comparsa una persona. Lentamente uscì dall’oscurità un giovane vestito di tutto punto, con una giacca verde acido e color noce. Il mantello leggermente aperto sul fianco, mostrava una spada la cui impugnatura puntava verso il basso. Quando l’individuo si fu avvicinato, il suo volto venne rischiarato dallo spiraglio di luce che proveniva dalla locanda: I tratti morbidi e semi orientali del viso erano in terribile contrasto con la freddezza dello sguardo. Impossibile fu per la donna, sostenere il suo sguardo per più di una manciata di secondi. Era inquieta e non sapeva cosa fare. Poi tutto mutò.
-Buona sera !- esordì l’individuo
La sua voce era stranamente calma e profonda, quasi tranquillizzante.
-Mi devo rivolgere a lei per avere una stanza in questo posto?- continuò lui.
La donna fece un gesto di assenso con il capo, poi, facendo un passo indietro, cedette il passo all’ospite notturno.
Dopo aver sbrigato tutte le formalità, il giovane ospite si incamminò verso l’uscita, ma come folgorato si immobilizzò.
-Perdonate Madama Rosmerta, sapreste dirmi dove si trova il Malfoy Manor?- disse girandosi e fissando intensamente la donna come se si aspettasse di essere riconosciuto.
Il cuore di lei fece un balzo. Come conosceva il suo nome? Fissandolo vide che sul suo volto c’era un sorriso inesplicabile.
Due minuti dopo, Ezequiel si stava incamminando verso la residenza dei Malfoy. Camminava osservando attentamente ogni dettaglio che gli si presentava davanti, e come da sua abitudine ne memorizzava i più importanti. Giunto finalmente a destinazione si soffermò davanti al cancello. Si mise a riordinare velocemente le idee. Il suo compito era quello di parlare con L’Oscuro Signore o con qualcuno a lui vicino, verificare come fosse la situazione, e se fosse stata una situazione stabile, offrire i propri servigi al Signore Oscuro.
Varcò il cancello e con passo deciso attraversò il grande prato in ombra del maniero, la musica si poteva udire da alcune finestre aperte. Il ballo era già cominciato quando lui giunse alla porta d’ingresso.

Fu un sorriso sardonico e anche leggermente canzonatorio quello che velò le labbra sensuali di Rodolphus: - Mia cara fanciulla... ma crede veramente che io mi sia avvicinato a lei per farle da chaperon? Si guardi intorno: mille maschere che celano altrettanti volti, animi imperscrutabili che stasera recitano un ruolo denso di mistero... come pò pensare che sia il momento adatto per tessere nuove conoscenze? Stasera la cara Narcissa ci ha donato un mondo di follia e fiaba... lasciamo perdere i convenevoli e venga a ballare con me! Sempre se le sembro una piacevole compagnia! E poi glielo assicuro... sono un ballerino provetto!- Così dicendo il mago sfiorò i lunghi capelli della ragazza e li adagiò oltre la spalla, poi la prese con decisione per la vita e, senza altri indugi la portò sulla pista da ballo dove volteggiavano già molte coppie.

Samira osservava Walden che beveva un bicchiere dopo l'altro, aveva visto la sua compagna allontanarsi rattristata e questo le mise le ali al cuore... forse non tutto era perduto! Ma come non deprimersi vedendo l'ostentata indifferenza di McNair che non la degnava di un'occhiata? Samira sentiva il sangue bruciarle nelle vene, e una sorta di malcelato dispetto misto a eccitata trepidazione cominciava a farla sentire agitata... era abituata da sempre all'ammirazione maschile, che sul suo corpo deponeva spesso omaggi di occhiate lascive, erano come fuoco che dava calore ed energia. Non era mai passata inosservata, persino gli sguardi gonfi di disapprovazione e di supponenza delle altre donne erano meglio di questa glaciale scontrosità... e in un uomo che avrebbe potuto catturarle facilmente i sensi e il cuore! Samira valutò per qualche istante la posibilità di tornare verso Evangeline e costringerla a continuare il discorso, era una ragazza intelligente e gradevole anche se molto diversa da lei, però la presenza di Severus rendeva impossibile un nuovo approccio... lui, il suo pungente sarcasmo e certe voci che al café Bathory si sussurravano su di lui, no, meglio lasciar stare.
La donna strinse le mani quasi a farsi coraggio, aprì con uno scatto nervoso il ventaglio, e gettando alle ortiche dignità e la sua ben nota codardia si diresse a passo di marcia verso Walden. Sembrava più un soldato che una tenera damina, e quando si arrestò alle spalle dell'uomo l'agitazione le fece alzare il volume della voce ben oltre il consentito: - Bella serata vero?- E rimase in attesa della risposta dell'uomo mentre malediceva convenzioni e balli in maschera che rendono tutto più difficile... ma santa pace, quante smancerie, sempre meglio un letto con lenzuola profumate e un sincero trasporto...

Lord Orion era troppo occupato a conversare con Bellatrix nell'estremo tentativo di distogliere la sua attenzione dall'ex marito per accorgersi delle intenzioni della figlia, e quando si voltò nella direzione di Samira fu distratto dalla giovane pallida e corvina che prima aveva destato la sua preoccupazione, sulle labbra di fragola non aleggiava più un'espessione famelica, anzi... sembrava soddisfatta, assolutamente rilassata... si accorse che era rientrata dal balcone dove un'altra fanciulla si guardava intorno con aria spaesata e si massaggiava il collo, quasi languidamente. Tutto gli sembrò molto strano, e cercò subito di avvicinarsi alla fanciulla, ma quando la sua mano si era quasi posta sulle fragili spalle di lei, un dolore bruciante gli immobilizzò il braccio e Lord Orion la perse presto tra la folla danzante e mascherata: il marchio nero reclama la sua attenzione, Lord Voldemort voleva vederlo. Cercò Lucius che si stava intrattenendo con la figlia di Cassius, e senza quasi salutare la ragazza arpionò il braccio del mago biondo e lo trascinò in disparte: - Lord Voldemort mi ha chiamato al suo cospetto, è forse qui a Malfoy Manor? Devo riferirgli anche lo strano comportamento di una tua ospite... andiamo insieme?-

Una voce da tono quasi stridulo colse Walden alle spalle, e il boia si voltò, scoprendo che a urlargli nell'orecchio era stata Samantha..o come diavolo si chiamava quella donna. Non amava concedere la sua attenzione a nessuno, eppure avrebbe conversato con lei, se non altro per buona educazione, se il braccio non avesse pulsato, avvisandolo che era prevista una riunione di Mangiamorte.
Così, senza rispondere a Samira, e senza preoccuparsi di scusarsi, la abbandonò bruscamente al tavolo e raggiunse Theodore Nott, che si stava guardando intorno con aria circospetta alla ricerca di Lucius. Lui e Theodore non avevano nulla in comune: quanto quell'uomo era composto, freddo e razionale, quanto lui era istintivo, brutale e poco raffinato. Tuttavia, erano entrambi Mangiamorte e questo li univa al di là di qualsiasi differenza caratteriale.

Carmilla si era appena nutrita e il falso colore che ora le ornava le labbra solitamente esangui ne era il segno. Un ritardatario stava entrando nella sala da ballo, vestito in modo per lo meno discutibile per gli standard dei Purosangue inglesi. Portava una spada al fianco, che chiaramente non era un accessorio del costume, e la vampira si chiese se fosse consapevole che portare un'arma ad una festa, in modo così scoperto, poteva essere giudicata una mancanza di cortesia. Aveva degli occhi molto interessanti, dalle pupille nere affogate in un mare viola, e dalla forma orientale. Di certo non era un mago comune, ma la Contessina rumena trattenne un sorriso nel vedere che la penuria di maschere rimaste aveva costretto il giovane ad indossarne una viola, che faceva a pugni con i colori del suo abbigliamento, ma faceva spiccare ancor di più il colore degli occhi. Un ambasciatore come lei, forse...ma avrebbe dovuto di certo concedere un ballo a qualcuna delle giovani dame ancora in attesa, per ingraziarsi la padrona di casa.

- Direi che il vostro gesto non è stato ben preso da alcune dame presenti in sala…-
Sussurrò Ethel, rivolta a Draco, dischiudendo le labbra rosse come bacche in un sorriso e indicando quindi, con un flebile cenno del capo, in direzione della compagnia di dame, tra cui spiccava una furente Pansy Parkinson, che scrutava con gli occhi ridotti a fessure, e le labbra strette, la sala da ballo.
Ancora qualche istante di silenzio, poi, Ethel, convincendosi che quello fosse il momento più adatto, continuò a parlare, sussurrando…
- Dovrei chiedervi una cosa… vorrei provare a divenir parte degli Arcangeli… è possibile? -
Domandò infine, tornando poi silenziosa, lo sguardo dei propri occhi neri fisso sul proprio interlocutore, aspettando da lui una risposta.
Draco trovava sempre più affascinante Ethel. Aveva un'ombra di malinconia negli occhi neri, e una figura quasi ascetica nelle spalle strette e la titubanza della mani. Doveva avere un passato molto triste, e la sua espressione era di chi non apparteneva al gretto e materiale mondo comune, ma veleggiava a qualche palmo da terra. Fu così che la sua richiesta di entrare negli Arcangeli lo colse di sorpresa. Non sembrava una donna che amasse l'azione, ma di certo apprezzava la conoscenza ed era così giovane, seppur maturata precocemente.
- Domani potete raggiungerci qui, a Malfoy Manor. Vi sottoporremo a un piccolo esame e se sarete giudicata adatta sarete dei nostri...Ne sarei felice - aggiunse Draco, sbilanciandosi. In quel momento avevano poca importanza lo sconforto e le ondate di odio delle decine di ragazze deluse dalla sua scelta.
Stringere a sé quel corpo esile dava un senso a quella serata, che quasi sicuramente sarebbe sfociata per gli Arcangeli in una bella caccia al babbano...
Ethel inclinò lievemente il capo verso destra, lasciando scivolare sulla guancia in cui vi erano presenti varie efelidi, una ciocca di liscio e rosso crine – sempre la solita, ribelle ciocca – , sbuffò appena e dunque inclinò il capo a sinistra facendo andare via la ciocca di capelli; rendendosi poi effettivamente conto di essere stata un siparietto comico… scacciò convinta quell’idea dalla propria mente, registrandola come non-degna-di-nota.
Alla risposta di Draco, si lasciò sfuggire un gran sorriso, e aggiunse: - Perfetto, ne sono lieta.-
Dopo qualche minuto di meravigliosi pensieri sulle cacce ai babbani, la mente di Ethel, leggermente in ritardo poiché intenta a fantasticare sui metodi migliori di caccia, registrò le ultime parole proferite da Draco… Abbassò lo sguardo, naturalmente solo per non dover sporgere a lungo il collo, c’era differenza d’altezza fra i due! E sorrise appena, tornando dunque a tacere…

Evangeline rivolse uno sguardo curioso all'uomo appena entrato nella grande sala, ben felice di poter distrarre la propria attenzione dai mormorii sempre più imbarazzanti di certe dame intorno a lei sul comportamento di Draco Malfoy.
Il nuovo arrivato portava al fianco una spada chiaramente tutt'altro che di scena, e un brivido percorse la schiena della ragazza: aveva scorto giusto allora, quando l'aveva intravisto muoversi nella notte... Quello non era uno di loro, non c'era dubbio. Nessun mago si sarebbe mai presentato a Malfoy Manor armato di altro che della propria bacchetta!
E nonostante le occhiate scoraggianti delle ragazze accanto a lei, che dovevano avere intuito le sue intenzioni, Evangeline si diresse verso di lui decisa a sapere di più sul suo conto. Era chiaro quanto il ragazzo percepisse di essere fuori posto... Ed Evangeline, che del sentirsi fuori posto poteva con ogni diritto dirsi regina, era fermamente intenzionata a sapere il più possibile di quell'uomo nel minor tempo.

