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martedì, 18 dicembre 2007

La festa in maschera

Narcissa Malfoy appoggiò la bella mano a sorreggere il capo, sormontato da una corona aurea che le scendeva sulle spalle. Lucius non era ancora rientrato e lei sedeva al suo scrittoio, indolente come il tramonto che si disegnava fuori dalla finestra.
Si riscosse e finì di scorrere la lista degli invitati per la cena dell'indomani.
Severus, Rodolphus, Augustus, Bellatrix le avevano già confermato l'invito. Le labbra si torsero nel leggere il nome di Walden, che di certo era poco adatto ad una cena di quel tipo, e ancor di più nel leggere il nome della figlia di Lord Orion. Quella donna le metteva addosso una certa inquietudine, svolazzante e apparentemente priva di pudore com'era. Inoltre, sospettava che le sue frequentazioni non fossero sempre esemplari. Tuttavia, era la figlia di Orion e doveva invitarla.

C'erano proprio tutti, membri del Ministero, Inquisitori della Cuspide, nobili...
Aveva organizzato il menu con largo anticipo, ma c'era ancora qualche ritocco da fare alle decorazioni.
Narcissa afferrò il biglietto d'invito, redatto in caratteri arabescati, e su cui le lettere d'oro si contorcevano nel raccomandare il tema della festa.
Una festa in maschera, ispirata alla Venezia settecentesca, con l'obbligo del domino sul volto e dei guanti. Sorrise al pensiero dell'abito che avrebbe indossato, di un bianco angelico e intarsiato di pizzo, teso a raffigurare una driade dei ghiacci.
La sala grande del castello era già stata decorata, in un tripudio di lampade fioche, luci soffuse, velluti scarlatti e stucchi dorati.
Oro, pensò Narcissa, come l'oro che scorreva nel mondo che contava, vizioso e corruttore come sangue acidulo.
Draco era da qualche parte con i suoi amici, e dagli scoppi che a tratti disturbavano la pace aerea della sera, Narcissa dedusse che si stavano esercitando in qualche incantesimo difensivo.
Si alzò, regale e stanca, e scosse inesistenti granelli di povere dalla carta marmorizzata della lista degli invitati.
Una Masquerade per chi aveva infine smesso di nascondersi, pensò lasciando infine la stanza. E quel pensiero le donò un sorriso di veritiero divertimento.
Lucius Malfoy tornava dal Ministero, stanco dopo una giornata passata a firmare inutili carte e a ricevere ambascerie. Maghi di altri paesi e creature magiche di vario genere bussavano continuamente alla sua porta, rassicurati dal sapere che era lui e non l'Oscuro Signore a governare il mondo magico. Volevano sentirsi dire che tutto era rimasto uguale, che non avevano nulla da temere, e nessuno era migliore nel farlo di Lucius Malfoy. Il pensiero che ad attenderlo c'era la festa in maschera organizzata da sua moglie gli fece corrugare la fronte. Avrebbe voluto solo dormire, ma era suo dovere presenziare..
Il costume che avrebbe dovuto indossare era simile a quello della moglie, candida batista coperta di pizzo Valenciennes e minuscoli diamanti sul domino di vellto bianco. Sarebbe stato riconoscibile comunque, a causa della lunga coda di fulgido ghiaccio, ma non se ne curava.
Lucius sapeva di essere nato per la politica, abile a destreggiarsi nei salotti così come negli uffici, stratega, fine intenditore degli uomini e dei meccanismi umani, diplomatico e capace di ferire a fondo senza offendere apertamente.
Era certo che Narcissa aveva allestito una serata perfetta, anche se i dettagli erano segreti anche per lui, e sorrise al pensiero di Draco che avrebbe svolazzato con i suoi Arcangeli da una ragazza all'altra...

Carmilla von Amethyst era distesa sul letto, ancora svestita e impigrita come un gatto persiano. Col tramonto le sue energie aumentavano, perché, anche se la luce del sole non poteva farle seriamente del male, la lasciava indebolita e senza vitalità. Era a Londra da pochi giorni, mandata dai Casati dei vampiri rumeni per trattare con Lord Voldemort, ma fino a quel momento era riuscita a parlare solo con la segretaria di Lucius Malfoy, il Ministro della magia. Eppure, avrebbero dovuto capire che un immortale non può contrattare con un mortale, per quanto dotato di poteri magici. Il suo casato non era molto antico, ma possedeva abbastanza influenza grazie al fatto che il loro Principe era Cancelliere.
Ora che le Forze Oscure dominavano il mondo volevano uscire allo scoperto e ottennere l'autorizzazione per viaggiare e predare senza gli stupidi scrupoli dei filobabbani.
Quella sera c'era il ballo in maschera dai Malfoy, e Carmilla era determinata ad ottenere un incontro con il Signore Oscuro. C'era chi diceva che avrebbe addirittura preso parte all'intrattenimento, anche se di solito snobbava queste esternazioni.
Carmilla si sollevò dal letto, e si accinse a vestirsi. Il suo vestito era appoggiato sulla sedia: raso nero, profondo come la notte e mutevole come l'acqua, che rifletteva tutte le sfumature della luce, con lunghe maniche allargate, alla castellana, e una scollatura quasi virginale. Un nastro di velluto nero le cingeva il collo eburneo, e la sua maschera era una costellazione di piume di corvo, nere e lucide. I capelli sciolti e l'estrema chiarezza della pelle accentuavano la sensazione di una bellezza infantile e morbosa.
Sul diadema d'argento che riposava sui capelli era cesellato il simbolo del suo casato, un demone con le ali spiegate e gli occhi d'ametista.
La vergine vampira era pronta e intonò il canto rituale con cui usava attirare le sue prede dal sangue caldo.
Viens avec moi, vous serez ma proie...

Evangeline si guardò nello specchio: un'occupazione cui si dedicava raramente, ma quella sera non poteva farne a meno... Ripensò per un istante all'incontro che aveva avuto nel pomeriggio ad Hogwarts con il nuovo Preside, Severus Piton, e sorrise compiaciuta: non aveva nemmeno sperato che potesse andare così bene...
Gettò un'occhiata distratta al piano della specchiera, dove un cartoncino vergato in una calligrafia minuta ed elegante svettava, chiaramente stregato, sul legno lucido.
Una festa in maschera. Malfoy Manor.

Si domandò per quale motivo Narcissa, l'avvenente moglie di Lucius Malfoy, l'avesse invitata: la sua famiglia era decaduta da così tanto tempo ormai... prese la spazzola d'argento, che in un moto d'ira attraversò volando la stanza andando a sbattere contro la porta con un rumore che echeggiò per tutto il palazzo.
Suo padre. che fosse maledetto, per quel che aveva fatto ai MacAllister!
Eppure Narcissa Malfoy l'aveva invitata... Evangeline se ne domandò il motivo per un lungo istante, prima di riscuotersi e indossare il lungo abito nero dalla scollatura ricamata di perle. raccolse dal letto una maschera veneziana, acquistata durante un corso di Arti Oscure Italiane qualche anno prima, e si accinse ad uscire.

Erano ornai le otto della sera quanfo finalmente Enja decise di prepararsi per andare al ballo di casa Malfoy... non le erano mai piaciuti gli eventi mondani... le ricordavano un passato che voleva dimenticare... quello dei grandi banchetti tenuti in casa Sautin quando ancora suo padre era in vita... ma sua madre le aveva detto che era molto importante essere presenti a questo ballo per sottolineare la propria fedeltà all'Oscuro Signore.
Fu così che aiutata dai suoi elfi domestici Enja si mise il vestito in raso blu notte che le aveva comprato due anni prima il padre per il suo debutto nell'alta società russa... (debutto che non aveva mai fatto per colpa degli auror...) e con un filo di malinconia indossò anche la maschera bianca adornata di piccoli brillanti e si preparò per il primo grande evento da quel tristissimo giorno.

Ethel McGlynn sospirò teatralmente, e fu quello a rompere il silenzio che si era creato nella propria camera.
Rannicchiata nella poltrona davanti al proprio letto, con ancora indosso una bianca camicia da notte, il capo posato sulle ginocchia, le braccia ad avvolgere le gambe su cui ricadevano alcune ciocche vermiglie di capelli, lasciò indugiare il proprio sguardo sull’abito che avrebbe indossato alla festa in maschera.
- È ora di prepararsi - si disse fra sé e sé, alzandosi dunque molto lentamente e, camminando scalza, in punta di piedi, verso il proprio letto, la camicia da notte a sfiorarle debolmente le caviglie durante il suo incedere.
Posò una mano dalle lunghe e affusolate dita sul letto e, quindi, sempre con estrema lentezza, iniziò ad indossare il proprio abito: lungo, beige, con una scollatura non eccessiva. Abbastanza semplice.
Dopo aver finito di vestirsi, si diresse verso uno specchio e, fissò a lungo la propria immagine riflessa notando così di aver dimenticato di scioglier la coda in cui aveva precedentemente legato la chioma di fluenti capelli rossi.
Un altro debole sospiro fuoriuscì dalle labbra della giovane che, svogliatamente prese in mano una spazzola e iniziò a spazzolare pazientemente i lunghi capelli rossi, che aveva liberato dalla coda, scrutando di tanto in tanto, il paesaggio aldilà della finestra presente nella propria camera.
Ethel posò quindi la spazzola sul letto, producendo un lieve tonfo, mentre acconciava in capelli in un morbido chignon, lasciando che una ciocca di essi rimanesse libera, a sfiorare la guancia destra.
Si diresse nuovamente davanti al proprio specchio, dandosi una fugace occhiata, e, constatando che nell’insieme andasse tutto bene, si allontanò da esso, avvicinandosi al letto per prendere la maschera, dello stesso colore dell’abito, che su di esso era poggiata; dopodichè aprì la porta e uscì di casa, pronta per andare alla festa.

Theodor Nott era appena tornato dal lavoro quando il figlio gli si presentò davanti vestito di tutto punto e già pronto per andare al ballo in cerca di una ragazza da ammaliare.
Fu così che il mangiamorte fu riportato ad una realtà di certo migliore di quella da cui era uscito... aveva passato l'intera giornata a lavorare per il dipartimeto dei misteri in cerca dei capi delle rivolte e non era riuscito a scoprire neanche un solo indizio... Per di pù McNair si lamentava per la scarsità di vittime che gli venivano portate (ma cosa ci poteva fare se l'Ordine della Fenice si era fatto via via sempre più furbo?)
Fu così che entrò nella sua stanza dove la moglie gli aveva lasciato il vestito cmpletamente nero da indossare per il gran ballo...
Si fece aiutare dalla sua fedelissima elfa domestica (più che di fedeltà si trattava di terrore perchè Lord Nott si arrabbiava di rado ma puniva con la decapitazione istantanea l'elfo che aveva causato la sua irritazione) a sistemare gli ultimi particolari ed elegante come sempre durante gli avvenimenti mondani si diresse verso Malfoy Manor accompagnato dal figlio. La moglie, invece, si era già recata sul posto per ascoltare gli ultimi pettegolezzi del mondo magico e per chiedere a Narcissa la conferma di un prossimo matrimonio tra Draco e una ragazza membro degli arcangeli.

Una carrozza scoperta procedeva ad andatura sostenuta verso la dimora dei Malfoy, al suo interno l'atmosfera era insolitamente tesa e Samira si sporgeva imprudente per ammirare i fianchi lucenti della quadriglia di sauri neri che trottavano sul lungo sentiero. Era incurante persino dei rami degli alberi che a tratti le sfioravano il viso imbronciato, troppo eccitata per la serata che doveva affrontare e ancora adirata con suo padre che le aveva fatto cambiare più volte l'abito da lei scelto. Troppo scollato... troppo corto... pizzo eccessivo e il colore fin troppo sgargiante.
La donna ora continuava ad abbassare il raso color caramello che adornava la casta scollatura: si sentiva soffocare in quel vestito assurdo che suo padre le aveva imposto, altro che dea della caccia! Sembrava una damina ottocentesca caduta nella melassa! Ma non aveva osato opporsi per distogliere l'attenzione di suo padre da un suo gravissimo errore... che sciocca era stata! Al ritorno dalla boutique avevano incrociato una loro conoscente che si era dilungata a raccontare i preparativi per la festa imminente e, tra un noioso resoconto di ciò che avrebbero indossato le figlie, aveva accennato al fatto che anche Walden McNair era stato invitato al ballo in maschera e che, tanto per coronare di livida rabbia quel pomeriggio impossibile, avrebbe partecipato proprio al braccio della figliola più brutta di quella matrona pettegola. Samira si era lasciata scappare un gemito e si era morsa le labbra... subito redarguita da un'occhiata micidiale di Lord Orion. Walden... quella sera avrebbe visto Walden. E non sapeva dire se era più felice o più spaventata: il boia, l'altero e rustico cacciatore le aveva da anni rapito il cuore, ma mai una volta l'aveva salutata, le aveva parlato o semplicemente l'aveva guardata a lungo. Samira, la donna che al Cafè Bathory dominava incontrastata i sensi di molti uomini e giocava con i loro desideri offrendo in cambio splendide prostitute, era ignorata dall'unico uomo che le scorreva nelle vene come fuoco liquido.
Senza contare il fatto che Lord Orion non si esprimeva mai chiaramente quando toccavano l'argomento "McNair", tergiversava, più che altro borbottava, e appena possibile dirottava la conversazione su altri argomenti.
La carrozza era ormai quasi giunta alla meta e i cavalli sbuffavano di fatica, avrebbero potuto smaterializzarsi direttamente nella sala di Malfoy Manor... ma perchè rinunciare a un arrivo così suggestivo? Lord Orion e la sua adorata figlia amavano essere al centro dell'attenzione, e Samira ammirava lo stile di suo padre: i lunghi capelli grigi raccolti da un nastro di seta, la barba che seguiva accuratamente la piega sensuale delle labbra, e l'austero completo color dell'ebano che gli fasciava il corpo ancora snello e saldo nonostante l'età... si era mascherato da ministro del culto... lui! Lui che poteva vantare numerose amanti, anche se teneva spasmodicamente all'onore di sua figlia. O forse solo alle apparenze... sì, sarebbe stato un arrivo sensazionale.

Evangeline si Materializzò poco lontano da Malfoy Manor, e trascorse infiniti secondi a lisciare ogni piega del vestito nero come la notte. Sorrise, piena di sarcasmo anche verso se stessa: bella forza, come la notte, è il significato del vestito... La Notte...
Sfiorò le perle del corpetto, preziosissime stelle ricamate da mani abili tanto tempo prima. quell'abito era forse l'ultimo, sconsolato residuo del nobile passato della sua famiglia, e la ragazza era ben determinata a fargli onore... Si incamminò verso il castello, quando il rumore di una carrozza attirò la sua attenzione. La seguì con lo sguardo, e dopo qualche minuto la vide fermarsi davanti all'ingresso dal grande e magnifico portone in quercia.
Chi poteva essere così poco elegante da scegliere un arrivo tanto teatrale? Ma poi notò la figura di un uomo in nero scendere dalla carrozza e offrire il braccio ad una donna...
I pugni di Evangeline si strinsero istintivamente: Lord Orion! E quella per forza di cose doveva essere... per Merlino, no... Samira! Perchè Narcissa aveva invitato quella donna? Il suo gusto era così dubbio, il suo comportamento tanto equivoco...!
Ma prima ancora che il suo cervello arrivasse alla conclusione logica, un nodo le strinse la gola. Il motivo era semplice, e ad Evangeline bruciava come la peggiore delle torture: Samira era nobile, nonostante facesse l'esatto contrario di ciò che il suo rango prevedeva. Mentre lei, la figlia elegante e fiera che ogni famiglia di alto lignaggio avrebbe desiderato, era costretta a sperare ogni volta nella magnanimità di un ospite per essere invitata.

Lord Orion scese dalla carrozza e prese sua figlia per la vita sottile e l'aiutò a scendere, si spolverò la giacca e diede il braccio a Samira, senza dimenticare di baciarla sulla fronte per infonderle un po' di coraggio: sapeva che quel ballo non era precisamente una gioia per lei, e apprezzò l'aspetto finalmente aggraziato e decente di Samira, anche se non si poteva dire lo stesso della sua espressione esasperata e ribelle e delle mani che artigliavano nervosamente la scollatura. L'attenzione del Lord fu attirata da una giovane che li guardava standosene in disparte: Evangeline.
- Guarda Samira! C'è la piccola Mac Allister! Andiamo a salutarla!-
- Piccola?? Cosa vuol dire piccola? Ma se è più alta di me, e con quelle spalle larghe non ha certo bisogno di essere scortata! -
Ma il Lord si tirò dietro la sua riluttante e scontrosa figliola, in parte perchè apprezzava sinceramente l'aspetto inusuale dell'altra strega, così diafana nel suo candore albino e nell'atteggiamento un poco altezzoso, ma desiderava anche che sua figlia potesse stringere almeno un'amicizia femminile, visto che le conoscenze maschili non le mancavano di certo...

Enja si materializzò in un boschetto non lontano da Malfoy Manor e si preparò a ciò che l'aspettava... vide da lontano Lady Orion che scendeva dalla carrozza... e pensò che nonostante tutte le raccomandazioni della madre sul farsi amici i potenti… lei non avrebbe rivolto la parola a quella donna di dubbio gusto... a meno di non esservi costretta... di certo non voleva far credere di essere una di quelle donne che frequentano certi ambienti...
Vedendo che gli Orion si avvicinavano a Madame Mac Allister si chiese come una ragazza tanto aggraziata potesse frequentare certa gente... e in quel momento il dubbio che la sua freddezza russa fosse fuori luogo in quel posto iniziò a farsi largo nella sua mente.

Non a lunga distanza da Malfoy Manor con un rumore così insignificante da poter benissimo esser nemmeno udito, Ethel si materializzò.
Lo sguardo dei suoi occhi neri come la pece corse subito a scrutare ogni minimo dettaglio della lussuosa residenza della famiglia Malfoy, mentre velocemente lisciava con le mani dalle lunghe e affusolate dita, le pieghe che si erano formate nella propria veste, sfiorandone il liscio tessuto dal chiaro color beige.
Dopo solo qualche minuto, da Malfoy Manor lo sguardo dei suoi occhi neri distolse, lasciandolo invece indugiare su ogni dettaglio del proprio abito, come per avere l’assoluta certezza dell’essere perfettamente in ordine…qualche altro secondo d’esitazione, ed infine ella annuì quasi del tutto impercettibilmente ma, comunque sia in maniera convinta e, dunque, dopo aver constatato di esser pronta, la giovane dalla vermiglia chioma acconciata in un morbido chignon, si diresse con lenta andatura verso il luogo in cui si sarebbe tenuta da lì a poco la festa in maschera.

L'odore metallico invase le narici di Codaliscia e il goffo ometto vacillò sotto la pesante pila di libri che il Lord aveva appena finito di leggere, doveva risistemarli nell'immensa libreria ma il suo Signore si divertiva particolarmente a farlo sgobbare senza poter ricorrere alla magia. Ora era scivolato al fianco di Minus silenzioso e fulmineo come Nagini che si era avvolta alla vita del Padrone, il fiato caldo smuoveva i corti e radi capelli color stoppa dell'omuncolo che si drizzarono dalla paura:
- Mio Signore... ecco, io... desideri qualcosa? Posso esserti ancora utile? -
- Ma certo mio servile Peter, tu mi sei utilissimo... come potrei divertirmi senza la tua inettitudine? E poi è ovvio che ho bisogno di te, ti sei dimenticato di mandare un gufo a Malfoy Manor per avvertire Lucius del mio imminente arrivo! Assicurati che io possa osservare indisturbato e non visto la sala dove si svolgerà la festa, e sottolinea che forse... forse... mi degnerò di parteciapare. E... mio caro Codaliscia, vieni pure tu, so che si tratta di un ballo in maschera... come maschera di ratto riuscirai benissimo... e non dovrai nemmeno camuffarti!-
Lord Voldemort si allontanò lentamente, regalmente, con la nera veste che fluttuava pacata alla luce di smorte candele.

Walden McNair non amava i balli, e men che meno la pallida aristocrazia magica che affollava quei ricevimenti. Aveva ricevuto un'educazione ferrea, e aveva imparato che il valore di un uomo non si misura dal belletto che ha in viso. Odiava i giochi politici, le mossettine aggraziate delle dame, lo sfarzo e l'ipocrisia di quei salotti intonacati. Eppure, si trovava lì, con i suoi fedeli bracciali di cuoio e stringhe nascosti sotto le maniche della giacca vecchio stile, una rendingote del marrone scuro e intenso del suolo dei boschi, e uno sparato bianco che stonava sulla sua muscolatura decisa. Arpionò il braccio di Alitha, la giovane donna che gli era stata fornita come compagna per la serata. Non era né bella, né intelligente, ma lui aveva sempre ritenuto che il ruolo di una donna fosse quello della moglie e della madre, e Alitha era timida, silenziosa, impaurita e dai fianchi opulenti. Un buon ricettacolo per la stirpe dei McNair se mai avesse deciso di sposarla. Per voglie più raffinate, in fondo, nella sua qualità di Mangiamorte poteva pretendere che le mezzosangue si inginocchiassero davanti a lui.
In realtà Walden non era mai stato interessato ad umiliare le donne. Non aveva mai conosciuto una creatura di sesso femminile capace di ispirargli più di un vago fastidio, lo stesso che ora provava nei confronti di Alitha.
Entrò nella sala sfavillante di luci, subito raggiunto da Narcissa in persona, splendida, che gli conficcò una maschera in mano, rimproverandolo con lo sguardo per non averla portata lui stesso. Era una maschera da fauno, in cuoio, e Walden se l'adagiò sul volto con una sorta di bizarra allegria.
- Lucius dov'é?
- Ci raggiungerà più tardi - spiegò Narcissa - deve ancora finire di indossare il suo costume.
Alitha tentò un cinguettio cortese riguardo alla bellezza delle decorazioni, ma fu bellamente ignorata.

Carmilla von Amethyst non amava la levitazione. Tra la stirpe vampirica di alto grado era considerato di cattivo gusto fare sfoggio dei propri poteri. Tuttavia, tra i maghi e le streghe che affollavano quel mondo, sarebbe stato giudicato esibizionista recarsi a piedi e o in carrozza. Carmilla allargò le braccia e raccolse il vento intorno a sé, per sparire verso Malfoy Manor.
La facciata e l’ingresso della casa erano costellati da migliaia di luci e l’entrata era affollata da maschere e vestiti di broccato. Centinaia di sanguecaldo, prede ideali in cui conficcare le zanne. L’etichetta dei vampiri antichi prevedeva di variare spesso i donatori, per evitare di condurre alla tomba creature imperfette che sarebbero poi diventate revenants. I vampiri recenti erano una maledizione per le antiche casate: erano bestie prive di controllo, senza poteri né intelligenza. Esseri di pura brutalità che gli Antichi uccidevano non appena ne avevano l’occasione. Al contrario degli antichi, i ghoul, come li chiamavano, non tolleravano il calore del sole e arrivavano a nutrirsi di carogne. Feccia disgustosa, pensò Carmilla, tornando ad occuparsi dello spettacolo offerto dai sanguecaldo in maschera.
C’erano molte giovani donne vestite elegantemente, tra cui una creatura dalla pelle così candida che Carmilla la scartò immediatamente. Non si era nutrita quella sera, certa che avrebbe trovato di che cibarsi alla festa. I mortali erano così prevedibili… pronti a gettarsi tra le braccia di una vampira senza nulla sospettare. Il magnetismo dello sguardo e della voce erano dote di ogni von Amethyst, così come di tutti gli Antichi Casati. Carmilla osservò un uomo e una donna, che avrebbero potuto essere amanti ed invece erano padre e figlia. Lo sguardo che l’uomo le lanciò, però, la indispose. Sapeva di apparire molto più giovane della sua reale età: spesso la scambiavano per un’adolescente umbratile, anche se in realtà aveva circa quattrocento anni. Ma se l’avessero guardata negli occhi avrebbero saputo. C’erano abissi e ombre nelle polle immote dei suoi occhi color rugiada, e ricordi di sangue e morte sulle sue mani nivee e gelide come marmo.
Sollevò la gonna e lasciò che l’annunciassero. La padrona di casa era di una bellezza sfolgorante, e le sarebbe piaciuto assaggiarla, ma non credeva che i maghi ritenessero che donare sangue fosse tra gli obblighi dell’ospitalità.
Era la Contessina von Amethyst ed era lì nella speranza di incontrare il Signore Oscuro, un immortale in quella folla di pavidi umani. Doveva parlargli, ed ottenere un trattato firmato di suo pugno che regolasse i rapporti con gli Antichi Casati.
Sorrise, mostrando il lieve luccichio dei canini appuntiti, e lasciò che Narcissa la facesse accomodare nella sala da ballo.

