domenica, 27 gennaio 2008
La cella di Ezequiel
C'era uno strano silenzio dentro quella cella. Ezequiel aprì gli occhi e si trovò in una situazione quasi familiare. Posto angusto, ma ben tenuto. Il luogo era disadorno di tutto, tranne il letto, una ciotola ed un secchio. Appena destato, il giovane, si mise a fare gli esercizi che tutte le mattine lo accompagnavano da ormai una decina di anni...Durante le prime ore della notte era rimasto sveglio a pensare...Doveva aver messo un nuovo record, appena arrivato, subito sfidato a duello, e gettato in una prigione per aver scelto male le proprie vittime, anche se aveva vinto entrambi i duelli....Il solo pensiero di quelle povere persone innocenti lo faceva sentire peggio che mai. Era stata colpa sua se tutto era iniziato e poi lui aveva consegnato un'intera famiglia a dei pazzi. L'ultima riflessione di cui ebbe memoria prima che il sonno lo prendesse fu sul fatto che, da quando era giunto a Londra, il suo passato era tornato a fargli visita troppo spesso, cosa che non succedeva da molto tempo....
Che trattamento gli avrebbero riservato?? Quel pazzo di un Lestrange di sicuro avrebbe fatto del suo "meglio" per farlo sentire a casa.Non importa, si disse, qualsiasi cosa accada dalla mia bocca non uscirà un suono.
Dopo essersi liberato dalla madre di Enja in modo fortunoso e valoroso ( le madri... che danno all'umanità che sono!) Rodolphus pensò di recarsi alla cella dove languiva lo straniero che aveva duellato con Rabastan... rimase ad osservarlo in silenzio nascosto da una colonna, poi l'apostrofò con voce arrogante sogghignando:
- Bella cella! Ti senti a casa tua? Hai bisogno di niente?-
Una voce interruppe il silenzio che altrimenti sarebbe stato assoluto. Nella cella echeggiò la voce di un uomo, che molto probabilmente era il suo carceriere, e con buone probabilità il suo aguzzino. Dopo una breve pausa Ezequiel rispose: - Magnificamente, grazie. Ma un libro non guasterebbe. Sapete il silenzio di questa mia "sistemazione" mi invoglia alla lettura..Potete forse aiutarmi voi, dopo esservi fatto vedere?-
- Ma certo che posso palesarmi... e in tutta tranquillità! Credo che tu sia un uomo fortunato... posso darti del tu vero? Odio le formalità... fortunato perchè la mia ex moglie è troppo occupata a divertirsi con le prede che tanto stoltamente hai gettato nelle nostre mani! Dovevi immaginartelo: quei babbani sarebbero stati più felici morendo decapitati per tua mano... ma hai voluto fare il misericordioso e verranno torturati fino all'attimo estremo... e per colpa tua!-
- Certamente che potete darmi del tu...Peccato che io mai parlerò con voi in un simile tono.- Questa fù la prima risposta che Ezequiel diede al suo interlocutore.
Lentamente si alzò e andò a fissare, per quanto possibile, gli occhi Rodolphus. Il suo sguardo era fermo e glaciale. Gli occhi viola gli davano un'aria piuttosto inquietante, tanto che in un primo momento Rodolphus pensò che il giovane avrebbe fatto qualche sciocchezza.
Ezequiel invece parlò con estrema calma: - Voi vi credete veramente superiore? Certo che no! Altrimenti perchè dirmi che quì c'è qualcuno che dovrei temere più di voi? Sapete, io... in voi vedo solo un uomo, niente più.- e quì, come per il fratello, Ezequiel gli riservò la più sprezzante delle occhiate. - Per me potreste essere classificato al pari di un babbano. Voi li torturate, li uccidete, li cacciate...e questo è essere superiori? Per colpa dell'inadeguatezza di un membro della vostra famiglia ora della gente soffre pene che spetterebbero dapprima a vostro fratello. Dopo aver vinto non uno, ma ben due duelli contro vostro fratello, mi sono ritrovato in prigione per la scarsa cura con cui ho scelto l'oggetto della mia riparazione...Non parlate più di quei babbani in mia presenza, perchè se dovesse capitare che vediate il mio lato meno caritatevole, da nobile quale ostentate di essere, potreste non trovarlo di vostro gusto.- Concluse con un sorriso, che fece correre un brivido sulla schiena del suo interlocutore.
Seguì il silenzio mentre le parole del giovane andavano spegnendosi nelle profondità di quelle prigioni.
- Sei veramente un' incongruenza... hai un atteggiamentio inconsueto tra i maghi, soprattutto in questi tempi... parli di giustizia e onore, e estendi questi concetti anche per esseri che ai miei occhi, come del resto agli occhi di qualsiasi altro mago di queste terre, sono solo feccia. Misericordia, perdono e giustizia non vengono assolutamente estesi ai babbani, è un concetto che ti consiglio di approfondire... altrimenti non potremo mai comprenderci. L'Oscuro Signore impera in ogni angolo... e il Lord odia i babbani...-
- L'Oscuro signore ha di sicuro i suoi buoni motivi per odiare i babbani...e poi nessuno oserebbe dire all'Oscuro di non fare una determinata cosa, sarebbe stupido. Lui può tutto, non è un comune mortale come me o voi, inoltre giustizia ed onore sono valori che travalicano lo spazio ed il tempo, nessuno dovrebbe mai metterli da parte poichè esse sono le fondamenta di qualsiasi uomo degno di tale appellativo; il perdono...bè quello non è insito in tutti, questo è vero. - e un occhiolino seguì quest'ultima affermazione. - La misericordia...quella sì che bisognerebbe avere per dei babbani che, essendoci inferiori, vanno solo compatiti per la loro inettitudine...Parlate di comprensione? Io e voi potremo mai comprenderci? Come potremmo mai...se i valori cardine per me, in questo emisfero sono considerati indegni di essere applicati? -
Concluse con un tono più amareggiato del normale, lo sguardo sempre fiero, ma con una strana ombra dietro il viola degli occhi..