Fu l'ombra spessa e malsana gettata da mille candele spente in un soffio ad accogliere gli uomini mascherati che entrarono nel salotto barocco di Lucius, unica concessione a quel bizzarro stile che si potesse trovare all'interno di Malfoy Manor, ora particolarmente grottesco a causa dell'alta figura ammantata di nero che salutò con una risata sarcastica il loro ingresso:
- Ma quante belle mascherine! Trovo assurdo che uomini fatti si perdano in simili amenità. E solo una maschera vi ha donato potere e gloria, solo una maschera ha permesso che i vostri privilegi fossero rispettati... mutatevi immediatamente d'abito, ho deciso di partecipare alla festa, ma a modo mio...-
Mentre un vortice di mantelli si fondeva con baluginii d'argento il Lord si avvicinò a Lucius e Stephen Orion e solo questi compresero il suo sussurro:
-Tra i partecipanti vi è una ragazza, facilmente riconoscibile per la sua rara bellezza, sembra estremamente fragile ed è una ninfa in miniatura, Stephen tu stavi per toccarla... che non accada mai più, lasciala libera di comportarsi come vuole, e se ti accorgi di qualche stranezza... chiudi gli occhi e voltati dall'altra parte! Ah... ancora una cosa: ho un messaggio che devi portare alla tua figliola, credo che stai perdendo conto dei suoi movimenti, ti consiglio più attenzione, e riferiscile che Lord Voldemort non approva le concessioni che fa a chi merita solo il morso della polvere, non certo sete e carezze...-
Con uno svolazzo della mano il Lord congedò Stephen Orion che aspettò i compagni all'esterno del salotto, e si rivolse a Lucius:
- Ascolta mio fedele amico... innanzitutto osserva attentamente la fanciulla di cui parlavo, avvisa Narcissa e Draco di restarne a prudente distanza, ma di mostrarle comunque disponibilità e rispetto, inoltre cerca tra i tuoi ospiti i diplomatici che desiderano ricevere udienza e avvisali che potrò concedere loro la mia attenzione solo al termine del ballo... e in separata sede...-
L'Oscuro Signore si avvicinò al suo fedele boia e quasi sfiorandolo con pigrizia canzonatoria sul volto aspro gli disse:
- Ho interrotto qualcosa quando il mio marchio ti ha arso il braccio, vero? Audace e particolare signora la figlia di Lord Orion, non trovi? Troppo audace... e troppo particolare, credo che abbia bisogno di una mano forte che la guidi, e la mano di Orion è fin troppo delicata e indulgente, comprendi mio fornitore di delizie?-

Arriva...
Lo sentite questo suono sordo e insistente? Il marmo del pavimento ne vibra, persino le fiamme delle miriadi di candele incantate vibrano all'unisono... sono tamburi... sono passi cadenzati... o è solo il fruscio di vesti nere e il rombo spaventato del cuore di ognuno quando riconosce il teschio che lentamente si compone nell'aria immobile dell'enorme sala, mentre i partecipanti interrompono le danze e osservano, guardinghi e spaventati, quel simbolo di morte che rappresenta il maglio d'acciaio sotto il quale ogni capo deve inchinarsi e ogni animo prostrarsi. Sta entrando l'Oscuro Signore, sta arrivando il Padrone spietato e corrotto...
Ecco: neri manti danzano la loro macabra armonia, stivali di cuoio marcano il passo con vigore e bacchette letali frustano l'aria mentre scattano verso il cielo cupo che libero rimane al di là delle immense vetrate. Il corteo dei Mangiamorte entra a falange, condottieri invincibili che serrano i ranghi e procedono spalla a spalla, le maschere argentate foriere di strazio e agonia irridono gli insulsi orpelli di un ballo di società. Ecco... i ranghi si allargano, si forma un cerchio e il teschio verdastro e vaporoso è ben delineato negli occhi di ciascuno.
E' silenzio angosciato, è attesa riverente... è Lord Voldemort che appare al centro della cerchia dei suoi Mangiamorte.
Vestito di vento e tenebre sembra fluttuare come l'acqua degli abissi, scalzo come d'abitudine incede altero, sembra sfiorare il marmo, e l'aspetto ascetico del suo corpo complotta con l'espressione glaciale e terribile nel farne un'icona di Morte, uno spettro degli inferi: il demonio terreno.
Silenzio... appena interrotto da ansiti e sospiri, e tra la folla avanza Lady Narcissa Malfoy per fare gli onori di casa e accogliere l'ospite più illustre della serata. Gli altri aspettano il loro turno per porgere ossequiosi saluti.

Evangeline McAllister distolse lo sguardo dallo sconosciuto: un rumore cadenzato stava riempiendo il castello, crescendo man mano che sembrava avvicinarsi... Per un attimo un lampo di smarrimento attraversò il suo sguardo sempre sicuro.
Poi, improvvisamente, il Marchio Nero iniziò a comporsi nell'aria ora immobile della sala: ed Evangeline capì. Comprese che il momento che attendeva da anni, l'incontro che aveva sognato sin da bambina - quando le imprese del più grande mago oscuro che la storia avesse conosciuto erano ancora narrate sottovoce, di nascosto - era finalmente arrivato: il desiderio di tutta la sua vita di giovane e aristocratica strega, incontrare Lord Voldemort, era in procinto di avverarsi.
Forse per la prima volta, sentì scorrere sulla propria pelle un brivido di vero timore reverenziale.

Ethel percepì qualcosa mutare nella sala di Malfoy Manor, un suono sordo, insistente… smise istantaneamente di danzare, fermandosi di colpo, senza nemmeno accorgersi dell’aver lasciato stretta la propria mano in quella del giovane Malfoy.
Inizialmente, lo sguardo d’onice liquido d’ella, venne rivolto al marchio nero, che andò lentamente ben delineandosi nell’aria immobile della sala da ballo, su cui era calata, tutta d’un colpo, una cappa di angosciato silenzio.
Una sorta di timore… timore reverenziale, entrò a far parte dello sguardo d’ella che, dopo qualche minuto, cadde lento sui ranghi ben stretti di mangiamorte…
E con estrema ed estenuante lentezza i ranghi si allargano…ed ecco apparire agli occhi di tutti i presenti, l’ospite più atteso, il più illustre di tutta la serata a Malfoy Manor : Il Signore Oscuro, Lord Voldemort.

Lilith, dopo aver ballato con due diversi cavalieri, aver ricevuto da entrambi sciocchi complimenti e aver infine finto d’ essere troppo stanca per ballare con un terzo, era riuscita a ritrovare suo padre.
Si era appena avvicinata a Cassius quando qualcosa aveva attirato l'attenzione dell'intera sala. Eccoli i Mangiamorte! Una marea nera inarrestabile, affascinante e letale come il più velenoso dei serpenti, e, preceduto dai suoi servi più fedeli, lui, l'Oscuro Signore.
Per lui le arti oscure non avevano segreti, non c'era incantesimo o pozione di cui non fosse più che padrone, e Lilith non potè non pensare a quanto il suo sapere fosse ridicolo in confronto a quello di Lord Voldemort. Anche se avesse studiato per il resto della vita probabilmente non avrebbe appreso nemmeno la metà di quello che Lord Voldemort conosceva... per la conoscenza avrebbe anche servito l'Oscuro Signore, sì, avrebbe potuto farlo in nome del sapere.
Con una mano sciolse i lacci in raso che fermavano la sua maschera e la tolse in segno di rispetto.

La musica si udiva in maniera più intensa, e una vivida luce fioriva dalla porta. Ezequiel ne varcò l’ingresso e s’immerse in quel mondo a lui ignoto. Il salone che si aprì ai suoi occhi era qualcosa di molto raffinato. Il marmo del pavimento era lucidato a specchio, segno questo di un padrone esigente, e che dire poi delle decorazione e l’arredamento. La padrona di casa doveva proprio avere un buon gusto, si ritrovò a pensare. Guardando la moltitudine di persone, che ballavano e parlavano tra loro, gli tornarono in mente le rare cerimonie indette dal suo Re. La sala era più grande ovviamente, ma questa era migliore. Non sempre la grandezza delle cose è proporzionata al loro valore, e questa sala ne era la prova….Sempre rivangando quei tempi, non potè fare a meno di riprovare le medesime sensazioni, disagio e noia. Ora però la cosa era molto diversa, lui era un ospite e non una delle guardie reali. Anche se capo della sua squadra, non aveva mai avuto il privilegio di potersi divertire, dopotutto non lo aveva mai avuto. Un sorriso amaro comparve sul suo volto, ma subito svanì. Una donna lo stava fissando come se si fosse sempre aspettata di trovarlo lì.
Lei indossava un elegantissimo abito da sera nero con la scollatura deliziosamente ricamata con delle perle. Il vestito le donava moltissimo, mettendone in risalto la corporatura alta e snella. Solo le spalle erano leggermente troppo grandi. Bé…bè è noto che a l’uomo piacciano i pregi ma che si invaghisca dei difetti, questo fu il suo primo pensiero. I due si guardarono per un istante, poi lei prese ad avvicinarsi con passo deciso. I suoi capelli bianchi, raccolti in un morbido chignon, ondeggiavano delicatamente, facendo da cornice ad un viso ricamato da due occhi chiarissimi. Ezequiel fece per andare incontro all’unica persona che sembrava averlo notato, sperando che fosse la padrona di casa, e che fosse anche stata tanto gentile da permettergli di rimanere, quando lei si arrestò di colpo. Lo stesso fecero tutti gli altri. In un attimo l’atmosfera della sala era mutata. La gioia e la spensieratezza di quel ballo, si era trasformata in un misto di tensione e timore. Lentamente sopra le teste di tutti si andò formando una figura. Un teschio gigantesco con un serpente che ne fuoriusciva dalla bocca…Il simbolo dell’Oscuro Signore: il Marchio Nero. Questa era l’unica cosa che lui sapesse di Lord Voldemort. Alla vista di quel marchio molti dei presenti sussultarono, cercando poi di dissimulare con un leggero colpo di tosse.
Un rumore di passi venne quasi subito dopo. Un schiera di persone si spingeva avanti tra la folla che gli si apriva davanti. Erano figure tutte uguali, vestite di nero e con una maschera argentata a forma di teschio sul volto. Al centro di quelle figure ve ne era un’altra. Abbigliata quasi nella stessa maniera…il nero era il colore dominate, ma egli aveva il volto scoperto. Un cranio privo di capelli e del colore più vicino al bianco possibile si ergeva su di un corpo, che attraverso il mantello, Ezequiel giudicò dovesse essere snello. Occhi rossi e un naso quasi serpentesco davano all’individuo un aspetto davvero insolito. Guardando nel complesso la persona tentò di valutarne le capacità, cosa che per altro gli riusciva alla perfezione e che in molte battaglie si era rivelata la carta vincente. Con suo rammarico questa volta non gli fu possibile e la cosa lo fece fremere, per la prima volta….Chi era costui? Chi era l’uomo che gli si presentava ammantato come un fantasma, ma che aveva l’aspetto di un sovrano potente, terribile è vero, ma potente?

Evangeline, con la nonchalance di chi ha imparato a stare al proprio posto, lasciò che l'antica nobiltà magica si facesse appresso all'Oscuro Signore. Il suo stato di nobiltà decaduta le imponeva di restare in disparte, e volente o nolente era ciò che avrebbe fatto.
Ma il suo cuore fremeva: se solo suo padre non li avesse traditi tutti, se solo... Scacciò via quel pensiero con un rabbioso movimento della testa. Quella era la sua grande occasione, e non l'avrebbe certo sprecata per colpa di suo padre... Non un'altra volta, almeno.
Un'altra persona, notò la ragazza, si teneva in disparte; ed era il misterioso sconosciuto che aveva visto poco prima dell'ingresso della vera corte dell'Oscuro. Nella composta confusione di nobili signori e aristocratiche fanciulle che si avvicinavano al Signore Oscuro, Evangeline scivolò silenziosamente accanto al giovane straniero, sul cui volto era dipinto un discreto stupore: evidentemente doveva essere la prima volta che vedeva l'Oscuro... Particolare che rafforzava la teoria di Evangeline che quello non fosse uno di loro.
E tuttavia, stupendosi di un gesto tanto inusuale per lei, gli sussurrò alle spalle: - Un tempo i comuni mortali provavano terrore al solo pronunciarne il nome, ed erano gli anni della sua debolezza. Hai di fronte a te Lord Voldemort, straniero... Deponi la spada e inchinati a lui, se non vuoi conoscere la sua ira. –

Enja aveva accettato di buon grado l'invito di Lord Lestrange ma... dopo pochi istanti dall'inizio della danza il suo cavalliere le aveva detto che era stato chiamato a rapporto dal suo signore e che doveva andare... Dopo pochi minuti Enja sentì il gelo e la tensione scendere sulla sala e vide una nebbia verde che pian piano si condensava sino a formare il Marchio Nero. Subito dopo vide entrare un'infinità di mangiamorte ed al centro di essi vide il signore oscuro in un primo momento l'aspetto poco umano di Voldemort le fece credere ad alcune sconfitte in battaglia ma dopo pochissimi istanti si rammetò che la deformazione del signore oscuro era dovuta alla creazione di alcuni Horcrux che avevano permesso al Lord di rimanere in vita anche quando sarebbe dovuto morire e che lo consacravano signore assoluto della magia nera
Quando vide che molti nobili inglesi si avvicinavano a lui decise di presentarsi e di far conoscere la fedeltà che la famiglia Sautin dimostrava al suo signore nonostante le pochissime conoscienze che Enja e sua madre avevano tra i maghi britannici

Ezequiel, immobile, guardava con un certo interesse la moltitudine di nobili che si profondevano in inchini ed ossequi nei confronti di quella figura austera ceh li guardava con occhi glaciali. La donna che prima aveva osservato, si era fatta molto più vicino ed in un sussurro gli disse:
- Un tempo i comuni mortali provavano terrore al solo pronunciarne il nome, ed erano gli anni della sua debolezza. Hai di fronte a te Lord Voldemort, straniero... Deponi la spada e inchinati a lui, se non vuoi conoscere la sua ira -.
Quel sussurro confermò i suoi sospetti e gli mise una strana sensazione addosso. Ora che sapeva realmente chi fosse quell'essere, capì il perchè tutte quelle persone gli portavano i loro rispetti. Notò inoltre che non tutte lo facevano con la stessa purezza. Come molti potenti, anche Lord Voldemort, poteva avere delle antipatie....Il bello è che in questo caso sarebbero riamste tali, poichè nessuno di loro avrebbe mai osato levarsi contro di lui.
Sempre fissando la scena rispose alla fanculla:
- Sapete, una volta conobbi un'uomo che disse: la paura del nome non fà che aumentare la paura della cosa stessa… -
La donna al suo fianco ebbe un moto di sorpresa, come se tutto si aspettasse fuorchè una simile risposta. Volgendo poi lo sguardo sulla damigella che gli stava accanto le disse con un sorriso:
- Madamigella vi ringrazio per il consiglio. Inchinarsi è segno di riverenza e rispetto, ma deporre le armi e segno d'imprudenza...-
Detto questo tacque e attese in silenzio che la sfilata dei nobili terminasse, per poi poter porre i propri omaggi all'uomo che dominava con solennità eccelsa quella scena.
Un'ondata di pura sorpresa investì Evangeline alla risposta del misterioso straniero.
La paura del nome non fà che aumentare la paura della cosa stessa... aveva sentito spesso quella frase, durante gli anni della lontananza di Lord Voldemort... Ricordava che anche il vecchio preside di Hogwarts, Albus Silente, era solito ripeterla; ma loro non avevano capito... non pronunciare il nome dell'Oscuro Signore era segno di riverenza, non di paura...specie quando il rispetto era l'unica cosa che restasse in una famiglia una volta nobile. Evangeline ricordava perfettamente i racconti di sua nonna, sui tempi della grandezza di Lord Voldemort: e quando pronunciava quel "Tu-sai-Chi", la voce di Augusta Jane McAllister fremeva di ammirazione.
un'ammirazione che ora Evangeline era in procinto di esprimere al mago che reggeva tra le mani il futuro dell'intero mondo magico.