Ethel McGlynn scrutò ancora una volta, silenziosamente, coi suoi occhi neri come l’ebano la facciata di Malfoy Manor, dinanzi cui un affollato gruppo di persone attendevano d’entrare nella casa; le mani dalle dita lunghe e sottili a trattenere dei lembi della veste dai colori chiari, così da evitare di poter goffamente inciampare.
Guardandosi attorno, Ethel avanzò di qualche passo verso l’entrata di Malfoy Manor e attese di venire annunciata, girandosi ogni tanto lanciare qualche fugace occhiata agli invitati al ballo, tutti vestiti in maniera estremamente elegante con abiti in broccato e maschere intonate ad essi.
Ethel venne dopo poco ridestata dai suoi pensieri, dalla voce di lady Narcissa che in quel momento era intenta a conversare con uno dei suoi invitati. La osservò per qualche istante ed infine, dopo aver portato dinanzi al volto dalle vaghe lentiggini la maschera, si addentrò, con passi lenti e sicuri, verso la grande sala da ballo, lussuosamente decorata, di Malfoy Manor.

Theodor Nott si smaterializzò direttamente davanti a Malfoy Manor... sapeva benissimo che nessun babbano avrebbe potuto avvicinarsi senza esser colpito da una cruciatus. Attese di essere annunciato da Lady Narcissa e, dopo aver baciato la mano alla padrona di casa, si diresse verso la moglie per ballare con lei.

Lilith Nightlord si stava maledicendo mentalmente per essere caduta nella trappola del padre. La mattina precedente Cassius le aveva fatto visita di buon’ ora per chiederle di accompagnarlo alla festa dei Malfoy. Lilith, ancora assonnata e presa alla sprovvista, non aveva potuto far altro che accettare.
Ora si trovava davanti Malfoy Manor. Era avvolta in un lungo abito in raso blu pavone, ricamato in oro e verde smeraldo, con il volto nascosto da una maschera di piume dalla caratteristica forma di occhio.
Sicura che si sarebbe annoiata, sperava semplicemente che la serata passasse il più velocemente possibile. Ma a turbarla non c'era solo lo spauracchio della noia: suo padre da molti anni non faceva vita mondana, balli e ricevimenti non erano mai stati di suo gradimento; allora cosa aveva spinto Cassius a partecipare alla festa dei Malfoy? Possibile che il padre volesse mettere le proprie conoscenze di pozionista al servizio di Lord Voldemort? C'era qualche possibilità che il padre rinunciasse alla meritata tranquillità per rimettersi agli ordini dal Lord? Sua madre di certo non sarebbe stata d'accordo... era forse per questo che Isobel aveva deciso di non venire al ballo con il marito? Lilith aveva la sensazione che molte delle sue domande avrebbero avuto una risposta da lì a poche ore, ma le risposte sarebbero state di suo gradimento?
- Lilith cara, stiamo andando ad una festa, non al patibolo. – la richiamò Cassius.
- Purtroppo lo so, padre.-
Cassius non riuscì a trattenere un sorriso mentre la pallida mano di sua figlia si appoggiava al suo braccio sinistro. Pochi passi e la festa avrebbe avuto inizio anche per loro.

Quando Enya arrivò finalmente a Malfoy Manor si maledì profondamente per non aver pensato che non ci sarebbe stato alcun rischio anche a materializzarsi allo scoperto. Giunse davanti al portone e scorse una dama corrucciata... sembrava proprio che a quel ballo non volesse andarci... e, riconoscendo Lord Cassius, pensò che quella fosse sua figlia.
In seguito si presentò a Lady Narcissa che la introdusse nel maniero e la annunciò agli ospiti.

Ed ecco. Si aprono le danze mascherate! Accorrete, figlie dell'oblio e servi del bizarre, allo spettacolo che si offre ai vostri occhi.
Accanto a costumi di innegabile buon gusto ed estrema raffinatezza ci sono pellicce animali, costumi in pelle di drago da regina fustigatrice, piume e dettagli quasi kitsch. Le feste sono un po' più sfrenate da quando il Signore Oscuro è salito al potere. La paura, l'incertezza, sono incentivi formidabili alla licenziosità e alla follia, soprattutto se si è nascosti da un domino veneziano.
Un elfo domestico all'ingresso, deferente ma con vispi occhi scuri, distribuisce maschere ai volti ancora nudi.
E l'orchestra: deliziosi violini, arpe e flauti, per intonare melodie fatate, nella grotta scintillante che è la sala da ballo. Minuscole luci bianche, tende di crespo color ghiaccio e festoni di candidi gigli, un universo di luce dove lo strambo inferno delle maschere spicca come un fiore reciso.
La musica, delicata e sottile, incalza, per accompagnare le chiacchere futili che anticipano il ballo. C'è l'etichetta da rispettare, inchini da elargire e mani da porgere, parole ossequiose e sussurri al riparo dei ventagli di pizzo...
E a breve, comincerà la musica e tutti, tutti danzeranno. In onore dei suoi ospiti Narcissa ha deciso di non limitarsi ai soliti valzer, ma di introdurre eccezionalmente anche sfrenate danze russe, in cui Dolohov eccelle, per quando la festa sarà al suo culmine. Allora i bracieri bruceranno e chi vorrà potrà esibirsi nella danza tradizionale della propria terra o della propria razza.
Narcissa ha pensato proprio a tutto, ed ora attende solo il suo algido marito.
Lucius si veste con estrema lentezza, pregustando lo spettacolo estetico che avrebbe assaporato, e temendo l'assalto di parole e untuosità che avrebbe dovuto sopportare al posto di Lord Voldemort...

Ethel giunse, incedendo con passo lento e cadenzato, presso la sala dove si sarebbero aperte a breve le danze.
Lo sguardo d’onice liquido d’ella, dapprima catturato dai vari costumi indossati dagli invitati, alcuni estremamente eleganti e sobri ed altri di gusto alquanto opinabile - il che le fece arricciare appena le labbra -, venne poi rivolto agli elementi che erano stati posti per decorare la già sontuosa sala, soffermandosi ogni tanto su qualche festone di bianchi gigli...
I gigli bianchi...ed ecco quindi ritornare ad insinuarsi silenzioso, nella mente della giovane dalla vermiglia chioma, il ricordo delle grandi feste che un tempo si erano tenute nella villa dei McGlynn, l'inglese dall'ancora forte accento francese di sua madre Garbatine, che usava intrattenere gli ospiti conversando amabilmente, le lunghe danze che si pretendevano fino a notte inoltrata...
La musica eccelsamente suonata dall'orchestra presente nella sala la riportò alla realtà. Strizzò gli occhi due o tre volte di seguito, quindi scrollò brevemente le spalle e sospirò...Avrebbe dovuto tornare a quella che sarebbe stata la sua occupazione, ovvero: elargire cenni del capo, e sorrisi di pura circostanza.. ogniqualvolta uno dei volti misteriosamente celati dalle maschere, così come il suo, le avesse rivolto un saluto.

Bellatrix aveva ricevuto l'invito al ballo della sorella con largo anticipo. Si soffermò a rileggere l'invito ancora una volta, e le venne in mente tutta d'un colpo la sua vita. Pensò al suo matrimonio fallito, al desiderio di un uomo, al desiderio di un figlio. Ogni tanto le capitava di pensare a suo marito, ma poi si convinceva che non le mancava Rodolphus, ma semplicemente un uomo. Pensò al suo primo amore, ancora al suo matrimonio, e all'unico uomo che le rapì il cuore appena lo vide, anche prima di conoscere Rodolphus...
Si ridestò immediatamente dai suoi pensieri non appena finì di rileggere quel cartoncino. Lo posò sullo scrittoio. Aveva sistemato il vestito e la maschera sul letto, pronti per essere indossati. I fluenti capelli neri li aveva già acconciati in una crocchia morbida, aveva già truccato il viso con i suoi soliti colori scuri, e si accinse ad indossare il lungo vestito nero, intarsiato di ricami rossi, come il sangue che ogni giorno versavano i prigionieri nelle carceri della Cuspide Cremisi, e prese la maschera nera dove erano incastonati piccoli rubini luminosissimi. Non che la maschera fosse servita a molto, i suoi occhi così profondi e crudeli erano riconoscibili fra mille.

Enja si guardò intorno spaesata... non conosceva nessuno in quel luogo...ad un tratto però incrociò lo sguardo di un uomo che, anche col viso coperto dalla maschera, sembrava molto affascinante così si rivolse a Lady Evangline che si trovava vicino a lei in quel momento e le chiese chi fosse quel uomo... la signorina le rispose che si trattava di Rodolphus Lastrange, un bellissimo uomo a cui nessuna donna osava avvicinarsi per paura della gelosia dell'ex moglie, Bellatrix Black, sorella della padrona di casa e membro della Cuspide Cremisi... Evangeline le disse di lasciare perdere con Rodolphus perchè molti ritenevano che Bellatrix fosse addirittura più spietata di Walden McNair nelle sue vendette.

A volte anche le situazioni più paventate potevano offrire spunti di gioia e trasformarsi in sogni multicolori: la festa organizzata da Narcissa Malfoy faceva sicuramente parte di questa categoria. Samira non seppe trattenere una risata fanciullesca quando si trovò immersa nel fantasmagorico caleidoscopio di maschere, luci e musica che assaltarono i suoi sensi tesi allo spasimo. Non poteva certo approvare l'austera freddezza di Narcissa, il suo aspetto curatissimo, l'atteggiamento controllato in modo ferreo, ma doveva ammettere che era una perfetta padrona di casa e che la festa era un successo strepitoso. La donna lasciò che suo padre la portasse davanti all'algida Narcissa, e dimenticando per il momento quanto questa avesse sempre ostentato la disapprovazione per il suo comportamento spesso troppo spontaneo, riuscì a inchinarsi in maniera sufficientemente rispettosa e sorrise felice mentre esprimeva riconoscenza per essere stata invitata. Lord Orion si sentiva quasi scoppiare d'orgoglio dinanzi all'inaspettata capitolazione di sua figlia, pensò che poteva rilassarsi e godersi finalmente quella festa strepitosa. Certo, le occhiate vagamente altezzose che venivano ancora rivolte a sua figlia gli facevano ardere il sangue, ma il ballo era un ottimo terreno per tessere trame e allacciare rapporti e alleanze, e in fin dei conti il salone era assiepato di conoscenze e splendide donne.
Scambiò un saluto vagamente furtivo con Bellatrix, e puntò deciso verso il suo vecchio amico Cassius che scortava la figlia, non aveva ancora avuto il piacere di conoscerla, ma era il momento di rimediare! Ma accingendosi a raggiungere Nightlord fu distratto dalla vista di una giovane che definire bella era veramente un eufemismo: pallida, capelli d'ebano e occhi conturbanti, forse anche alteri e minacciosi e con un corpo da cerbiatta acerba, rimaneva in disparte ad osservare ogni invitato, uno ad uno, e con un'espressione... famelica, sì, non si poteva definire in nessun altro modo. Ma Lord Orion era certo che non era la curiosità tipica di una fanciulla verso i possibili pretendenti, no, era qualcosa di infinitamente primordiale e arcano. Pericoloso. Strinse maggiormente la vita di Samira e si ripromise di non perderla di vista. Cominciò a sperare che Lord Voldemort fosse presente.
Lord Orion non si accorse minimamente che il sorriso di sua figlia era svanito, e che i suoi occhi si erano abbassati in modo inusuale: Samira aveva visto Walden McNair e il suo cuore era scivolato negli abissi della rabbia e della tristezza vedendolo al braccio della tonda e silenziosa Alitha.

Specchio, specchio delle mie brame... Lord Voldemort ricordava ancora quell'antica fiaba babbana che una solerte ma glaciale assistente gli raccontava quando, prigioniero del suo lettino dalle sbarre metalliche e di un destino di solitudine, non riusciva ad addormentarsi nel tetro orfanotrofio di Londra dove sua madre l'aveva partorito e lasciato solo al mondo. Non tutte le sere certo, e mai era riuscito a sentire la fine della favola, perchè altri bambini piangevano e reclamavano l'attenzione dell'unica volontaria disponibile. Ma quella frase continuava a lungo ad accarezzare i suoi sogni: specchi incantati... specchi che parlavano in un mondo d'incanto di cui, ormai adulto, era diventato il padrone. Specchi incantati come quello che rifletteva il suo profilo serpino e il bagliore di occhi di brace, ma gli permetteva soprattutto di godere della vista di un enorme salone dove i suoi sudditi voltegiavano tra sete e pizzi, nella luce di mille candele e avvolti dal desiderio di dimenticare, anche se solo per qualche ora, il giogo che lui stesso aveva deposto su ognuno di loro.
Ecco Lucius e Narcissa, entrambi di una bellezza regale, entrambi suoi ferventi seguaci, e più oltre la fugace apparizione dei capelli di tenebra della combattente più coraggiosa e spietata che mai condottiero possa vantare: Bellatrix, ahimé non più Lestrange, che vagava spaesata e quasi mutilata dalla presenza di Rodolphus che un tempo era stato onnipresente al suo fianco. Rodolphus che ora veleggiava tra dame e damine come un bimbo in un campo di fiori, indeciso su quale cogliere per primo. Vicino alle grandi vetrate crocchi di fanciulle intimidite si serravano l'una all'altra, quasi a proteggersi a vicenda, ma il Lord proruppe in una sibilante risata nell'osservare i loro occhi che lanciavano a destra e manca muti ma accorati appelli verso i giovanotti privi di compagna. Fanciulle nivee e assurdamente glaciali, come un'albina dalla corporatura non certo esile; la figlia di Cassius, un poco imbronciata come se quella festa fosse l'ultimo dei suoi desideri, altre giovanissime ragazze che sembravano alla loro prima apparizione in società, per non parlare di colei che in realtà sembrava una pantera tra fragili e predestinate prede: la piccola vampira... colei che non poteva certo immaginarsi che il suo segreto era in realtà ben conosciuto al Lord rettile. E come solo credere che qualcosa potesse sfuggire all'unico padrone di quel mondo dorato?

Carmilla era vagamente annoiata. Non poteva mangiare né dissetarsi col vino elfico nelle caraffe di cristallo...
Iniziarono le danze e lei resò nell'ombra, assaporando quei tremiti mortali e la musica che si insinuava nelle pieghe del tessuto.
Si avvicinò a due giovani donne...un contrasto affascinante, perché una aveva lunghi capelli candidi come la neve, e l'altra scuri capelli corvini. Cristallo e onice, altero marmo e impassibilità gitana, rivolse loro un gentile saluto nel suo vago accento rumeno. Amava le giovani donne ambiziose e determinate, e la loro compagnia era spesso più affascinante di quella maschile, troppo spesso meramente seduttiva.
- Buonasera - disse - Posso unirvi a voi?
Anche una contessina vampira ha bisogno di compagnia, a volte.

Walden accolse l'inizio della musica con uno sbuffo. Non amava ballare, se non le sfrenate danze irlandesi dei suoi antenati, ma Alitha lo guardava in speranzosa attesa e lui le cinse la vita di malagrazia e la trascinò nel mezzo della pista. Poco prima aveva incrociato lo sguardo di Lord Orion e della sua figlia degenere. Una bella donna, senza dubbio, così esotica e vivace, tanto che Walden carezzò per un attimo l'idea della sua vicinanza sotto lenzuola di lino...
Fantasia presto abbandonata, di fronte al ricordo di quello che si diceva di lei. La chiamavano ruffiana, meretrice, impudica. Di certo una donna che Walden non poteva rispettare, ma dovette riconoscere che Samira continuava ad occupare un angolo della sua mente, mentre immaginava che cosa celassero le sue vesti.
Desiderio, mero e brutale, questo era ciò che Samira ispirava a Walden, assolutamente inconsapevole dell'interesse morboso che la donna provava per lui.

Balla... sta ballando con quella... quella... risciacquatura di piatti, minestrina di lardo riscaldata... quella gallinella rotolante!! Fu una vera fortuna che il livore che animava i pensieri di Samira non fosse immediatamente identificabile, e solo un bagliore omicida le animava gli occhi incupiti mentre guardava Alitha che ondeggiava i fianchi opulenti e si aggrappava a Walden. La mano di Samira che era appoggiata all'avambraccio di suo padre si contrasse e Lord Orion sobbalzò sentendosi stritolare il muscolo: - Amor mio, che succede? Cosa c'è che ti turba al punto da infliggermi una simile tortura?- Cassius scoppiò in una fragorosa risata che attirò l'attenzione dei vicini e permise a Stephen Orion di risolvere il problema con la figliola, e si immerse in un'altra conversazione.
Samira intanto pregò suo padre di farla ballare e un po' spintonando un po' vorticando tra le braccia di Lord Orion riuscì ad avvicinarsi a McNair e la sua compagna.

Lucius era finalmente pronto. Andò a cercare Draco, ritardatario come al solito. Lui e i suoi Arcangeli avevano scelto di vestirsi in seta color avorio, con maschere e rifiniture nere. Erano giovani ed eccitati dalla festa, dalle decine di ragazze che sarebbero state presenti e dal vino che avrebbero bevuto.
Basta così poco per rendere felice un giovane, rifletté Lucius, ricordando la sua stessa dorata gioventù. Per gli adulti invece era così diverso, tanto più difficile trovare motivi di gioia.
Avrebbe dovuto essere al massimo della felicità, il Ministro della magia, eppure sentiva che mancava qualcosa nella sua vita. Mancava il sangue a pulsare rapidamente come nel passato, la capacità di trovare eccitanti cose che oggi gli apparivano così scontate. Maschere, fredde e sempre identiche, da indossare costantemente. Anelava a ritrovare quel desiderio di essere che non più gli apparteneava....
Scese le scale, e tutti gli si affollarono intorno, mentre Narcissa, dal fulgore appena offuscato dall'età, gli stringeva il braccio. Volti insignificanti e sguardi adoranti, cercò tra la folla un segno che lo distraesse...ed eccolo!
Due occhi blu come zaffiri persi nell'oceano, e lunghi capelli scuri, seta che copriva spalle candide.
Ricordava la figlia di Cassius come una ragazzina ribelle e tutta gambe... e ora era una giovane donna dalla bellezza intensa.
La fissò, con i suoi occhi di vetro azzurro, e respirò, quasi in un tentativo di ispirarne il profumo...

Lord Cassius guardava sua figlia e i sorrisi vagamente ostili che lei riservava a chiunque tentasse di salutarli o parlare con loro. - Mia cara, vogliamo ballare? -
- E’ obbligatorio? - rispose Lilith.
- No, ma quanto tempo è che non concedi un ballo a tuo vecchio padre? -
- Troppo poco, comunque troppo poco. -
Cassius scoppiò a ridere, sua figlia aveva un vero caratteraccio, doveva ammetterlo.
Lilith guardò in volto il padre, sorrideva. -Va bene, un ballo. -
Seguì il padre tra la folla, quando si sentì avvolgere la vita dal suo braccio si lasciò guidare nelle danze.
- Padre, non siamo venuti fin qui solo per ballare, spero. -
- Non solo - rispose Cassius dopo averci pensato un po'.
- Ovviamente non volete dirmi di più...-
- Sempre arguta mia cara-
Lilith avrebbe voluto continuare il discorso con suo padre, ma qualcosa aveva catturato la sua attenzione: Lucius Malfoy, il padrone di casa, stava facendo il suo ingresso nella sala assieme alla moglie Narcissa.

Il sottofondo musicale della serata, perfettamente suonato dall’orchestra presente nella sala, variò leggermente di ritmo… come un avviso per Ethel, fino ad allora distratta, che così notò che le danze erano iniziate, seppur da poco.
Ed ecco davanti ai suoi occhi quasi tutti i presenti, dai volti rigorosamente celati dalle maschere ed avvolti così in un’aura pregna di mistero, iniziare a danzare, con i loro preziosi abiti estremamente raffinati, chi più chi meno; a volteggiare sinuosi. Ethel li scrutò ad uno ad uno, o almeno provò a farlo, sospirando poi, vagamente annoiata e giocherellando appena con una ciocca di capelli rossi, sfuggita al morbido chignon in cui aveva segregato il resto della chioma vermiglia.
Fece qualche breve passo in avanti, avvicinandosi, seppur davvero di poco, ad un gruppetto di tre giovani donne che, come lei del resto, non avevano ancora preso parte alle danze. Lasciò indugiare per qualche secondo il proprio sguardo sulle loro figure, senza soffermarsi troppo, ed infine verso di esse, proferì a voce non alta - Buonasera -
Facendo poi un breve cenno col capo, e tornando dunque in silenzio.

