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mercoledì, 02 gennaio 2008

Evangeline giunge a Hogwarts

Severus Piton lasciò correre lo sguardo per la stanza: quanto era cambiata, da quando aveva sostituito Albus Silente! Aveva deciso di non spostare la presidenza di lì più per comodità pratica che per desiderio di occupare anche fisicamente, oltre che come ruolo, gli spazi lasciati vuoti dalla morte del grande mago buono che tutti avevano pianto.
Severus si guardò le mani. Mani bianche, delicate, eleganti come solo le mani di un raffinato pozionista potevano essere... E le mani di un assassino. Gli era dispiaciuto, uccidere Silente, non poteva negarlo; gli era dispiaciuto perchè il ragazzino escluso e maltrattato che ancora dormiva da qualche parte in lui aveva sempre visto in Silente l'unica difesa mai esistita. Ma era finita lì, con un poco di umano dispiacere... Niente sensi di colpa, niente rimpianti, niente drammi: uccidere Albus Silente era necessario, e proprio per questo aveva portato a termine il compito che Draco, ancora troppo giovane ed inesperto, era stato sul punto di lasciare a metà.
E adesso lui, proprio lui, il professore più odiato della scuola, era il Preside! Ma lo studio che era stato di Silente era cambiato, inesorabilmente e senza possibilità di ritorno. Aveva assunto lo stile del nuovo proprietario: sobrio, asciutto, spartano, più che essenziale... E tanto, tanto buio. Non la sopportava, la luce, non l'aveva mai sopportata! Gli offendeva la pelle, feriva i suoi occhi, e aveva sempre mostrato a tutti quanto lui fosse diverso dagli altri. Al contrario le tenebre erano il suo habitat, ciò cui non avrebbe mai potuto rinunciare... Ragion per cui lo studio nella torre somigliava ora alla più oscura delle segrete.
Un bussare delicato alla porta interruppe il flusso dei suoi pensieri.
- Avanti! - Scontroso, sbrigativo e glaciale: proprio come lo ricordavo...
- Buon pomeriggio, Preside. Avevamo un appuntamento... Sono Evangeline MacAllister –
Severus Piton le strinse la mano, sorpreso di come la ragazza non fosse affatto cambiata durante gli anni trascorsi da quando aveva finito la scuola. Sembrava solo...indurita: tratti più marcati, stretta di mano più vigorosa, sguardo più freddo. E sempre quei vestiti neri, a far risaltare senza pietà il bianco spettrale della sua pelle.
- Mi ricordo di lei, signorina. Soltanto O in pozioni, se non erro.- Gli occhi di Evangeline si strinsero, e le labbra, serrate, si fecero ancor più chiare.
- Spero non influirà sull'esito della mia proposta -.
Piton la guardò freddamente, irritato dal tono di voce della ragazza e al tempo stesso stupito che osasse tanto: nessuno mai, men che meno i suoi vecchi allievi, aveva rischiato tanto a parlargli in quel modo!
- Sta a me decidere, signorina MacAllister. Una decisione in cui lei non avrà la minima parte -. Evangeline accavallò le gambe e si protese verso la scrivania, con tutta la decisione che possedeva.
- Io scommetto di sì, invece. Perchè sono qui con un obiettivo, professore... Un obiettivo talmente sensato e conveniente per tutti, che difficilmente potrà rifiutare.-
Il mago la fissò attraverso l'oscurità, sempre più stupito da quella tanto ostentata sicurezza: cosa le dava il coraggio di rivolgersi così a lui?
- Sono convinto del contrario. Ma dal momento che ormai è qui parli, l'ascolto -.
La ragazza inspirò, raccogliendo la calma: voleva quel lavoro, e l'avrebbe ottenuto ad ogni costo.
- Se ha ricevuto il mio gufo, saprà che ho trascorso gli ultimi anni in viaggio per l'Europa per approfondire le Arti Oscure e specializzarmi in esse...-
- Sì, ho visto. E allora? -
- So che il figlio di Ronald Weasley ed Hermione Granger è qui ad Hogwarts, in mano sua, Preside. -
- E anche questo è vero. Dove vuole arrivare? Mi sto spazientendo. -
- Il giovane Weasley avrà bisogno di una formazione magica di primo livello, naturalmente, ma dubito sarebbe una buona idea lasciargli frequentare le lezioni, a parte ora che è troppo piccolo nemmeno in futuro... L'ideale, a mio parere, sarebbe affiancargli un'istitutrice, qualcuno che possa indirizzare le sue capacità magiche nella giusta direzione... –
Imperscrutabile, Severus Piton rimase un istante in silenzio. Quindi si alzò, andando ad appoggiarsi all'altro lato della scrivania proprio di fronte ad Evangeline. Fissò i propri occhi in quelli della ragazza, e lei non tentò neppure di sottrarsi a quel contatto.
- Mi sta dicendo, signorina MacAllister... Che si propone per il ruolo? -
- Precisamente, professore. Pochi, in Inghilterra, hanno ora come ora il mio livello di preparazione in materia -.
Il mago riflettè a lungo, cercando un modo per negarle il posto, ma fu costretto ad ammettere che ogni argomento portato dalla ragazza era estremamente ragionevole. Tornò a sedere, e le rivolse una strana smorfia.
- Lei è arrogante e piena di sè, assolutamente convinta della sua superiorità... D'accordo, signorina MacAllister, provi ad istruire il piccolo Weasley. Ma si ricordi: non un errore, o perderà molto più di un semplice posto di lavoro -.