Ethel si voltò, e scrutò nuovamente Draco; quindi, dopo qualche brevissimo istante d’esitazione, dischiuse le labbra rosse così come la propria chioma, e proferì a bassa voce, senza nessuna sfumatura nel tono, quasi sussurrando: - È bene andare…-
E così, velocemente il contatto fra le mani dei due, venne interrotto da entrambi che, presero dunque parte al via vai di invitati, tutti, naturalmente, diretti al cospetto del potente Signore Oscuro, così da potergli affermare di presenza la propria ammirazione nei suoi confronti, o anche solo per potergli porgere di presenza i propri saluti. Camminò lentamente, un passo dopo l’altro, lo sguardo d’onice liquido ben fisso a scrutare dinnanzi a sé, impassibile o, semmai di timoroso rispetto, l’espressione sul volto dalle vaghe efelidi d’ella.

Carmilla era preda dell'estenuata e leggiadra malinconia tipica della sua stirpe, e per un momento il suo sguardo si era offuscato, perso in tristi pensieri. Improvvisamente però, l'aria si addensò, assumendo un sapore ferrigno, e vortici di invisibili nembi scuri rotearono sul soffitto della sala. Apparverono quasi contemporaneamente, il Marchio Nero, simbolo dell'oscurità e del male assoluto e padrone, e la corte oscura dei Mangiamorte. Il loro signore stava in piedi tra loro, regale ed altero, estenuante nella sua perfezione e serpino, algido e gelido come ghiaccio nero.
Carmilla aveva assistito nel corso di secoli a molte manifestazioni di spiriti potenti e creature malvagie.
Membri del suo casato avevano immolato l'anima su altari infernali, e lei stessa conosceva i fuochi fatui e le anime perdute danzanti sulle lapidi. Eppure...quale malefica estasi pervadeva l'assemblea di fronte a quell'apparizione di macabra poesia. Vesti luttuose, occhi glauchi e glaciali del blu crudele dei risorti dalla terra morta, lunghe unghie affilate, come usavano i vampiri Antichi per meglio sgozzare le proprie vittime.
E lei, lei che mai aveva sentito il proprio cuore mancare un colpo, tremò di segreto timore e delizia, perché quello sguardo sensuale e maledetto le aveva carpito l'anima, e Carmilla capì che benché spaventata dalla maestà di Lord Voldemort quella dolce paura non era nulla di fronte al bisogno impetuoso di avvicinarsi a lui...
Ma bisognava aspettare, perché la fetida nebbia dell'ossequio circondava quella visione scarna, e lei non poteva rivelare se stessa ai suoi ospiti. Le maschere dei presenti caddero a terra, slacciate come onoranza estrema al Signore di tutti loro, e anche Carmilla sciolse i legami della propria e fissò le proprie profondità di acquerugiola, i suoi immoti occhi di immortale, in quelli affilati e perversi di Lord Voldemort...

Lucius sapeva che tutti i presenti invidiavano le loro maschere d'argento, antiche e pesanti. Sapeva che tutti avrebbero voluto poter dirsi Mangiamorte, e che quel privilegio era stato pagato caro. Ma non riusciva ad evitare una stanchezza di fondo nel ripetere quei gesti, quelle movenze, che ormai facevano parte del suo sé. Tremavano, la maggioranza dei presenti, o anelavano in maniera bruciante l'occasione di avvicinarsi al messia del loro tempo. Cercò con lo sguardo Narcissa, che per prima aveva dato l'esempio togliendosi la maschera, e ora si inchinava leggermente a Voldemort, e poi vide i due pozzi di zaffiro della govane Nightlord, accesi da una febbre che era simile a quella che lui aveva sperimentato in prima persona. La sete di conoscenza e potere inumano. Attenta, farfalla notturna, attenta alla fiamma della nera candela...
Si chiese chi fosse la giovane donna su cui Lord Voldemort li avesse messi in guardia. Impedirgli di avvicinarsi troppo a Narcissa e Draco...presupponeva una certa pericolosità. La individuò solo perché era chiaramente non umana. Quell'immobilità, quella pelle di porcellana, sembrava quasi non respirasse, e fece rabbrividire l'impavido Mangiamorte...
E poi i suoi occhi sfolgoranti di stelle lasciavano presagire una saggezza superiore all'età della giovane, che sembrava di poco superiore ai sedici anni.
Chi era? Perché Lord Voldemort era interessato a lei? Era graziosa, senza dubbio, ma molte donne più belle e non così acerbe occupavano la sala...
Improvvisamente però, un altro particolare attrasse l'attenzione di Lucius. Quello scavezzacollo di Rastaban, sempre pronto ad attaccar briga, aveva iniziato una discussione con uno straniero dal volto esotico ed una spada al fianco...
Si avvicinò temendo il peggio. Rastaban non era molto famoso per l'autocontrollo.

- Non capisco con quale impudenza vi presentiate qui con una spada. Siete forse un babbano, che non vi basta la bacchetta? -
Ecco, quello sciocco di Rastaban rischiava di scatenare una rissa per un nonnulla. La donna con lo chignon bianco che aveva già notato vicino a Severus sembrava infastidita, soprattutto quando Rastaban le si rivolse con ben poca cortesia.
- Ma guarda...chi abbiamo qui? Una McAllister, niente meno. Una traditrice del suo sangue, feccia indegna di unirsi a noi. -
Evangeline strinse le labbra, e impallidì, ma la chiara ubriachezza di Rastaban le impediva di rispondere avventatamente. Fu l'uomo appena insultato, che aveva mantenuto un contegno esemplare, ad intervenire...

Evangeline provò una terribile vertigine che sembrava attirarla verso il pavimento. Ecco, era successo... feccia indegna. Traditrice.
Ci era abituata, in fin dei conti, ma così... In quel luogo, con quel tono, davanti all'Oscuro Signore.... avrebbe preferito morire mille volte, piuttosto che dover ascoltare quelle parole...
Sentì il proprio viso avvampare, nell'inspiegabile, incontrastabile calore del sangue che affluiva alle sue guance. Quanto avrebbe voluto potergli rispondere come meritava.... se c'era un traditore era lui, che con tanta impudicizia si dava ai piaceri del bere! Non lei, con la condotta irreprensibile che sin da bambina si era imposta per porre rimedio all'onta perpetrata da suo padre!
Provò il desiderio di piangere, ma si limitò a distogliere lo sguardo abbassando gli occhi, il viso ancora in fiamme e il petto che si alzava e abbassava rapidamente a causa del respiro pieno di rabbia.

Mentre il corteo di fedeli sfilava davanti il Lord delle Tenebre un'uomo, chiaramente ubriaco si era avvicinato ad Ezequiel e alla dama che gli era di fianco. Il volto rosso e gli occhi lucidi indicavano che luomo aveva bevuto molto, e che quindi si presagivano guai. Egli si rivolse ad Ezequiel in modo modo sgarbato dicendo:
- Non capisco con quale impudenza vi presentiate qui con una spada. Siete forse un babbano, che non vi basta la bacchetta? -
Ezequiel, che ben conosceva l'effetto che l'alcool aveva sugli uomini, fece per ignorarlo quando sepre l'individuo si rivolse alla dama al suo fianco:
- Ma guarda...chi abbiamo qui? Una McAllister, niente meno. Una traditrice del suo sangue, feccia indegna di unirsi a noi -.
Per quanto la situazione non fosse delle migliori, Ezequiel avvertì una nota di nervosismo in fondo allo stomaco. Nessuno avrebbe mai dovuto rivolgersi ad una damigella in quel modo..nemmeno da ubriaco!
Destando la sorpresa dei presenti il giovane esoti rispose: - Messere...per quanto io possa non conoscervi, e voi non conoscere me, vi prego di non rivolgervi una seconda volta alla quì presente damigella, sensa usare un tono che si convenga al suo rango ed al vostro...-.
Ezequiel fissò lo straniero che lo insultava, il volto impassibile, pronto a scattare in qualsiasi momento ma sperando segretamente di non dover arrivare fino a quel punto....

Lucius si avvicinò, nel ruolo di paciere e padrone di casa.
- Rastaban! Non ti permetto di insultare così una mia ospite! Se Narcissa ha ritenuto di invitarla ci deve essere una ragione.-
L'uomo sogghignò, rivelando tutto il sadismo con cui tormentava le sue cavie nei laboratori del San Mungo.
- Lasciamo che la signorina pura come la neve si diverta, allora. Ma di questo arrogante esemplare che mi dici? Presentarsi con una spada…che impudenza!
Rastaban fronteggiava Ezequiel, deciso a sfogare su di lui la sua rabbia, e Lucius non sapeva più come trattenerlo, quando udì alle sue spalle un dolce accento rumeno.
Era la fanciulla su cui si era raccomandato Lord Voldemort, e Lucius si scostò da lei, preoccupato nascondesse dietro l'aspetto leggiadro abissi di follia.
Intravide il sorriso di denti acuminati, ed ebbe un'illuminazione. Era l'ambasciatrice dei vampiri rumeni, che da molti giorni chiedeva udienza al Signore Oscuro. Adesso tutto era chiaro...
In ogni caso, le parole di Carmilla lo stupirono.
- Al mio paese le questioni si risolvono con i duelli...che ne dite, Lord Malfoy, non potete organizzare un piccolo intrattenimento per noi, e preservare l'onore dei presenti?
Rastaban era così fuori di sé che prese le accorte parole di Ezequiel come un insulto, e accolse la proposta della Contessina vampira con un'aria di superba accondiscenza.
- Mi scuserò con la signorina qui presente se questo bellimbusto mi batterà a duello!-

Carmilla aveva giudicato l'animo dei due uomini con un solo sguardo, e così come sapeva che il duello era un'ottima occasione per Ezequiel per dimostrare il suo valore, così sapeva che Rastaban meritava una lezione di buone maniere. Odiava gli uomini rozzi e volgari...e forse sfidando Rastaban a prendere parte al duello, puniva inconsciamente l'assente e altrettanto rozzo principe Lupercalia...

Evangeline sentì il sangue gelarsi, all'udire la voce della fanciulla. Abissi di tenebre e sangue sembravano celarsi in lei... Ma ancor più la turbarono le sue parole: un duello?
Il suo cuore perse un colpo. Lo straniero l'aveva difesa senza neppure conoscerla... Un duello con Rabastan Lestrange era davvero un prezzo troppo alto, per l'onore ferito di una ragazza sconosciuta! E poi Rabastan non avrebbe mai agito lealmente...
Forse per la prima volta in vita sua, e senza sapersi spiegare perchè, Evangeline temeva di cuore per la sorte di qualcuno...

Lucius cercò di fare in modo che Narcissa non si accorgesse di niente. Si sarebbe infuriata nello scoprire quanto sarebbe accaduto a breve nei giardini del palazzo. Per non parlare della probabile reazione di Lord Voldemort alla scoperta che Carmilla stava per assistere a quell'increscioso evento...
Troppi impegni in una sera, si disse Lucius, quando lui avrebbe voluto solo rilassarsi e magari continuare a discutere con Lilith...
- Bene, seguitemi senza farvi notare - sibilò Lucius rivolto ai due contendenti, ma non potè evitare che un codazzo di curiosi, la Contessina rumena ed Evangeline li seguissero.
Lucius ragionava febbrilmente. Doveva evitare che Carmilla li seguisse, o Lord Voldemort avrebbe pensato che stava infrangendo i suoi ordini. Trascinarla ad un duello magico non gli sembrava la migliore delle idee, ma come dire ad una vampira centenaria di non fare ciò che desiderava?
Notte buia e fiaccole ad illuminare il curato prato all'inglese.
- Bene, eccoci qui. Mi raccomando, che le richieste di interruzione siano accolte immediatamente.
- Il duello si svolgerà unicamente con la bacchetta, e niente maledizioni senza perdono!
nel vedere il malevolo scintillio negli occhi di Rastaban Lucius seppe che il Mangiamorte non aveva nessuna intenzione di condurre un duello leale...