Se solo Narcissa l'avesse avvisato che quella sera la festa sarebbe stata allietata da così tante leggiadre fanciulle certo Rodolphus Lestrange non si sarebbe attardato a bere come faceva sempre al Café Bathory. Forse era stato sciocco da parte sua ignorare che l'inusuale assenza di Samira potesse far prevedere una serata esaltante. E in effetti eccola la sensualissima figlia di Lord Orion che, dimenticando almeno per una notte i suoi impegni di maitresse, volteggiava sorridente tra le braccia del padre. E che abbagliante varietà di damigelle si succedeva davanti agli occhi vagamente velati di Rodolphus! L'uomo cominciava a sentirsi disorientato mentre cercava di individuare una possibile compagna per il ballo, non sapeva se dirigersi verso la bella figlia di Lord Cassius... no, meglio di no, visto che Lucius sembrava intenzionato a parlarle... oppure poteva cercare di sorridere in modo ammiccante a quella splendida rossa: che chiome vermiglie e conturbanti che aveva! Ma no, troppo giovane, quasi una ragazzina. Oppure... eccola... sì, davvero particolare. Lunghi capelli corvini, alta e slanciata e due occhi stupendi. Belli perchè immoti e imperscrutabili: una sfida, un'incognita. Il mago bruno cominciò a farsi strada fra la folla, quasi esilarato dall'anonimato che gli garantiva la maschera, familiare sensazione provata mille e mille altre volte sotto il metallo pesante e freddo di una maschera d'argento. Arrivò alle spalle della giovane senza che lei se ne accorgesse e riuscì a captare la conversazione che questa aveva intessuto con un'altra ragazza. Ma guarda, molto interessante: anche lei lo aveva notato, e Lestrange sentì anche il suo nome... Enja.
- Enja, Enja... ma cosa ci fa da sola una creatura affascinante come te?-
Enja si girò per vedere chi le rivolgeva la parola quasi come se la conoscesse e, quando constatò che si trattava di Rodolphus Lestrange si sentì gelare il sangue nelle vene, forse quell'uomo l'aveva sentita parlare di lui con Evangeline?
Ma dopo pochi istanti si riscosse e capì che se Lord Lestrange le aveva rivolto la parola nonostante la sua spudoratezza nel rivelare all'amica la sua attrazione nei suoi confronti allora doveva essere di certo un uomo fuori dal comune...
Così ignorando le occhiate di Evangeline che tentava di dissuaderla dal parlare con Rodolphus e la preoccupazione di dover affrontare le ire di colei che ormai era la ex signora Lastrange rispose quasi sfacciatamente - Purtroppo sono al mia prima festa in società da quando sono in Inghilterra e per questo motivo conosco pochissime persone... anzi solo Lady Evangeline che vive vicino a casa mia. Anche lei dice di conoscere ben poche persone, sarei ben lieta se un cavaliere avesse la cortesia di presentarmi. –

Carmilla rifletteva, chiusa nella sua visione privata, e rivedeva di fronte a sé il volto serio e composto di Adrien. Un vampiro dei più antichi, un uomo potente e rispettato tra i grandi Casati del sangue. Si conoscevano da molti anni e lei aveva sempre apprezzato la razionalità e la misura di Adrien, che adesso aveva raggiunto la condizione di capo del Nero Consiglio, la Camera alta delle Antiche Casate. Era un uomo posato, amante dell’arte e della letteratura, e che molte donne avevano giudicato in passato attraente. Carmilla aveva attraversato i secoli incolume alle passioni. Vampirizzata quando era molto giovane non aveva mai trovato nulla di interessante né nei mortali né negli altri vampiri. Non aveva mai amato, né era stata mai amata, se non dalle sue vittime vinte dall’estasi dei suoi morsi.
Eppure, Adrien l’aveva protetta ed amata devotamente per molto tempo, facendo in modo che le faide dei Casati e i pericoli delle guerre non la toccassero, e che non giungessero alla sua porta ambasciatori del Nero Consiglio per chiederle di valutare proposte di matrimonio da altri Casati.
Carmilla non aveva mai accettato gli obblighi dovuti ad una donna del Casato, e aveva sempre vissuto libera e spensierata, una bambina capricciosa e volubile. Ma prima di partire per l’Inghilterra Adrien le aveva parlato e chiesto di sposarlo. Di fronte alla sua incredulità, le aveva spiegato che l’amava da sempre, e che, pur sapendo che lei non lo ricambiava, giudicava il problema di poco conto.
- Siamo immortali, Carmilla – le aveva detto – Credi davvero che l’amore sia così importante? Possiamo ugualmente essere felici, senza altri obblighi che quelli della devozione. Prima o poi il Nero Consiglio ti chiederà di dare il tuo apporto per stringere alleanze con gli altri Casati, e tu non potrai rifiutarti. Non è forse meglio sposare me, che conosci e rispetti da tanto tempo? E poi, chissà, l’amore potrebbe venire col tempo
Carmilla non aveva saputo cosa rispondere, se non che aveva bisogno di tempo per riflettere, e che al ritorno dall’Inghilterra gli avrebbe dato una risposta.
- Sappi che il Principe del Casato Lupercalia ha già chiesto la tua mano. Se non vorrai me, temo che il Nero Consiglio ti cederà a lui senza ulteriori indugi – le aveva detto accompagnandola alla porta
Quell’ultimo avvertimento aveva fatto infuriare Carmilla. Non voleva sposare il Principe Lupercalia. Era arrogante, interessato solo alla guerra e chiaramente attratto da lei solo come possibile madre di figli sani. Per quanto venisse giudicato un ottimo partito, Carmilla non riusciva ad immaginare qualcuno che avrebbe sposato meno volentieri. D’altra parte, sposare Adrien solo perché era il minore dei mali non le sembrava giusto. Nonostante tutto, continuava a credere che l’amore fosse necessario, anche tra immortali. Quel viaggio in Inghilterra era stato provvidenziale, ma presto avrebbe dovuto scegliere, e il pensiero di dover perdere così la sua libertà la riempiva di rabbia.
Cosa avrebbe potuto fare? Di certo non poteva nascondersi, né fuggire. Ed essere esiliata dal Consiglio era un destino infamante...

Walden McNair non avrebbe concesso un minuto in più del necessario ad Alitha. La lasciò ben presto sola, per rifocillarsi dell'ottimo vino delle cantine dei Malfoy, senza curarsi dei sentimenti della povera ragazza. Alitha era confusa e ferita, e raggiunse il balcone, che le offriva una magnifica vista sul giardino inglese dei Malfoy. Carmilla l'aveva avvistata, e la seguì, dopo essersi congedata dalle sue ospiti e dalll'altra giovane donna che le aveva raggiunte. Alitha piangeva in silenzio, con la brezza gentile che le accarezzava la pelle, ma si voltò di scatto quando la mano vellutata della vampira le sfiorò la spalla.
- Non temete... - disse Carmilla - vedo che siete infelice...Lasciate che allevi le vostre pene. -
Il suo sguardo di pioggia catturò la mente ingenua della ragazza che si abbandonò al volere della Contessina.
Lei le scoprì il collo tondo, e aspirando l'odore di colonia a poco prezzo, conficcò le zanne nel collo di Alitha, che sperimentò un'acuta estasi.
Rapido, indolore e soddisfacente per entrambe. Un pasto sosanzioso: era una giovane robusta, più adatta allo scopo delle bellezze delicate e ceree con cui si era intrattenuta fino a quel momento. Buon sangue schietto, che saziò in fretta Carmilla, e che lasciò Alitha confusamente felice.
L'incantesimo dello sguardo cessò, e Alitha si ritrovò di nuovo sola, senza alcun ricordo di quanto si era appena consumato, e con uno strano languore addosso....
Intanto Walden si stava servendo generosamente del vino, e gli sembrò che la figlia di Lord Orion lo fissasse, e che facesse mostra di volerlo raggiungere. Le voltò le spalle, indeciso sul da farsi, e deciso a lasciare a lei l'iniziativa.

- Lord Nightlord... - disse Lucius, intercettando l'anziano uomo prima che riconducesse la figlia, quella creatura di ghiaccio fuoco, tra la folla.
- Lord Malfoy! che piacere vedervi. Permettetemi di ringraziarvi nuovamente per l'invito. Purtroppo Isobel non ha potuto venire, ma mia figlia ha accettato di unirsi al suo vecchio genitore. -
Lucius depose un casto bacio sulla mano bianca di Lilih, incuriosito dall'apparente freddezza della giovane donna. Non era una ragazzina, come molte delle invitate di quella sera, ma una donna capace di intrigarlo, come non succedeva da molto tempo...
Iniziò a sopettare che il suo interesse era troppo acceso per potersi ridurre ad una seduzione con destinazione lenzuola di seta al Bathory.
Il gelo di quella fata nera lo stuzzicava oltre ogni dire....
- Mi chiedo se vostra figlia vorrebbe concedermi l'onore di una danza..
- Ma naturalmente! –
Se Lucius fosse deluso che il permesso fosse stato accordato dal padre e non dalla diretta interessata non lo fece trasparire.
Se due anime di neve si incontrano, cosa potrà mai accadere?La guidò verso la pista da ballo, incapace di decifrare i sentimenti nascosti dalla maschera...e chiedendosi cosa pensasse la ragazza di fronte alla sua supponente arroganza.
Cassius sorrise a Lilith per poi lasciarla sola con il suo cavaliere. Avrebbe affrontato più tardi la sua ira per aver accettato l’invito di Malfoy al posto suo.
Raggiunsero il centro della sala. Lucius le si avvicinò, poi Lilith sentì la mano dell’uomo scivolarle lentamente lungo la schiena per fermarsi sulla sua vita. Si trovarono così vicini, l’uno di fronte all’altra. Lucius si mosse e lei lo seguì nella danza.
- Peccherò di banalità, ma l’ultima volta che vi ho vista eravate poco più di una bambina. Siete cambiata molto. -
- Anche voi, l’ultima volta che vi ho visto eravate giovane. -
Lucius si allontanò impercettibilmente dalla sua dama per poterle guardare il volto, o almeno quello che la maschera non celava; la bocca di Lilith era appena piegata da un sorriso ironico, gli occhi color zaffiro lo fissavano senza traccia di timore reverenziale. Le sorrise leggermente in risposta, poi le si avvicinò di nuovo e disse:
- Touchè! Ma gli anni portano con loro alcuni aspetti positivi.-
- Non ne dubito. -
Lilith si stupì non poco della reazione di Lucius Malfoy, si era apettata di vedere in quegli occhi freddi un lampo d’ irritazione o sdegno, credeva di aver colpito l’uomo nell suo essere vanesio, invece Malfoy era sembrato quasi divertito dal suo temperamento.
Continuarono a danzare in uno strano silenzio, alla fine del ballo Lilith vagò con lo sguardo per la sala, - Dov'è finito? Sarà fuggito, ottima decisione- mormorò Lilith, quasi inudibile, chiedendosi dove fosse finito suo padre.

Ethel mosse ancora qualche breve passo in avanti, trovandosi così lievemente più vicina alle tre giovani donne; già dopo qualche istante, si trovò a fare, verso una di loro che a quanto pare si stava congedando, per dirigersi in un altra zona della sala, un breve cenno del capo…
Lasciò dunque languire ancor qualche minuto il proprio sguardo sulla figura d'ella, seguendola ancora per un po’ nel suo incedere, prima di ritornare a scrutare gli invitati alla festa che, leggiadri, naturalmente chi più chi meno, volteggiavano nella splendidamente decorata sala da ballo, accompagnati dal soave sottofondo musicale suonato dall’orchestra, e dal lieve brusio delle conversazioni che i vari presenti stavano tenendo fra di loro.
Stringendosi appena nelle proprie sottili spalle, tenute scoperte dall’abito che aveva indosso, Ethel sospirò appena, scostando così da davanti alle labbra carnose una ciocca di liscio e rosso crine, sempre la solita, sfuggita alla crocchia in cui le altre erano state relegate.
Riportò quindi la propria attenzione alle due streghe rimaste accanto a lei, e, così, ebbe modo di notare, soltanto in quel momento, un mago bruno, dal volto naturalmente celato dalla maschera, intento a conversare con la giovane dai capelli neri, di cui solo adesso aveva udito il nome… Enja.
Rivolse un silenzioso quanto breve, cenno del capo all’uomo; ritornando poi alle proprie elucubrazioni, lo sguardo a vagare senza nessun motivo e con vaghissimo interesse, sulla sala da ballo di Malfoy Manor.

Severus Piton fece il suo ingresso a Malfoy Manor quando ormai la festa era iniziata, sebbene la sua abituale precisione non gli avesse risparmiato poi molti minuti di quell'intrattenimento... del quale volentieri avrebbe fatto a meno.
- Buonasera, Narcissa - Si inchinò rigidamente alla padrona di casa, come uscito da una stampa ottocentesca, e le baciò con delicatezza la mano. Gli sembrò di intravvedere un tenue rossore velare per un attimo le guande della dama, ma ancor prima di poter pensare alla strana natura del loro legame attribuì la responsabilità di quell'inusuale colorito al calore e alla luce variabile delle numerose candele.
Senza neppure un sorriso infatti Narcissa gli aveva indicato un tavolo con alcune maschere: lui ne scelse una bianca, da teatro greco, priva di lineamenti particolari: una maschera che contrastava enormemente con il suo abbigliamento... Quindi si inoltrò nell'ampio salone.
La sua attenzione fu subito catturata da uno chignon bianchissimo che spiccava in maniera impressionante sull'abito nero trapunto di perle che la proprietaria indossava. Quasi senza volerlo si fermò ad osservare la rigidità della postura della ragazza, a colloquio con un uomo molto più vecchio, che indossava un vestito più che bizzarro, e quella che innegabilmente ne era la figlia.

Evangeline MacAllister era profondamente a disagio: a parte i tentativi di farle stringere amicizia con sua figlia, la conversazione con Lord Orion le stava piuttosto stretta... E ripensava con discreta nostalgia ai nobili e altezzosi pettegolezzi che fino a qualche istante prima aveva scambiato con le altre giovani dame presenti in sala.
Ma aveva ricevuto un'educazione di alto rango, nonostante il decadimento della sua casata, e di conseguenza le leggi non scritte della nobiltà magica la costringevano a restare con quella compagnia fino a che il padre di Samira non avesse giudicato opportuno separarsi. O finchè qualcuno non li avesse interrotti, domandando l'attenzione di una delle parti.

- Lord Orion... Milady...- Severus Piton sorrise sarcastico, ben celato dalla maschera, nel chiamare "milady" la tenutaria del Bathory. - Signorina MacAllister, sono sorpreso di vederla qui -.
Gli occhi chiarissimi di Evangeline lampeggiarono di rabbia, e neppure la raffinata maschera veneziana che portava sul volto potè nasconderne la luce irata. Tuttavia, la sua voce non tradì emozione.
- Non ne vedo il motivo - controbattè, secca. Severus Piton si trovò a pensare che davvero quella ragazza non era cambiata da quando aveva lasciato Hogwarts: talmente sicura di sè da non temere nulla e nessuno... Si era impegnata anima e corpo a supplire con le proprie capacità innate ciò che per colpa dei genitori la società le aveva tolto, e il risultato era semplicemente straordinario: forse davvero darle la possibilità di istruire il piccolo Weasley era stato un ottimo investimento.
- Era una semplice constatazione. Dovrei dirle due parole in privato, ad ogni modo -. La ragazza fu sorpresa, ma abilmente dissimulò il proprio stato d'animo. Rivolse un educato inchino all'anziano Lord Orion, e se ne andò ignorando la mano tesa della figlia. Si limitò ad un'occhiata, non sentendo il bisogno di giustificare il proprio comportamento: odiava, letteralmente, il contatto fisico con chicchessia... E per quanto dovesse ammettere che Samira Orion sapeva essere un'interessante compagnia, ci voleva ben altro perchè lei, Evangeline MacAllister, The Virgin Queen, fraternizzasse con qualcuno fino a rivedere le proprie abitudini...
Severus Piton la condusse in disparte, nell'angolo più remoto e meno affollato del salone.
- Di cosa voleva parlarmi, Preside? - lo interrogò lei, con tono formale.
- Una semplice formalità. Volevo avvisarla che da domani dovrà risiedere all'interno della Scuola. Le sue stanze sono pronte -.
- Bene - sospirò lei. Poi un guizzo malizioso le attraversò lo sguardo. - Per un attimo ho creduto che volesse solo interrompere la mia conversazione con Lord Orion -. Piton si irrigidì: come si permetteva di rivolgersi a lui in quel tono?
- Anche. Se dovrà occuparsi di rendere il piccolo Weasley un perfetto seguace dell'Oscuro Signore, signorina, sarà opportuno porre ogni cura nell'evitare certe compagnie dalla dubbia moralità, d'ora innanzi -. Le labbra della ragazza si stirarono pigramente.
- Come il preside desidera -, sillabò, e si allontanò a passo deciso verso il pieno della festa.

Lucius era stupito dal tono fermo e deciso di Lilith. Non lo temeva, non lo adulava, e dopo tanto tempo trascorso tra sorrisi farisei e parole dolciastre si abbeverava a quella sincera supponenza come se fosse acqua sorgiva.
Gli rivolse addirittura qualche battuta ironica, e Lucius sentì di apprezzare sempre più lo spirito indomito della giovane. Ma in quanto padrone di casa aveva altri obblighi, e pur desiderando soffermarsi ancora a parlare con quell'altera sirena, dovette abbandonarla al braccio di un altro uomo. Lilith sbuffò, chiaramente infastidita dagli obblighi della danza, ma lasciò che il maturo nobiluomo richiamasse il privilegio e la trascinasse un'altra volta sotto il lampadario di cristallo. Lucius indugiò con lo sguardo su quella aggraziata figura, e poi si accinse a salutare Severus, appena arrivato. Di certo Lord Voldemort avrebbe voluto conferire con lui, visto che gli impegni ad Hogwarts avevano trattenuto il preside.
Lo vide discutere con Evangeline McAllister... i genitori di quella ragazza erano traditori del loro sangue, ma lei sembrava intenzionata a restaurare l'antico valore della sua famiglia. Tuttavia, gli occhi acuti di Lucius non mancarono di notare la foggia antiquata dell'abito, di certo un residuo del passato, e che tuttavia si adattava perfettamente alla bellezza inusuale di Evangeline.

Draco Malfoy irruppe con i suoi Arcangeli nel salone, con le loro maschere nere e le vesti avorio. Erano giovani, ricchi, nobili e arroganti. Giovani dei che sapevano di potere molto, e che coglievano ciò che gli era dovuto con nonchalance. Draco sapeva di dover trovare una compagna di danze prima di essere assalito da giovani ragazze da marito ansionse di compiacerlo. Ruotò lo sguardo rapidamente, distogliendo gli occhi dai volti che sembravano trepidanti di vederlo. Ed eccola, una ninfa palustre, dai capelli di fiamma, assolutamente assorta nelle sue contemplazioni. Non lo degnava di uno sguardo e Draco fu assalito dalla voglia di ottenere la sua attenzione. Attraversò il salone, ignorando Pansy Parkinson e le sue amiche vuote, e si inchinò leggermente davanti alla ragazza. Giovane, splendente di luce vermiglia, e vestita con gusto squisito. Il primo valzer di Draco sarebbe stato suo.
- Posso chiedervi l'onore di questo ballo, miss...-
Ethel venne riscossa ancora una volta dalle sue adorate e lunghissime elucubrazioni.
Eh, sì… la ragazza adorava ragionare… anzi, arrovellarsi la mente e complicarsi la vita con inutili pensieri, pare fosse proprio uno dei suoi passatempi preferiti…
Stavolta, a distrarla, fu un giovane mago, dai biondissimi capelli e gli occhi grigi, d’avorio vestito, il volto per gran parte celato da una maschera scura…
Era Draco Malfoy, difficile non riconoscerlo, e… chiedeva di poter danzare con lei.
- Ethel McGlynn.-
La giovane nord irlandese lasciò indugiare per qualche istante ancora, il proprio freddo ed indagatore sguardo sulla figura del mago, studiandolo per un po’, prima di rispondere alla sua richiesta con risposta affermativa ed un breve annuire, ed infine raggiunger la parte centrale della sala da ballo in sua compagnia…
Il contrasto dei capelli rossi e della pelle chiara con gli occhi e le ciglia scurissimi era da mozzare il fiato.
Ethel depose la sua mano in quella di Draco e lo seguì sul liscio marmo della sala da ballo, attirandosi l'odio di molte giovani donne.
Alle orecchie le giunsero perfettamente i mormorii di disapprovazione da parrte di molto dame che, a quanto pare, non avevano gradito molto il gesto del biondo ex serpeverde; Ethel scorse ben presto anche gli sguardi omicida rivolti verso la propria persona, da, prima fra tutte, Pansy Parkinson…
Si morse allora, le labbra, evitando così, fortunatamente, di ghignare un po’ perfidamente... quegli sguardi la divertivano molto.
Lasciando Pansy Parkinson e compagnia bella a sbollire la propria rabbia, Ethel riportò quindi la propria attenzione a Draco, che continuò ancora a studiare, mentre il proprio abito dai colori chiari volteggiava sinuosamente attorno alla propria sottile figura, intenta a danzare;
cosa che, osservò, non faceva più da molti anni… precisamente dall’ultimo ricevimento a casa McGlynn, tenutosi “solamente” sette anni prima.

Evangeline osservò con lieve distacco l'arrivo teatrale degli Arcangeli alla festa. Non apprezzava particolarmente il loro stile, che reputava a volte eccessivo, ma doveva ammettere che il fascino che esercitavano su chi li osservava era grande. Il primo ballo del rampollo Malfoy era toccato a Ethel, ed Evangeline sorrise divertita al mormorio di disapprovazione di larga parte delle giovani dame nella sala. Aveva imparato con gli anni a non aspettarsi mai nulla che fosse al di sopra delle proprie possibilità...Peccato che a quelle ragazze non fosse mai stato insegnato!
Si allontanò dal resto della compagnia, ritirandosi accanto ad una delle grandi finestre: non amava particolarmente il ballo, non rientrava fra le occupazioni che preferiva ma meno ancora le piaceva stare a guardare... Ragion per cui si accontentò di scrutare il parco di Malfoy Manor immerso nell'oscurità.
L'oscurità... le aveva sempre dato uno strano senso di sicurezza, inspiegabile quanto al tempo stesso forte... Il buio era la sua casa, la sua vita, il suo modo di esistere; e osservare la natura, di solito lussureggiante nell'accecante bagliore del sole, affollarsi di ombre delicate alla pallida carezza della luna era una delle gioie più grandi cui il suo cuore aspirasse per sentirsi bene.
Ma improvvisamente si irrigidì: qualcosa si muoveva nella notte, qualcosa di chiaramente non animale... Gli occhi di Evangeline si fecero più sottili, cercando di distinguere nell'oscurità qualcosa di più che una semplice ombra dai contorni confusi. Si concentrò sulla figura che si muoveva nel parco, pronta ad intervenire nel caso si fosse trattato di un nemico.
Un giovane uomo dall'aspetto decisamente poco inglese si dirigeva con decisione verso l'edificio, a passo svelto, come se fosse in ritardo. Dato quel comportamento, si disse Evangeline, probabilmente doveva essere un altro ospite... Lanciò un'ultima occhiata al suo abbigliamento, decisamente esotico per gli standard della nobiltà magica inglese, e tornò a rivolgere la propria attenzione al ballo, aspettando l'ingresso del misterioso ultimo arrivato.