Augustus Rookwood era impaziente di conoscere il giovane Ezequiel. Mandò a chiamare il prigioniero straniero perché fosse condotto nella sala dell'interrogatorio, e attese.
La sala degli interrogatori era un abisso di perversione e morte, sotto una superficie rispettabile.
I muri di pietra nera, i tendaggi di velluto porpora, le onniscienti candele nere. I Fantasmi amanuensi, pallide creature con le catene ai polsi riportavano i verbali degli interrogatori.
- Il vostro nome, prigioniero - cominciò Augustus, il cappuccio del mantello gettato indietro a rivelare il volto ascetico, mentre intorno a lui le ombre rosse degli inquisitori attendevano.
Rodolphus era stato costretto a lasciare la sala, dove solo gli Insuisitori avevano diritto di restare, e uscendo aveva colto il baluginio perfido negli occhi di Bellatrix.
I corpi dei babbani trucidati erano già cenere...tranne i due che erano stati regalati ai lupi mannari, perché li sbranassero nelle loro foreste. Fenrir avrebbe di certo apprezzato il dono.
Rodolphus, costretto a uscire dalla Cuspide Cremisi, fece ben attenzione a produrre il maggior chiasso possibile nel farlo: sbattè nervoso gli stivali sul marmo nero dei lunghi e claustrofobici corridoi, salì le scale velocemente e dando gran manate a muri e ringhiere che risuonarono sinistre, imprecò a voce alta contro Rookwood e chiunque gli capitasse a tiro lungo il tragitto... e quandio fu ben certo che tutti lo credevano ormai uscito svoltò di scatto in un budello di pietra e con un incantesimo aprì una botola del pavimento. Si infilò strisciando in quegli angusti spazi e percorse piegato in due quasi mezzo chilometro, finchè non si trovò davanti a una stretta feritoia da dove riusciva a spiare la stanza degli interrogatori. Già il prigioniero era sottoposto all'inquisizone di Bellatrix e Rookwood nella luce tremolante e morbosa di molte candele nere, fra poco sarebbe arrivata anche la piccola e glaciale Enja, e questo era il motivo della presenza di Rodolphus dietro le mura di pietra.
Enja arrivò alla cuspide cremisi con mezz'ora di anticipo... man mano che si avvicinava alla cella 17 si sentiva sempre più a disagio. Speriamo solo che Rodolphus sia riuscito ad entrare, pensò... poi arrivò fuori dalla cella e si mise ad aspettare di essere chiamata all'interno... c'era già un interrogatorio in atto... e l'interrogato era il giovane straniero che aveva combinato tutti quei disastri durante il ballo due sere prima.
Lo sguardo di Ezequiel era ancora fisso negli occhi di Rodolphus quando dei passi erano echeggiato nel corridoio. Nell'udire tali passi, sul volto del mangiamorte si era dipinto un sorriso di soddisfazione e aveva fatto un passo indietro. Quattro guardie erano giunte a prelevarlo. Il suo interrogatorio sarebbe iniziato a momenti. Lo presero e lo condusero nella cella 17. Muri di pietra nera e tendaggi di velluto rosso, coprivano come una maschiera quello che altrimenti sarebbe stato un luogo austero e perverso. In quel luogo, ebbe l'impressione, dominava la pura follia mascherata da legge Oscura.
Venne fatto sedere e dopo qualche istante gli venne fatta la prima domanda, che è da sempre la più ovvia:
- Il vostro nome, prigioniero.- Ombre rosse erano alle spalle di quel volto che ora lo interrogava.
- Il mio nome è Ezechiel Greerburg. - fu la risposta del giovane interrogato.
Poi l'interrogatorio dello straniero fu momentaneamente interrotto per consentire il processo all'auror e Augustus invitò Enja ad entrare... la ragazza si sentì scaldare il sangue nelle vene, finalmente dopo due anni avrebbe vendicato suo padre. Sapeva già cosa fare...
Rodolphus era in una posizione molto scomoda, in parte perchè il suo corpo alto e nervoso era incastrato a forza in una nicchia di pietra, e se per caso fosse stato scoperto avrebbe dovuto fornire molte spiegazioni imbarazzanti... per non parlare di Bellatrix che avrebbe capito subito il motivo che lo spingeva a ridursi in quello stato. Eccola lì, bella, altera e con i suoi splendidi occhi enigmatici... Enja, la piccola strega venuta dal freddo che incominciava a scaldare un cuore ormai da troppo tempo ferito e solo.
Appena l'auror fu portato all'interno dell'aula gli occhi di Enja si incendiarono di odio. Quell'uomo sarebbe morto di certo, ma probabilmente non quel giorno, Enja voleva prima disintegrarlo nell'anima e nel corpo.
Il prigioniero guardava con apprensione un quarto uomo che era entrato in quel momento. Alto, magrissimo tanto da sembrare emaciato aveva un ghigno satanico sulle labbra strette e tirate sui denti scoperti... un ghigno ferale: - Ma buonasera a tutti... abbiamo anche un ospite... in questo caso il nostro Rookwood sarà felice di intrattenersi con questa bella signorina e lasciare compiti diversamente gradevoli a me! Vengo ora dal Ministero e ho ricevuto ordine di occuparmi di entrambi gli interrogatori di oggi... portate anche il giovane straniero... i due prigionieri si potranno consolare a vicenda! -
Antonin Dolohov era un sadico... nulla di nuovo sotto il sole tra i Mangiamorte di Londra, ma era particolarmente efferato, amava gli schizzi di sangue e se Rookwood aveva una certa raffinatezza Antonin era più un macellaio…e ammirava Bellatrix da sempre. Miscuglio pericoloso che ne faceva un pericolo mortale. Voleva che la strega lo apprezzasse, anche se lo aveva sempre meritato, e invece di fiori la omaggiava di cadaveri a pezzi. Ora il giovane straniero era tutto sommato intoccabile, non doveva ucciderlo... ma per il resto... cominciò a spintonarlo e schiaffeggiarlo, senza fare una sola domanda, lo scopo era far spaventare l'altro... l'auror che doveva fornire notizie preziose.