Senza per nulla tradire la sua espressione, Ezequiel fece un passo verso quello che si era rivelato essere il padrone di casa. Un uomo alto con occhi azzurro ghiaccio e una folta capigliatura bionda. Chinò leggermente il capo e disse:
- Signore, mi rammarico per questo sconveniente episodio...Credetemi non era nelle mie intenzioni creare dei dissapori in una festa come questa. Daltro canto..- volse la testa verso il suo sfidante, - se l'unico modo per risolvere questo increscioso problema è di duellare con costui...sia fatta la vostra volntà...mà sia chiaro un duello è degno di essere chiamato tale, solo quando scorre del sangue e i due sfidanti ne sono all'altezza.-
E finendo così la frase scoccò all'ubriaco uno sguardo di disprezzo.

Carmilla si avvicinò ad Evangeline, che appariva preoccupata, e forse non perché stava perdendo la possibilità di presentarsi all'Oscuro Signore...
- Non temete My Lady. Vedrete che l'onta sarà lavata.-
- Ma come avete potuto proporre un duello? Lord Lestrange è un Mangiamorte, è un pazzo sadico, non ha scampo! -
- Il cuore degli uomini si rivela da ciò che si nasconde sotto la maschera, ricordatevelo. Chi non rispetta le leggi della cortesia non avrà mai un'anima abbastanza salda da sconfiggere chi non teme la morte. -
- Conoscete forse lo sfidante? -
- Oh, io conosco bene il cuore degli uomini e vi posso dire che il vostro paladino sa bene quel che fa...-

Quasi che una forza misteriosa la trascinasse a fare ciò che razionalmente non avrebbe mai nemmeno pensato, Evangeline aveva seguito gli uomini e la tenebrosa ragazza che aveva proposto il duello nel parco di Malfoy Manor.
Dietro la bacchetta alzata, gli occhi di Rabastan trasudavano malignità: ne era certa, ora più che mai, non avrebbe lottato secondo le regole.....
Il suo cervello le suggerì di non farlo, ma purtroppo l'istinto si era già mosso per lei ed Evangeline sfiorò appena la spalla dello straniero di fronte a Lestrange.
- Fate attenzione, vi prego... Quell'uomo non si atterrà mai alle regole dettate da Malfoy. –

Lucius accolse le parole di Ezequiel con un certo stupore. Un altro esotico ambasciatore dai modi squisiti, che però chiamava il sangue...
Se Rastaban aveva intenzione di giocare sporco non ci sarebbe stato sangue, ma solo un'impietosa Avada Kedavra.
Non poteva tradire il Mangiamorte, e sperò che Ezequiel avesse abbastanza buon senso da aspettarsi il peggio.

Rastaban era convinto che quel duello sarebbe finito molto presto...e poi avrebbe avuto tutto il tempo di piegare quell'arrogante ragazza, The Virgin queen la chiamavano...be', era ora che imparasse qual era il suo posto. Lo straniero non lo preoccupava: era giovane ma non stupido, e sapeva di certo che se si fosse comportato slealmente la morte nelle carceri della Cuspide Cremisi l'avrebbe atteso...mentre lui, in qualità di Mangiamorte, poteva fare ciò che voleva...anche se quello stupido di Lucius disappprovava...

Enja aveva visto i due sfidanti uscire dalla sala e cercò con lo sguardo Rodolphus... sapeva che era fratello di Rabastan e sperava che almeno lui potesse scongiurare il duello... che, purtroppo per l'ambasciatore straniero, sarebbe quasi certamente finito in pochi secondi a favore di chi per primo avesse lanciato l'Avada all'avversario
In quel momento vide ciò che mai si sarebbe aspettata... anche il signore oscuro si stava muovendo verso il campo di battaglia... aveva forse deciso di controllare il regolare svolgimento del duello?

Il duello stava ormai per cominciare, e si era radunata una piccola folla attorno ai due sfidanti. Lucius cercò di minimizzare l'accaduto, ma lo sguardo rabbioso di Rastaban dava poco adito alle scuse. La mente di Lord Malfoy era affollata di domande senza risposta.
Quanto ci sarebbe voluto prima che Lord Voldemort notasse la sua assenza? E Narcissa, fin quando sarebbe stata impegnata con gli ospiti? Maledetto Rastaban e la sua passione per il grog!
Rischiava insieme il fastidio del suo padrone, la rabbia di Narcissa, un paio di incidenti diplomatici...e tutto perché quel medico pazzo non sapeva stare zitto!!

Il corteo di persone che seguiva il padron dei casa e i due duellanti si profondeva in mormorii di eccitazione. Dal canto suo Ezequiel, uscito nella notte, si dimenticò completamente della presenza dell'Oscuro Signore. Ormai in lui era scattato qualcosa, qualcosa che veniva in superfice solo in determinati momenti...la voglia di sopravvivere. Essa lo aveva da sempre tenuto in vita, fin da quando dovette uccidere la prima volta, e lì aveva solo sei anni...Ora le cose erano diverse, era stato sfidato, e doveva per forza vincere, se non altro perchè il suo avversario non sarebbe stato poi molto generoso con lui.
Dentro di sè si ripetè due parole: Non uccidere. Giunsero nel prato del maniero. L'oscurità non era mai stata un grande problema, essendo lui cresciuto nel fondo di una caverna, ma sperava ardentemente che lo fosse per l'uomo che lentamente gli si disponeva di fronte. Tutti erano in attesa dell'inizio del duello. Ezequiel slegò la spada e dall'elsa ne estrasse una bacchetta. Con un leggero movimento del polso trasfigurò la sua spada in un cindolo che nella notte non permetteva di rivelarne la forma. Lo mise intorno al collo e slacciò il mantello. Il fruscio del soprabito di Ezequiel fù l'unico rumore che si udì. I due si scrutavano, entrambi in attesa del segnale. Il giovane ragazzo esotico contro l'imponente uomo inglese...bel modo di iniziare una missione diplomatica...

Anche Lord Nott si era mosso verso il campo di battaglia... che, con gran rammarico di Narcissa, era ormai divenuto il punto focale della festa e anche lui come la maggior parte dei presenti aveva notato la luce che brillava negli occhi di Rabastan che significava la morte quasi certa del suo avversario... Lestrange era molto abile con la bacchetta, specialmente nel richiamare la peggiore delle maledizioni senza perdono ed era spietato quasi come la cognata... questo lasciava poche speranze al giovane orientale.

Che il duello abbia iniziò - sentenziò Lucius.
Evangeline aveva le mani strette dallo spasmo, e tremava sommessamente, mentre Carmilla, già dsinteressata al duello che aveva provocato, era assorta dalla contemplazione di un cespuglio di rose bianche.
Sperava che non morisse nessuno, o tutto quel buon sangue magico sarebbe andato sprecato...
Rastaban non attese neanche che Lucius avesse finito di parlare per lanciare il mortale grido dell'Avada Kevadra...

Di ritorno dall’essersi presentata al Signore Oscuro, Ethel incedette lentamente, stringendo in una presa non forte, ma ben salda, la maschera che aveva slacciato in segno di rispetto per il potente mago, mostrando così il volto dalla chiara carnagione decorata da vaghe efelidi. - Ma cosa..-sussurrò senza nemmeno terminare la frase, lanciando uno sguardo interrogativo a Malfoy, e quindi scrutando silenziosamente la scena che si palesava dinnanzi al suo sguardo. Strinse appena la presa delle dita affusolate sulla maschera dai colori simili alla veste di nobil fattura che aveva indosso, quindi, per dissimulare la tensione, tornò alla sua solita impassibile espressione in volto.
Avanzando dunque fuori dalla sala da ballo di Malfoy Manor, e iniziando ad inceder sul curato prato inglese, Ethel si strinse nelle proprie esili spalle… e notando anche che, persino il Signore Oscuro, si stava dirigendo dove fra poco, si sarebbe dovuto tenere un duello, a come aveva capito.
Che il duello abbia inizio… proferì Lucius Malfoy, e lesto lo sguardo incuriosito di Ethel corse a scrutare i duellanti, mentre proprio in quel momento, Rabastan Lestrange proferiva a voce perfettamente udibile il famigerato e temuto Avada Kedavra.

Rose bianche...i suoi fiori preferiti. Mentre ne aspirava il profumo si punse con una spina e una goccia di sangue scuro brillò sul polpastrello. Carmilla la fissava incantata, assorta, chiedendosi se si trattasse del suo sangue o del robusto sangue della sua preda della sera...

Narcissa era furibonda. Lucius non era riuscito ad evitare quell'increscioso incidente, e adesso la sua festa rischiava di subire risvolti tragici... Fu Draco ad avvicinarsi e a cercare di calmarla, e si disse certo che in un modo o nell'altro tutto si sarebbe aggiustato. Narcissa ne fu sollevata, ma di lì a poco anche lui e i suoi Arcangeli, pronti a sfruttare ogni occasione di divertimento, sciamarono in giardino, lasciandola sola con le donne anziane...A quel punto forse le conveniva mettere da parte l'orgoglio e andare anche lei a vedere...

Il silenzio di quella notte venne interrotto dalla voce melliflua del padrone di casa che designava l'inzio del duello. Immediatamente lo sfidante ubriaco puntò la bacchetta e lanciò l'avada kedavra. Se le cose stavano così, allora il suo avversario aveva appena decretato i termini del duello, ed Ezequiel fù felice di non essere stato lui a farlo, almeno non totalmente...le mille battaglie da lui combattute per il suo regno, sia magiche che non, lo avevano temprato a tal punto, che al solo sentir pronunciare il primo suono al suo nemico già sapeva cosa stesse per fare. Senza dire una parola fece un gesto con la bacchetta ed un imponente scudo argentato apparve sulla traiettoria dell'anatema mortale. Un sonoro rumore di vetri infranti seguì l'impatto. Lo scudo era in frantumi ma Ezequiel era illeso e pronto a colpire.
- Pietrificus totalus.- fù la sua risposta. L'avversario però parve quasi divertito e ne evitò gli effetti con un controincantesimo. Con un ghigno di superiorità, levò il braccio contro il suo nemico ma egli era sparito. Riuscì a scorgere solo un piccolo movimento, prima di ritrovarsi Ezequiel praticamente sotto il naso. Nessuno dei presenti capì molto di quello che seguì.
Ezequiel colpì quasi in contemporanea lo sfidante in due maniere. Una luce bianca sfrecciò dalla bacchetta del giovane verso quella dell'ubriaco sfidante, facendola volare via. Poi un calcio in pieno petto fece cadere atterra l'uomo.
Egli provò a raggiungere la sua bacchetta ma era troppo tardi...era già appeso a testa in giù, come se un gancio invisibile lo trattenesse....
Ansimante l'uomo guardò il giovane, che lo teneva appeso, avvicinarsi..Il volto di Ezequiel era ancora serio, non era nella sua indole e neoi suoi costumi deridere che fosse stato sconfitto. Fissandolo negli occhi gli disse:
- La prossima volta, al posto vostro, io rifletterei meglio sul dare del babbano ad un individuo che vi è sconosciuto.-

Enja aveva sentito il sangue gelarsi all'udire la maledizione senza perdono che aveva ucciso suo padre due anni prima e che ora stava per colpire anche il giovane ambasciatore... ma invece che sentire il tonfo sordo del corpo di un uomo che cade inerme sentì uno schianto metallico... e vide che il giovane si era salvato grazie ad uno scudo e che ora stava contrattaccando Rabastan che era rimasto allibito dalla difesa del suo avversario che credeva ormai spacciato

Ethel riuscì a mantenere il proprio contegno e la propria espressione di algida compostezza dipinta sul volto dalla carnagione chiara e i lineamenti delicati; ma, lo stesso, un qualcosa riuscì a confermare il suo non proprio effettivo stato di calma…
Istintivamente, udendo proferire a ben alta voce da Rabastan Lestrange la formula dell’anatema che uccide, veloce si insinuò nella sua mente il giorno in cui le era stato comunicato che i genitori erano morti, per via di quella letale maledizione senza perdono, esercitato erroneamente da un gruppo di auror su degli innocenti…
Ethel ebbe un debole sussulto, e senti perfettamente lo sguardo di Draco, che dopo aver rassicurato Narcissa era tornato assieme agli Arcangeli a mischiarsi allegramente nella folla, posarsi dubbioso o semplicemente incuriosito su di lei.
Si voltò verso di lui e, facendo un breve cenno svogliato con la mano destra, mentre la sinistra stringeva con presa anche più salda di prima la maschera, mormorò flebile qualcosa come un va tutto bene quindi fece un pigro sorriso di circostanza, e tornò a scrutare silenziosamente ciò che l’aveva riscossa dalle proprie elucubrazioni…
Un rumore, estremamente simile a un vetro che rumorosamente si infrange…
Ethel focalizzò lo sfidante di Lestrange che, per proteggersi dall’anatema mortale aveva utilizzato un incantesimo scudo, da cui il motivo di tale rumore, e, sembrava proprio che, adesso, l’uomo fosse riuscito a cogliere di sorpresa il Mangiamorte riportandosi in un attuale apparente vantaggio.