Hermione Granger conosceva bene l'infelicità. Tutti coloro che amava erano morti, tutto ciò in cui credeva si era disintegrato, e lei era sola. Sola e disperata, prigioniera senza neanche il conforto dell'integrità morale. Si era piegata al male, aveva lasciato che la circuisse e ora ne pagava il prezzo. Ronald era morto, Harry era caduto con uno sguardo stupito ancora negli occhi, come se non potesse credere al suo fallimento, e lei....
Lei era rimasta indietro, lei aveva pensato a proteggere la creatura che portava in grembo. Non avrebbe mai potuto espiare quella colpa, tanto che non le restava che scivolare sempre più nell'automatismo.
Suo figlio, Arthur, con i capelli rossi dei Weasley e gli occhi dei Granger, era destinato a infangare il nome di suo padre. Volevano istruirlo, affinché diventasse un Mago oscuro, e lei non poteva fare nulla per impedirlo. Essere riconoscente a Severus, dovere ringraziare lui per essere ancora in vita....
Col tempo Hermione si era resa conto che Severus non aveva agito in nome di un attaccamento nei suoi confronti, ma solo perché la voleva ad Hogwarts. Per lui lei era solo un'ottima allieva e una promettente insegnante, e la sua missione era preservare l'ingegno.
Hogwarts era fiorita sotto le sue abili mani, Hermione doveva riconoscerlo. Aveva combattuto strenuamente perché lei diventasse insegnante e capo di Grifondoro e perché si insegnasse ai rampollli purosangue il valore della cultura babbana. C'erano corsi d'arte e letteratura, e materie inutili come Divinazione e storia della magia erano state eliminate...
Doveva riconoscerlo: Severus era un ottimo preside, per quanto possibile, e lei aveva fallito. Non poteva odiarlo, non finché avesse salvaguardato la vita di Arthur.
Sperava solo che quella donna glaciale dai capelli bianchi che aveva intravisto nei pressi dell'ufficio di Severus non avesse nulla a che fare con suo figlio...