Dopo svariati tentativi di evitare i colpi, Ezequiel si chiese se non fosse il caso di provare con le parole, dopotutto era portatore di un'ambasciata per il Lord,..sperava che questo bastasse.
- Sfogate su di un prigioniero che ha le mani legate il vostro sadismo? Con me è fuori luogo. Io sono qui per la mia mancanza di gusto nello scegliere le vittime che vi sono state portate, e non per essere interrogato!!- disse imperioso il giovane, con gli occhi di fuoco viola.
Enja si chiese cosa voleva dire quell'uomo con quella frase… ma ormai ne era certa, era stata incastrata. Rookwood voleva solo cercare di sedurla… che stupida che era stata, doveva trovare il modo per uscire da quel posto... ma doveva anche mantenere la calma: una fuga avrebbe potuto far credere in un suo tradimento.
Poi però si calmò e cercò di concentrarsi nuovamente sull'obiettivo... Si accorse che l'auror non era per nulla intimorito da Dolohov, anzi, così attirò l'attenzione del mangiamorte e gli disse che l'auror si stava prendendo gioco di lui... e che forse era il caso di fargli provare l'ira dei mangiamorte.
Antonin Dolohov dovette mordersi le labbra per impedire di tradire un'espressione di ammirazione verso il giovane che stava percuotendo: non aveva emesso un gemito, e cercava di ragionare per distoglierlo dal suo intento... in quel momento udì alle sue spalle la voce della ragazza dai lunghi capelli neri, aveva ragione, l'auror sembrava sogghignare... Antonin fece per scagliarsi sullo straniero...ma a pochi millimetri da lui deviò la traiettoria e colpì l'auror in pieno volto, il sangue sgorgò sul petto dell'uomo, e Antonin si rivolse alla ragazza: - Credo che lei sia coinvolta... vuole domandare qualcosa a questo...signore? Aspetto che sia abbastanza cortese da risponderle. -
Poi guardò Bellatrix che attendeva in disparte, doveva inserirla per farla divertire...
Un sospiro di solievo uscì dal cuore di Ezequiel quando Dolohov si gettò sull’auror e notò che c'era anche una donna dai lunghi capelli neri, che aveva intravisto anche alla festa della sera prima…s embrava che fosse la donna a dover interrogare il secondo prigioniero.
Enja rivolse all'auror uno sguardo gelido e chiese in tono estremamente ironico: - Mi spiega cosa ci faceva un gentiluomo inglese come lei tra le lande desolate di Siberia il 12 novembre di due anni fa?-
L'auror a quel punto capì chi fosse quella giovane e decise di non rispondere.
A quel punto Bellatrix fece qulache passo avanti, guardando più Enja che i prigionieri. Quella giovane aveva un certo successo con gli uomini. Non solo aveva affascinato Rodolphus, ma anche Rookwood... cosa ci trovassero poi in lei era un mistero.
- Avanti, se una signora- e disse l'ultima parola con tono di scherno - fa una domanda, un gentiluomo non può far altro che rispondere!-
Enja non calcolò minimamente la freddura che le aveva lanciato Bellatrix... in fondo quella donna era solo gelosa. Guardò l'auror negli occhi e gli disse - Sei forse sordo? Hai bisogno di un interprete? Sarò anche russa ma l'inglese lo conosco piuttosto bene.-
La risposta dell'uomo fu inaspettata... - Io non rispondo ad una Sautin. -
A Enja iniziò a ribollire il sangue nelle vene... lo avrebbe ucciso in quel preciso momento se non avesse saputo che sarebbe stato il più grosso errore della sua vita.
Bellatrix trattenne a stento un ghigno. L'uomo di certo non si faceva spaventare dalle parole, ma davanti ai fatti avrebbe cambiato idea. Non sarebbe stata lei, però, a fare un favore alla rivale, che se la sbrigasse da sola per il momento.
Dolohov pensò che la smorfietta della strega bruna fosse molto seducente, e dopo aver afferrato l'auror per i capelli gli assestò una scarica di pugni sullo stomaco:
- Non hai risposto in modo cortese... credo che devi provare di nuovo... e riflettendoci bene prima.-
Rodolphus si tratteneva a stento dall'intervenire: non gli piaceva che Enja stesse così vicino a Rookwood, o che lui le sussurrasse all'orecchio, non gli piaceva per niente... ma capiva la necessità di Enja di presenziare all'interrogatorio. Si chiese se nell'eccitazione del momento lei si ricordasse che lui era presente, vicino a lei anche se nascosto, e se ne fosse felice. Era disposto a pazientare, anche se si augurava che Rookwood non esagerasse.
L'auror non si scompose ma anzi fissò con un ghigno i suoi due aguzzini.
Allora Enja dicise di passare oltre, - Chi ti ha inviato ad uccidere mio padre? In fondo... non era tua giurisdizione e non esisteva neanche una prova che mio padre fosse dalla parte del lato oscuro.-
Il ghigno rimase sul volto dell'auror mentre pronunciava il nome di Dejan Karkaroff uno dei migliori amici del padre di Enja.