Il cielo era un tappeto di diamanti, e la luna una magnifica compagna. Una leggera brezza accarezzò il volto di Ezequiel. Seduto in ombra su di un bordo della sua grande finestra, rifletteva sui molti problemi da lui affrontati negli ultimi anni, ed un sorriso apparve sulle sue labbra. La sua stanza era enorme, ma quasi spoglia. Nessuno vi aveva mai messo piede tranne lui. Arredata con un gusto semplice, era perfetta per gli allenamenti privati del suo occupante.
Dei passi echeggiarono nel corridoio e un leggero bussare si udì alla sua porta. Poi dopo qualche istante una lettera venne spinta sotto la porta. L’espressione che si dipinse sul volto di Ezequiel era davvero incerta. Era la seconda volta che accadeva da quando occupava quella stanza, e la prima volta non erano state buone notizie. Con una sorta di timore raccolse la busta e ne scorse il contenuto. Gli occhi si dilatarono e la fronte si rilassò…Il Re voleva vederlo per una questione inerente il ritorno dell’Oscuro Signore Lord Voldemort.
Con calma innaturale si vestì di tutto punto, con abiti di ottima fattura. Pantaloni neri un tantino più lunghi e larghi del normale, appositamente creati per essere elegantissimi e consentire massima libertà nei movimenti, scarpe nere che accolsero con piacere il pantalone ricadervi sopra con pieghe piccole e delicate. Una maglietta nera lo ricopriva per intero e infine una giubba con decorazioni militari, la cui parte destra ne era quasi completamente adorna. Questa giacca era color verde acido e color noce, un accostamento insolito per quel luogo. Da un tavolino prelevò la sua spada da cerimonia e la bacchetta magica. Indossò il mantello e si diresse all’incontro con il Re. Parlarono a lungo dentro le stanze privati di sua altezza. Raramente a qualcuno veniva concesso tale privilegio….Quando Ezequiel prese congedo, era quasi l’alba. Molti camerieri lo guardavano con invidia e rispetto, A soli 25 anni era il Wood&Blade Master più giovane degli ultimi tempi, favorito di sua altezza e membro del consiglio di guerra reale. Era stato l’unico suddito di Ferkil ad essere riuscito ad entrare nelle grazie del defunto Principe Azan. Ezequiel ne era la guardia del corpo e, purtroppo, lo vide spirare tra le sue braccia. Ricevette grandi onori dopo i funerali del Principe…comunque aveva salvato sua altezza e la regina Mertrid.
Con alcuni di questi pensieri per la testa, si diresse nella sua stanza. Ne uscì dopo una mezz’ora con una sacca. In mano teneva ancora in mano la lettera del sovrano. Con passo deciso si avviò verso l’uscita del castello, lasciando alle sue spalle la lettera che prendeva fuoco. Lentamente il fuoco stava facendo scomparire delle parole scritte con una grafia molto accurata: Destinazione Londra, Malfoy Manor
Quando le ceneri della lettera si dispersero al vento, Ezequiel si era già smaterializzato…
Madama Rosmerta, la proprietaria del Pub I Tre Manici di Scopa, stava portando fuori la spazzatura della serata. Dopo aver depositato i rifiuti accanto ai bidoni, si fermò, come faceva ormai da tempo, ad osservare l’imponente castello di Hogwarts. Con amarezza ripensò a quanto accadde a Silente quella notte…notte in cui cadde il più buono e forte dei maghi, e notte in cui l’Oscurità aveva preso definitivamente il sopravvento. Rimase, con sguardo perso, a contemplare il castello con il volto rigato da sincere lacrime di dispiacere. Dopo un lungo momento, un rumore la riscosse da quel turbinio di ricordi. Nell’ombra di un vicolo era appena comparsa una persona. Lentamente uscì dall’oscurità un giovane vestito di tutto punto, con una giacca verde acido e color noce. Il mantello leggermente aperto sul fianco, mostrava una spada la cui impugnatura puntava verso il basso. Quando l’individuo si fu avvicinato, il suo volto venne rischiarato dallo spiraglio di luce che proveniva dalla locanda: I tratti morbidi e semi orientali del viso erano in terribile contrasto con la freddezza dello sguardo. Impossibile fu per la donna, sostenere il suo sguardo per più di una manciata di secondi. Era inquieta e non sapeva cosa fare. Poi tutto mutò.
-Buona sera !- esordì l’individuo
La sua voce era stranamente calma e profonda, quasi tranquillizzante.
-Mi devo rivolgere a lei per avere una stanza in questo posto?- continuò lui.
La donna fece un gesto di assenso con il capo, poi, facendo un passo indietro, cedette il passo all’ospite notturno.
Dopo aver sbrigato tutte le formalità, il giovane ospite si incamminò verso l’uscita, ma come folgorato si immobilizzò.
-Perdonate Madama Rosmerta, sapreste dirmi dove si trova il Malfoy Manor?- disse girandosi e fissando intensamente la donna come se si aspettasse di essere riconosciuto.
Il cuore di lei fece un balzo. Come conosceva il suo nome? Fissandolo vide che sul suo volto c’era un sorriso inesplicabile.
Due minuti dopo, Ezequiel si stava incamminando verso la residenza dei Malfoy. Camminava osservando attentamente ogni dettaglio che gli si presentava davanti, e come da sua abitudine ne memorizzava i più importanti. Giunto finalmente a destinazione si soffermò davanti al cancello. Si mise a riordinare velocemente le idee. Il suo compito era quello di parlare con L’Oscuro Signore o con qualcuno a lui vicino, verificare come fosse la situazione, e se fosse stata una situazione stabile, offrire i propri servigi al Signore Oscuro.
Varcò il cancello e con passo deciso attraversò il grande prato in ombra del maniero, la musica si poteva udire da alcune finestre aperte. Il ballo era già cominciato quando lui giunse alla porta d’ingresso.

Fu un sorriso sardonico e anche leggermente canzonatorio quello che velò le labbra sensuali di Rodolphus: - Mia cara fanciulla... ma crede veramente che io mi sia avvicinato a lei per farle da chaperon? Si guardi intorno: mille maschere che celano altrettanti volti, animi imperscrutabili che stasera recitano un ruolo denso di mistero... come pò pensare che sia il momento adatto per tessere nuove conoscenze? Stasera la cara Narcissa ci ha donato un mondo di follia e fiaba... lasciamo perdere i convenevoli e venga a ballare con me! Sempre se le sembro una piacevole compagnia! E poi glielo assicuro... sono un ballerino provetto!- Così dicendo il mago sfiorò i lunghi capelli della ragazza e li adagiò oltre la spalla, poi la prese con decisione per la vita e, senza altri indugi la portò sulla pista da ballo dove volteggiavano già molte coppie.

Samira osservava Walden che beveva un bicchiere dopo l'altro, aveva visto la sua compagna allontanarsi rattristata e questo le mise le ali al cuore... forse non tutto era perduto! Ma come non deprimersi vedendo l'ostentata indifferenza di McNair che non la degnava di un'occhiata? Samira sentiva il sangue bruciarle nelle vene, e una sorta di malcelato dispetto misto a eccitata trepidazione cominciava a farla sentire agitata... era abituata da sempre all'ammirazione maschile, che sul suo corpo deponeva spesso omaggi di occhiate lascive, erano come fuoco che dava calore ed energia. Non era mai passata inosservata, persino gli sguardi gonfi di disapprovazione e di supponenza delle altre donne erano meglio di questa glaciale scontrosità... e in un uomo che avrebbe potuto catturarle facilmente i sensi e il cuore! Samira valutò per qualche istante la posibilità di tornare verso Evangeline e costringerla a continuare il discorso, era una ragazza intelligente e gradevole anche se molto diversa da lei, però la presenza di Severus rendeva impossibile un nuovo approccio... lui, il suo pungente sarcasmo e certe voci che al café Bathory si sussurravano su di lui, no, meglio lasciar stare.
La donna strinse le mani quasi a farsi coraggio, aprì con uno scatto nervoso il ventaglio, e gettando alle ortiche dignità e la sua ben nota codardia si diresse a passo di marcia verso Walden. Sembrava più un soldato che una tenera damina, e quando si arrestò alle spalle dell'uomo l'agitazione le fece alzare il volume della voce ben oltre il consentito: - Bella serata vero?- E rimase in attesa della risposta dell'uomo mentre malediceva convenzioni e balli in maschera che rendono tutto più difficile... ma santa pace, quante smancerie, sempre meglio un letto con lenzuola profumate e un sincero trasporto...

Lord Orion era troppo occupato a conversare con Bellatrix nell'estremo tentativo di distogliere la sua attenzione dall'ex marito per accorgersi delle intenzioni della figlia, e quando si voltò nella direzione di Samira fu distratto dalla giovane pallida e corvina che prima aveva destato la sua preoccupazione, sulle labbra di fragola non aleggiava più un'espessione famelica, anzi... sembrava soddisfatta, assolutamente rilassata... si accorse che era rientrata dal balcone dove un'altra fanciulla si guardava intorno con aria spaesata e si massaggiava il collo, quasi languidamente. Tutto gli sembrò molto strano, e cercò subito di avvicinarsi alla fanciulla, ma quando la sua mano si era quasi posta sulle fragili spalle di lei, un dolore bruciante gli immobilizzò il braccio e Lord Orion la perse presto tra la folla danzante e mascherata: il marchio nero reclama la sua attenzione, Lord Voldemort voleva vederlo. Cercò Lucius che si stava intrattenendo con la figlia di Cassius, e senza quasi salutare la ragazza arpionò il braccio del mago biondo e lo trascinò in disparte: - Lord Voldemort mi ha chiamato al suo cospetto, è forse qui a Malfoy Manor? Devo riferirgli anche lo strano comportamento di una tua ospite... andiamo insieme?-

Una voce da tono quasi stridulo colse Walden alle spalle, e il boia si voltò, scoprendo che a urlargli nell'orecchio era stata Samantha..o come diavolo si chiamava quella donna. Non amava concedere la sua attenzione a nessuno, eppure avrebbe conversato con lei, se non altro per buona educazione, se il braccio non avesse pulsato, avvisandolo che era prevista una riunione di Mangiamorte.
Così, senza rispondere a Samira, e senza preoccuparsi di scusarsi, la abbandonò bruscamente al tavolo e raggiunse Theodore Nott, che si stava guardando intorno con aria circospetta alla ricerca di Lucius. Lui e Theodore non avevano nulla in comune: quanto quell'uomo era composto, freddo e razionale, quanto lui era istintivo, brutale e poco raffinato. Tuttavia, erano entrambi Mangiamorte e questo li univa al di là di qualsiasi differenza caratteriale.

Carmilla si era appena nutrita e il falso colore che ora le ornava le labbra solitamente esangui ne era il segno. Un ritardatario stava entrando nella sala da ballo, vestito in modo per lo meno discutibile per gli standard dei Purosangue inglesi. Portava una spada al fianco, che chiaramente non era un accessorio del costume, e la vampira si chiese se fosse consapevole che portare un'arma ad una festa, in modo così scoperto, poteva essere giudicata una mancanza di cortesia. Aveva degli occhi molto interessanti, dalle pupille nere affogate in un mare viola, e dalla forma orientale. Di certo non era un mago comune, ma la Contessina rumena trattenne un sorriso nel vedere che la penuria di maschere rimaste aveva costretto il giovane ad indossarne una viola, che faceva a pugni con i colori del suo abbigliamento, ma faceva spiccare ancor di più il colore degli occhi. Un ambasciatore come lei, forse...ma avrebbe dovuto di certo concedere un ballo a qualcuna delle giovani dame ancora in attesa, per ingraziarsi la padrona di casa.

- Direi che il vostro gesto non è stato ben preso da alcune dame presenti in sala…-
Sussurrò Ethel, rivolta a Draco, dischiudendo le labbra rosse come bacche in un sorriso e indicando quindi, con un flebile cenno del capo, in direzione della compagnia di dame, tra cui spiccava una furente Pansy Parkinson, che scrutava con gli occhi ridotti a fessure, e le labbra strette, la sala da ballo.
Ancora qualche istante di silenzio, poi, Ethel, convincendosi che quello fosse il momento più adatto, continuò a parlare, sussurrando…
- Dovrei chiedervi una cosa… vorrei provare a divenir parte degli Arcangeli… è possibile? -
Domandò infine, tornando poi silenziosa, lo sguardo dei propri occhi neri fisso sul proprio interlocutore, aspettando da lui una risposta.
Draco trovava sempre più affascinante Ethel. Aveva un'ombra di malinconia negli occhi neri, e una figura quasi ascetica nelle spalle strette e la titubanza della mani. Doveva avere un passato molto triste, e la sua espressione era di chi non apparteneva al gretto e materiale mondo comune, ma veleggiava a qualche palmo da terra. Fu così che la sua richiesta di entrare negli Arcangeli lo colse di sorpresa. Non sembrava una donna che amasse l'azione, ma di certo apprezzava la conoscenza ed era così giovane, seppur maturata precocemente.
- Domani potete raggiungerci qui, a Malfoy Manor. Vi sottoporremo a un piccolo esame e se sarete giudicata adatta sarete dei nostri...Ne sarei felice - aggiunse Draco, sbilanciandosi. In quel momento avevano poca importanza lo sconforto e le ondate di odio delle decine di ragazze deluse dalla sua scelta.
Stringere a sé quel corpo esile dava un senso a quella serata, che quasi sicuramente sarebbe sfociata per gli Arcangeli in una bella caccia al babbano...
Ethel inclinò lievemente il capo verso destra, lasciando scivolare sulla guancia in cui vi erano presenti varie efelidi, una ciocca di liscio e rosso crine – sempre la solita, ribelle ciocca – , sbuffò appena e dunque inclinò il capo a sinistra facendo andare via la ciocca di capelli; rendendosi poi effettivamente conto di essere stata un siparietto comico… scacciò convinta quell’idea dalla propria mente, registrandola come non-degna-di-nota.
Alla risposta di Draco, si lasciò sfuggire un gran sorriso, e aggiunse: - Perfetto, ne sono lieta.-
Dopo qualche minuto di meravigliosi pensieri sulle cacce ai babbani, la mente di Ethel, leggermente in ritardo poiché intenta a fantasticare sui metodi migliori di caccia, registrò le ultime parole proferite da Draco… Abbassò lo sguardo, naturalmente solo per non dover sporgere a lungo il collo, c’era differenza d’altezza fra i due! E sorrise appena, tornando dunque a tacere…

Evangeline rivolse uno sguardo curioso all'uomo appena entrato nella grande sala, ben felice di poter distrarre la propria attenzione dai mormorii sempre più imbarazzanti di certe dame intorno a lei sul comportamento di Draco Malfoy.
Il nuovo arrivato portava al fianco una spada chiaramente tutt'altro che di scena, e un brivido percorse la schiena della ragazza: aveva scorto giusto allora, quando l'aveva intravisto muoversi nella notte... Quello non era uno di loro, non c'era dubbio. Nessun mago si sarebbe mai presentato a Malfoy Manor armato di altro che della propria bacchetta!
E nonostante le occhiate scoraggianti delle ragazze accanto a lei, che dovevano avere intuito le sue intenzioni, Evangeline si diresse verso di lui decisa a sapere di più sul suo conto. Era chiaro quanto il ragazzo percepisse di essere fuori posto... Ed Evangeline, che del sentirsi fuori posto poteva con ogni diritto dirsi regina, era fermamente intenzionata a sapere il più possibile di quell'uomo nel minor tempo.

Fu l'ombra spessa e malsana gettata da mille candele spente in un soffio ad accogliere gli uomini mascherati che entrarono nel salotto barocco di Lucius, unica concessione a quel bizzarro stile che si potesse trovare all'interno di Malfoy Manor, ora particolarmente grottesco a causa dell'alta figura ammantata di nero che salutò con una risata sarcastica il loro ingresso:
- Ma quante belle mascherine! Trovo assurdo che uomini fatti si perdano in simili amenità. E solo una maschera vi ha donato potere e gloria, solo una maschera ha permesso che i vostri privilegi fossero rispettati... mutatevi immediatamente d'abito, ho deciso di partecipare alla festa, ma a modo mio...-
Mentre un vortice di mantelli si fondeva con baluginii d'argento il Lord si avvicinò a Lucius e Stephen Orion e solo questi compresero il suo sussurro:
-Tra i partecipanti vi è una ragazza, facilmente riconoscibile per la sua rara bellezza, sembra estremamente fragile ed è una ninfa in miniatura, Stephen tu stavi per toccarla... che non accada mai più, lasciala libera di comportarsi come vuole, e se ti accorgi di qualche stranezza... chiudi gli occhi e voltati dall'altra parte! Ah... ancora una cosa: ho un messaggio che devi portare alla tua figliola, credo che stai perdendo conto dei suoi movimenti, ti consiglio più attenzione, e riferiscile che Lord Voldemort non approva le concessioni che fa a chi merita solo il morso della polvere, non certo sete e carezze...-
Con uno svolazzo della mano il Lord congedò Stephen Orion che aspettò i compagni all'esterno del salotto, e si rivolse a Lucius:
- Ascolta mio fedele amico... innanzitutto osserva attentamente la fanciulla di cui parlavo, avvisa Narcissa e Draco di restarne a prudente distanza, ma di mostrarle comunque disponibilità e rispetto, inoltre cerca tra i tuoi ospiti i diplomatici che desiderano ricevere udienza e avvisali che potrò concedere loro la mia attenzione solo al termine del ballo... e in separata sede...-
L'Oscuro Signore si avvicinò al suo fedele boia e quasi sfiorandolo con pigrizia canzonatoria sul volto aspro gli disse:
- Ho interrotto qualcosa quando il mio marchio ti ha arso il braccio, vero? Audace e particolare signora la figlia di Lord Orion, non trovi? Troppo audace... e troppo particolare, credo che abbia bisogno di una mano forte che la guidi, e la mano di Orion è fin troppo delicata e indulgente, comprendi mio fornitore di delizie?-

Arriva...
Lo sentite questo suono sordo e insistente? Il marmo del pavimento ne vibra, persino le fiamme delle miriadi di candele incantate vibrano all'unisono... sono tamburi... sono passi cadenzati... o è solo il fruscio di vesti nere e il rombo spaventato del cuore di ognuno quando riconosce il teschio che lentamente si compone nell'aria immobile dell'enorme sala, mentre i partecipanti interrompono le danze e osservano, guardinghi e spaventati, quel simbolo di morte che rappresenta il maglio d'acciaio sotto il quale ogni capo deve inchinarsi e ogni animo prostrarsi. Sta entrando l'Oscuro Signore, sta arrivando il Padrone spietato e corrotto...
Ecco: neri manti danzano la loro macabra armonia, stivali di cuoio marcano il passo con vigore e bacchette letali frustano l'aria mentre scattano verso il cielo cupo che libero rimane al di là delle immense vetrate. Il corteo dei Mangiamorte entra a falange, condottieri invincibili che serrano i ranghi e procedono spalla a spalla, le maschere argentate foriere di strazio e agonia irridono gli insulsi orpelli di un ballo di società. Ecco... i ranghi si allargano, si forma un cerchio e il teschio verdastro e vaporoso è ben delineato negli occhi di ciascuno.
E' silenzio angosciato, è attesa riverente... è Lord Voldemort che appare al centro della cerchia dei suoi Mangiamorte.
Vestito di vento e tenebre sembra fluttuare come l'acqua degli abissi, scalzo come d'abitudine incede altero, sembra sfiorare il marmo, e l'aspetto ascetico del suo corpo complotta con l'espressione glaciale e terribile nel farne un'icona di Morte, uno spettro degli inferi: il demonio terreno.
Silenzio... appena interrotto da ansiti e sospiri, e tra la folla avanza Lady Narcissa Malfoy per fare gli onori di casa e accogliere l'ospite più illustre della serata. Gli altri aspettano il loro turno per porgere ossequiosi saluti.

Evangeline McAllister distolse lo sguardo dallo sconosciuto: un rumore cadenzato stava riempiendo il castello, crescendo man mano che sembrava avvicinarsi... Per un attimo un lampo di smarrimento attraversò il suo sguardo sempre sicuro.
Poi, improvvisamente, il Marchio Nero iniziò a comporsi nell'aria ora immobile della sala: ed Evangeline capì. Comprese che il momento che attendeva da anni, l'incontro che aveva sognato sin da bambina - quando le imprese del più grande mago oscuro che la storia avesse conosciuto erano ancora narrate sottovoce, di nascosto - era finalmente arrivato: il desiderio di tutta la sua vita di giovane e aristocratica strega, incontrare Lord Voldemort, era in procinto di avverarsi.
Forse per la prima volta, sentì scorrere sulla propria pelle un brivido di vero timore reverenziale.

Ethel percepì qualcosa mutare nella sala di Malfoy Manor, un suono sordo, insistente… smise istantaneamente di danzare, fermandosi di colpo, senza nemmeno accorgersi dell’aver lasciato stretta la propria mano in quella del giovane Malfoy.
Inizialmente, lo sguardo d’onice liquido d’ella, venne rivolto al marchio nero, che andò lentamente ben delineandosi nell’aria immobile della sala da ballo, su cui era calata, tutta d’un colpo, una cappa di angosciato silenzio.
Una sorta di timore… timore reverenziale, entrò a far parte dello sguardo d’ella che, dopo qualche minuto, cadde lento sui ranghi ben stretti di mangiamorte…
E con estrema ed estenuante lentezza i ranghi si allargano…ed ecco apparire agli occhi di tutti i presenti, l’ospite più atteso, il più illustre di tutta la serata a Malfoy Manor : Il Signore Oscuro, Lord Voldemort.

Lilith, dopo aver ballato con due diversi cavalieri, aver ricevuto da entrambi sciocchi complimenti e aver infine finto d’ essere troppo stanca per ballare con un terzo, era riuscita a ritrovare suo padre.
Si era appena avvicinata a Cassius quando qualcosa aveva attirato l'attenzione dell'intera sala. Eccoli i Mangiamorte! Una marea nera inarrestabile, affascinante e letale come il più velenoso dei serpenti, e, preceduto dai suoi servi più fedeli, lui, l'Oscuro Signore.
Per lui le arti oscure non avevano segreti, non c'era incantesimo o pozione di cui non fosse più che padrone, e Lilith non potè non pensare a quanto il suo sapere fosse ridicolo in confronto a quello di Lord Voldemort. Anche se avesse studiato per il resto della vita probabilmente non avrebbe appreso nemmeno la metà di quello che Lord Voldemort conosceva... per la conoscenza avrebbe anche servito l'Oscuro Signore, sì, avrebbe potuto farlo in nome del sapere.
Con una mano sciolse i lacci in raso che fermavano la sua maschera e la tolse in segno di rispetto.

La musica si udiva in maniera più intensa, e una vivida luce fioriva dalla porta. Ezequiel ne varcò l’ingresso e s’immerse in quel mondo a lui ignoto. Il salone che si aprì ai suoi occhi era qualcosa di molto raffinato. Il marmo del pavimento era lucidato a specchio, segno questo di un padrone esigente, e che dire poi delle decorazione e l’arredamento. La padrona di casa doveva proprio avere un buon gusto, si ritrovò a pensare. Guardando la moltitudine di persone, che ballavano e parlavano tra loro, gli tornarono in mente le rare cerimonie indette dal suo Re. La sala era più grande ovviamente, ma questa era migliore. Non sempre la grandezza delle cose è proporzionata al loro valore, e questa sala ne era la prova….Sempre rivangando quei tempi, non potè fare a meno di riprovare le medesime sensazioni, disagio e noia. Ora però la cosa era molto diversa, lui era un ospite e non una delle guardie reali. Anche se capo della sua squadra, non aveva mai avuto il privilegio di potersi divertire, dopotutto non lo aveva mai avuto. Un sorriso amaro comparve sul suo volto, ma subito svanì. Una donna lo stava fissando come se si fosse sempre aspettata di trovarlo lì.
Lei indossava un elegantissimo abito da sera nero con la scollatura deliziosamente ricamata con delle perle. Il vestito le donava moltissimo, mettendone in risalto la corporatura alta e snella. Solo le spalle erano leggermente troppo grandi. Bé…bè è noto che a l’uomo piacciano i pregi ma che si invaghisca dei difetti, questo fu il suo primo pensiero. I due si guardarono per un istante, poi lei prese ad avvicinarsi con passo deciso. I suoi capelli bianchi, raccolti in un morbido chignon, ondeggiavano delicatamente, facendo da cornice ad un viso ricamato da due occhi chiarissimi. Ezequiel fece per andare incontro all’unica persona che sembrava averlo notato, sperando che fosse la padrona di casa, e che fosse anche stata tanto gentile da permettergli di rimanere, quando lei si arrestò di colpo. Lo stesso fecero tutti gli altri. In un attimo l’atmosfera della sala era mutata. La gioia e la spensieratezza di quel ballo, si era trasformata in un misto di tensione e timore. Lentamente sopra le teste di tutti si andò formando una figura. Un teschio gigantesco con un serpente che ne fuoriusciva dalla bocca…Il simbolo dell’Oscuro Signore: il Marchio Nero. Questa era l’unica cosa che lui sapesse di Lord Voldemort. Alla vista di quel marchio molti dei presenti sussultarono, cercando poi di dissimulare con un leggero colpo di tosse.
Un rumore di passi venne quasi subito dopo. Un schiera di persone si spingeva avanti tra la folla che gli si apriva davanti. Erano figure tutte uguali, vestite di nero e con una maschera argentata a forma di teschio sul volto. Al centro di quelle figure ve ne era un’altra. Abbigliata quasi nella stessa maniera…il nero era il colore dominate, ma egli aveva il volto scoperto. Un cranio privo di capelli e del colore più vicino al bianco possibile si ergeva su di un corpo, che attraverso il mantello, Ezequiel giudicò dovesse essere snello. Occhi rossi e un naso quasi serpentesco davano all’individuo un aspetto davvero insolito. Guardando nel complesso la persona tentò di valutarne le capacità, cosa che per altro gli riusciva alla perfezione e che in molte battaglie si era rivelata la carta vincente. Con suo rammarico questa volta non gli fu possibile e la cosa lo fece fremere, per la prima volta….Chi era costui? Chi era l’uomo che gli si presentava ammantato come un fantasma, ma che aveva l’aspetto di un sovrano potente, terribile è vero, ma potente?