-Basta così!-
Fu ghiaccio e tormenta che stillarono da due semplici parole e il Lord oscuro si materializzò dietro i due giovani e impulsivi duellanti, il disprezzo incideva ogni aspra piega del volto serpino e la bacchetta si alzò minacciosa:
- Un duello non autorizzato, una spada esibita in un momento di pace, leggi non scritte dell'etichetta e dell'ospitalità violate... come osate insozzare questa dimora e angustiare la sua padrona? Nulla vi sarà perdonato, perchè siete entrambi colpevoli. Volete un duello, lo avrete... per il momento gustate la mia disapprovazione...-
I due giovani si trovarono sospesi nel vuoto al di là della balaustra della terrazza, l'aria frustava i loro volti mentre venivano impietosamente scossi come burattini dai fili attorcigliati e più volte precipitarono verso il suolo a velocità assurda, per poi bloccarsi a pochi centimetri dallo schianto, e quando cominciarono a gemere riluttanti l'Oscuro signore li fece stramazzare ai piedi di ogni astante:
-Volevate un duello... bene, il primo di voi due che riuscirà a portarmi entro la mezzanotte la testa di tre babbani avrà l'onore... e l'onere del perdono, al perdente rimarrà solo la possibilità di accettare un mese nelle mie prigioni o l'allontanamento a vita dalle mie terre. E visto che la mia mano copre ogni contrada magica, al perdente rimarrà l'ignominia dell'esilio!-
Enja guardò ciò che lord Voldemort stava facendo ai due giovani e un timore reverenziale l'avvolse.
Vide entrambi gli uomini intimoriti ma non sentì quello che il lord aveva domandato loro di fare perchè un colpo di tosse la distrasse da tutta la situazione.
Uno dei mangiamorte aveva assistito a quella folle scena con partecipazione più sentita di ogni altro spettatore: lo sciocco che aveva iniziato quello spiacevole episodio era suo fratello, lo stesso che prima aveva volteggiato con la stessa grazia di un fenicotero ubriaco ( e in effetti era proprio la giusta definizione) per poi abbattersi ai piedi del Lord in un vortice di braccia agitate e vesti svolazzanti, ecco, sciocco individuo... ora il Lord ti ha sistemato per bene... senza contare che per questa notte avevi ben altri progetti. Ma non saranno le alcove del café Bathory a riceverti ma una puzzolente strada babbana. Per non parlare del resto... Fu la vicinanza della fanciulla on cui aveva ballato per pochi istanti a distrarlo dalle sue riflessioni, Enja sembrava ancora più bella con quel viso spaventato e le labbra strette in una smorfietta di disapprovazione, le sfiorò la guancia con un dito e le sorrise da sotto la maschera:
- Tutto bene? Ti sei spaventata??-
Enja sorrise a Rodolphus... era lusingata delle sue premure.
- Non sono spaventata... solo un po' scossa... l'ultima volta che ho sentito pronunciare l'Avada Kedavra era rivolta a mio padre... ma ormai è passato... tu invece? Tutto bene? Ho sentito che uno dei due sfidanti è tuo fratello...-
- Fratello, beh, è una parola grossa, in realtà è da quando ero piccolo che spero di scoprire che è stato adottato, ma niente da fare, mi somiglia troppo! Ma tu, mia piccola sirena danzante, possibile che hai già dovuto subire un così grande dolore? Se non è troppo difficile per te vorrei conoscere meglio il tuo passato... Lord Voldemort si è seduto sul suo scranno e possiamo aspettarci un periodo di calma relativa... vuoi ballare o usciamo in giardino e parliamo? E non preoccuparti per il duello, l'Oscuro Signore è stato chiaro: il perdente ha anche la possibilità di scegliere un mese di prigione al posto dell'esilio, conosco mio fratello e lo subirà se dovesse perdere, non so però come si comporterà quello strano giovane!-
Enja si sorprese delle parole dette da Rodolphus... ma pensando alla differenza di stile dei due fratelli ritenne che l'uomo avesse ragione... anche lei se avesse avuto un fratello del genere non ne sarebbe certo andata fiera... anzi.
- Preferirei uscire in giardino se non ti spiace lasciare le danze... è troppo tempo che non partecipo alla vita mondana e non sono più abituata...
- Come preferisci, l'aria frizzante di questa splendida serata farà bene anche a me. -
Con un sorriso birichino le cinse la vita con una mano, anche se non era più il ballo a giustificare una mossa un poco azzardata e impudente, ma era certo del suo fascino, della serena accettazione di lei che non giocava a fare la ritrosa e sembrava genuina... un piacevole diversivo dopo quelle ochette che avevano riempito le sue notti nel tentativo maldestro di dimenticare Bellatrix, ed era sinceramente interessato alla vita della giovane che continuava a stupirlo con occhi imperscrutabili ma ammalianti oltre ogni dire.
Enja consentì a Rodolphus di cingerle la vita... cosa che non aveva mai lasciato fare a nessun altro uomo e si lasciò guidare da lui verso l'esterno del palazzo... era una notte bellissima con il cielo stellato e qualche nuvola che ogni tanto oscurava la luna piena creando dei bellissimi giochi di luce.
Enja si fece coraggio e si decise a raccontare il suo passato più recente a Rodolphus; nonostante fosse praticamente un estraneo le dava sicurezza.
- Beh sono nata in Russia e fino a due anni fa ho vissuto una vita stupenda grazie alla mia famiglia che era una delle più ricche famiglie magiche dello stato...la mia famiglia non si è mai interessata fin'ora ai rapporti con babbani e mezzosangue...li abbiamo sempre ignorati... purtroppo però la mia serenità è stata distrutta una settimana prima del mio grande debutto in società... un gruppo di auror mandati, non so ancora il perchè, dal ministero britannico, ha ucciso mio padre con un'Avada Kedavra... da quel giorno mia madre ha deciso di trasferirsi chiededomi di scegliere una nazione a mio piacere... io ho deciso di venire in Inghilterra per due motivi: il primo era ritrovare gli auror che avevano ucciso mio padre e vendicarlo il secondo era unirmi alla causa del signore oscuro ed uscire dall'ignavia che ha sempre caratterizzato la famiglia Sautin da secoli-
-Non riesco a capire il motivo di tanto accanimentio verso la tua famiglia... in genere gli Auror colpiscono solo i fedelissimi sostenitori del Lord... mentre hai ammesso che tuo padre non era un seguace convinto della nostra Causa. Strano, molto strano, credo che valga la pena indagare oltre. Ma tra ogni possibile risvolto credo che non hai considerato il particolare più imporatante: sei venuta nella tana del leone bimba mia! Anche se il dominio dell'Oscuro Signore è ben radicato traditori e spie tramano nell'ombra, non di rado sangue sporco disperati alzano la testa dalla polvere nella quale li abbiamo cacciati... non è prudente per te aggirarti da sola per Londra: hanno ucciso tuo padre senza pietà e finchè non scopro il motivo che li ha spinti ti considero un possibile bersaglio -
-Non lo so neanche io... secondo mia madre hanno colpito l'obiettivo sbagliato... ma non lo so... questa storia non mi convince per niente in Russia gli Auror britannici erano citati ad esempio d'infallibilità quindi...So di essere un possibile bersaglio ma non mi importa di morire... anche perchè è troppo tempo che ho smesso di vivere!-
-Guardami Enja... tu pensi che sia facile lasciarsi scorrere il tempo tra le dita e non far nulla per afferrarlo? Credi che il dolore, per quanto cocente, possa giustificare una resa incondizionata? Le tue parole non sono degne del tuo sangue, tuo padre non vorrebbe sentirle... e nemmeno io. Sono un Mangiamorte, sono un seguace dell'Oscuro signore... sei fragile cerbiatta o altera pantera? Eppure sono certo che non mi deluderai... non sono gli occhi di una sconfitta i tuoi...-
- E’ vero che non devo lasciarmi sconfiggere ma vedersi morire la persona che più ami al mondo davanti agli occhi ti distrugge... ho vissuto due lunghissimi anni tra il dolore e la sete di vendetta che mi infiammava... e almeno la magra consolazione di uccidere personalmente gli assassini di mio padre l'avrò. -
- Sono piacevolmente stupito... e ammirato: se questo è un desiderio sincero privo di sciocche remore ti aiuterò, non c'è nulla che mi riscaldi l'animo più di una fanciulla assetata di vendetta-
La luna giocava con i capelli di Enja traendone giochi di perlacea bellezza, che come gocce candide scivolavano sui capelli d'ebano. Furono le dita di lui che cominciarono a scorrere tra quelle ciocche lunghe e profumate... ma era solo l'impulso dei sensi a guidarlo... si chinò verso di lei e posò le sue labbra su quella piccola bocca serrata.
Enja si allontanò da quel bacio... e dandosi mentalmente della stupida per non aver accettato disse: - Mi dispiace ma...non posso.- sapeva benissimo perchè l'aveva fatto ma voleva trovare una scusa che non facesse ridere Rodolphus come fargli capire che temeva di poter perdere l'ennesima persona a cui si affezionava senza dirglielo direttamente?
Mai rifiutare un Mangiamorte...
Rodolphus non era abituato ai rifiuti, o semplicementi ai tentennamenti... e non è detto che questa esperienza potesse fargli un gran bene, ma non in quel momento, non con quella fanciulla che gli aveva acceso il sangue. Solo Bellatrix osava rifiutarlo... un tempo ormai lontano, e spesso ne aveva pagato le conseguenze. Decise di mostrarsi duro, se non proprio ferito visto che il semplice mostrare debolezza era per lui un difetto gravissimo, e apostrofò la ragazza con voce vibrante di... sdegno? Offesa? O semplice tristezza...
- Mia cara Enja... butti alle ortiche una rara occasione, non sono facile a perdonare simili comportamenti! Non dico che questo nostro interludio non mi abbia regalato piaceri e confido di incontrarti ancora e di umore migliore, per adesso... buona serata!-
E battendo i tacchi in maniera militare si inchinò rigido e le voltò le spalle. Cos'altro poteva fare? insistere per ottenere solo un altro rifiuto? No, meglio lasciarla crogiolarsi ancora un poco nel dispiacere.

Anche Cassius e la figlia erano nel giardino dei Malfoy, tra la piccola folla che circondava i duellanti, nel momento in cui Lord Voldemort si era materializzato.
Lilith non era riuscita a nascondere un lieve sorriso mentre i due subivano la punizione dell'Oscuro Signore. Ecco il giusto castigo per uomini che non avevano il dono dell'astuzia, venir trattati da marionette.
Ma Voldemort non era soddisfatto di quel piccolo gioco, aveva deciso che i due avrebbero avuto la sfida che cercavano, al perdente, poi, sarebbe toccato l'esilio o la prigione.
- Questa festa si sta rivelando meno noiosa del previsto, padre. - disse sottovoce.
- Immaginavo che alla fine qualcosa avrebbe richiamato la tua attenzione.
Lilith guardò il padre: - Ma voi non potevate sapere quello che sarebbe successo.-, il padre evitò di guardarla negli occhi, - Non mi riferivo a questo, Lilith. -
La giovane Nightlord rimase perplessa, poi incontrò lo sguardo del padrone di casa, si fissarono per pochi istanti. Un'idea le passò per la mente, no, non poteva essere così.

Lord Voldemort era intervenuto, infine. In realtà, sembrava che il giovane ambasciatore non avesse bisogno di aiuto, e a stupire maggiormente Lucius Malfoy fu lo sguardo indagatore di Lilith...
Che avesse compreso il segreto disegno della serata? Che sapesse? Ma Cassius sapeva bene di non dover parlare...

Colto alla sprovvista, insieme al suo sfidante, Ezequiel subì l'ira dell’ Oscuro Signore. Quando riuscì a rimettersi dritto lo vide, per la prima volta, da vicino. Era maestoso e impressionante, l'aura di potere che lo circondava era formidabile...ed il quel momento era anche irritato! - Dannazione, se solo questo...- pensò con amarezza inginocchiandosi educatamente, dopo aver ritrovato il contegno ed il portamento che gli erano propri.
Senza curarsi dell'altro parlò - Oscuro Signore, vi prego di perdonare le mie mancanze nei confronti vostri, dell'etichetta e soprattutto dell'ospitalità dei padroni di casa...non era mia intenzione arrecare un simile dispiacere alla padrona. Il mio nome è Ezequiel Greerburg vengo da terre lontane per prestare i miei servigi a voi che siete il sovrano incontrastato dell'emisfero magico. Inoltre sono incaricato di portarvi gli ossequi del Re Atrian Ferkil, sovrano e reggente del mio popolo.- Una breve pausa seguì il suo discorso, poi riprese:
- Mi trovo. purtroppo, già impossibilitato a compiere quanto mi chiedete e spero francamente che sia la prima e l'ultima volta. Per ragioni di Onore e Rispetto, di cui voi sicuramente siete padrone, mi sono trovato coinvolto in una simile situazione, e me ne dispiaccio. Il mio secondo rammarico è che non posso fare quanto mi chiedete. Dalle mie parti non è uso uccidere innocenti ed estranei per porre fine a una disputa di così bassa rilevanza...Con questo non voglio però farmi scudo e usare il mio paese come alibi, io non lo farò perchè non rientra nei miei principi, per i quali mi sono sempre vantato di essere inamovibile.. Babbani o no, per me la vita umana ha sempre un suo piccolo valore...Detto questo mi rimetto al vostro giudizio e, se il caso volesse, alla vostra punizione.-
Detto questo tacque in attesa del verdetto.