La strega russa rispose gelida - Non è vero! Dejan è stato ucciso due giorni più tardi dagli stessi auror. Non vorrà dirmi che un'anima pura come la sua è capace di uccidere il suo stesso signore... mi dica chi l'ha inviata.-
L'auror allora rispose ancor più in tono di scherno - Mi avvalgo della facoltà di non rispondere vostro onore...-
Antonin credette bene di avvicinarsi a Rookwood per chiedergli il permesso di iniziare il vero interrogatorio, ottenutolo agitò la bacchetta e l'auror si trovò legato a dei ceppi di legno e accanto a lui feri roventi sfrigolavano in un braciere. Antonin era in solluchero, e sorrise a Bellatrix sperando in una sua risposta, intanto fece scioccare la lingua e si rivolse all'auror: - Ora credo che ti convenga parlare, mi piace una bella Crucio, ma anche questi non sono male…- e sollevò un uncino rovente.
Enja guardò il mangiamorte e chiese il permesso di poter iniziare lei stessa il vero trattamento per l'auror...
Ezequiel guardava con espressione vuota la scena che gli si presentava davanti agli occhi. Il suo volto era impassibile ma dentro di sè provava molta inquietitudine. Quell'auror stava giocando con il fuoco, si stava prendendo gioco dei suoi aguzzini...e lo faceva in modo esplicito...Però così facendo sarebbe rimasto in vita ancora un po’...ma quanto?
Antonin si inchinò cerimonioso e con un bel sorriso - sempre se si può definire bello il sorriso di essere sadico e crudele - passò l'uncino alla giovane strega facendo attenzione a non ferirla, poi si tirò indietro e rimase a guardare chiedendo con tono sardonico allo straniero che restava muto in disparte con occhi pieni di disprezzo per i loro giochi: -Vuoi partecipare anche tu?-
Enja si avvicinò all'auror e con un sorriso che definire sadico sarebbe stato poco lo guardò e iniziò - Allora... la lingua ti serve per parlare... le orecchie per sentire... il naso per respirare...
ma a cosa ti servirebbe vedere?-
Appoggiò l'unicino sull'occhio destro dell'uomo che iniziò ad urlare disperato. Enja rispose all'urlo, -Ti ho fatto male? Povero... non sai il male che tu hai fatto a me.- detto questo staccò l'uncino dalla pelle con violenza, aumentando il dolore dell'auror, e si fermò a guardarlo... e a Rookwood che la guardava con occhi interrogativi rispose - Se mi rimetto subito al lavoro il nuovo dolore sarà attutito da quello antico.-
Sguardi di sommo disprezzo dardeggiavano dagli occhi di Ezequiel. In sole 48 ore era stato offeso e trattato nel peggiore dei modi. Questo non avveniva da quando era "cresciuto"... Ora quel pazzo sadico gli rivolgeva una domanda del genere...Raramente la sua pazienza era stata messa a così dura prova. Quell'auror era al centro di una contesa che andava al dilà di quello che credeva. Da una parte c'era una donna che voleva la sua vendetta, gli si leggeva in faccia, dall'altra una donna che sembrava non apprezzare la presenza dell'altra...infine quel pazzo che faceva da cornice. Ezequiel, sempre fissando l'uomo negli occhi, disse:
- Prima vi definite superiori ai babbani e poi usate i loro stessi mezzi? Questo sì che significa essere "purosangue"...-
Antonin guardò lo straniero e gli rispose: - Certo ti ricorderai dell'inquisizione vero? Quel periodo così denso di morale che i babbani definiscono "santa"... non puoi biasimarci se dopo aver imparato da loro questi sistemi ora li abbiamo adottati anche noi, e poi questo Auror è qui per aver commeso crimini orrendi... e gliela stiamo semplicemente facendo pagare! -
- Straniero, non sei nella posizione per poter criticare, temo!- si intromise Bellatrix, - Fossi in te starei in silenzio e non attirerei l'attenzione del mio collega.-
- Sadismo e ferri acuminati sono l'unica cosa che vi interessa...se volevate delle informazioni da quell'uomo, le avreste già ottenute. - fu la risposta secca del giovane esotico.
- Io non cerco informazioni.- ammise Bellatrix, - Ma forse qualcun altro in questa sala sì. - e dicendo così guardò Enja in viso. - Avanti mia cara, non eravate forse voi a cercar giustizia per i vostri? -
Enja si girò verso lo straniero e lasciò perdere tutte le regole di buon costume che le erano state insegnate si girò adirata verso il mago e rispose - Zitto te! Che cosa ne vuoi sapere del perchè le persone sono qui? Fai tanto il buono, quello che difende gli altri ma in realtà non te ne frega niente di nessuno. Questa volta sono io ad interessarmi di te e ti do un consiglio: se non vuoi che il tuo delicatissimo corpo venga accidentalmente urtato da un ferro incandescente vedi di chiudere il becco. -
Ezequiel meditò un momento sulla risposta che voleva dare. Indeciso sul tono e la posizione da assumere...Iniziò dicendo: - Ho sentito che suo padre è stato ucciso. Me ne duole, soprattutto perchè l'ira rovina un volto altrimenti di pregevole fattezza. Non giudicatemi come una persona sgarbata se vi invito a non minacciarmi...Se non mi fosse realmente interessato di nulla non mi sarei arrischiato ad intercedere presso una fanciulla indifesa, o in secondo luogo non avrei permesso che una damigella di cotale bellezza partecipasse ad un simile evento senza adeguata "copertura" - lo sguardo del giovane si fissò negli occhi della ragazza.
Enja guardò il giovane, indecisa su cosa fare. Il mago aveva capito che non era venuta sola... Come aveva fatto? - La storia della mia famiglia non la deve interessare... anzi forse una persona come lei che conosce ciò che ho passato potrebbe maggiormente capire il mio stato d'animo e la mia sete di vendetta. Utilizzare metodi babbani o magici per me non fa nessuna differenza e glielo dimostrerò. - si girò verso l'auror e gridò – Sectusempra- e in un attimo la pelle dell'uomo iniziò a squarciarsi. - Il mio unico scopo è far soffrire quest'uomo quanto io ho sofferto in questi anni prima di rispedirlo al creatore.-
Rookwood era perlomeno annoiato dalla brutalità di Dolohov...si comportava come se la Cuspide Cremisi gli appartenesse, e invece avrebbe dovuto lasciare agli Inquisitori l'interrogatorio.