Evangeline, con la nonchalance di chi ha imparato a stare al proprio posto, lasciò che l'antica nobiltà magica si facesse appresso all'Oscuro Signore. Il suo stato di nobiltà decaduta le imponeva di restare in disparte, e volente o nolente era ciò che avrebbe fatto.
Ma il suo cuore fremeva: se solo suo padre non li avesse traditi tutti, se solo... Scacciò via quel pensiero con un rabbioso movimento della testa. Quella era la sua grande occasione, e non l'avrebbe certo sprecata per colpa di suo padre... Non un'altra volta, almeno.
Un'altra persona, notò la ragazza, si teneva in disparte; ed era il misterioso sconosciuto che aveva visto poco prima dell'ingresso della vera corte dell'Oscuro. Nella composta confusione di nobili signori e aristocratiche fanciulle che si avvicinavano al Signore Oscuro, Evangeline scivolò silenziosamente accanto al giovane straniero, sul cui volto era dipinto un discreto stupore: evidentemente doveva essere la prima volta che vedeva l'Oscuro... Particolare che rafforzava la teoria di Evangeline che quello non fosse uno di loro.
E tuttavia, stupendosi di un gesto tanto inusuale per lei, gli sussurrò alle spalle: - Un tempo i comuni mortali provavano terrore al solo pronunciarne il nome, ed erano gli anni della sua debolezza. Hai di fronte a te Lord Voldemort, straniero... Deponi la spada e inchinati a lui, se non vuoi conoscere la sua ira. –

Enja aveva accettato di buon grado l'invito di Lord Lestrange ma... dopo pochi istanti dall'inizio della danza il suo cavalliere le aveva detto che era stato chiamato a rapporto dal suo signore e che doveva andare... Dopo pochi minuti Enja sentì il gelo e la tensione scendere sulla sala e vide una nebbia verde che pian piano si condensava sino a formare il Marchio Nero. Subito dopo vide entrare un'infinità di mangiamorte ed al centro di essi vide il signore oscuro in un primo momento l'aspetto poco umano di Voldemort le fece credere ad alcune sconfitte in battaglia ma dopo pochissimi istanti si rammetò che la deformazione del signore oscuro era dovuta alla creazione di alcuni Horcrux che avevano permesso al Lord di rimanere in vita anche quando sarebbe dovuto morire e che lo consacravano signore assoluto della magia nera
Quando vide che molti nobili inglesi si avvicinavano a lui decise di presentarsi e di far conoscere la fedeltà che la famiglia Sautin dimostrava al suo signore nonostante le pochissime conoscienze che Enja e sua madre avevano tra i maghi britannici

Ezequiel, immobile, guardava con un certo interesse la moltitudine di nobili che si profondevano in inchini ed ossequi nei confronti di quella figura austera ceh li guardava con occhi glaciali. La donna che prima aveva osservato, si era fatta molto più vicino ed in un sussurro gli disse:
- Un tempo i comuni mortali provavano terrore al solo pronunciarne il nome, ed erano gli anni della sua debolezza. Hai di fronte a te Lord Voldemort, straniero... Deponi la spada e inchinati a lui, se non vuoi conoscere la sua ira -.
Quel sussurro confermò i suoi sospetti e gli mise una strana sensazione addosso. Ora che sapeva realmente chi fosse quell'essere, capì il perchè tutte quelle persone gli portavano i loro rispetti. Notò inoltre che non tutte lo facevano con la stessa purezza. Come molti potenti, anche Lord Voldemort, poteva avere delle antipatie....Il bello è che in questo caso sarebbero riamste tali, poichè nessuno di loro avrebbe mai osato levarsi contro di lui.
Sempre fissando la scena rispose alla fanculla:
- Sapete, una volta conobbi un'uomo che disse: la paura del nome non fà che aumentare la paura della cosa stessa… -
La donna al suo fianco ebbe un moto di sorpresa, come se tutto si aspettasse fuorchè una simile risposta. Volgendo poi lo sguardo sulla damigella che gli stava accanto le disse con un sorriso:
- Madamigella vi ringrazio per il consiglio. Inchinarsi è segno di riverenza e rispetto, ma deporre le armi e segno d'imprudenza...-
Detto questo tacque e attese in silenzio che la sfilata dei nobili terminasse, per poi poter porre i propri omaggi all'uomo che dominava con solennità eccelsa quella scena.
Un'ondata di pura sorpresa investì Evangeline alla risposta del misterioso straniero.
La paura del nome non fà che aumentare la paura della cosa stessa... aveva sentito spesso quella frase, durante gli anni della lontananza di Lord Voldemort... Ricordava che anche il vecchio preside di Hogwarts, Albus Silente, era solito ripeterla; ma loro non avevano capito... non pronunciare il nome dell'Oscuro Signore era segno di riverenza, non di paura...specie quando il rispetto era l'unica cosa che restasse in una famiglia una volta nobile. Evangeline ricordava perfettamente i racconti di sua nonna, sui tempi della grandezza di Lord Voldemort: e quando pronunciava quel "Tu-sai-Chi", la voce di Augusta Jane McAllister fremeva di ammirazione.
un'ammirazione che ora Evangeline era in procinto di esprimere al mago che reggeva tra le mani il futuro dell'intero mondo magico.

Ethel si voltò, e scrutò nuovamente Draco; quindi, dopo qualche brevissimo istante d’esitazione, dischiuse le labbra rosse così come la propria chioma, e proferì a bassa voce, senza nessuna sfumatura nel tono, quasi sussurrando: - È bene andare…-
E così, velocemente il contatto fra le mani dei due, venne interrotto da entrambi che, presero dunque parte al via vai di invitati, tutti, naturalmente, diretti al cospetto del potente Signore Oscuro, così da potergli affermare di presenza la propria ammirazione nei suoi confronti, o anche solo per potergli porgere di presenza i propri saluti. Camminò lentamente, un passo dopo l’altro, lo sguardo d’onice liquido ben fisso a scrutare dinnanzi a sé, impassibile o, semmai di timoroso rispetto, l’espressione sul volto dalle vaghe efelidi d’ella.

Carmilla era preda dell'estenuata e leggiadra malinconia tipica della sua stirpe, e per un momento il suo sguardo si era offuscato, perso in tristi pensieri. Improvvisamente però, l'aria si addensò, assumendo un sapore ferrigno, e vortici di invisibili nembi scuri rotearono sul soffitto della sala. Apparverono quasi contemporaneamente, il Marchio Nero, simbolo dell'oscurità e del male assoluto e padrone, e la corte oscura dei Mangiamorte. Il loro signore stava in piedi tra loro, regale ed altero, estenuante nella sua perfezione e serpino, algido e gelido come ghiaccio nero.
Carmilla aveva assistito nel corso di secoli a molte manifestazioni di spiriti potenti e creature malvagie.
Membri del suo casato avevano immolato l'anima su altari infernali, e lei stessa conosceva i fuochi fatui e le anime perdute danzanti sulle lapidi. Eppure...quale malefica estasi pervadeva l'assemblea di fronte a quell'apparizione di macabra poesia. Vesti luttuose, occhi glauchi e glaciali del blu crudele dei risorti dalla terra morta, lunghe unghie affilate, come usavano i vampiri Antichi per meglio sgozzare le proprie vittime.
E lei, lei che mai aveva sentito il proprio cuore mancare un colpo, tremò di segreto timore e delizia, perché quello sguardo sensuale e maledetto le aveva carpito l'anima, e Carmilla capì che benché spaventata dalla maestà di Lord Voldemort quella dolce paura non era nulla di fronte al bisogno impetuoso di avvicinarsi a lui...
Ma bisognava aspettare, perché la fetida nebbia dell'ossequio circondava quella visione scarna, e lei non poteva rivelare se stessa ai suoi ospiti. Le maschere dei presenti caddero a terra, slacciate come onoranza estrema al Signore di tutti loro, e anche Carmilla sciolse i legami della propria e fissò le proprie profondità di acquerugiola, i suoi immoti occhi di immortale, in quelli affilati e perversi di Lord Voldemort...

Lucius sapeva che tutti i presenti invidiavano le loro maschere d'argento, antiche e pesanti. Sapeva che tutti avrebbero voluto poter dirsi Mangiamorte, e che quel privilegio era stato pagato caro. Ma non riusciva ad evitare una stanchezza di fondo nel ripetere quei gesti, quelle movenze, che ormai facevano parte del suo sé. Tremavano, la maggioranza dei presenti, o anelavano in maniera bruciante l'occasione di avvicinarsi al messia del loro tempo. Cercò con lo sguardo Narcissa, che per prima aveva dato l'esempio togliendosi la maschera, e ora si inchinava leggermente a Voldemort, e poi vide i due pozzi di zaffiro della govane Nightlord, accesi da una febbre che era simile a quella che lui aveva sperimentato in prima persona. La sete di conoscenza e potere inumano. Attenta, farfalla notturna, attenta alla fiamma della nera candela...
Si chiese chi fosse la giovane donna su cui Lord Voldemort li avesse messi in guardia. Impedirgli di avvicinarsi troppo a Narcissa e Draco...presupponeva una certa pericolosità. La individuò solo perché era chiaramente non umana. Quell'immobilità, quella pelle di porcellana, sembrava quasi non respirasse, e fece rabbrividire l'impavido Mangiamorte...
E poi i suoi occhi sfolgoranti di stelle lasciavano presagire una saggezza superiore all'età della giovane, che sembrava di poco superiore ai sedici anni.
Chi era? Perché Lord Voldemort era interessato a lei? Era graziosa, senza dubbio, ma molte donne più belle e non così acerbe occupavano la sala...
Improvvisamente però, un altro particolare attrasse l'attenzione di Lucius. Quello scavezzacollo di Rastaban, sempre pronto ad attaccar briga, aveva iniziato una discussione con uno straniero dal volto esotico ed una spada al fianco...
Si avvicinò temendo il peggio. Rastaban non era molto famoso per l'autocontrollo.

- Non capisco con quale impudenza vi presentiate qui con una spada. Siete forse un babbano, che non vi basta la bacchetta? -
Ecco, quello sciocco di Rastaban rischiava di scatenare una rissa per un nonnulla. La donna con lo chignon bianco che aveva già notato vicino a Severus sembrava infastidita, soprattutto quando Rastaban le si rivolse con ben poca cortesia.
- Ma guarda...chi abbiamo qui? Una McAllister, niente meno. Una traditrice del suo sangue, feccia indegna di unirsi a noi. -
Evangeline strinse le labbra, e impallidì, ma la chiara ubriachezza di Rastaban le impediva di rispondere avventatamente. Fu l'uomo appena insultato, che aveva mantenuto un contegno esemplare, ad intervenire...

Evangeline provò una terribile vertigine che sembrava attirarla verso il pavimento. Ecco, era successo... feccia indegna. Traditrice.
Ci era abituata, in fin dei conti, ma così... In quel luogo, con quel tono, davanti all'Oscuro Signore.... avrebbe preferito morire mille volte, piuttosto che dover ascoltare quelle parole...
Sentì il proprio viso avvampare, nell'inspiegabile, incontrastabile calore del sangue che affluiva alle sue guance. Quanto avrebbe voluto potergli rispondere come meritava.... se c'era un traditore era lui, che con tanta impudicizia si dava ai piaceri del bere! Non lei, con la condotta irreprensibile che sin da bambina si era imposta per porre rimedio all'onta perpetrata da suo padre!
Provò il desiderio di piangere, ma si limitò a distogliere lo sguardo abbassando gli occhi, il viso ancora in fiamme e il petto che si alzava e abbassava rapidamente a causa del respiro pieno di rabbia.

Mentre il corteo di fedeli sfilava davanti il Lord delle Tenebre un'uomo, chiaramente ubriaco si era avvicinato ad Ezequiel e alla dama che gli era di fianco. Il volto rosso e gli occhi lucidi indicavano che luomo aveva bevuto molto, e che quindi si presagivano guai. Egli si rivolse ad Ezequiel in modo modo sgarbato dicendo:
- Non capisco con quale impudenza vi presentiate qui con una spada. Siete forse un babbano, che non vi basta la bacchetta? -
Ezequiel, che ben conosceva l'effetto che l'alcool aveva sugli uomini, fece per ignorarlo quando sepre l'individuo si rivolse alla dama al suo fianco:
- Ma guarda...chi abbiamo qui? Una McAllister, niente meno. Una traditrice del suo sangue, feccia indegna di unirsi a noi -.
Per quanto la situazione non fosse delle migliori, Ezequiel avvertì una nota di nervosismo in fondo allo stomaco. Nessuno avrebbe mai dovuto rivolgersi ad una damigella in quel modo..nemmeno da ubriaco!
Destando la sorpresa dei presenti il giovane esoti rispose: - Messere...per quanto io possa non conoscervi, e voi non conoscere me, vi prego di non rivolgervi una seconda volta alla quì presente damigella, sensa usare un tono che si convenga al suo rango ed al vostro...-.
Ezequiel fissò lo straniero che lo insultava, il volto impassibile, pronto a scattare in qualsiasi momento ma sperando segretamente di non dover arrivare fino a quel punto....

Lucius si avvicinò, nel ruolo di paciere e padrone di casa.
- Rastaban! Non ti permetto di insultare così una mia ospite! Se Narcissa ha ritenuto di invitarla ci deve essere una ragione.-
L'uomo sogghignò, rivelando tutto il sadismo con cui tormentava le sue cavie nei laboratori del San Mungo.
- Lasciamo che la signorina pura come la neve si diverta, allora. Ma di questo arrogante esemplare che mi dici? Presentarsi con una spada…che impudenza!
Rastaban fronteggiava Ezequiel, deciso a sfogare su di lui la sua rabbia, e Lucius non sapeva più come trattenerlo, quando udì alle sue spalle un dolce accento rumeno.
Era la fanciulla su cui si era raccomandato Lord Voldemort, e Lucius si scostò da lei, preoccupato nascondesse dietro l'aspetto leggiadro abissi di follia.
Intravide il sorriso di denti acuminati, ed ebbe un'illuminazione. Era l'ambasciatrice dei vampiri rumeni, che da molti giorni chiedeva udienza al Signore Oscuro. Adesso tutto era chiaro...
In ogni caso, le parole di Carmilla lo stupirono.
- Al mio paese le questioni si risolvono con i duelli...che ne dite, Lord Malfoy, non potete organizzare un piccolo intrattenimento per noi, e preservare l'onore dei presenti?
Rastaban era così fuori di sé che prese le accorte parole di Ezequiel come un insulto, e accolse la proposta della Contessina vampira con un'aria di superba accondiscenza.
- Mi scuserò con la signorina qui presente se questo bellimbusto mi batterà a duello!-

Carmilla aveva giudicato l'animo dei due uomini con un solo sguardo, e così come sapeva che il duello era un'ottima occasione per Ezequiel per dimostrare il suo valore, così sapeva che Rastaban meritava una lezione di buone maniere. Odiava gli uomini rozzi e volgari...e forse sfidando Rastaban a prendere parte al duello, puniva inconsciamente l'assente e altrettanto rozzo principe Lupercalia...

Evangeline sentì il sangue gelarsi, all'udire la voce della fanciulla. Abissi di tenebre e sangue sembravano celarsi in lei... Ma ancor più la turbarono le sue parole: un duello?
Il suo cuore perse un colpo. Lo straniero l'aveva difesa senza neppure conoscerla... Un duello con Rabastan Lestrange era davvero un prezzo troppo alto, per l'onore ferito di una ragazza sconosciuta! E poi Rabastan non avrebbe mai agito lealmente...
Forse per la prima volta in vita sua, e senza sapersi spiegare perchè, Evangeline temeva di cuore per la sorte di qualcuno...

Lucius cercò di fare in modo che Narcissa non si accorgesse di niente. Si sarebbe infuriata nello scoprire quanto sarebbe accaduto a breve nei giardini del palazzo. Per non parlare della probabile reazione di Lord Voldemort alla scoperta che Carmilla stava per assistere a quell'increscioso evento...
Troppi impegni in una sera, si disse Lucius, quando lui avrebbe voluto solo rilassarsi e magari continuare a discutere con Lilith...
- Bene, seguitemi senza farvi notare - sibilò Lucius rivolto ai due contendenti, ma non potè evitare che un codazzo di curiosi, la Contessina rumena ed Evangeline li seguissero.
Lucius ragionava febbrilmente. Doveva evitare che Carmilla li seguisse, o Lord Voldemort avrebbe pensato che stava infrangendo i suoi ordini. Trascinarla ad un duello magico non gli sembrava la migliore delle idee, ma come dire ad una vampira centenaria di non fare ciò che desiderava?
Notte buia e fiaccole ad illuminare il curato prato all'inglese.
- Bene, eccoci qui. Mi raccomando, che le richieste di interruzione siano accolte immediatamente.
- Il duello si svolgerà unicamente con la bacchetta, e niente maledizioni senza perdono!
nel vedere il malevolo scintillio negli occhi di Rastaban Lucius seppe che il Mangiamorte non aveva nessuna intenzione di condurre un duello leale...

Senza per nulla tradire la sua espressione, Ezequiel fece un passo verso quello che si era rivelato essere il padrone di casa. Un uomo alto con occhi azzurro ghiaccio e una folta capigliatura bionda. Chinò leggermente il capo e disse:
- Signore, mi rammarico per questo sconveniente episodio...Credetemi non era nelle mie intenzioni creare dei dissapori in una festa come questa. Daltro canto..- volse la testa verso il suo sfidante, - se l'unico modo per risolvere questo increscioso problema è di duellare con costui...sia fatta la vostra volntà...mà sia chiaro un duello è degno di essere chiamato tale, solo quando scorre del sangue e i due sfidanti ne sono all'altezza.-
E finendo così la frase scoccò all'ubriaco uno sguardo di disprezzo.

Carmilla si avvicinò ad Evangeline, che appariva preoccupata, e forse non perché stava perdendo la possibilità di presentarsi all'Oscuro Signore...
- Non temete My Lady. Vedrete che l'onta sarà lavata.-
- Ma come avete potuto proporre un duello? Lord Lestrange è un Mangiamorte, è un pazzo sadico, non ha scampo! -
- Il cuore degli uomini si rivela da ciò che si nasconde sotto la maschera, ricordatevelo. Chi non rispetta le leggi della cortesia non avrà mai un'anima abbastanza salda da sconfiggere chi non teme la morte. -
- Conoscete forse lo sfidante? -
- Oh, io conosco bene il cuore degli uomini e vi posso dire che il vostro paladino sa bene quel che fa...-

Quasi che una forza misteriosa la trascinasse a fare ciò che razionalmente non avrebbe mai nemmeno pensato, Evangeline aveva seguito gli uomini e la tenebrosa ragazza che aveva proposto il duello nel parco di Malfoy Manor.
Dietro la bacchetta alzata, gli occhi di Rabastan trasudavano malignità: ne era certa, ora più che mai, non avrebbe lottato secondo le regole.....
Il suo cervello le suggerì di non farlo, ma purtroppo l'istinto si era già mosso per lei ed Evangeline sfiorò appena la spalla dello straniero di fronte a Lestrange.
- Fate attenzione, vi prego... Quell'uomo non si atterrà mai alle regole dettate da Malfoy. –

Lucius accolse le parole di Ezequiel con un certo stupore. Un altro esotico ambasciatore dai modi squisiti, che però chiamava il sangue...
Se Rastaban aveva intenzione di giocare sporco non ci sarebbe stato sangue, ma solo un'impietosa Avada Kedavra.
Non poteva tradire il Mangiamorte, e sperò che Ezequiel avesse abbastanza buon senso da aspettarsi il peggio.

Rastaban era convinto che quel duello sarebbe finito molto presto...e poi avrebbe avuto tutto il tempo di piegare quell'arrogante ragazza, The Virgin queen la chiamavano...be', era ora che imparasse qual era il suo posto. Lo straniero non lo preoccupava: era giovane ma non stupido, e sapeva di certo che se si fosse comportato slealmente la morte nelle carceri della Cuspide Cremisi l'avrebbe atteso...mentre lui, in qualità di Mangiamorte, poteva fare ciò che voleva...anche se quello stupido di Lucius disappprovava...

Enja aveva visto i due sfidanti uscire dalla sala e cercò con lo sguardo Rodolphus... sapeva che era fratello di Rabastan e sperava che almeno lui potesse scongiurare il duello... che, purtroppo per l'ambasciatore straniero, sarebbe quasi certamente finito in pochi secondi a favore di chi per primo avesse lanciato l'Avada all'avversario
In quel momento vide ciò che mai si sarebbe aspettata... anche il signore oscuro si stava muovendo verso il campo di battaglia... aveva forse deciso di controllare il regolare svolgimento del duello?

Il duello stava ormai per cominciare, e si era radunata una piccola folla attorno ai due sfidanti. Lucius cercò di minimizzare l'accaduto, ma lo sguardo rabbioso di Rastaban dava poco adito alle scuse. La mente di Lord Malfoy era affollata di domande senza risposta.
Quanto ci sarebbe voluto prima che Lord Voldemort notasse la sua assenza? E Narcissa, fin quando sarebbe stata impegnata con gli ospiti? Maledetto Rastaban e la sua passione per il grog!
Rischiava insieme il fastidio del suo padrone, la rabbia di Narcissa, un paio di incidenti diplomatici...e tutto perché quel medico pazzo non sapeva stare zitto!!

Il corteo di persone che seguiva il padron dei casa e i due duellanti si profondeva in mormorii di eccitazione. Dal canto suo Ezequiel, uscito nella notte, si dimenticò completamente della presenza dell'Oscuro Signore. Ormai in lui era scattato qualcosa, qualcosa che veniva in superfice solo in determinati momenti...la voglia di sopravvivere. Essa lo aveva da sempre tenuto in vita, fin da quando dovette uccidere la prima volta, e lì aveva solo sei anni...Ora le cose erano diverse, era stato sfidato, e doveva per forza vincere, se non altro perchè il suo avversario non sarebbe stato poi molto generoso con lui.
Dentro di sè si ripetè due parole: Non uccidere. Giunsero nel prato del maniero. L'oscurità non era mai stata un grande problema, essendo lui cresciuto nel fondo di una caverna, ma sperava ardentemente che lo fosse per l'uomo che lentamente gli si disponeva di fronte. Tutti erano in attesa dell'inizio del duello. Ezequiel slegò la spada e dall'elsa ne estrasse una bacchetta. Con un leggero movimento del polso trasfigurò la sua spada in un cindolo che nella notte non permetteva di rivelarne la forma. Lo mise intorno al collo e slacciò il mantello. Il fruscio del soprabito di Ezequiel fù l'unico rumore che si udì. I due si scrutavano, entrambi in attesa del segnale. Il giovane ragazzo esotico contro l'imponente uomo inglese...bel modo di iniziare una missione diplomatica...

Anche Lord Nott si era mosso verso il campo di battaglia... che, con gran rammarico di Narcissa, era ormai divenuto il punto focale della festa e anche lui come la maggior parte dei presenti aveva notato la luce che brillava negli occhi di Rabastan che significava la morte quasi certa del suo avversario... Lestrange era molto abile con la bacchetta, specialmente nel richiamare la peggiore delle maledizioni senza perdono ed era spietato quasi come la cognata... questo lasciava poche speranze al giovane orientale.

Che il duello abbia iniziò - sentenziò Lucius.
Evangeline aveva le mani strette dallo spasmo, e tremava sommessamente, mentre Carmilla, già dsinteressata al duello che aveva provocato, era assorta dalla contemplazione di un cespuglio di rose bianche.
Sperava che non morisse nessuno, o tutto quel buon sangue magico sarebbe andato sprecato...
Rastaban non attese neanche che Lucius avesse finito di parlare per lanciare il mortale grido dell'Avada Kevadra...