Forse un solo bagliore ammirato turbò la pozza degli occhi cremisi altrimenti immota e fredda del Signore Oscuro, il giovane straniero si esprimeva con sufficiente rispetto, e aveva il raro dono di battersi per gli ideali in cui credeva ma si trinceava dietro scusanti che per il Lord non avevano alcun valore. Non si sfida una decisione dell'Oscuro, non ci si sottrae a una via d'uscita così magnanimamente concessa, e se la promessa di nuove alleanze era certo allettante, non era abitudine del Lord cedere così facilmente. Ma era anche un abile stratega, e imperioso affermò la sua decisione:
- Giungi da molto lontano, porti omaggi a me graditi anche se non è questo il momento e il luogo per decidere se accettarli, credo nella collaborazione... certo... ma non cedo e non arretro dinanzi a niente, non solo in battaglia, ma anche nelle paludi infide della diplomazia. Perciò posso solo concederti una leggera variante: non tre teste ma tre babbani vivi dovrai portarmi... e se ti rifiuti ti rimane solo la possibilità di dichiararti perdente... e accettare in cambio o la prigione per un mese o l'esilio. Sono le mie ultime parole. -
Il silenzio scese su tutti...il suo avversario era già partito e se Ezequiel aveva intenzione di accettare doveva sbrigarsi....Sperando di non sbagliare clamorosamente fece un leggero cenno del capo come saluto e svani....Si materializzò dentro il paiolo magico. Coem un fulmine uscì nella notte. Corse fino ad un piccolo quartiere della Londra babbana e si introdusse furtivamente in una delle abitazioni. Il silenzio della casa era totale, ed il martellare del suo cuore era forte e quantomai inusuale. Mai in vita sua aveva fatto nulla del genere, almeno non per motivi simili. Salì le scale fino al piano di sopra...Dormivano tutti, i genitori e i tre figli. Sperò vivamente che nesuno di loro fosse molto piccolo. Velocemente e con precisione degna di un capitano delle squadre speciali, stordì ed immobilizzò i genitori e la figlia più grande. Poi, fissando quei tre corpi appesi nel vuoto, si smaterializzò sperando di essere il primo.

Carmilla si riscosse dal profumo delle rose solo per scoprire che Lord Voldemort era apparso sul campo di battaglia. Assaporò quell'ira funesta e quell'aurea di potere come fossero vino tsigano, un ricordo dell'epoca in cui ancora conosceva il sapore del cibo. Un Padrone imperioso, ma che sapeva riconoscere l'altrui valore, come fu evidente dal tono in cui si rivolse all'ambasciatore deciso a farsi valere. Oh, com'erano sciocchi i mortali a preoccuparsi della vita e della morte! Com'erano lontani da lei e dalla sua anima evanescente! Si allontanò, stanca di quelle esibizioni, verso lo stagno su cui riposavano le pallide ninfee.
Sola, in attesa del momento in cui avrebbe potuto conferire con il Signore Oscuro. Estrasse dalla scollatura la pergamena vergata in caratteri gotici che riproduceva gli ossequi e le richieste del Nero Consiglio, e la strinse con rabbia repressa, pensando che dopo aver ottenutola firma di Lord Voldemort l'attendeva la Romania, e il matrimonio....

Rastaban ascoltò le richieste di Ezequiel con disprezzo. L'aveva momentaneamente sopraffatto, ma se l'avessero lasciato continuare l'avrebbe schiacciato, quell'odioso insetto! E invece era arrivato il loro Padrone a interrompere il gioco, e a chiedere vittime innocenti....
Oh, se Ezequiel credeva che sarebbe bastato ammansire il Lord...se pensava che tra corpi vivi e teste mozzate ci fosse una differenza...allora lui aveva già vinto.
Sorrise, e quel sorriso malato spaventò chi lo vide. Naturalmente, si disse, tre babbani vivi possono essere molto più stimolanti.
Cosa li avrebbe attesi? Rastaban sapeva bene che trovare tre babbani non era che l'inizio, e si dedicò a sceglierli con cura.
Una ragazzina in boccio, come lui le preferiva, addormentata e deliziosa nella sua camicia da notte.
Una madre e il suo bambino...ah che deliziosa perfidia! Che tormenti aveva in serbo per loro Lord Voldemort?

Il primo a tornare fu il giovane ambasciatore, che aveva chiaramente scelto in fretta, credendo che la prova fosse finita con quella prodezza....
Rastaban, invece, sapeva che li aspettava un destino diverso e tornò per secondo, ma con delle prede decisamente più interessanti. Una ragazzina, una madre e il suo bambino. Lucius sapeva bene che nel suo sadismo Rastaban non si fermava di fronte a niente, ma non avrebbe mai permesso che torturassero un bambino! Si diresse verso Lord Voldemort, deciso ad impedire un tale scempio, e incrociando lo sguardo inorridito di Lilith e quello ansioso di Ezequiel, accelerò il passo e si sporse verso il suo Signore.

Le parole che il Signore Oscuro gli aveva rivolto avevano stupito il feroce boia McNair. Rivolgere la sua attenzione a Samira per controllarla meglio...come se lui fosse un segugio da mettere sulle tracce di una gonnella! Non aveva nessuna intenzione di piegarsi ad un rapporto con quella donna...Ma avrebbe indagato su di lei, come il suo Signore desiderava...
Si sarebbe recato al Bathory, visto che di notte si scambiavano sussurri su ciò che lì accadeva, e avrebbe visto con i suoi occhi cosa nascondeva la figlia di Orion.
Ma diventare il suo guinzaglio...be' questa era una cosa che non poteva promettere...

La presa delle dita sottili di Ethel attorno alla maschera non mutò di una virgola, o semmai, aumentò;
La giovane irlandese, immobile, scrutava in perfetto silenzio gli eventi susseguirsi dinnanzi al proprio sguardo d’onice liquido, inizialmente l’ira di Lord Voldemort ad interrompere il duello appena iniziato, e dunque la sua richiesta di condurgli al suo cospetto tre babbani.
I due erano di ritorno… prima Ezequiel, che aveva con sé una coppia di coniugi e, ipotizzò Ethel, la loro figlia più grande, poi Rabastan Lestrange, che invece aveva una ragazzina, una madre e un bambino.
Ethel inorridì, torturare un bambino, seppur babbano, era orribile…
Distolse presto lo sguardo da quello e da sua madre, riportandolo invece ai due sfidanti da poco tornati dalla loro caccia al babbano.

Draco si avvicinò nuovamente ad Ethel, e accorgendosi che la ragazza sembrava sconvolta dalla brama di sangue che leggeva sul volto di Rastaban, la guidò con leggerezza lontano dallo spettacolo che sarebbe seguito di lì a poco. Se Lord Voldemort aveva intenzione di convocare Fenrir, era meglio che quell'esile ragazza non fosse presente...e poi così sarebbe rimasto solo con lei.
La luce della luna regalava riflessi di platino e argento alla capigliatura bionda di Draco, e ilsuo braccio accompagnò Ethel verso la casa.
I violini incantati continuavano a suonare, e la sala era vuota.
- Adesso, My Lady, potete insegnarmi i balli della vostra famiglia....-

Immobile, quasi pietrificata da quando si era resa conto che, probabilmente quel bambino sarebbe forse stato torturato, Ethel iniziò a scrutare una zona vuota del giardino, per potersi distrarre.
Percepì appena qualche istante dopo, qualcuno arrivare dietro di sé quindi, si voltò lentamente per capire chi fosse, trovandosi dinnanzi a Draco che, a quanto pare, si era accorto del suo stato di disagio, e che la riportò, senza che Ethel opponesse alcuna resistenza, nuovamente nella sala da ballo, questa volta completamente vuota.
Meglio non assistere… si disse fra sé e sé, mentre avanzava nella sala che, osservò brevemente, constatando o meglio riconfermando l’impressione che, in quella sala, fossero solo in due.
Sorrise, e stavolta non fu un sorriso di pura circostanza, dunque porse la propria mano destra a Draco, proferendo:
- Ma certo…
Omettendo, o forse semplicemente dimenticandosi però di dire che, da circa sette anni, non aveva più messo piede in una sala da ballo.

Ezequiel era di nuovo lì, in quel prato maledetto dove tutto era iniziato. Si volse meccanicamente intorno per cercare lo sfidante, per fortuna era il primo. Colse distrattamente dei mormorii venire dalla folla degli astanti, ma non comprese nulla di quanto stessero dicendo. Un atroce sospetto si era insinuato nella sua mente, aveva commesso un grave errore. Ne ebbe la conferma, qualche attimo dopo, quando il suo avversario giunse con i suoi prigionieri, una ragazzina in tenera età, una donna ed il suo bambino. Una strana sensazione di sconforto nacque in fondo al cuore del giovane.
- Che stupido..- mormorò in un soffio, con un amaro sorriso sulle labbra.
Il suo dubbio si era ormai consolidato, era divenuto quasi una certezza. Sarebbe stato meglio ucciderli subito...per lo meno gli avrebbe risparmiato le angustie della tortura...

Enja non si era sorpresa della durezza di Rodolphus... ben sapeva che i mangiamorte odiano essere rifiutati... e si pentì nuovamente del suo rifiuto, ma non fece niente per fermarlo.
Il suo sguardo tornò sulla scena del duello... ai due sfidanti era dunque stato chiesto di portare tre babbani vivi... ma a che scopo? Dopo pochi istanti capì ciò che stava per accadere i babbani sarebbero stati torturati... probabilmente a morte. Pensare a ciò non le suscitava nessuna emozione... ma, quando vide un bambino tra di loro, si sentì stringere un groppo alla gola!

La sera profumava di gelsomino, di erba tagliata da poco e, naturalmente, di sangue. Il sentore metallico e dolciastro alleggiava da sempre intorno all'oscuro Signore: che fosse il suo stesso sangue quando da bambino si mordeva le dita per impedirsi di piangere davanti ai soliti piccoli tormentatori, o il fluido vitale degli stessi innocui babbani che credevano di spaventarlo con parole taglienti... e spesso assaggiavano la sua ira e i poteri che indisciplinati sgorgavano come fontanili in un terreno argilloso. Sangue di orgogliosi... o meglio dire vanagloriosi Grifondoro che a volte intralciavano il cammino di colui che veniva ancora chiamato Tom... povero Tom Riddle, l'orfano che resta a Hogwarts ogni Natale... povero Tom che strappa brandelli di pelle ai suoi avversari e li lascia senza il minimo ricordo! E poi quante vittime erano cadute esangui ai suoi piedi durante le scorribande dei fedeli mangiamorte che mai... mai dimenticavano di portargli qualche gradito omaggio. E in effetti... eccolo il suo personalissimo passatempo fornitogli per quella sera dallo scaltro Rabastan. Ma prima... prima il Lord poteva anche concedersi piaceri più terreni, come avvicinarsi alla piccola vampira che si era allontanata dal salone, forse disgustata dagli imprevisti che lei stessa... oh, sì, il Lord lo sapeva, lei stessa aveva creato. Si rese invisibile e scivolò con la grazia di uno spettro alle spalle della contessina rumena, e il suo fiato caldo le accarezzò il collo... attenta contessina... non sei l'unica ad amare il sapore del sangue!

Carmilla non temeva l'ombra, ma temeva la tenebra del cuore degli eletti immortali…
Era sola, ma percepì dietro di lei una presenza arcana e misterica, un peso di secoli e di coscienza alle spalle.
Si voltò e trovò di fronte a sé il Signore Oscuro, nella sua immota e perfetta alterità...
Cosa intendeva fare dei babbani catturati?
E perché aveva impedito a Lucius di parlargli?

Le emozioni che agitavano il cuore di Rodolphus quella sera erano assurdamente contrastani. Il dispetto risentito per il rfiuto di Enja, il sangue che nelle vene fluiva denso... come fuoco ribelle e gli ricordava che sì... la piccola bruna ninfa lo aveva colpito anche più dell'ammissibile, ora gli imprevisti del duello, la sensazione che nulla poteva darsi per scontato e che quella sera si sarebbe presto tinta di rosso e nero, i colori del dolore e della morte. Non temeva per Rabastan, sapeva che l'Oscuro Signore amava giocare spesso in compagnia di suo fratello e McNair... se si possono chiamare giochi le torture inflitte a creature prive di poteri. Ma era il loro Padrone, e a un semidio tutto era permesso...
Piuttosto... era probabile che le vittime sarebbero state sacrificate proprio in quel parco profumato e cupo, e Enja, come si sarebbe comportata? Sembrava troppo sensibile per sopportare uno spettacolo simile, anche se era un suo dovere. Che fare... cercarla e aiutarla? O aspettare che lei si pentisse e tornasse da lui? Aspettò... era un Mangiamorte, e aveva l'onere di comportarsi come tale.

Rastaban sbuffava, nel vedere il suo Signore impigrito, e non così ansioso di dare inizio ai tormenti. Tanto che non poté trattenersi oltre e risvegliò la ragazzina terrorizzata, perché lo dilettasse con le sue grida puerili...