- Ti prego, Antonin, cerca di calmare i tuoi bollenti spiriti. Vogliamo che parli, o mi sbaglio? Per questo ho una sorpresa che quest'auror potrebbe gradire... Visto che si rifiuta di parlare, e che l'ira della nostra giovane amica non lo smuove...dovremmo ricorrere ad altri mezzi...-
L'interesse di Rookwood per Enja era puramente quello di un vivisezionista: pur trovandola molto bella la voleva accanto a sé come Inquisitrice, e non come amante...Lui amava solo la pietra e il controllo gelido sulle passioni mortali.
Assaporò la scena con delizia, perché trascinata dalle catene a entrare nella stanza dell'interrogatorio fu l'amante babbana dell'auror, che perse improvvisamente tutto il suo contegno.
- Se lei non vuole parlare, lasciamo che a soffrire sia la sua disgustosa amichetta...- sorrise Rookwood facendo cenno a Bellatrix di occuparsene
Ci vuole ordine nella tortura, rifletté Rookwood, mentre la giovane babbana si contorceva al suolo sotto i raggi della Cruciatus.
- Siete pronto a rispondere alle nostre domande, adesso? - chiese con dolce sussiego all'Auror
- Lasciatela stare! - urlava quest'ultimo.
- Puoi comprare la sua salvezza...se risponderai alle nostre domande sarete liberi entrambi...- e il sorriso di Rookwood raggelò i presenti.
Libero? Quell'auror libero dopo tutto ciò che aveva fatto? Com'era possibile... Dopo aver pensato ad un raptus di follia di Rookwood, Enja ritornò in sé e pensò che tutto sommato non sarebbe stato male ritrovarsi faccia a faccia con l'auror fuori dalla cuspide. Lì non avrebbe dovuto stare agli ordini di nessuno...l'unico che avrebbe potuto fermarla era Rodolphus ma sperava che non lo avrebbe fatto.
Nel sentire la risposta e nel vedere il risultato di quell'incantesimo, Ezechiel si era bloccato. Gli occhi gli si svuotarono, la bocca gli si serrò secca. Improvvisamente era stato investito da un'ondata di ricordi. Eccolo...cera lì...ancora una volta disteso nel freddo della sua cella. A cinuque anni non aveva mai visto la luce del sole, a cinque anni non conosceva altro che l'addestramento e la tortura. Sì, aveva appena finito il suo turno. Il corpo era ferito in maniera grave. Avevano usato molte magie per ferirlo, ma lui non aveva emesso un suono. Dopo tutto era qualche anno che andava avanti così… il dolore era sopportabile. Ma quell'ultimo incantesimo no. Quella sera avevano usato il Sectumsempra, gli squarci che si aprirono sul suo corpo lo fecero gridare..Quell'urlo spaventoso che dalle sue membra era uscito, assomigliava più ad un ruggito. Lo riggettarono in cella con l'auspicio che non morisse. Non era morto, ma una voce si destò nella sua mente... “Perchè ti opponi? Fai quello che ti hanno chiesto, e vedrai che poi ti sentirai meglio”. Il giorno dopo, lo vennero a prendere. Un'altra dura giornata di allenamento, e poi la prova giornaliera. Quella sera avrebbe dovuto ripetere la stessa della notte precedente. Doveva dimostrare di non provare nulla, non di essere crudele. Impugnò la bacchetta e la spada. Il prigioniero su cui infierire era lì, bianco in volto e terrorizzato. Quella notte fallì, come del resto la precedente. Rimase bloccato a fissarlo con le lacrime che gli rigavano il volto. Per un anno da quel giorno venne torturato tutte le sere. In quell'anno la voce nella sua mente prese sempre più corpo. Infine per la sopravvivenza Ezequiel cambiò. Divenne freddo. Superò la prova… e molto più. Questo non lo trasformò in una macchina, però di fronte al dovere non si faceva più scrupoli.
Ora di fronte alla tortura di quell'uomo, la voce riemerse… “ Che stai facendo!!?? Che ti importa di come lo torturano, ricorda che anche tu...”.
Con un gesto della testa fece per scacciare quella voce, non la voleva più sentire. Aveva capito!
Schiarendosi la voce per richiamare l'attenzione, disse: - Madamigella, voi avete sofferto indicibili pene a quanto dite, allora perchè accontentarsi del dolore fisico? Attaccatelo dove nessuno lo ha ancora fatto! - Con una espressione di pietra e lo sguardo privo della ben che minima emozione continuò, - Fate torturare a lui la donna, ma non usate l'Imperius....dite Verterida! -
Enja si voltò verso Rookwood, aveva bisogno del suo permesso per fare ciò che il giovane le aveva consigliato in un sussurro. Quella magia maledetta lo avrebbe fatto capitolare e avrebbe da un lato concesso ai mangiamorte di ottenere le loro informazioni e dall'altro alla ragazza di ottenere finalmente vendetta e con essa la pace interiore. Spiegò all'inquisitore il funzionamento della maledizione molto usata nell'est ma pressochè sconosciuta in Inghilterra, probabilmente l'unico mago vivente a sapere dell'esistenza di quell'incantesimo era il Signore Oscuro, che costringeva la persona che ne era colpita a fare tutto ciò che gli veniva ordinato. Rispetto all'Imperius aveva due differenze: era impossibile sottrarsi all'ordine; la mente di chi veniva colpito restava vigile e per cui il maledetto sapeva ciò che stava facendo.