Di ritorno dall’essersi presentata al Signore Oscuro, Ethel incedette lentamente, stringendo in una presa non forte, ma ben salda, la maschera che aveva slacciato in segno di rispetto per il potente mago, mostrando così il volto dalla chiara carnagione decorata da vaghe efelidi. - Ma cosa..-sussurrò senza nemmeno terminare la frase, lanciando uno sguardo interrogativo a Malfoy, e quindi scrutando silenziosamente la scena che si palesava dinnanzi al suo sguardo. Strinse appena la presa delle dita affusolate sulla maschera dai colori simili alla veste di nobil fattura che aveva indosso, quindi, per dissimulare la tensione, tornò alla sua solita impassibile espressione in volto.
Avanzando dunque fuori dalla sala da ballo di Malfoy Manor, e iniziando ad inceder sul curato prato inglese, Ethel si strinse nelle proprie esili spalle… e notando anche che, persino il Signore Oscuro, si stava dirigendo dove fra poco, si sarebbe dovuto tenere un duello, a come aveva capito.
Che il duello abbia inizio… proferì Lucius Malfoy, e lesto lo sguardo incuriosito di Ethel corse a scrutare i duellanti, mentre proprio in quel momento, Rabastan Lestrange proferiva a voce perfettamente udibile il famigerato e temuto Avada Kedavra.

Rose bianche...i suoi fiori preferiti. Mentre ne aspirava il profumo si punse con una spina e una goccia di sangue scuro brillò sul polpastrello. Carmilla la fissava incantata, assorta, chiedendosi se si trattasse del suo sangue o del robusto sangue della sua preda della sera...

Narcissa era furibonda. Lucius non era riuscito ad evitare quell'increscioso incidente, e adesso la sua festa rischiava di subire risvolti tragici... Fu Draco ad avvicinarsi e a cercare di calmarla, e si disse certo che in un modo o nell'altro tutto si sarebbe aggiustato. Narcissa ne fu sollevata, ma di lì a poco anche lui e i suoi Arcangeli, pronti a sfruttare ogni occasione di divertimento, sciamarono in giardino, lasciandola sola con le donne anziane...A quel punto forse le conveniva mettere da parte l'orgoglio e andare anche lei a vedere...

Il silenzio di quella notte venne interrotto dalla voce melliflua del padrone di casa che designava l'inzio del duello. Immediatamente lo sfidante ubriaco puntò la bacchetta e lanciò l'avada kedavra. Se le cose stavano così, allora il suo avversario aveva appena decretato i termini del duello, ed Ezequiel fù felice di non essere stato lui a farlo, almeno non totalmente...le mille battaglie da lui combattute per il suo regno, sia magiche che non, lo avevano temprato a tal punto, che al solo sentir pronunciare il primo suono al suo nemico già sapeva cosa stesse per fare. Senza dire una parola fece un gesto con la bacchetta ed un imponente scudo argentato apparve sulla traiettoria dell'anatema mortale. Un sonoro rumore di vetri infranti seguì l'impatto. Lo scudo era in frantumi ma Ezequiel era illeso e pronto a colpire.
- Pietrificus totalus.- fù la sua risposta. L'avversario però parve quasi divertito e ne evitò gli effetti con un controincantesimo. Con un ghigno di superiorità, levò il braccio contro il suo nemico ma egli era sparito. Riuscì a scorgere solo un piccolo movimento, prima di ritrovarsi Ezequiel praticamente sotto il naso. Nessuno dei presenti capì molto di quello che seguì.
Ezequiel colpì quasi in contemporanea lo sfidante in due maniere. Una luce bianca sfrecciò dalla bacchetta del giovane verso quella dell'ubriaco sfidante, facendola volare via. Poi un calcio in pieno petto fece cadere atterra l'uomo.
Egli provò a raggiungere la sua bacchetta ma era troppo tardi...era già appeso a testa in giù, come se un gancio invisibile lo trattenesse....
Ansimante l'uomo guardò il giovane, che lo teneva appeso, avvicinarsi..Il volto di Ezequiel era ancora serio, non era nella sua indole e neoi suoi costumi deridere che fosse stato sconfitto. Fissandolo negli occhi gli disse:
- La prossima volta, al posto vostro, io rifletterei meglio sul dare del babbano ad un individuo che vi è sconosciuto.-

Enja aveva sentito il sangue gelarsi all'udire la maledizione senza perdono che aveva ucciso suo padre due anni prima e che ora stava per colpire anche il giovane ambasciatore... ma invece che sentire il tonfo sordo del corpo di un uomo che cade inerme sentì uno schianto metallico... e vide che il giovane si era salvato grazie ad uno scudo e che ora stava contrattaccando Rabastan che era rimasto allibito dalla difesa del suo avversario che credeva ormai spacciato

Ethel riuscì a mantenere il proprio contegno e la propria espressione di algida compostezza dipinta sul volto dalla carnagione chiara e i lineamenti delicati; ma, lo stesso, un qualcosa riuscì a confermare il suo non proprio effettivo stato di calma…
Istintivamente, udendo proferire a ben alta voce da Rabastan Lestrange la formula dell’anatema che uccide, veloce si insinuò nella sua mente il giorno in cui le era stato comunicato che i genitori erano morti, per via di quella letale maledizione senza perdono, esercitato erroneamente da un gruppo di auror su degli innocenti…
Ethel ebbe un debole sussulto, e senti perfettamente lo sguardo di Draco, che dopo aver rassicurato Narcissa era tornato assieme agli Arcangeli a mischiarsi allegramente nella folla, posarsi dubbioso o semplicemente incuriosito su di lei.
Si voltò verso di lui e, facendo un breve cenno svogliato con la mano destra, mentre la sinistra stringeva con presa anche più salda di prima la maschera, mormorò flebile qualcosa come un va tutto bene quindi fece un pigro sorriso di circostanza, e tornò a scrutare silenziosamente ciò che l’aveva riscossa dalle proprie elucubrazioni…
Un rumore, estremamente simile a un vetro che rumorosamente si infrange…
Ethel focalizzò lo sfidante di Lestrange che, per proteggersi dall’anatema mortale aveva utilizzato un incantesimo scudo, da cui il motivo di tale rumore, e, sembrava proprio che, adesso, l’uomo fosse riuscito a cogliere di sorpresa il Mangiamorte riportandosi in un attuale apparente vantaggio.

-Basta così!-
Fu ghiaccio e tormenta che stillarono da due semplici parole e il Lord oscuro si materializzò dietro i due giovani e impulsivi duellanti, il disprezzo incideva ogni aspra piega del volto serpino e la bacchetta si alzò minacciosa:
- Un duello non autorizzato, una spada esibita in un momento di pace, leggi non scritte dell'etichetta e dell'ospitalità violate... come osate insozzare questa dimora e angustiare la sua padrona? Nulla vi sarà perdonato, perchè siete entrambi colpevoli. Volete un duello, lo avrete... per il momento gustate la mia disapprovazione...-
I due giovani si trovarono sospesi nel vuoto al di là della balaustra della terrazza, l'aria frustava i loro volti mentre venivano impietosamente scossi come burattini dai fili attorcigliati e più volte precipitarono verso il suolo a velocità assurda, per poi bloccarsi a pochi centimetri dallo schianto, e quando cominciarono a gemere riluttanti l'Oscuro signore li fece stramazzare ai piedi di ogni astante:
-Volevate un duello... bene, il primo di voi due che riuscirà a portarmi entro la mezzanotte la testa di tre babbani avrà l'onore... e l'onere del perdono, al perdente rimarrà solo la possibilità di accettare un mese nelle mie prigioni o l'allontanamento a vita dalle mie terre. E visto che la mia mano copre ogni contrada magica, al perdente rimarrà l'ignominia dell'esilio!-
Enja guardò ciò che lord Voldemort stava facendo ai due giovani e un timore reverenziale l'avvolse.
Vide entrambi gli uomini intimoriti ma non sentì quello che il lord aveva domandato loro di fare perchè un colpo di tosse la distrasse da tutta la situazione.
Uno dei mangiamorte aveva assistito a quella folle scena con partecipazione più sentita di ogni altro spettatore: lo sciocco che aveva iniziato quello spiacevole episodio era suo fratello, lo stesso che prima aveva volteggiato con la stessa grazia di un fenicotero ubriaco ( e in effetti era proprio la giusta definizione) per poi abbattersi ai piedi del Lord in un vortice di braccia agitate e vesti svolazzanti, ecco, sciocco individuo... ora il Lord ti ha sistemato per bene... senza contare che per questa notte avevi ben altri progetti. Ma non saranno le alcove del café Bathory a riceverti ma una puzzolente strada babbana. Per non parlare del resto... Fu la vicinanza della fanciulla on cui aveva ballato per pochi istanti a distrarlo dalle sue riflessioni, Enja sembrava ancora più bella con quel viso spaventato e le labbra strette in una smorfietta di disapprovazione, le sfiorò la guancia con un dito e le sorrise da sotto la maschera:
- Tutto bene? Ti sei spaventata??-
Enja sorrise a Rodolphus... era lusingata delle sue premure.
- Non sono spaventata... solo un po' scossa... l'ultima volta che ho sentito pronunciare l'Avada Kedavra era rivolta a mio padre... ma ormai è passato... tu invece? Tutto bene? Ho sentito che uno dei due sfidanti è tuo fratello...-
- Fratello, beh, è una parola grossa, in realtà è da quando ero piccolo che spero di scoprire che è stato adottato, ma niente da fare, mi somiglia troppo! Ma tu, mia piccola sirena danzante, possibile che hai già dovuto subire un così grande dolore? Se non è troppo difficile per te vorrei conoscere meglio il tuo passato... Lord Voldemort si è seduto sul suo scranno e possiamo aspettarci un periodo di calma relativa... vuoi ballare o usciamo in giardino e parliamo? E non preoccuparti per il duello, l'Oscuro Signore è stato chiaro: il perdente ha anche la possibilità di scegliere un mese di prigione al posto dell'esilio, conosco mio fratello e lo subirà se dovesse perdere, non so però come si comporterà quello strano giovane!-
Enja si sorprese delle parole dette da Rodolphus... ma pensando alla differenza di stile dei due fratelli ritenne che l'uomo avesse ragione... anche lei se avesse avuto un fratello del genere non ne sarebbe certo andata fiera... anzi.
- Preferirei uscire in giardino se non ti spiace lasciare le danze... è troppo tempo che non partecipo alla vita mondana e non sono più abituata...
- Come preferisci, l'aria frizzante di questa splendida serata farà bene anche a me. -
Con un sorriso birichino le cinse la vita con una mano, anche se non era più il ballo a giustificare una mossa un poco azzardata e impudente, ma era certo del suo fascino, della serena accettazione di lei che non giocava a fare la ritrosa e sembrava genuina... un piacevole diversivo dopo quelle ochette che avevano riempito le sue notti nel tentativo maldestro di dimenticare Bellatrix, ed era sinceramente interessato alla vita della giovane che continuava a stupirlo con occhi imperscrutabili ma ammalianti oltre ogni dire.
Enja consentì a Rodolphus di cingerle la vita... cosa che non aveva mai lasciato fare a nessun altro uomo e si lasciò guidare da lui verso l'esterno del palazzo... era una notte bellissima con il cielo stellato e qualche nuvola che ogni tanto oscurava la luna piena creando dei bellissimi giochi di luce.
Enja si fece coraggio e si decise a raccontare il suo passato più recente a Rodolphus; nonostante fosse praticamente un estraneo le dava sicurezza.
- Beh sono nata in Russia e fino a due anni fa ho vissuto una vita stupenda grazie alla mia famiglia che era una delle più ricche famiglie magiche dello stato...la mia famiglia non si è mai interessata fin'ora ai rapporti con babbani e mezzosangue...li abbiamo sempre ignorati... purtroppo però la mia serenità è stata distrutta una settimana prima del mio grande debutto in società... un gruppo di auror mandati, non so ancora il perchè, dal ministero britannico, ha ucciso mio padre con un'Avada Kedavra... da quel giorno mia madre ha deciso di trasferirsi chiededomi di scegliere una nazione a mio piacere... io ho deciso di venire in Inghilterra per due motivi: il primo era ritrovare gli auror che avevano ucciso mio padre e vendicarlo il secondo era unirmi alla causa del signore oscuro ed uscire dall'ignavia che ha sempre caratterizzato la famiglia Sautin da secoli-
-Non riesco a capire il motivo di tanto accanimentio verso la tua famiglia... in genere gli Auror colpiscono solo i fedelissimi sostenitori del Lord... mentre hai ammesso che tuo padre non era un seguace convinto della nostra Causa. Strano, molto strano, credo che valga la pena indagare oltre. Ma tra ogni possibile risvolto credo che non hai considerato il particolare più imporatante: sei venuta nella tana del leone bimba mia! Anche se il dominio dell'Oscuro Signore è ben radicato traditori e spie tramano nell'ombra, non di rado sangue sporco disperati alzano la testa dalla polvere nella quale li abbiamo cacciati... non è prudente per te aggirarti da sola per Londra: hanno ucciso tuo padre senza pietà e finchè non scopro il motivo che li ha spinti ti considero un possibile bersaglio -
-Non lo so neanche io... secondo mia madre hanno colpito l'obiettivo sbagliato... ma non lo so... questa storia non mi convince per niente in Russia gli Auror britannici erano citati ad esempio d'infallibilità quindi...So di essere un possibile bersaglio ma non mi importa di morire... anche perchè è troppo tempo che ho smesso di vivere!-
-Guardami Enja... tu pensi che sia facile lasciarsi scorrere il tempo tra le dita e non far nulla per afferrarlo? Credi che il dolore, per quanto cocente, possa giustificare una resa incondizionata? Le tue parole non sono degne del tuo sangue, tuo padre non vorrebbe sentirle... e nemmeno io. Sono un Mangiamorte, sono un seguace dell'Oscuro signore... sei fragile cerbiatta o altera pantera? Eppure sono certo che non mi deluderai... non sono gli occhi di una sconfitta i tuoi...-
- E’ vero che non devo lasciarmi sconfiggere ma vedersi morire la persona che più ami al mondo davanti agli occhi ti distrugge... ho vissuto due lunghissimi anni tra il dolore e la sete di vendetta che mi infiammava... e almeno la magra consolazione di uccidere personalmente gli assassini di mio padre l'avrò. -
- Sono piacevolmente stupito... e ammirato: se questo è un desiderio sincero privo di sciocche remore ti aiuterò, non c'è nulla che mi riscaldi l'animo più di una fanciulla assetata di vendetta-
La luna giocava con i capelli di Enja traendone giochi di perlacea bellezza, che come gocce candide scivolavano sui capelli d'ebano. Furono le dita di lui che cominciarono a scorrere tra quelle ciocche lunghe e profumate... ma era solo l'impulso dei sensi a guidarlo... si chinò verso di lei e posò le sue labbra su quella piccola bocca serrata.
Enja si allontanò da quel bacio... e dandosi mentalmente della stupida per non aver accettato disse: - Mi dispiace ma...non posso.- sapeva benissimo perchè l'aveva fatto ma voleva trovare una scusa che non facesse ridere Rodolphus come fargli capire che temeva di poter perdere l'ennesima persona a cui si affezionava senza dirglielo direttamente?
Mai rifiutare un Mangiamorte...
Rodolphus non era abituato ai rifiuti, o semplicementi ai tentennamenti... e non è detto che questa esperienza potesse fargli un gran bene, ma non in quel momento, non con quella fanciulla che gli aveva acceso il sangue. Solo Bellatrix osava rifiutarlo... un tempo ormai lontano, e spesso ne aveva pagato le conseguenze. Decise di mostrarsi duro, se non proprio ferito visto che il semplice mostrare debolezza era per lui un difetto gravissimo, e apostrofò la ragazza con voce vibrante di... sdegno? Offesa? O semplice tristezza...
- Mia cara Enja... butti alle ortiche una rara occasione, non sono facile a perdonare simili comportamenti! Non dico che questo nostro interludio non mi abbia regalato piaceri e confido di incontrarti ancora e di umore migliore, per adesso... buona serata!-
E battendo i tacchi in maniera militare si inchinò rigido e le voltò le spalle. Cos'altro poteva fare? insistere per ottenere solo un altro rifiuto? No, meglio lasciarla crogiolarsi ancora un poco nel dispiacere.

Anche Cassius e la figlia erano nel giardino dei Malfoy, tra la piccola folla che circondava i duellanti, nel momento in cui Lord Voldemort si era materializzato.
Lilith non era riuscita a nascondere un lieve sorriso mentre i due subivano la punizione dell'Oscuro Signore. Ecco il giusto castigo per uomini che non avevano il dono dell'astuzia, venir trattati da marionette.
Ma Voldemort non era soddisfatto di quel piccolo gioco, aveva deciso che i due avrebbero avuto la sfida che cercavano, al perdente, poi, sarebbe toccato l'esilio o la prigione.
- Questa festa si sta rivelando meno noiosa del previsto, padre. - disse sottovoce.
- Immaginavo che alla fine qualcosa avrebbe richiamato la tua attenzione.
Lilith guardò il padre: - Ma voi non potevate sapere quello che sarebbe successo.-, il padre evitò di guardarla negli occhi, - Non mi riferivo a questo, Lilith. -
La giovane Nightlord rimase perplessa, poi incontrò lo sguardo del padrone di casa, si fissarono per pochi istanti. Un'idea le passò per la mente, no, non poteva essere così.

Lord Voldemort era intervenuto, infine. In realtà, sembrava che il giovane ambasciatore non avesse bisogno di aiuto, e a stupire maggiormente Lucius Malfoy fu lo sguardo indagatore di Lilith...
Che avesse compreso il segreto disegno della serata? Che sapesse? Ma Cassius sapeva bene di non dover parlare...

Colto alla sprovvista, insieme al suo sfidante, Ezequiel subì l'ira dell’ Oscuro Signore. Quando riuscì a rimettersi dritto lo vide, per la prima volta, da vicino. Era maestoso e impressionante, l'aura di potere che lo circondava era formidabile...ed il quel momento era anche irritato! - Dannazione, se solo questo...- pensò con amarezza inginocchiandosi educatamente, dopo aver ritrovato il contegno ed il portamento che gli erano propri.
Senza curarsi dell'altro parlò - Oscuro Signore, vi prego di perdonare le mie mancanze nei confronti vostri, dell'etichetta e soprattutto dell'ospitalità dei padroni di casa...non era mia intenzione arrecare un simile dispiacere alla padrona. Il mio nome è Ezequiel Greerburg vengo da terre lontane per prestare i miei servigi a voi che siete il sovrano incontrastato dell'emisfero magico. Inoltre sono incaricato di portarvi gli ossequi del Re Atrian Ferkil, sovrano e reggente del mio popolo.- Una breve pausa seguì il suo discorso, poi riprese:
- Mi trovo. purtroppo, già impossibilitato a compiere quanto mi chiedete e spero francamente che sia la prima e l'ultima volta. Per ragioni di Onore e Rispetto, di cui voi sicuramente siete padrone, mi sono trovato coinvolto in una simile situazione, e me ne dispiaccio. Il mio secondo rammarico è che non posso fare quanto mi chiedete. Dalle mie parti non è uso uccidere innocenti ed estranei per porre fine a una disputa di così bassa rilevanza...Con questo non voglio però farmi scudo e usare il mio paese come alibi, io non lo farò perchè non rientra nei miei principi, per i quali mi sono sempre vantato di essere inamovibile.. Babbani o no, per me la vita umana ha sempre un suo piccolo valore...Detto questo mi rimetto al vostro giudizio e, se il caso volesse, alla vostra punizione.-
Detto questo tacque in attesa del verdetto.

Forse un solo bagliore ammirato turbò la pozza degli occhi cremisi altrimenti immota e fredda del Signore Oscuro, il giovane straniero si esprimeva con sufficiente rispetto, e aveva il raro dono di battersi per gli ideali in cui credeva ma si trinceava dietro scusanti che per il Lord non avevano alcun valore. Non si sfida una decisione dell'Oscuro, non ci si sottrae a una via d'uscita così magnanimamente concessa, e se la promessa di nuove alleanze era certo allettante, non era abitudine del Lord cedere così facilmente. Ma era anche un abile stratega, e imperioso affermò la sua decisione:
- Giungi da molto lontano, porti omaggi a me graditi anche se non è questo il momento e il luogo per decidere se accettarli, credo nella collaborazione... certo... ma non cedo e non arretro dinanzi a niente, non solo in battaglia, ma anche nelle paludi infide della diplomazia. Perciò posso solo concederti una leggera variante: non tre teste ma tre babbani vivi dovrai portarmi... e se ti rifiuti ti rimane solo la possibilità di dichiararti perdente... e accettare in cambio o la prigione per un mese o l'esilio. Sono le mie ultime parole. -
Il silenzio scese su tutti...il suo avversario era già partito e se Ezequiel aveva intenzione di accettare doveva sbrigarsi....Sperando di non sbagliare clamorosamente fece un leggero cenno del capo come saluto e svani....Si materializzò dentro il paiolo magico. Coem un fulmine uscì nella notte. Corse fino ad un piccolo quartiere della Londra babbana e si introdusse furtivamente in una delle abitazioni. Il silenzio della casa era totale, ed il martellare del suo cuore era forte e quantomai inusuale. Mai in vita sua aveva fatto nulla del genere, almeno non per motivi simili. Salì le scale fino al piano di sopra...Dormivano tutti, i genitori e i tre figli. Sperò vivamente che nesuno di loro fosse molto piccolo. Velocemente e con precisione degna di un capitano delle squadre speciali, stordì ed immobilizzò i genitori e la figlia più grande. Poi, fissando quei tre corpi appesi nel vuoto, si smaterializzò sperando di essere il primo.

Carmilla si riscosse dal profumo delle rose solo per scoprire che Lord Voldemort era apparso sul campo di battaglia. Assaporò quell'ira funesta e quell'aurea di potere come fossero vino tsigano, un ricordo dell'epoca in cui ancora conosceva il sapore del cibo. Un Padrone imperioso, ma che sapeva riconoscere l'altrui valore, come fu evidente dal tono in cui si rivolse all'ambasciatore deciso a farsi valere. Oh, com'erano sciocchi i mortali a preoccuparsi della vita e della morte! Com'erano lontani da lei e dalla sua anima evanescente! Si allontanò, stanca di quelle esibizioni, verso lo stagno su cui riposavano le pallide ninfee.
Sola, in attesa del momento in cui avrebbe potuto conferire con il Signore Oscuro. Estrasse dalla scollatura la pergamena vergata in caratteri gotici che riproduceva gli ossequi e le richieste del Nero Consiglio, e la strinse con rabbia repressa, pensando che dopo aver ottenutola firma di Lord Voldemort l'attendeva la Romania, e il matrimonio....

Rastaban ascoltò le richieste di Ezequiel con disprezzo. L'aveva momentaneamente sopraffatto, ma se l'avessero lasciato continuare l'avrebbe schiacciato, quell'odioso insetto! E invece era arrivato il loro Padrone a interrompere il gioco, e a chiedere vittime innocenti....
Oh, se Ezequiel credeva che sarebbe bastato ammansire il Lord...se pensava che tra corpi vivi e teste mozzate ci fosse una differenza...allora lui aveva già vinto.
Sorrise, e quel sorriso malato spaventò chi lo vide. Naturalmente, si disse, tre babbani vivi possono essere molto più stimolanti.
Cosa li avrebbe attesi? Rastaban sapeva bene che trovare tre babbani non era che l'inizio, e si dedicò a sceglierli con cura.
Una ragazzina in boccio, come lui le preferiva, addormentata e deliziosa nella sua camicia da notte.
Una madre e il suo bambino...ah che deliziosa perfidia! Che tormenti aveva in serbo per loro Lord Voldemort?

Il primo a tornare fu il giovane ambasciatore, che aveva chiaramente scelto in fretta, credendo che la prova fosse finita con quella prodezza....
Rastaban, invece, sapeva che li aspettava un destino diverso e tornò per secondo, ma con delle prede decisamente più interessanti. Una ragazzina, una madre e il suo bambino. Lucius sapeva bene che nel suo sadismo Rastaban non si fermava di fronte a niente, ma non avrebbe mai permesso che torturassero un bambino! Si diresse verso Lord Voldemort, deciso ad impedire un tale scempio, e incrociando lo sguardo inorridito di Lilith e quello ansioso di Ezequiel, accelerò il passo e si sporse verso il suo Signore.