Carmilla scivolò oltre l'Oscuro Signore, non sapendo che il volto che aveva percepito nel buio era davvero quello di Lord Voldemort e non una visione...
Non tollerava quegli strilli in una bambina, che le ricordavano un passato lontano, molto lontano...
Si avvicinò a Rastaban, e gli ingiunse di lasciare in pace la ragazzina. L'uomo le rise in faccia, stupito di fronte a tanta sciocca alterigia, e allora la piccola vampira sorrise...
Non sapevano i mortali che il braccio dei nosferatu è tanto più forte del loro?
Carmilla sorrise, mostrando appena i canini appuntiti, e si mosse rapida verso Rastaban, ignorando il panico dei presenti nel vederla sfidare un uomo così possente e tanto più massiccio di lei.
Gli afferrò il braccio e lo stritolò con un'unica stretta, sorridendo gelida. Dopo l'iniziale stupore, Rastaban iniziò a guaire.
- Chiedi perdono.-
- Cosa? - ebbe la forza di chiedere l'uomo seppur in preda al dolore.
Le ossa si spezzarono con un rumore secco, e le urla dell'uomo salirono fino al cielo.
- Chiedi perdono a Miss McAllister e all'ambasciatore. Non amo chi tormenta i più deboli...-

La contessina ossevava compunta il Lord che si era nuovamente reso visibile, non sorrideva, non parlava... ammirava quella giovane più antica dela stessa magione dei Malfoy, più saggia di molti abili politici del ministero e sicuramente più crudele della maggiorparte degli astanti. Persino i Mangiamorte avevano un codice d'onore, che ovviamente veniva riservato ai congiunti di ogni seguace del Lord. Ma la piccola nobile rumena? Conosceva il valore della misericordia da centellinare solo per astuti inganni? O si limitava a seguire il profumo del sangue che le era indispensabile? Il Lord cercò nei suoi occhi la risposta:
- Le porgo il mio saluto e il mio benvenuto, ero a conoscenza da tempo del suo arrivo, ma impegni inderogabili mi hanno trattenuto. Ho presenziato a questa festa solo perchè sapevo che era stata invitata, ma non posso dire di aver apprezzato il suo... come dire... intrufolarsi in questioni d'onore e di etichetta. La sua è stata una mancanza di tatto, e non per le conseguenze che ne sono scaturite, ma per l'ingerenza che poteva benissimo evitare.-

Rastaban crollò in ginocchio, una montagna di carne umana, piegato da un ramo di caprifoglio fiorito, col braccio stretto nella morsa della delicata mano della Contessina vampira.
- Posso romperti tutte le ossa, una ad una, e non avrò alcun riguardo della tua tanto decantata maschera. Voglio solo sentire le tue scuse...-
I presenti la fissavano sconvolti, consapevole improvvisamente che la fanciulla non era umana.

Più passava il tempo, e più Ezequiel provava disgusto per il suo contendente...Per lui sarebbe potuto finire tutto con il duello, ma ora che vedeva la vera indole del suo avversario....Bè gli faceva varamente ribrezzo! Egli destò la bambina solo per gustarne gli strilli di terrore...La scena era davvero pietosa ed il giovane era sempre più rammaricato....Cosa attendeva quelle persone?
Una giovane donna si fece vicino all'altro duellante e gli disse di cessare quel disgustoso divertimento. Per la seconda volta nella serata, lui mancò di rispetto ad una damigella....Però ella possedeva qualcosa di diverso...era ....le ricordava...ma non poteva essere....Vampiri!! Se così fosse stato, allora il suo sfidante aveva mancato di rispetto alla persona sbagliata.....
Infatti, come a riprova di quello che aveva appena pensato, la Vampira sottomise l'alto signore dai modi discutibili, con un solo gesto. Le ossa del braccio erano in frantumi e l'uomo era piegato in due dal dolore...

La voce alle sue spalle, finalmente accompagnata ad un volto di carne, fece voltare Carmilla, che lasciò il braccio di Rastaban, che ridotto ad un mucchietto tremante, si accasciò a terra.
- Lord Voldemort...- disse con un inchino, - Sono onorata che vogliate ricordarmi le regole dell'etichetta, ma vi posso assicurare che è stato colui che adesso piange sulle sue ossa rotte ad infrangerle in modo imperdonabile...-
- Offendere una giovane donna, quando il suo sangue non è certo meno rosso del suo! Noi delle Antiche Casate sappiamo riconoscere il valore che trascende vili riconoscimenti come quelli dei vostri beneamati Purosangue - disse Carmilla, quasi appassionata.
- Non posso dire di essermi comportata come si addice ad una dama straniera, questo è vero, ma ditemi, Lord Voldemort, davvero rinnegate il mio comportamento? -
Gli occhi color acquerugiola si fissarono sul volto del Lord, mentre tutti attendevano...

Evangeline tremò, all'udire nella notte la voce della giovane donna che aveva proposto il duello. Fino a poco prima si era stupita del suo colorito spettrale, che tanto la rendeva simile a lei sotto i raggi della luna, percependo tuttavia qualcosa di troppo diverso da tutti loro... Ma ora, vista la forza di quella stretta sul braccio di Rabastan - che fosse maledetto... - si rese conto che i suoi sospetti erano più che fondati: solo una specie, nel mondo magico, possedeva un tale vigore, da soggiogare un uomo delle dimensioni del Lestrange con una sola mano...
Si ripropose di chiedere il consiglio di Lilith, come in tante altre cose faceva, ma ormai era quasi convinta, quella donna sembrava proprio una vampira.
Si guardò intorno ancora spaesata per la piega che il duello aveva preso, sperando che il Lord Oscuro potesse essere clemente con l'ambasciatore che aveva osato prendere le difese di una come lei...


- Rabastan... sei arrivato per ultimo, questo è un fatto innegabile e hai perso la sfida, inoltre hai mancato di rispetto nuovamente a un'ospite del nostro comune amico Lucius e rovinato la serata a tutti... anche se devo ammettere che non mi dispiace particolarmente il buon gusto con il quale hai scelto le tue vittime... ti sei certo attardato per portare al tuo Signore le prede più ambite, e per questo ti mostrerò clemenza assicurandoti che il tuo dono non verrà dimenticato. Sono il vostro Signore, mi chiamate Padrone, e mi auguro, come consiglio a tutti voi, che il mio volere venga rispettato. Commuta la pena in un mese da passare chiuso nella tua dimora, e la prigione ti offrirà i suoi... piaceri... per una sola settimana.
Poi l'Oscuro Signore si rivolse alla contessina: - Invece offro a lei la bambina che mi è stata portata, credo che possa esserle utile, mentre il destino delle altre creature è già segnato. Che vengano rinchiuse tutte nelle segrete della Cuspide Cremisi, il loro compito sarà quello di dimostrare agli altri prigionieri il destino che li attende se non confesseranno il loro tradimento-
Una bambina...cosa voleva intendere Lord Voldemort con quel dono? Qual era il significato?

- Vi ringrazio, My Lord - rispose Carmilla con un inchino - Non riesco ad immaginare i vostri intenti, ma se posso compiacervi ammettendo questa piccola tra i miei servi, lo farò.

-Non apprezza il mio dono? La piccola babbana non è di suo gradimento? Potrebbe tenerla presso di sé per evitare di... volare di fiore in fiore e rischiare di posare le sue fresche ma vermiglie labbra su qualcuno a me molto vicino... e non lo apprezzerei... e se posso permettermi, le interessa la sorte degli altri babbani? In tal caso avrei una proposta da farle...-
Così dicendo fece avvicinare anche il giovane straniero che in realtà aveva vinto la sfida:
- Non deve ritenersi né vincitore né perdente, non ho apprezzato la poca considerazione che ha avuto nel scegliere gli omaggi da portare al mio cospetto, denota anche una certa arroganza... la mia parola è legge in queste contrade, spero che valga anche per lei. La condanno a una settimana nelle mie prigioni, dopo questo periodo le consiglio di chiedermi udienza solo dopo aver ben valutato ogni alternativa e ogni richiesta da propormi. -

Carmilla fissò la terrificata fanciulla, sospirando al pensiero che avrebbe richiesto anni di addestramento per diventare una servitrice degna del Casato. E il suo sangue era troppo giovane per saziarla. La Contessina era quasi indispettita, ma ricordò i suoi doveri e chiese a Lord Voldemort se le avrebbe concesso un'udienza...Il giorno dopo, magari, visto che l'alba già tingeva il cielo e l'aurora non era mai un buon momento per i vampiri
Alle nuove parole di Voldemort Carmilla restò incredula...Avrebbe dovuto sapere che una tredicenne non poteva soddisfare la sua sete di sangue...era sangue di vergine, è vero, ma troppo acerbo per fornire sostentamento...

Udita la setenza dell'Oscuro, Ezequiel rimase pietrificato...A cosa aveva appena preso parte?! Una giovane regalata ad una Vampira, e cinque babbani, il cui triste destino era di essere torturati come esempio....Iniziò a chiedersi perchè il Re avesse mandato lui...Ezequiel volse lo sguardo verso il dolorante uomo, che pareva chiamarsi Rabastan, e lo fissò...quello sguardo era raro a vedersi, gli occhi viola lampeggiavano di una luce color oro. Due volte solo aveva avuto in volto una simile espressione, ed in entrambe le occasioni......bè chi le avesse ricevute non era da considerarsi fortunato. Volse lo sguardo suVoldemort, e lo fissò tentando di scacciare le visioni di un passato lontano...Sensa che se ne accorgesse una sola lacrima scese dall'occhio sinistro del giovane..Quella era la prima da che avesse memoria...
Sempre sostenedo lo sguardo glaciale del grande mago oscuro, fece un cenno quasi impercettibile con il capo e disse:
- Come pocanzi avete detto....la vostra parola è legge.-

Il Lord si stava divertendo moltissimo mentre osservava i vari pensieri che animavano gli occhi di rugiada della piccola vampira, sentiva il suo dispetto e se ne rallegrava. Era bellissima, crudele in modo ingenuo, spontaneo, ma doveva ancora apprendere una dura lezione: l'Oscuro signore non concede nulla senza un prezzo conguro, e quelle vittime babbane erano certo un ottimo espediente per interessarla:
-Vorrebbe forse sostituire la piccola con un adulto? La mia proposta è sempre valida, ma anche l'ammonimento che esistono miei seguaci intoccabili... scelga: un adulto e la bimba rimarrà in prigione, almeno fino a quando il mio boia non avrà bisogno di lei per atti dimostrativi... oppure la bimba al sicuro con lei che non la ucciderà ma si servirà di lei per il suo... benessere, ma la certezza che a Londra potrà avere qualche difficoltà per sopravvivere, anche perchè da questo momento renderò nota la sua natura.-

Evangeline si torse le mani, sconvolta più di quanto ricordasse di essere mai stata in vita sua. Una settimana nelle prigioni della Cuspide!
Una simile punizione, solo per avere scelto le prede sbagliate... La ragazza si sentì colpevole: l'ambasciatore si era impelagato nella brutta faccenda del duello per difendere lei, non aveva reagito alle offese su di sè ma per lei si era esposto... Inspirò profondamente, pronta a tentare di intercedere per lui.

Severus Piton notò lo sguardo acceso della McAllister, e intuì senza difficoltà ciò che stava per fare. Deve essere impazzita. Non ce la farebbe mai...
Non visto, scivolò rapido accanto alla ragazza e la prese per un braccio.
- Non faccia sciocchezze. Se davvero vuole ridare lustro alla sua famiglia, dimostri di saper restare in silenzio.-
Evangeline lo guardò con ferocia, ed era sul punto di rispondergli cosa pensasse del suo illuminato parere quando sentì la voce dell'uomo levarsi possente nel buio.
- Mio Signore, perdonate l'ardire di questo vostro servo... Ma il qui presente ambasciatore è uno straniero, non poteva conoscere le usanze che noi coltiviamo... Non avrebbe potuto pensare che una preda avrebbe avuto maggior valore, per noi, rispetto ad un'altra, e voi stesso non avevate dato questa informazione: Rabastan partiva avvantaggiato... Lungi da me il richiedervi clemenza per quest'uomo, mio Signore, ma è pur vero che colui che l'ha inviato potrebbe irritarsi sapendolo nelle vostre prigioni...-

Rodolphus si avvicinò ad Ezequiel, non era contento del duello, di come era finito e del fatto che suo fratello si era nuovamente reso ridicolo, una settimana in prigione... bene, per fortuna il cappuccio e la maschera da Mangiamorte permettevano a un fratello esasperato di impartire una bella lezione al congiunto più indisponente che avesse, e forse anche a chi era la causa di quel trambusto:
-Ti chiami Ezequiel vero? Hai portato scompiglio e disonore nella mia famiglia, il tuo rivale è mio fratello, avrò il piacere di incontrarti nuovamente quando sconterai la tua settimana di prigionia... guardati le spalle d'ora in poi!-

- Vi ringrazio, ma la bambina mi va benissimo - rispose Carmilla, decisa ad andarsene di lì prima possibile, visto che l'alba si avvicinava e lei diventava ogni minuto più debole e stanca. Il passaggio dalla gloriosa notte alla luce la lasciava sempre sfinita.
Tanto, pensò in silenzio, ci sono migliaia di babbani a Londra, e loro di certo non potevano indisporre l'Oscuro Signore...Avrebbe potuto nutrirsi ugualmente, con un po' più di fatica, ma non avrebbe sacrificato la piccola babbana. In fondo, lei sapeva cosa significava soffrire in tenera età.