Attese una risposta da Rookwood sperando che acconsentisse... ma ecco...Bellatrix Black si propose per eseguire la magia... la donna non sapeva i danni che il mago che compiva la magia poteva riportare se non stava bene attento e Enja si guardò bene dal dirglielo.
Rodolphus si sentì ghiacciare il sangue nelle vene... non era possibile, Bellatrix stava per correre un rischio enorme. Eppure non poteva intervenire, tradire la sua presenza sarebbe stato come arrendersi e rinunciare a tutti i progetti che aveva fatto su Enja, senza contare che avrebbe dovuto affrontare l'ira degli inquisitori. Non li temeva, ma era decisamente poco saggio creare attriti fra di loro solo per gli occhi belli di una fanciulla. Si morse a sangue le labbra, strinse i pugni e aspettò: forse Bellatrix ne sarebbe uscita incolume.
La proposta era stata accolta, e a quanto pareva, la damigella dai capelli d'onice conosceva l'incantesimo. Ma sapeva usarlo? Non era un incantesimo normale, chi lo usava doveva conoscerlo bene, altrimenti i danni sarebbero stati ingenti. Improvvisamente l'altra donna, dall'aspetto imprioso ma di nobili fattezze si propose per eseguire lei l'incantesimo. Follia, conoscere solo la formula l'avrebbe potuta distruggere. Senza pensare, Ezechiel fece un passo avanti: - Mia signora, non voglio mancarvi di rispetto, ma credo sia meglio che non eseguiate quell'incantesimo...Potrebbe costarvi caro, e sinceramnte non voglio che alcun danno sia arrecato a una simil donna dietro mio consiglio....Lasciate a chi già conosce l'incantesimo l'onere di eseguirlo -.
Rookwood acconsentì alla richiesta di Bellatrix, ma nel momento in cui la strega stava per lanciare il terribile incantesimo Enja pensò a Rodolphus e a cosa gli stava passando in quel momento per la mente e il cuore. In fondo la strega era sempre la sua ex moglie... e presa da uno slancio di bontà bloccò la mano dell'inquisitrice dicendole che, se non aveva mai provato a lanciare l'incantesimo, farlo su un umano sarebbe stato estremamente rischioso. Avrebbe rischiato che la sua anima le si staccasse dal corpo... come dopo il bacio dei dissennatori.
“Enja... Enja ti adoro! Non sei solo bellissima, ma anche intelligente e hai capito che sto soffrendo, mia moglie non conta più nulla per me... ma non voglio vederla soffrire...”
In realtà Rodolphus non parlò, ma da quel momento non considerò la fanciulla come un bell'orpello, e l'adorò. Forse in modo incostante, forse non si sarebbe trasformato in amore quel suo sentimento spontaneo, ma certo tutto poteva iniziare da lì.
Inoltre, da quell'istante, non potè più considerare il giovane Ezequiel come un nemico. Aveva onore... difficile da ammettere ma era così!
Bellatrix non accennava ad abbassare la bacchetta e una sorta di terrore invase Enja. Quella pazza preferiva divenire uno spettro piuttosto che darle ascolto... Sperò nel'intervento degli altri inquisitori, anche se le possibilità che quei due sadici agissero per fermare la strega erano minime.
Bellatrix si sentiva combattuta, continuare, compiere l'oscura magia di cui non si sentiva padrona o abbassare la bacchetta e ammettere che la Sautin ne sapeva più di lei? Il suo orgoglio le imponeva di scagliare l'incantesimo contro l'auror, mentre la ragione le suggeriva di trovare il modo per rinunciare senza perderci la faccia.
Fu Rookwood a risolvere l'impasse, - Bellatrix, le tue doti ci sono necessarie. Non vorrai ridurti a corpo senz'anima solo per orgoglio! Lascia che sia Mademoiselle Sautin a compiere l'incantesimo. Non tollero conflitti tra i miei Inquisitori! E spero, Madamigella Sautin, che vogliate entrare a far parte dei nostri accoliti, come Inquisitrice. Ne avete tutti i talenti. Agite, e che questi due traditori parlino! Non possiamo aspettare oltre. - concluse con voce sepolcrale.
Era tempo che Enja non eseguiva più quella magia, ma si ricordò che suo padre le aveva detto che per eseguire que sortilegio fossero necessari solo due requisiti: immensa fiducia in se stessa e un odio profondo verso la propria vittima. Entrambi i requisiti erano presenti nel suo cuore, così dopo un brevissimo istante guardò dritto negli occhi l'auror e gridò – Verterida -. Dopo alcuni secondi gli occhi dell'auror divennero vitrei e Enja allora ordinò - Risponderete a tutte le domande che vi verranno sottoposte dagli inquisitori dicendo tutta la verità e dopo di ciò vi atterrete alle mie indicazioni. - Poi si rivolse a Rookwood: - Il prigioniero risponderà a tutte le vostre domande. Per quanto riguarda la vostra proposta di entrare a far parte degli inquisitori... non sono sicura di avere le caratteristiche adatte, la mia ferocia nei confronti di quest'uomo è dettata da un fortissimo sentimento di odio che provo nei suoi confronti e non so se davanti ad una persona che per me non significa niente sarei capace di agire allo stesso modo e di non provare alcuna pietà.-
- Non temete, Madamigella. L'indifferenza si impara, è una dote rara che deve essere coltivata...ma all'inizio non dovrete assolutamente prendere parte a eventi che non apprezzate. Potrete rimanere nell'ombra e osservare, e se poi ne foste disgustata potreste sempre rifiutare l'offerta. - detto questo Rookwood si rivolse all'Auror. - Tu, feccia disgustosa, ammetti di esserti macchiato di cospirazione contro l'Oscuro Signore? Di aver tentato con i tuoi miseri mezzi di sovvertire il suo regno?
All'assenso atono dell'Auror Rookwood continuò, - Avete preso contatto con la Resistenza? -
La domanda vibrò nell'aria, e l'Inquisitore si sporse in avanti, aspettando la risposta che tardava a giungere.