Le parole che il Signore Oscuro gli aveva rivolto avevano stupito il feroce boia McNair. Rivolgere la sua attenzione a Samira per controllarla meglio...come se lui fosse un segugio da mettere sulle tracce di una gonnella! Non aveva nessuna intenzione di piegarsi ad un rapporto con quella donna...Ma avrebbe indagato su di lei, come il suo Signore desiderava...
Si sarebbe recato al Bathory, visto che di notte si scambiavano sussurri su ciò che lì accadeva, e avrebbe visto con i suoi occhi cosa nascondeva la figlia di Orion.
Ma diventare il suo guinzaglio...be' questa era una cosa che non poteva promettere...

La presa delle dita sottili di Ethel attorno alla maschera non mutò di una virgola, o semmai, aumentò;
La giovane irlandese, immobile, scrutava in perfetto silenzio gli eventi susseguirsi dinnanzi al proprio sguardo d’onice liquido, inizialmente l’ira di Lord Voldemort ad interrompere il duello appena iniziato, e dunque la sua richiesta di condurgli al suo cospetto tre babbani.
I due erano di ritorno… prima Ezequiel, che aveva con sé una coppia di coniugi e, ipotizzò Ethel, la loro figlia più grande, poi Rabastan Lestrange, che invece aveva una ragazzina, una madre e un bambino.
Ethel inorridì, torturare un bambino, seppur babbano, era orribile…
Distolse presto lo sguardo da quello e da sua madre, riportandolo invece ai due sfidanti da poco tornati dalla loro caccia al babbano.

Draco si avvicinò nuovamente ad Ethel, e accorgendosi che la ragazza sembrava sconvolta dalla brama di sangue che leggeva sul volto di Rastaban, la guidò con leggerezza lontano dallo spettacolo che sarebbe seguito di lì a poco. Se Lord Voldemort aveva intenzione di convocare Fenrir, era meglio che quell'esile ragazza non fosse presente...e poi così sarebbe rimasto solo con lei.
La luce della luna regalava riflessi di platino e argento alla capigliatura bionda di Draco, e ilsuo braccio accompagnò Ethel verso la casa.
I violini incantati continuavano a suonare, e la sala era vuota.
- Adesso, My Lady, potete insegnarmi i balli della vostra famiglia....-

Immobile, quasi pietrificata da quando si era resa conto che, probabilmente quel bambino sarebbe forse stato torturato, Ethel iniziò a scrutare una zona vuota del giardino, per potersi distrarre.
Percepì appena qualche istante dopo, qualcuno arrivare dietro di sé quindi, si voltò lentamente per capire chi fosse, trovandosi dinnanzi a Draco che, a quanto pare, si era accorto del suo stato di disagio, e che la riportò, senza che Ethel opponesse alcuna resistenza, nuovamente nella sala da ballo, questa volta completamente vuota.
Meglio non assistere… si disse fra sé e sé, mentre avanzava nella sala che, osservò brevemente, constatando o meglio riconfermando l’impressione che, in quella sala, fossero solo in due.
Sorrise, e stavolta non fu un sorriso di pura circostanza, dunque porse la propria mano destra a Draco, proferendo:
- Ma certo…
Omettendo, o forse semplicemente dimenticandosi però di dire che, da circa sette anni, non aveva più messo piede in una sala da ballo.

Ezequiel era di nuovo lì, in quel prato maledetto dove tutto era iniziato. Si volse meccanicamente intorno per cercare lo sfidante, per fortuna era il primo. Colse distrattamente dei mormorii venire dalla folla degli astanti, ma non comprese nulla di quanto stessero dicendo. Un atroce sospetto si era insinuato nella sua mente, aveva commesso un grave errore. Ne ebbe la conferma, qualche attimo dopo, quando il suo avversario giunse con i suoi prigionieri, una ragazzina in tenera età, una donna ed il suo bambino. Una strana sensazione di sconforto nacque in fondo al cuore del giovane.
- Che stupido..- mormorò in un soffio, con un amaro sorriso sulle labbra.
Il suo dubbio si era ormai consolidato, era divenuto quasi una certezza. Sarebbe stato meglio ucciderli subito...per lo meno gli avrebbe risparmiato le angustie della tortura...

Enja non si era sorpresa della durezza di Rodolphus... ben sapeva che i mangiamorte odiano essere rifiutati... e si pentì nuovamente del suo rifiuto, ma non fece niente per fermarlo.
Il suo sguardo tornò sulla scena del duello... ai due sfidanti era dunque stato chiesto di portare tre babbani vivi... ma a che scopo? Dopo pochi istanti capì ciò che stava per accadere i babbani sarebbero stati torturati... probabilmente a morte. Pensare a ciò non le suscitava nessuna emozione... ma, quando vide un bambino tra di loro, si sentì stringere un groppo alla gola!

La sera profumava di gelsomino, di erba tagliata da poco e, naturalmente, di sangue. Il sentore metallico e dolciastro alleggiava da sempre intorno all'oscuro Signore: che fosse il suo stesso sangue quando da bambino si mordeva le dita per impedirsi di piangere davanti ai soliti piccoli tormentatori, o il fluido vitale degli stessi innocui babbani che credevano di spaventarlo con parole taglienti... e spesso assaggiavano la sua ira e i poteri che indisciplinati sgorgavano come fontanili in un terreno argilloso. Sangue di orgogliosi... o meglio dire vanagloriosi Grifondoro che a volte intralciavano il cammino di colui che veniva ancora chiamato Tom... povero Tom Riddle, l'orfano che resta a Hogwarts ogni Natale... povero Tom che strappa brandelli di pelle ai suoi avversari e li lascia senza il minimo ricordo! E poi quante vittime erano cadute esangui ai suoi piedi durante le scorribande dei fedeli mangiamorte che mai... mai dimenticavano di portargli qualche gradito omaggio. E in effetti... eccolo il suo personalissimo passatempo fornitogli per quella sera dallo scaltro Rabastan. Ma prima... prima il Lord poteva anche concedersi piaceri più terreni, come avvicinarsi alla piccola vampira che si era allontanata dal salone, forse disgustata dagli imprevisti che lei stessa... oh, sì, il Lord lo sapeva, lei stessa aveva creato. Si rese invisibile e scivolò con la grazia di uno spettro alle spalle della contessina rumena, e il suo fiato caldo le accarezzò il collo... attenta contessina... non sei l'unica ad amare il sapore del sangue!

Carmilla non temeva l'ombra, ma temeva la tenebra del cuore degli eletti immortali…
Era sola, ma percepì dietro di lei una presenza arcana e misterica, un peso di secoli e di coscienza alle spalle.
Si voltò e trovò di fronte a sé il Signore Oscuro, nella sua immota e perfetta alterità...
Cosa intendeva fare dei babbani catturati?
E perché aveva impedito a Lucius di parlargli?

Le emozioni che agitavano il cuore di Rodolphus quella sera erano assurdamente contrastani. Il dispetto risentito per il rfiuto di Enja, il sangue che nelle vene fluiva denso... come fuoco ribelle e gli ricordava che sì... la piccola bruna ninfa lo aveva colpito anche più dell'ammissibile, ora gli imprevisti del duello, la sensazione che nulla poteva darsi per scontato e che quella sera si sarebbe presto tinta di rosso e nero, i colori del dolore e della morte. Non temeva per Rabastan, sapeva che l'Oscuro Signore amava giocare spesso in compagnia di suo fratello e McNair... se si possono chiamare giochi le torture inflitte a creature prive di poteri. Ma era il loro Padrone, e a un semidio tutto era permesso...
Piuttosto... era probabile che le vittime sarebbero state sacrificate proprio in quel parco profumato e cupo, e Enja, come si sarebbe comportata? Sembrava troppo sensibile per sopportare uno spettacolo simile, anche se era un suo dovere. Che fare... cercarla e aiutarla? O aspettare che lei si pentisse e tornasse da lui? Aspettò... era un Mangiamorte, e aveva l'onere di comportarsi come tale.

Rastaban sbuffava, nel vedere il suo Signore impigrito, e non così ansioso di dare inizio ai tormenti. Tanto che non poté trattenersi oltre e risvegliò la ragazzina terrorizzata, perché lo dilettasse con le sue grida puerili...

Carmilla scivolò oltre l'Oscuro Signore, non sapendo che il volto che aveva percepito nel buio era davvero quello di Lord Voldemort e non una visione...
Non tollerava quegli strilli in una bambina, che le ricordavano un passato lontano, molto lontano...
Si avvicinò a Rastaban, e gli ingiunse di lasciare in pace la ragazzina. L'uomo le rise in faccia, stupito di fronte a tanta sciocca alterigia, e allora la piccola vampira sorrise...
Non sapevano i mortali che il braccio dei nosferatu è tanto più forte del loro?
Carmilla sorrise, mostrando appena i canini appuntiti, e si mosse rapida verso Rastaban, ignorando il panico dei presenti nel vederla sfidare un uomo così possente e tanto più massiccio di lei.
Gli afferrò il braccio e lo stritolò con un'unica stretta, sorridendo gelida. Dopo l'iniziale stupore, Rastaban iniziò a guaire.
- Chiedi perdono.-
- Cosa? - ebbe la forza di chiedere l'uomo seppur in preda al dolore.
Le ossa si spezzarono con un rumore secco, e le urla dell'uomo salirono fino al cielo.
- Chiedi perdono a Miss McAllister e all'ambasciatore. Non amo chi tormenta i più deboli...-

La contessina ossevava compunta il Lord che si era nuovamente reso visibile, non sorrideva, non parlava... ammirava quella giovane più antica dela stessa magione dei Malfoy, più saggia di molti abili politici del ministero e sicuramente più crudele della maggiorparte degli astanti. Persino i Mangiamorte avevano un codice d'onore, che ovviamente veniva riservato ai congiunti di ogni seguace del Lord. Ma la piccola nobile rumena? Conosceva il valore della misericordia da centellinare solo per astuti inganni? O si limitava a seguire il profumo del sangue che le era indispensabile? Il Lord cercò nei suoi occhi la risposta:
- Le porgo il mio saluto e il mio benvenuto, ero a conoscenza da tempo del suo arrivo, ma impegni inderogabili mi hanno trattenuto. Ho presenziato a questa festa solo perchè sapevo che era stata invitata, ma non posso dire di aver apprezzato il suo... come dire... intrufolarsi in questioni d'onore e di etichetta. La sua è stata una mancanza di tatto, e non per le conseguenze che ne sono scaturite, ma per l'ingerenza che poteva benissimo evitare.-

Rastaban crollò in ginocchio, una montagna di carne umana, piegato da un ramo di caprifoglio fiorito, col braccio stretto nella morsa della delicata mano della Contessina vampira.
- Posso romperti tutte le ossa, una ad una, e non avrò alcun riguardo della tua tanto decantata maschera. Voglio solo sentire le tue scuse...-
I presenti la fissavano sconvolti, consapevole improvvisamente che la fanciulla non era umana.

Più passava il tempo, e più Ezequiel provava disgusto per il suo contendente...Per lui sarebbe potuto finire tutto con il duello, ma ora che vedeva la vera indole del suo avversario....Bè gli faceva varamente ribrezzo! Egli destò la bambina solo per gustarne gli strilli di terrore...La scena era davvero pietosa ed il giovane era sempre più rammaricato....Cosa attendeva quelle persone?
Una giovane donna si fece vicino all'altro duellante e gli disse di cessare quel disgustoso divertimento. Per la seconda volta nella serata, lui mancò di rispetto ad una damigella....Però ella possedeva qualcosa di diverso...era ....le ricordava...ma non poteva essere....Vampiri!! Se così fosse stato, allora il suo sfidante aveva mancato di rispetto alla persona sbagliata.....
Infatti, come a riprova di quello che aveva appena pensato, la Vampira sottomise l'alto signore dai modi discutibili, con un solo gesto. Le ossa del braccio erano in frantumi e l'uomo era piegato in due dal dolore...

La voce alle sue spalle, finalmente accompagnata ad un volto di carne, fece voltare Carmilla, che lasciò il braccio di Rastaban, che ridotto ad un mucchietto tremante, si accasciò a terra.
- Lord Voldemort...- disse con un inchino, - Sono onorata che vogliate ricordarmi le regole dell'etichetta, ma vi posso assicurare che è stato colui che adesso piange sulle sue ossa rotte ad infrangerle in modo imperdonabile...-
- Offendere una giovane donna, quando il suo sangue non è certo meno rosso del suo! Noi delle Antiche Casate sappiamo riconoscere il valore che trascende vili riconoscimenti come quelli dei vostri beneamati Purosangue - disse Carmilla, quasi appassionata.
- Non posso dire di essermi comportata come si addice ad una dama straniera, questo è vero, ma ditemi, Lord Voldemort, davvero rinnegate il mio comportamento? -
Gli occhi color acquerugiola si fissarono sul volto del Lord, mentre tutti attendevano...

Evangeline tremò, all'udire nella notte la voce della giovane donna che aveva proposto il duello. Fino a poco prima si era stupita del suo colorito spettrale, che tanto la rendeva simile a lei sotto i raggi della luna, percependo tuttavia qualcosa di troppo diverso da tutti loro... Ma ora, vista la forza di quella stretta sul braccio di Rabastan - che fosse maledetto... - si rese conto che i suoi sospetti erano più che fondati: solo una specie, nel mondo magico, possedeva un tale vigore, da soggiogare un uomo delle dimensioni del Lestrange con una sola mano...
Si ripropose di chiedere il consiglio di Lilith, come in tante altre cose faceva, ma ormai era quasi convinta, quella donna sembrava proprio una vampira.
Si guardò intorno ancora spaesata per la piega che il duello aveva preso, sperando che il Lord Oscuro potesse essere clemente con l'ambasciatore che aveva osato prendere le difese di una come lei...


- Rabastan... sei arrivato per ultimo, questo è un fatto innegabile e hai perso la sfida, inoltre hai mancato di rispetto nuovamente a un'ospite del nostro comune amico Lucius e rovinato la serata a tutti... anche se devo ammettere che non mi dispiace particolarmente il buon gusto con il quale hai scelto le tue vittime... ti sei certo attardato per portare al tuo Signore le prede più ambite, e per questo ti mostrerò clemenza assicurandoti che il tuo dono non verrà dimenticato. Sono il vostro Signore, mi chiamate Padrone, e mi auguro, come consiglio a tutti voi, che il mio volere venga rispettato. Commuta la pena in un mese da passare chiuso nella tua dimora, e la prigione ti offrirà i suoi... piaceri... per una sola settimana.
Poi l'Oscuro Signore si rivolse alla contessina: - Invece offro a lei la bambina che mi è stata portata, credo che possa esserle utile, mentre il destino delle altre creature è già segnato. Che vengano rinchiuse tutte nelle segrete della Cuspide Cremisi, il loro compito sarà quello di dimostrare agli altri prigionieri il destino che li attende se non confesseranno il loro tradimento-
Una bambina...cosa voleva intendere Lord Voldemort con quel dono? Qual era il significato?

- Vi ringrazio, My Lord - rispose Carmilla con un inchino - Non riesco ad immaginare i vostri intenti, ma se posso compiacervi ammettendo questa piccola tra i miei servi, lo farò.

-Non apprezza il mio dono? La piccola babbana non è di suo gradimento? Potrebbe tenerla presso di sé per evitare di... volare di fiore in fiore e rischiare di posare le sue fresche ma vermiglie labbra su qualcuno a me molto vicino... e non lo apprezzerei... e se posso permettermi, le interessa la sorte degli altri babbani? In tal caso avrei una proposta da farle...-
Così dicendo fece avvicinare anche il giovane straniero che in realtà aveva vinto la sfida:
- Non deve ritenersi né vincitore né perdente, non ho apprezzato la poca considerazione che ha avuto nel scegliere gli omaggi da portare al mio cospetto, denota anche una certa arroganza... la mia parola è legge in queste contrade, spero che valga anche per lei. La condanno a una settimana nelle mie prigioni, dopo questo periodo le consiglio di chiedermi udienza solo dopo aver ben valutato ogni alternativa e ogni richiesta da propormi. -

Carmilla fissò la terrificata fanciulla, sospirando al pensiero che avrebbe richiesto anni di addestramento per diventare una servitrice degna del Casato. E il suo sangue era troppo giovane per saziarla. La Contessina era quasi indispettita, ma ricordò i suoi doveri e chiese a Lord Voldemort se le avrebbe concesso un'udienza...Il giorno dopo, magari, visto che l'alba già tingeva il cielo e l'aurora non era mai un buon momento per i vampiri
Alle nuove parole di Voldemort Carmilla restò incredula...Avrebbe dovuto sapere che una tredicenne non poteva soddisfare la sua sete di sangue...era sangue di vergine, è vero, ma troppo acerbo per fornire sostentamento...

Udita la setenza dell'Oscuro, Ezequiel rimase pietrificato...A cosa aveva appena preso parte?! Una giovane regalata ad una Vampira, e cinque babbani, il cui triste destino era di essere torturati come esempio....Iniziò a chiedersi perchè il Re avesse mandato lui...Ezequiel volse lo sguardo verso il dolorante uomo, che pareva chiamarsi Rabastan, e lo fissò...quello sguardo era raro a vedersi, gli occhi viola lampeggiavano di una luce color oro. Due volte solo aveva avuto in volto una simile espressione, ed in entrambe le occasioni......bè chi le avesse ricevute non era da considerarsi fortunato. Volse lo sguardo suVoldemort, e lo fissò tentando di scacciare le visioni di un passato lontano...Sensa che se ne accorgesse una sola lacrima scese dall'occhio sinistro del giovane..Quella era la prima da che avesse memoria...
Sempre sostenedo lo sguardo glaciale del grande mago oscuro, fece un cenno quasi impercettibile con il capo e disse:
- Come pocanzi avete detto....la vostra parola è legge.-

Il Lord si stava divertendo moltissimo mentre osservava i vari pensieri che animavano gli occhi di rugiada della piccola vampira, sentiva il suo dispetto e se ne rallegrava. Era bellissima, crudele in modo ingenuo, spontaneo, ma doveva ancora apprendere una dura lezione: l'Oscuro signore non concede nulla senza un prezzo conguro, e quelle vittime babbane erano certo un ottimo espediente per interessarla:
-Vorrebbe forse sostituire la piccola con un adulto? La mia proposta è sempre valida, ma anche l'ammonimento che esistono miei seguaci intoccabili... scelga: un adulto e la bimba rimarrà in prigione, almeno fino a quando il mio boia non avrà bisogno di lei per atti dimostrativi... oppure la bimba al sicuro con lei che non la ucciderà ma si servirà di lei per il suo... benessere, ma la certezza che a Londra potrà avere qualche difficoltà per sopravvivere, anche perchè da questo momento renderò nota la sua natura.-

Evangeline si torse le mani, sconvolta più di quanto ricordasse di essere mai stata in vita sua. Una settimana nelle prigioni della Cuspide!
Una simile punizione, solo per avere scelto le prede sbagliate... La ragazza si sentì colpevole: l'ambasciatore si era impelagato nella brutta faccenda del duello per difendere lei, non aveva reagito alle offese su di sè ma per lei si era esposto... Inspirò profondamente, pronta a tentare di intercedere per lui.

Severus Piton notò lo sguardo acceso della McAllister, e intuì senza difficoltà ciò che stava per fare. Deve essere impazzita. Non ce la farebbe mai...
Non visto, scivolò rapido accanto alla ragazza e la prese per un braccio.
- Non faccia sciocchezze. Se davvero vuole ridare lustro alla sua famiglia, dimostri di saper restare in silenzio.-
Evangeline lo guardò con ferocia, ed era sul punto di rispondergli cosa pensasse del suo illuminato parere quando sentì la voce dell'uomo levarsi possente nel buio.
- Mio Signore, perdonate l'ardire di questo vostro servo... Ma il qui presente ambasciatore è uno straniero, non poteva conoscere le usanze che noi coltiviamo... Non avrebbe potuto pensare che una preda avrebbe avuto maggior valore, per noi, rispetto ad un'altra, e voi stesso non avevate dato questa informazione: Rabastan partiva avvantaggiato... Lungi da me il richiedervi clemenza per quest'uomo, mio Signore, ma è pur vero che colui che l'ha inviato potrebbe irritarsi sapendolo nelle vostre prigioni...-

Rodolphus si avvicinò ad Ezequiel, non era contento del duello, di come era finito e del fatto che suo fratello si era nuovamente reso ridicolo, una settimana in prigione... bene, per fortuna il cappuccio e la maschera da Mangiamorte permettevano a un fratello esasperato di impartire una bella lezione al congiunto più indisponente che avesse, e forse anche a chi era la causa di quel trambusto:
-Ti chiami Ezequiel vero? Hai portato scompiglio e disonore nella mia famiglia, il tuo rivale è mio fratello, avrò il piacere di incontrarti nuovamente quando sconterai la tua settimana di prigionia... guardati le spalle d'ora in poi!-

- Vi ringrazio, ma la bambina mi va benissimo - rispose Carmilla, decisa ad andarsene di lì prima possibile, visto che l'alba si avvicinava e lei diventava ogni minuto più debole e stanca. Il passaggio dalla gloriosa notte alla luce la lasciava sempre sfinita.
Tanto, pensò in silenzio, ci sono migliaia di babbani a Londra, e loro di certo non potevano indisporre l'Oscuro Signore...Avrebbe potuto nutrirsi ugualmente, con un po' più di fatica, ma non avrebbe sacrificato la piccola babbana. In fondo, lei sapeva cosa significava soffrire in tenera età.

- Ah sì... eccolo il mio prode professore... il cavaliere senza macchia e senza paura che da sempre cammina sul filo del rasoio... e della mia pazienza, e non so quale sia l'arma più affilata... sei sempre servo della giustizia e della lealtà, ma parli a orecchie ormai tediate e poco propense ad ascoltare. Mi ricordi l'esistenza di un altro Signore... bene, che questo sia di monito anche nelle lande più remote: esiste un solo Signore, e risponderà con clemenza a chi gli mostra rispetto. Era compito di questo giovane informarsi sui desideri e le preferenze di chi è legge e potere nel paese dove si recava. La mia decisione è stata presa, e non sarà cambiata.-

- Lord Voldemort, Lord Malfoy conosce il mio indirizzo. Convocatemi quando volete, e vi raggiungerò per esporvi le richieste del Nero Consiglio - disse Carmilla, congedandosi e tenendo la ragazzina per un braccio.

-Volete andarvene, siete stanca? – chiese l’Oscuro. - Perchè non mi seguite all'interno di questa magione, lì potrete rilassarvi... ho molto apprezzato la vostra scelta, non sopporto le sfide gratuite...-

Era crudele, Lord Voldemort. Non vedeva che saveva bisogno della sua bara, del suo sotterraneo luogo di riposo eterno? Non poteva restare...ma chinò il capo e seguì il Mago, sperando che comprendesse la sua sofferenza fisica-.