Evangeline era appena entrata nelle sue stanze, e giusto il tempo di posare i bagagli era stata costretta a correre nello studio di Severus Piton. Bussò, indispettita di non aver potuto fare ordine tra le sue cose, ed entrò senza attendere risposta.
- Mi ha fatto chiamare, Preside? - Quello appena usato da Evangeline era giusto un eufemismo: un gufo che, recapitato il proprio messaggio, non smette di beccare la porta finché il destinatario non si decide ad uscire era ben più di un semplice invito…
- Evidentemente sì -. Bevve un lungo sorso dalla tazza che reggeva tra le mani, senza offrirne, ma Evangeline conosceva quell’uomo da abbastanza tempo per sapere che preferiva ignorare la natura della bevanda. - Pare che ieri sera la sua presenza alla festa abbia determinato un po’ di movimento… Come sta il suo amico, signorina McAllister? La Cuspide Cremisi è di suo gradimento che lei sappia? -
La ragazza sentì la rabbia salire, e si conficcò con forza le unghie nel palmo della mano. Sii diplomatica… Ignora le provocazioni… la voce di sua nonna, mentore e guida della sua adolescenza, risuonò in lei abbastanza forte da farla sussultare. - Dal momento che non è mio amico, spero mi sia concesso di ignorare come stia…-
Severus Piton si consentì un sorriso sarcastico. - Mi era parso di capire diversamente. Ad ogni modo, meglio così -, troncò brusco, tornando a sedersi e facendo scomparire la tazza. Estrasse dal mantello un orologio da taschino. - Dovrebbe essere qui a momenti -.
Dietro il suo sguardo gelido e imperturbabile, Evangeline si stava domandando di chi parlasse Piton: ma nemmeno per tutto l’oro del mondo si sarebbe abbassata a chiedergli spiegazioni… Sapeva aspettare, e avrebbe messo a frutto la propria pazienza. Dopo – effettivamente – pochi minuti qualcuno bussò alla porta, e il rumore sordo del legno percosso fece tremare l’aria immobile nella stanza.
- Avanti! - Entrò una donna dall’aspetto stanco, che portava in fondo agli occhi il segno indelebile di molti dolori, ed Evangeline non riconobbe subito in essa Hermione Granger. Fredda come sempre, si rivolse con movimento calcolato a Severus Piton, quasi aspettando che lui risolvesse quello stallo… Perché non appena Hermione l’aveva vista si era bloccata, del tutto immobile, ed Evangeline avrebbe dato qualsiasi cosa pur di sapere cosa stesse pensando la ragazza.
- Questa è Evangeline McAllister, signorina Granger -, Piton provava sempre un sottile piacere nel chiamarla con il suo nome da ragazza, ignorando il legame con Ronald Weasley, - Da oggi si occuperà dell’istruzione di Arthur Jr. Ho preferito avvertirla, onde evitare spiacevoli scenate qualora l’avesse scoperto da sé. Ora può andare -.
Evangeline si compiacque del tono distaccato del Preside, mentre Hermione se ne andava, lo sguardo fisso davanti a sé, evidentemente sconvolta. E non poté esimersi dal suo solito, spesso odioso, sarcasmo.
- Partecipare a questo teatrino è stato davvero esaltante, professor Piton…-
- Mi auguro che il suo ruolo nell’educazione del bambino sia più attivo di quanto abbia fatto con la madre, signorina. Non dimentichi mai il nostro patto -.

Non poteva essere! Non quella Maga oscura, non quella donna bianca e fredda come ghiaccio! Non poteva lasciarle mettere le mani sul suo bambino...
Il sarcasmo supponente di Severus, le sua malefiche parole stillanti disprezzo non ferivano più Hermione. Il suo cuore era ormai spento, incenerito, e tuttavia quell'insulto costante, quel Signorina Granger, quando lei era da tempo la Signora Weasley, la feriva atrocemente.
Tutto, tutto avrebbe sopportato, ma non le mani di una donna così glaciale sull'unica luce della sua vita. Gli avrebbe plagiato la mente, l'avrebbe reso un abietto Serpeverde, e lui l'avrebbe disprezzata. Arthur, disprezzarla! Hermione sentì il cuore stringersi e, entrando in classe, gli alunni si accorsero che era ancora più triste e assente del solito. Le sue lezioni erano impeccabili, ma sembrava che a tenerle fosse un fantasma...

Delfine wrote at 16:56
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][La Maschera e Lo Specchio][

E se l'Impero del Signore Oscuro fosse nato? Cosa sarebbe accaduto a Londra, nel mondo, se i piani di Lord Voldemort avessero avuto frutto? Il ritorno in auge dello splendore delle nobili casate Purosangue, la persecuzione degli impuri, gli spietati metodi di soppressione di coloro che si oppongono al nuovo ordine imposto dopo una guerra che ha rovesciato l'equilibrio del mondo dei maghi, e che ora ha consegnato un mondo pieno di ricchezze, opportunità, ma allo stesso tempo conflitti e nodi da sciogliere, nelle mani dell'Elite di Mangiamorte e Purosangue di cui si circonda l'Oscuro nei suoi nuovi domini.

][Ariénne de la Rosecroix][

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