- Sì. Ho ricevuto ordini dalla Resistenza, ma non ho mai incontrato nessuno che ne facesse parte. -
La delusione si fece palpabile...Era inutile, quel disgustoso Auror.
Dopo averlo spremuto un po' riguardo ai modi con cui la Resistenza si era messa in contatto con lui, e senza ricavarne molto, Rookwood si rivolse ad Enja. - Tocca a voi, interrogatelo pure su ciò che vi preme...-
Enja si rivolse all'auror, - Ora finalmente parlerete. Chi vi ha inviato ad uccidere mio padre?- Non sapeva perchè ma una voce dentro di sé le diceva che si sarebbe pentita di questa domanda...
L'auror rispose - Il signorino Egor Baranova- e il mondo cadde addosso alla strega. Suo cugino, aveva tradito il sangue della sua stessa famiglia. La domanda più spontanea ed anche la più stupida le uscì in quel preciso momento: - Perché? - L'auror rispose - Ci disse che Lord Sautin faceva parte dei seguaci di Colui che non deve essere nominato e noi colpimmo. Ci disse però che sua figlia era solo una bambina e che pertanto era possibile che fosse recuperabile.-
Enja non aveva più bisogno di sapere niente, suo cugino si era sbarazzato di suo padre solo per divenire capofamiglia ed ottenere i privilegi che spettavano solo all'uomo più anziano.
Si rivolse a Rookwood, - Io ho finito con quest'uomo. Ho ottenuto tutte le informazioni necessarie, fatene ciò che volete. Con il vostro permesso ora vorrei andarmene, oggi ho avuto fin troppe rivelazioni.-
Verterida. Quell'incantesimo....Lo aveva proposto lui, questo è vero. La voce nella sua testa aveva ridato a Ezequiel l'indifferenza di cui era tanto orgoglioso, e per la quale era giunto tanto in alto nel regno di Ferkil. Però il ricordo di quella notte, lo sguardo dell'Auror che tanto assomigliava a... Ezequiel si riscosse appena in tempo, gli tremavano le gambe, e aveva gli occhi stranamente lucidi. Istintivamente si appoggiò al muro e abbassò lo sguardo. Doveva uscire da quel posto più in fretta che poteva. Da quando era arrivato in Inghilterra, stranamente, i ricordi lo avevano assalito, per non parlare poi della sua permanenza in questa prigione. Doveva ricomporsi, e farlo in fretta prima di essere scoperto con lo sguardo basso e lucido.
Rookwood le accordò il permesso di uscire, ma prima di farlo Enja si voltò per ringraziare il giovane straniero e lo vide con la testa china e gli occhi lucidi. I ricordi avevano invaso anche il suo cuore? Perchè le aveva suggerito quella maledizione se gli portava tanta angoscia?
Poi la giovane si rigirò verso l'uscita aprì la porta e si ritrovò finalmente alla luce del sole.
Ezequiel avvertì un improvviso silenzio, la donna era uscita. La prima cosa che si chiese fu se avesse notato il suo sguardo...sperava vivamente di no. Poi una seconda verità gli si parò davanti: era solo con una massa di sadici torturatori. Si ricompose più in fretta che poteva, sperando che nessuno avesse notato quel suo attimo di debolezza. Ora, di diceva il giovane, sarebbe toccato a lui,
Rodolphus vide che Enja era uscita, ma non poteva raggiungerla subito: il giovane Ezequiel era rimasto senza l'unica testimone che avrebbe intercesso per lui o almeno fornito un ostacolo per una tortura immotivata. Rodolphus si ricordò dell'onore che il ragazzo aveva dimostrato e decise di intervenire. Mentre gli Inquisitori si avvicinavano a Ezequiel che avrebbe costituito un passatempo più piacevole dell'Auror ormai reo confesso, il mago ripercorse all'indietro la strada percorsa solo poche ore prima e si trovò all'esterno, rientrò dal portone principale e con la scusa di voler rivedere Rabastan si avvicinò alla stanza n.17. Entrò con espressione staffotente e disse a Rookwood: - Voglio fare due chiacchiere con questo giovanotto, magari fargli fare un giretto a salutare Rabastan e poi lasciarlo nella sua cella, così si trastullano insieme!-
Poi, senza attendere risposta, afferrò il braccio di Ezequiel e lo condusse nel corridoio. Non si fermò davanti alla cella di Rabastan che dormiva alla grossa, proseguì fino alla cella dello straniero e lì lo rinchiuse. - Non chiedermi perchè ti ho evitato di passare altro tempo con i miei compagni, sappi solo che tanto ti dovevo!
Ezechiel rimase interdetto da quel gesto, poi rispose, - Non chiederò spiegazioni, ma...- fissò intensamente Rodolphus - sono felice di essermi sbagliato, almeno in parte. Quello che avete fatto oggi, e non mi riferisco a me, è un gesto che vi fa onore. Inoltre vi ringrazio. - e qui sorrise al suo interlocutore.
Rodolphus gli sorrise, un sorriso spontaneo, cameratesco, poi gli disse, - Ora devo andare, c'è una fanciulla che mi aspetta, mi capisci vero? Cerca di rimanere in salute fino alla fine della settimana...- fece un cenno di saluto e se ne andò, via, libero. Con l'animo molto più leggero uscì finalmente dalla Cuspide, l'aria fredda gli sembrò deliziosa e il gelo pizzicò le sue guance. Davanti a lui Enja che l'aspettava, bella e desiderabile: - Buongiorno aspirante inquisitrice! Sei più bella della neve alla quale hai rubato il candore che ti illumina l'incarnato!-
Rivelazioni interessanti, pensò Rookwood, dopo aver congedato Enja, che aveva evidentemente il respiro affannoso di chi ha appena ricevuto una pugnalata al cuore. Avrebbe dovuto rimandare il piacere di interrogare lo straniero perché Rodolphus era accorso a reclamarlo per sé, eppure l'interesse di Rookwood stranamente non era relativo principalmente alla tortur, così raggiunse l'amasciatore nella sua cella spoglia, solo.