- Ah sì... eccolo il mio prode professore... il cavaliere senza macchia e senza paura che da sempre cammina sul filo del rasoio... e della mia pazienza, e non so quale sia l'arma più affilata... sei sempre servo della giustizia e della lealtà, ma parli a orecchie ormai tediate e poco propense ad ascoltare. Mi ricordi l'esistenza di un altro Signore... bene, che questo sia di monito anche nelle lande più remote: esiste un solo Signore, e risponderà con clemenza a chi gli mostra rispetto. Era compito di questo giovane informarsi sui desideri e le preferenze di chi è legge e potere nel paese dove si recava. La mia decisione è stata presa, e non sarà cambiata.-

- Lord Voldemort, Lord Malfoy conosce il mio indirizzo. Convocatemi quando volete, e vi raggiungerò per esporvi le richieste del Nero Consiglio - disse Carmilla, congedandosi e tenendo la ragazzina per un braccio.

-Volete andarvene, siete stanca? – chiese l’Oscuro. - Perchè non mi seguite all'interno di questa magione, lì potrete rilassarvi... ho molto apprezzato la vostra scelta, non sopporto le sfide gratuite...-

Era crudele, Lord Voldemort. Non vedeva che saveva bisogno della sua bara, del suo sotterraneo luogo di riposo eterno? Non poteva restare...ma chinò il capo e seguì il Mago, sperando che comprendesse la sua sofferenza fisica-.

-State soffrendo mia cara? Vi stupite di questo mio cambiamento? Semplicemente vedo che siete esausta, sfinita e sempre più pallida... e questo mi riempie di languore... siete diversa quando lasciate chiuso in bocca il vostro orgoglio, apprezzo i vostri occhi incupiti... ma voglio favorirvi: Volete andarvene.. e sia, ma il nostro prossimo colloquio avverrà nella vostra dimora. Spero che accettiate...-

Enja era rimasta scossa dalle parole di Lord Voldemort... una settimana intera nelle prigioni della cuspide per aver portato delle prede sbagliate era tantissimo... contando anche che all'interno delle prigioni lavorava Bellatrix Black, ex cognata di Rabastan che apprezzava ancora il più giovane dei Lestrange... quel ragazzo sarebbe uscito molto malridotto dalla Cuspide... ancor più si sorprese però quando aveva sentito un Severu Piton fare una richiesta al Signore Oscuro - Mio Signore, perdonate l'ardire di questo vostro servo... Ma il qui presente ambasciatore è uno straniero, non poteva conoscere le usanze che noi coltiviamo... Non avrebbe potuto pensare che una preda avrebbe avuto maggior valore, per noi, rispetto ad un'altra, e voi stesso non avevate dato questa informazione: Rabastan partiva avvantaggiato... Lungi da me il richiedervi clemenza per quest'uomo, mio Signore, ma è pur vero che colui che l'ha inviato potrebbe irritarsi sapendolo nelle vostre prigioni...-
Rodolphus si avvicinò alla giovane e apprezzò la luce batagliera che ora le illuminava lo sguardo:
-Ah, non sei di ghiaccio come credevo, bene! E noto con piacere che non hai avuto bisogno del mio aiuto... volevo offrirti il mio braccio per confortarti, ma non solo non mi hai cercato, sei anche riuscita a mantenere la calma! Lo ritengo un atteggiamento consono a queste occasioni, ne sono felice!-

Qualcuno intercesse presso L'Oscuro per conto di Ezequiel....Era buio ma la voce giungeva da una persona che stava accanto alla demigella di cui aveva avventatamente preso le difese....Per un attimo pensò che il lord potesse cambiare la sua decisione...nessuno lo aveva mai aiutato e fù contento nell'udire il diniego del Lord oscuro. Poco dopo uno degli uomini incappucciati gli si fece vicino e gli parlò:
- Ti chiami Ezequiel vero? hai portato scompiglio e disonore nella mia famiglia, il tuo rivale è mio fratello, avrò il piacere di incontrarti nuovamente quando sconterai la tua settimana di prigionia... guardati le spalle d'ora in poi!-
Ignorandolo apparentemente, Ezequiel si rivolse all'Oscuro:
- Signore, mi permetta di riprorre le mie scuse. Avete perfettamente ragione, è stata colpa mia...avrei dovuto informarmi prima degli usi e costumi del paese in cui mi recavo. In secondo luogo mai mi sare sottratto ad una punizione per una mia mancanza. Se sono le prigioni ad attendermi, allora esse mi avranno. –
Disse tutto con il contegno che gli si confaceva, poi però si volse verso l'uomo che lo aveva da poco minacciato, questa volta il suo tono era tutt'altro che ossequioso e diplomatico:
- Lungi da me era portare scompiglio in nessun luogo, ma vedo che questo non è stato inteso in minima parte da alcuno. Vostro fratello ha insultato pesantemente una fanciulla e lo ha fatto deliberatamente. Questo ha causato non pochi problemi, uno tra questi, la perdita di cinque vite e la ditruzione di una sesta. Infine voi mi venite a dire di guardarmi le spalle...- Ezequiel fece l'occhiolino al mangiamorte. - Io non parlo che una volta, ma quello che dico e prometto, mai manca di accadere. Se mai si verificasse una seconda situazione come questa...non ci saranno leggi d'etichetta e d'onore a proteggere un qualsivoglia membro della vostra famiglia. -
-Sei coraggioso... – rispose Rodolphus, - Ma il sangue che scorre nelle vene dei Lestrange non è certo meno altero.. non preoccuparti, avremo certo altre occasioni per continuare questa discussione. ora, mio nuovo prigioniero, devo scortarti alla Cuspide cremisi.. e devo ammettere che non mi dispiace! Forza, prendi congedo e seguimi... presto avrò l'onore di presentarti una signora che troverai... indimenticabile!! -
Udite le parole del mangiamorte, ormai divenuto suo carceriere, Ezequiel con portamento degno di un comandante acconsentì. Per primo fece un inchino alla dama che aveva difeso e le sorrise con volto tranquillo, poi disse:
- Rinnovo le mie scuse ai padroni di casa per i disagi, ossequi signori e signore, mio Lord Ossequi anche a voi.-

Enja si stupì del contegno del giovane... sapeva benissimo che la dama che gli sarebbe stata presentata era Bellatrix Black una delle più feroci seguaci del signore oscuro...
Sapeva però che nel carcere della cuspide erano presenti anche alcuni auror che si erano ribellati al governo di lord Voldemort... così decise di sfruttare un'occasione che probabilmente si sarebbe rivelata irripetibile...
Si rivolse così a lord Lestrange... - Vi chiedo gentilmente di farmi l'onore di potervi accompagnare... vorrei scoprire se gli esseri che hanno causato la distruzione della mia famiglia sono nell'unico luogo degno di ospitarli e se possibile anche dimostrargli tutto ciò che la mia famiglia prova per loro. -
Il mangiamorte non seppe reprimere un sorriso radioso... no, decisamente gli fu impossibile e si inchinò indulgente davanti a quella giovane così ricca di determinazione e ingegno, per non parlare della sete di vendetta che comprendeva benissimo. Oh, vi era anche un profondo compiacimento perchè lo sapeva... la bella Enja era felice anche dell'opportunità di seguirlo e rimanergli accanto:
- Bene, sarò felice di accettare la vostra compagnia, rechiamoci subito alla Cuspide... ma badate... vi consiglio di restarmi vicino... è un luogo arcano e pericoloso!-
Enja annuì... anche se per sua fortuna non vi era mai stata sapeva dai racconti che le erano stati fatti che alla cuspide era meglio non metterci piede in nessun caso...
Prese il braccio che Rodolphus le porgeva mentre il mago legava a se sia il fratello che Ezequiel senza avere nessun riguardo nei confronti dei prigionieri dopo di ciò si smaterializzarono nella prigione...
Intanto da lontano una donna vestita completamente di nero e con indosso la maschera di mangiamorte seguì la scena e giurò vendetta a colei che aveva osato avvicinarsi al suo ex marito.

Evangeline chinò il capo di fronte alla decisione di Lord Voldemort. Era insindacabile, lo sapeva bene... E fu segretamente riconoscente a Severus Piton per aver parlato al posto suo: se avesse seguito l'istinto, infatti, con ogni probabilità anche lei sarebbe finita alla Cuspide Cremisi...
Mentre per il momento non le restava altro da fare che domandarsi come sarebbe finita quella storia, che fine avrebbe fatto il giovane che l'aveva difesa e come avrebbero reagito i Lestrange all'affronto subìto.
Salutò da lontano Narcissa, cercò - senza trovarla - Lilith per fare altrettanto, e si incamminò verso casa senza smaterializzarsi... aveva bisogno di pensare.

Ethel danzava già da abbastanza tempo per potersi definire stanca. Sospirò, dunque si fermò di colpo interrompendo le danze, eguadagnandosi un'occhiata interrogativa da parte di Malfoy:
- E’ molto tardi... devo tornare nella mia abitazione.- proferì flebile come spiegazione, aggiungendo dunque: - A domani...- riferendosi al colloquio che avrebbe dovuto tenere sempre con Draco per poter entrare negli arcangeli, e detto ciò, sorrise, fece un breve cenno di saluto con la mano e si diresse alla ricerca di lady Narcissa per congedarsi. Dopo essersi congedata, Ethel uscì con passo lento e cadenzato da Malfoy Manor, e, dopo qualche attimo d'esitazione si materializzò nella propria dimora a Diagon Alley.

Bellatrix aveva osservato tutta la scena con fredda indifferenza. Era abituata a guardare duelli, a veder torturare e soffrire innocenti. Guardò tutti i futuri prigionieri della Cuspide Cremisi, coscienti di aver rovinato la festa della sorella, e di sicuro non gliel'avrebbe fatta passare liscia...primo fra tutti Rabastan, fratello del suo ex marito, vero colpevole di tutto il misfatto, che odiava da quando lo vide la prima volta.


Delfine wrote at 14:26
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mercoledì, 12 dicembre 2007

Questo blog presto diventerà sede del più grande sforzo organizzativo mai visto. Il tentativo di ordinare qualcosa come trentamila post e decine di storie parallele in uno schema narrativo sensato...
Aspettatevi l'impossibile xd

Arquise wrote at 14:58
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mercoledì, 28 novembre 2007

Alours...gli ultimi giorni sono stati molto intensi alla Corte U_U

Facciamo un po' di riepilogo: Rivka, altresì detta la lontra moglie del Mangiamorte Russo e Uomo dei Lupi Antonin Dolohov, e il suddetto hanno sterminato in una scena vagamente Grand Guignol Sigfried, vampiro Dorian che l'aveva trasmutata. I nostri due eroi, poverini, sono destinati a grandi e lunghe sofferenze psicologiche, visto che dovranno affrontare condizioni del tutto nuove come: il tradimento, la differenza di specie, le responsabilità legate all'uccisione di un Antico. Si preannuncia la necessità di una visita dallo psicologo di Diagon Alley, ahimé junghiano U_U

La Danse Macabre ha avuto inizio e si preannunciano un'infinità di colpi di scena, incontri e scontri di vario genere, vampiri fastidiosi, vestiti stupendi e chi ne ha più ne metta xd. Il delirio sui Rosier diventa sempre più straziante e autotagliuzzante...per fortuna che a risollevare gli animi ci sono coppie pucciose come Darkian e Sirius! L'unica cosa che mi preoccupa è che la peculiarissima trattazione del tempo alla Corte ha delle implicazioni angoscianti: visto che in un anno e mezzo abbiamo coperto appena sette mesi, quanti secoli ci vorranno perchè nasca la figlia di Cissy?! E quanti altri secoli prima che giunga ad un'età in cui sia capace di dire mamma? xd

Finendo il delirio, vi lascio sulle note di Petrucciani, che ha accompagnato la proiezione del Nosferatu nell'ultimo incontro di Lucius e Lilith...sì, siamo tremendamente snob e pretenziose -____-



Arquise wrote at 12:35
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][La Maschera e Lo Specchio][

E se l'Impero del Signore Oscuro fosse nato? Cosa sarebbe accaduto a Londra, nel mondo, se i piani di Lord Voldemort avessero avuto frutto? Il ritorno in auge dello splendore delle nobili casate Purosangue, la persecuzione degli impuri, gli spietati metodi di soppressione di coloro che si oppongono al nuovo ordine imposto dopo una guerra che ha rovesciato l'equilibrio del mondo dei maghi, e che ora ha consegnato un mondo pieno di ricchezze, opportunità, ma allo stesso tempo conflitti e nodi da sciogliere, nelle mani dell'Elite di Mangiamorte e Purosangue di cui si circonda l'Oscuro nei suoi nuovi domini.

][Ariénne de la Rosecroix][

Personaggio Principale: Carmilla Von Amethyst

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][miahanamura][

Personaggio Principale: Lilith Nightlord

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][Henut][

Pergonaggio Principale: Cecily Rochefort [Willingham]

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][Monna Lucretia ][

Personaggio Principale: Evangeline McAllister

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][Ethel Is In Parties][

Personaggio Principale: Ethel McGlynn

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][Ezequiel][

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][Darkian][

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][Lady Slytherin][

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][La Musica della Corte][

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