Aveva fame di notizie da quel paese lontano in cui aveva lasciato il cuore, molti anni prima.
- Per vostra fortuna, ambasciatore, ho un grande interesse per il vostro paese...Mi piacerebbe che mi descriveste un po' i suoi usi e costumi. Sembra che ci siano state delle questioni riguardo alla successione al trono, di recente... E poi mi chiedo come osiate definirvi diverso da noi Mangiamorte quando è chiaro che anche voi avete imparato l'arte della tortura... Non temete, non ho intenzione di farvi del male. -
Ezquiel, assorto com'era nei suoi pensieri, nel turbinio dei suoi ricordi, non si accorse dei passi che si facevano sempre più vicini, poi quello che sembrava chiamarsi Rookwood, interuppe il flusso dei suoi ricordi e pose delle domande, come se fossero seduti ad un tavolo di un cafè.
Prima di rispondere il giovane soppesò sia le domande che il suo latore. Considerando che, pur essendo un sadico, era venuto con modi affabili e, almeno in apparenza, con scopi non bellicosi, si decise a rispondere. - Volete sapere degli usi e costumi del mio paese? Come fate a sapere delle qustioni inerenti alla successione al trono? Perdonate la scortesia di rispondervi con altre domande, ma avete accresciuto in me la curiosità. Per quanto riguarda le nostre diversità, quelle sono inequivocabili. Io mai potrei essere un Mangiamorte, visto che ho dei principi e leggi morali a cui rispondere. Non consideratemi uguale a voi; conoscere una cosa, non significa necessariamente provare piacere nell'usarla, come ho visto fare poc'anzi. Badate non vuole essere una mancanza di rispetto..diciamo un diverso punto di vista.- Sorrise affabile e attese che giungesse la risposta.
- Conoscevo bene Sua Maestà Astredis, il precedente re che tanto ha sofferto per le sue idee anticonvenzionali. Si dice che l'attuale re abbia avuto una parte nella morte lenta, probabilmente causata da avvelenamento, di Atredis, e voi, sono certo, ne sapete qualcosa di più. - Poi Rookwood si avvicinò ad Ezequiel e sussurrò, con voce compunta, conscio di stare rivelando un segreto : - Mos Haid...-
La meraviglia si dipinse sul volto el giovane. Per lui fu impossibile celarla. Come faceva quell'uomo a sapere tutto questo? E soprattutto come conosceva il Mos Haid? Credeva di averne cancellato le tracce, nessuno era sopravvissuto. Se lui lo conosceva allora poteva essere un pericolo.
- Io ho iniziato a servire proprio sotto la reggenza di Lord Astredis. Credo che avessi più o meno 10 anni. Ricordo perfettamente quegli anni, ero nella sua stanza quando spirò. Fu una grave perdita, in molti lo piansero. Inutile mentirvi, è vero è stato avvelenato.- Ora mentire era essenziale, nessuno avrebbe mai dovuto sapere la verità, altrimenti lui sarebbe stato in pericolo, - Il colpevole non è mai stato trovato, l'attuale reggente, ovvero il fratello minore di Astredis, non ha smesso di cercarlo per i successivi 10 anni. Poi il tempo ha cancellato, o diminuito, il rancore ed il dolore…- Il volto di Ezequiel non tradì le sue emozioni, cosicchè sarebbe stato difficile capire che quella non era la verità, o quantomeno non tutta.
Poi con una naturale indifferenza chiese, - Scusatemi avete detto Mos Haid? -
- Oh sì...Mos Haid, il luccichio segreto nelle stanze del potere, il sotterraneo impiego di strani mezzi, la carnalità sfrenata e il puro raziocinio. Mos Haid...vedo che non siete disposto ad essere sincero, ma non ho interesse a torturarvi. La vostra punizione è finita.-
Augustus Rookwood riconobbe lo stupore sul volto del giovane ambasciatore, e sorrise. Che uno straniero qual lui era sapesse così tanto era cosa ben strana, e ne poteva comprendere lo sconcerto. - Potete lasciare le nostre prigioni, straniero. Spero che ricorderete la clemenza con cui siete stato trattato, e che mai più dovremmo accogliervi tra noi. Se mai avrete domande da pormi su Mos Heid sappiate che è mia abitudine pretendere un alto prezzo per ciò che concedo. Addio, e che il sole continui a risplendere nel vostro cielo segreto…-
Ezequiel era libero...Strano, ma bello. Le cose però si stavano complicando, quell'uomo sapeva più cose di quanto dovesse. Poi quella frase, "che il sole continui a risplendere nel vostro cielo segreto"...quella sì che era una cosa strana. Quella era la frase che in molte lingue era incisa in ogni soffitto, ogni parete e pavimento, del Mos Haid. Un senso di inquietudine pervase il giovane. - Credo che un giorno di questi dovremmo fare una lunga chicchierata, my lord. Non vedo l'ora. Per adesso grazie ed arrivederci.-
Rookwood aprì la porta delle prigioni, con la sua chiave d'oro, e lasciò che il giovane ambasciatore si allontanasse. Sarebbe tornato, ne era certo, ora che sapeva che almeno un adepto del Mos Haid era ancora in vita.
Lui avrebbe atteso, come sempre. Si ritirò nel suo ufficio, e, snobbando i numerosi inviti ricevuti, si dedicò alla sua seconda attività preferita, la traduzione di antichi testi, le cui rune erano incomprensibili a tutti. L'inchiostro macchiò la carta, e i ricordi affollarono la mente dell'Inquisitore.
Arquise
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