-State soffrendo mia cara? Vi stupite di questo mio cambiamento? Semplicemente vedo che siete esausta, sfinita e sempre più pallida... e questo mi riempie di languore... siete diversa quando lasciate chiuso in bocca il vostro orgoglio, apprezzo i vostri occhi incupiti... ma voglio favorirvi: Volete andarvene.. e sia, ma il nostro prossimo colloquio avverrà nella vostra dimora. Spero che accettiate...-

Enja era rimasta scossa dalle parole di Lord Voldemort... una settimana intera nelle prigioni della cuspide per aver portato delle prede sbagliate era tantissimo... contando anche che all'interno delle prigioni lavorava Bellatrix Black, ex cognata di Rabastan che apprezzava ancora il più giovane dei Lestrange... quel ragazzo sarebbe uscito molto malridotto dalla Cuspide... ancor più si sorprese però quando aveva sentito un Severu Piton fare una richiesta al Signore Oscuro - Mio Signore, perdonate l'ardire di questo vostro servo... Ma il qui presente ambasciatore è uno straniero, non poteva conoscere le usanze che noi coltiviamo... Non avrebbe potuto pensare che una preda avrebbe avuto maggior valore, per noi, rispetto ad un'altra, e voi stesso non avevate dato questa informazione: Rabastan partiva avvantaggiato... Lungi da me il richiedervi clemenza per quest'uomo, mio Signore, ma è pur vero che colui che l'ha inviato potrebbe irritarsi sapendolo nelle vostre prigioni...-
Rodolphus si avvicinò alla giovane e apprezzò la luce batagliera che ora le illuminava lo sguardo:
-Ah, non sei di ghiaccio come credevo, bene! E noto con piacere che non hai avuto bisogno del mio aiuto... volevo offrirti il mio braccio per confortarti, ma non solo non mi hai cercato, sei anche riuscita a mantenere la calma! Lo ritengo un atteggiamento consono a queste occasioni, ne sono felice!-

Qualcuno intercesse presso L'Oscuro per conto di Ezequiel....Era buio ma la voce giungeva da una persona che stava accanto alla demigella di cui aveva avventatamente preso le difese....Per un attimo pensò che il lord potesse cambiare la sua decisione...nessuno lo aveva mai aiutato e fù contento nell'udire il diniego del Lord oscuro. Poco dopo uno degli uomini incappucciati gli si fece vicino e gli parlò:
- Ti chiami Ezequiel vero? hai portato scompiglio e disonore nella mia famiglia, il tuo rivale è mio fratello, avrò il piacere di incontrarti nuovamente quando sconterai la tua settimana di prigionia... guardati le spalle d'ora in poi!-
Ignorandolo apparentemente, Ezequiel si rivolse all'Oscuro:
- Signore, mi permetta di riprorre le mie scuse. Avete perfettamente ragione, è stata colpa mia...avrei dovuto informarmi prima degli usi e costumi del paese in cui mi recavo. In secondo luogo mai mi sare sottratto ad una punizione per una mia mancanza. Se sono le prigioni ad attendermi, allora esse mi avranno. –
Disse tutto con il contegno che gli si confaceva, poi però si volse verso l'uomo che lo aveva da poco minacciato, questa volta il suo tono era tutt'altro che ossequioso e diplomatico:
- Lungi da me era portare scompiglio in nessun luogo, ma vedo che questo non è stato inteso in minima parte da alcuno. Vostro fratello ha insultato pesantemente una fanciulla e lo ha fatto deliberatamente. Questo ha causato non pochi problemi, uno tra questi, la perdita di cinque vite e la ditruzione di una sesta. Infine voi mi venite a dire di guardarmi le spalle...- Ezequiel fece l'occhiolino al mangiamorte. - Io non parlo che una volta, ma quello che dico e prometto, mai manca di accadere. Se mai si verificasse una seconda situazione come questa...non ci saranno leggi d'etichetta e d'onore a proteggere un qualsivoglia membro della vostra famiglia. -
-Sei coraggioso... – rispose Rodolphus, - Ma il sangue che scorre nelle vene dei Lestrange non è certo meno altero.. non preoccuparti, avremo certo altre occasioni per continuare questa discussione. ora, mio nuovo prigioniero, devo scortarti alla Cuspide cremisi.. e devo ammettere che non mi dispiace! Forza, prendi congedo e seguimi... presto avrò l'onore di presentarti una signora che troverai... indimenticabile!! -
Udite le parole del mangiamorte, ormai divenuto suo carceriere, Ezequiel con portamento degno di un comandante acconsentì. Per primo fece un inchino alla dama che aveva difeso e le sorrise con volto tranquillo, poi disse:
- Rinnovo le mie scuse ai padroni di casa per i disagi, ossequi signori e signore, mio Lord Ossequi anche a voi.-

Enja si stupì del contegno del giovane... sapeva benissimo che la dama che gli sarebbe stata presentata era Bellatrix Black una delle più feroci seguaci del signore oscuro...
Sapeva però che nel carcere della cuspide erano presenti anche alcuni auror che si erano ribellati al governo di lord Voldemort... così decise di sfruttare un'occasione che probabilmente si sarebbe rivelata irripetibile...
Si rivolse così a lord Lestrange... - Vi chiedo gentilmente di farmi l'onore di potervi accompagnare... vorrei scoprire se gli esseri che hanno causato la distruzione della mia famiglia sono nell'unico luogo degno di ospitarli e se possibile anche dimostrargli tutto ciò che la mia famiglia prova per loro. -
Il mangiamorte non seppe reprimere un sorriso radioso... no, decisamente gli fu impossibile e si inchinò indulgente davanti a quella giovane così ricca di determinazione e ingegno, per non parlare della sete di vendetta che comprendeva benissimo. Oh, vi era anche un profondo compiacimento perchè lo sapeva... la bella Enja era felice anche dell'opportunità di seguirlo e rimanergli accanto:
- Bene, sarò felice di accettare la vostra compagnia, rechiamoci subito alla Cuspide... ma badate... vi consiglio di restarmi vicino... è un luogo arcano e pericoloso!-
Enja annuì... anche se per sua fortuna non vi era mai stata sapeva dai racconti che le erano stati fatti che alla cuspide era meglio non metterci piede in nessun caso...
Prese il braccio che Rodolphus le porgeva mentre il mago legava a se sia il fratello che Ezequiel senza avere nessun riguardo nei confronti dei prigionieri dopo di ciò si smaterializzarono nella prigione...
Intanto da lontano una donna vestita completamente di nero e con indosso la maschera di mangiamorte seguì la scena e giurò vendetta a colei che aveva osato avvicinarsi al suo ex marito.

Evangeline chinò il capo di fronte alla decisione di Lord Voldemort. Era insindacabile, lo sapeva bene... E fu segretamente riconoscente a Severus Piton per aver parlato al posto suo: se avesse seguito l'istinto, infatti, con ogni probabilità anche lei sarebbe finita alla Cuspide Cremisi...
Mentre per il momento non le restava altro da fare che domandarsi come sarebbe finita quella storia, che fine avrebbe fatto il giovane che l'aveva difesa e come avrebbero reagito i Lestrange all'affronto subìto.
Salutò da lontano Narcissa, cercò - senza trovarla - Lilith per fare altrettanto, e si incamminò verso casa senza smaterializzarsi... aveva bisogno di pensare.

Ethel danzava già da abbastanza tempo per potersi definire stanca. Sospirò, dunque si fermò di colpo interrompendo le danze, eguadagnandosi un'occhiata interrogativa da parte di Malfoy:
- E’ molto tardi... devo tornare nella mia abitazione.- proferì flebile come spiegazione, aggiungendo dunque: - A domani...- riferendosi al colloquio che avrebbe dovuto tenere sempre con Draco per poter entrare negli arcangeli, e detto ciò, sorrise, fece un breve cenno di saluto con la mano e si diresse alla ricerca di lady Narcissa per congedarsi. Dopo essersi congedata, Ethel uscì con passo lento e cadenzato da Malfoy Manor, e, dopo qualche attimo d'esitazione si materializzò nella propria dimora a Diagon Alley.

Bellatrix aveva osservato tutta la scena con fredda indifferenza. Era abituata a guardare duelli, a veder torturare e soffrire innocenti. Guardò tutti i futuri prigionieri della Cuspide Cremisi, coscienti di aver rovinato la festa della sorella, e di sicuro non gliel'avrebbe fatta passare liscia...primo fra tutti Rabastan, fratello del suo ex marito, vero colpevole di tutto il misfatto, che odiava da quando lo vide la prima volta.


Delfine wrote at 14:26
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mercoledì, 12 dicembre 2007

Questo blog presto diventerà sede del più grande sforzo organizzativo mai visto. Il tentativo di ordinare qualcosa come trentamila post e decine di storie parallele in uno schema narrativo sensato...
Aspettatevi l'impossibile xd

Arquise wrote at 14:58
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mercoledì, 28 novembre 2007

Alours...gli ultimi giorni sono stati molto intensi alla Corte U_U

Facciamo un po' di riepilogo: Rivka, altresì detta la lontra moglie del Mangiamorte Russo e Uomo dei Lupi Antonin Dolohov, e il suddetto hanno sterminato in una scena vagamente Grand Guignol Sigfried, vampiro Dorian che l'aveva trasmutata. I nostri due eroi, poverini, sono destinati a grandi e lunghe sofferenze psicologiche, visto che dovranno affrontare condizioni del tutto nuove come: il tradimento, la differenza di specie, le responsabilità legate all'uccisione di un Antico. Si preannuncia la necessità di una visita dallo psicologo di Diagon Alley, ahimé junghiano U_U

La Danse Macabre ha avuto inizio e si preannunciano un'infinità di colpi di scena, incontri e scontri di vario genere, vampiri fastidiosi, vestiti stupendi e chi ne ha più ne metta xd. Il delirio sui Rosier diventa sempre più straziante e autotagliuzzante...per fortuna che a risollevare gli animi ci sono coppie pucciose come Darkian e Sirius! L'unica cosa che mi preoccupa è che la peculiarissima trattazione del tempo alla Corte ha delle implicazioni angoscianti: visto che in un anno e mezzo abbiamo coperto appena sette mesi, quanti secoli ci vorranno perchè nasca la figlia di Cissy?! E quanti altri secoli prima che giunga ad un'età in cui sia capace di dire mamma? xd

Finendo il delirio, vi lascio sulle note di Petrucciani, che ha accompagnato la proiezione del Nosferatu nell'ultimo incontro di Lucius e Lilith...sì, siamo tremendamente snob e pretenziose -____-



Arquise wrote at 12:35
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martedì, 20 novembre 2007

so che questo post apparirà del tutto delirante a chi non partecipa al gioco di ruolo...ma a breve avremo una Danse Macabre! *O*
cos'è una danse macabre? ma un fighissimo ballo vampirico con tutti gli Antichi Casati giunti in massa dalla Romania per celebrare l'allenza con i Maghi. Gli inviti, naturalmente, sono stati recapitati da Baron Samedi in persona U_U Le lezioni di antropologia religiosa sul vooddo haitiano sono servite a qualcosa xd

La mia idea di vampiro nel gioco di ruolo è stata strutturata sull'idea dei Casati, che sono:
Casato Dalia: il casato della lussuria, della bellezza e della corporeità. Sono i più legati alla vita mortale, tanto da ricercare il piacere fisico come panacea all'immortalità. Altre caratteristiche sono l'incapacità di combattente, la vigliaccheria, ma anche la scaltrezza subdola da boudoir e la fine arte della menzogna. La Principessa è Cordelia Bosurgi.
Casato Dorian: Il casato dell'edonismo. Amorali, egoisti, egocentrici, ricercano il piacere in ogni forma, ma senza ll'ansia di vita delle Dalia. Ricercano il potere, senza sporcarsi le mani. Sono ottimi teatranti e padroni di casa, diplomatici e spie eccellenti, ma non conoscono il calore umano e spesso evitano gli scontri diretti. Il Principe è Ranieri Malaspina
Casato Freya: il casato delle madri. Dolcezza, amore, compassione sono le loro caratteristiche principali. Sono per lo più donne, e gran parte dei piccoli vampiri nascono tra loro. Nonostante siano il lato meno feroce degliAntichi Casati, possono battersi fino alla morte per i loro piccoli. La Principessa è Geli Hakkonen.
Casato Corvinus: Il Casato della scienza. Sono razionali, attenti ai dettagli, impossibili da impressionare, freddi. Spesso medici, astronomi, fisici, matematici. Odiano il disordine, i sentimenti ostentati, tanto che si trovano bene solo con i Lupercalia. Disprezzano il sapere magico e poetico degli Hasselius. Il Principe è Alexander Corvinus.
Casato Harlequin: il Casato del gioco. Infantili, invischiati nella morbosità, la manipolazione, l’innocenza perversa dei bambini. Sono incostanti, irrazionali e capricciosi.. Il Principe è Adrien Mistral. Tendono a non cambiare mai idea su quello che desiderano.
Casato Hasselius: il casato dell’ascesi. Meditativi, riflessivi, poco interessati alla politica, l’amore o la guerra. Si occupano di magia, rituali, esoterismo, poesia e letteratura. Sono in ampio scontro con i Corvinus. Uno dei Casati meno attraenti, sono per lo più molto Antichi e ripiegati su se stessi. Il Principe è Nevaris Ra.
Casato Lupercalia: il casato della guerra. Esperti guerrieri, spietati, cultori di strategia, tattica. I più forti dei vampiri, a capo dell’esercito. Sono tra i Casati più numerosi, e malgrado la mancanza di finezza sono molto rispettati e temuti. Il Principe è Navarre von Hauern.
 

Un testuzzolino per comprendere la psiche malata dei miei pucci vampiri xd

Casato

Cordelia: Dalia…Siamo più belli di tutti *dice altezzosamente
Ranieri: Dorian…tante personcine egoiste. Avete idea di quanto sia difficile tenerle insieme?
Adrien: Harlequin..anche se mi dicono che non sono abbastanza allegro e giocoso per fare il Principe *sigh * Estrae fazzoletto e si asciuga gli occhi
Nevaris: Hasselius * parla in tono oscuro e minaccioso* Il casato di atroci misteri che voi umani non potete comprendere * dice agitando le mani in strani movimenti scomposti. Erica: Possiamo smetterla per favore? Nevaris va in un angolo a piangere
Navarre: Lupercalia *sguardo feroce*
Alexander: Corvinus. Insomma, siamo scienziati e persone di ingegno e fredda razionalità, tranne qualcuno che si innamora a tradimento.*Fissa Eden inarcando le sopracciglia *
Geli: Freya. Siamo donne, mamme e toste, va bene?

Il vampiro che vorresti estromettere dal Casato

Cordelia: non temo la concorrenza ragazzina!
Ranieri: Lamia. E’ del tutto inadeguata come Dorian…mi chiedo dove avesse la testa Coralie *chiede in tono pensoso a se stesso *
Adrien: passiamo alla prossima? Insomma…io l’avevo pure fatto ma qualcuno (ehm…coffndRani) ha modificato le cose senza avvertirmi U_U
Nevaris: * Sputa veleno e residui di sangue e ossa in giro * quegli scarti che hanno seguito i Corvinus e dissanguato il Casato! *ehm…loro se ne sono andati di loro spontanea volontà ndErica * Nevaris la fissa per un paio di secondi imbambolato e riprende.*quegli scarti che…*
Navarre: non abbiamo scarti tra i Lupercalia. Gala ha il vizio di spargere vermi in giro, ma combatte bene U_U
Alexander: *fissa di nuovo male Eden *. Chi getta fango sul Casato facendo cose idiote
Geli: noi estromettiamo tutte le donne fuori tempo massimo * dice soffiandosi sulle unghie *

Simbolo del Casato


Cordelia: coff…Insomma, se si tratta di fascia protetta….(Erica assentisce) direi le belle di notte, fiori fucsia profumatissimi che di giorno si chiudono e vivono solo di notte U_U
Ranieri: i Dorian? AHHAHAHAHA< il giorno che saremo d’accordo su qualcosa sarà un miracolo
Adrien: una stella. Insomma…gli Harlequin amano le stelle cadenti, e sono sognatori.*si vergogna e va a nascondersi *
Nevaris: * mette in mostra i canini * Un libro stretto da catene dove il nostro sapere vecchio di millenni va… In cenere! NdErica che ulula di risate. *Nevaris piange di nuovo. *
Navarre: una spada custodita tra le fauci di un dragone. * Ma insomma….che banalità! NdErica che fugge a nascondersi dalle Erinni inferocite *
Alexander: un astrolabio U_U Ho già detto che siamo razionalisti?
Geli: ehm…temo che anche noi non siamo esattamente originali. Coff. Una chiave. Coff.

Stato civile?

Cordelia: consorte di quest’idiota * dice accennando ad Adrien * amanti, schiavi, nani ballerini e mostri in ampio numero
Ranieri: Adorabilmente libero *saltella come un fringuello * Ho varie schiave in giro comunque U_U
Adrien:sposato a questo mostro di donna * dice accennando a Cordelia *. Avete idea di quanta energia ci vuole? (si vede proprio che ti odio vero?NdErica sììììndAdrien).
Nevaris: guarda Erica con occhi titubanti e apre bocca sperando di riuscire a dire qualcosa. *veramente non sappiamo manco se sei femmina o maschio… * ndErica crudele. Nevaris scappa via ancora e va a sbattere la testa contro il muro, dicendo: Perché a me? *
Navarre: * Inarca sopracciglio * Libero di predare, grazie. Le mie guerriere non sono le mie donne tanto per chiarire.
Alexander: consorte di Lady Morgana Corvinus. Un rapporto come dovrebbe essere tra Corvinus. *cioè lei è un ghiacciolo ambulante? NdErica interessata. Tu non puoi comprendere ndAlexander altezzoso*
Geli: consorte di Lord Mordred Lupercalia. U_U un omino tanto caruccio U_U * una specie di orso delle montagne peloso e nerorbuto veramente ndErica *

Cosa vorresti ottenere dalla Danse Macabre?

Cordelia: carne fresca. Mi annoio così facilmente…
Ranieri: riuscire a far sì che non finisca come la volta scorsa *fissa Nevaris malevolo * o quella ancora prima * guarda male Alexander *
Adrien: ehm…non posso dirlo vero? NOOO!!! NdErica
Nevaris: che si rendessero conto dell’importanza di me e del mio Casato, dannazione!
Navarre: una guerra? Mi annoio così facilmente…
Alexander: che qualcuno spuntasse fuori con un nuovo Casato così eliminiamo gli Hasselius!
Geli: insomma. Nuovi bambini, ovviamente U_U

Cosa odi di più al mondo?

Cordelia: aver fallito nell’estirpare Carmilla dalla mente di mio marito. Oh dio sono stata sincera!! * Corre a nascondersi lanciando sguardi d’odio a Erica *
Ranieri: sporcarmi le mani, essere coinvolto in cose che richiedono impegno, chi mi ostacola
Adrien: UUUAAAAHHHH!!!! E me lo chiedete pure?? *tira coltello a effige di Lord *
Nevaris: i Corvinus!!!! *tira coltello a effige di Alexander *
Navarre: ehm….rimanere senza nessuno da combattere, le armi tenute male e la noia
Alexander: gli Hasselius!! *Tira coltello a Nevaris che si getta a terra rotolando *
Geli: le vampire sterili * fissa Lamia con disprezzo *

Cosa ami di più al mondo?

Cordelia: godermela U_U *°____° dnErica *
Ranieri: gli stimoli nuovi U_U
Adrien: AHHHHH basta!! Sarò anche un servo della gleba ma ho una mia dignità!! *Davvero? Dove? NdErica interessata *
Nevaris: coff U_U ma la mia stupenda malinconia da Hasselius ovviamente
Navarre: la mia spada, il mio falcone e il mio cavallo da guerra U_U *uomo prosaicoooondErica *
Alexander: trovare sfide per il mio ingegno U_U
Geli:i bambini nati sani e con poteri U_U *eugenetista!!! NdErica *

Insomma, la cosa bella dei Casati è che si possono avere vampiri di tutti i generi, come e peggio degli umani...A morte Edward Cullen e i vampiri idioti xd

Arquise wrote at 17:00
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lunedì, 05 novembre 2007

22. Nel GdR quando due personaggi devono fare sesso i vestiti vanno rigorosamente fatti a brandelli

23. Nel GdR, chiunque sa fare a brandelli i vestiti col massimo agio.

24. Nel GdR, quando due pg devono fare sesso, la biancheria evapora da sé prima i pantaloni vengano sfilati.

25. Nel GdR, pochi portano biancheria rilevante se non per le sue capacità di fuga, qualora essa sia in qualche modo menzionata, sarà per motivi inquietanti.

26. Nel GdR, talvolta i pg i immobilizzano nel bel mezzo delle azioni per lunghi momenti che possono durare anche diversi minuti. Alcuni sostengono che siano errori di Matrix, altri chiamano questo fenomeno "monologo".

27. Nel Gdr, la moneta sonante sono i monologhi.

 



Arquise wrote at 12:42
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lunedì, 05 novembre 2007

Oggi mi interrogavo sulle caratteristiche del gioco di ruolo ideale, e sulle possibili caratteristiche che sarebbero da annoverare tra le condizioni sine qua non. Il mio gioco di ruolo ideale, perchè ovviamente si tratta di visioni puramente soggettive, è un gioco vivo, vicace, sfaccettato, libero. Un mondo in costruzione, una sorta di dimensione escheriana dove i livelli si intersecano, i personaggi si muovono fluidamente, senza costrinzioni che non siano quelle dell'universo che essi stessi hanno creato. Forse, una Vorstellung più che una Realtà...scusate, vengo da una lezione su Hegel, xd.

Amo i giochi che si autoregolano sulle proprie stesse esigenze, i giochi dove ci sono tanti personaggi diversissimi, dove non esistono autorizzazioni per azioni coerenti con se stessi. Il gioco dove ognuno è libero di esplorare il proprio microuniverso e dove si discute insieme di tutto, per migliorare, apprendere, sviluppare o semplicemente divertirsi. Amo i giochi dove si è amici, dove si conosce l'altro anche (ma non solo) attraverso i suoi personaggi, dove si fanno le cose con e per gli altri. I giochi dove ci sono le soprese, e i momenti di stasi, I giochi che danno dipendenza positiva, senza essere esclusivamente elucubrativi. I giochi dove ci sono animali parlanti, e folletti rosa, tagliacarte e velluto viola, tragedie e risate, cucchiaini colamiele e follie cioccolatose, sicari longevi e morti viventi. Vampiri, mannari, mostri reali o immaginari, negromanti senza lingua, persone che lottano contro e altre che amano lo status quo. Ma naturalmente il nostro non è un gioco ideale. Il conflitto tra idealità e realtà, esiste, anche nei giochi, e a volte entrano in gioco altre componenti, magari più difficilmente gestibili. E ci sono i momenti di crisi, e i litigi, e le incomprensioni, com'è naturale, e la speranza di superamento delle differenze in una superiore unità. E quindi cos'è il gioco ideale? Forse un gioco che non sia costruito sulle necessità della vita reale, ma che risponsa soltanto all'aspirazione dell'immaginazione. Un gioco in cui si può essere funzionali, oltre che poetici, un gioco dove trasporre pezzettini di noi stessi per capirci meglio. Un gioco dove si è del tutto liberi, cosa che purtroppo nei giochi reali non si può fare, proprio per intriseca condizione di realtà.

Mi piace sapere che ci sono enciclopedisti, e artisti, e inchiostratori, e musici. Che ognuno vive pezzettini di un sogno condiviso, comunitario, non troppo autarchico nè troppo anarchico, benchè sia anche questo. Mi piace sapere che ci sono le persone dietro, e che sono più importanti dei personaggi, del mondo, del gioco. Che a volte la Realtà è più bella dell'Idea. Che posso scrivere questi pensieri su un regalo, per quanto evanscente e telematico, e che questo è prezioso più di ogni altra cosa. E vorrei che ognuna delle mie care dame sapesse che ognuna di loro mi ha regalato un mondo, anzi tanti piccoli universi comunicanti (secondo il famoso principio di Aristotele), e che ognuna di loro è chiamata a scrivere qui, su questo altro piccolo pezzo di universo, per dire quello che vuole, o che sente, o che pensa.

Perchè in fondo, il gioco è la vita e non è la vita ed è l'unità delle due. (mi perdoni hegel...si starà rivoltando nella tomba? xd)



Arquise wrote at 12:34
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sabato, 20 ottobre 2007

Stupendo test che merita di essere  ricordato nei secoli, compilato dalla mia adorata puccina Henut U_U

Nome?

Giocatore: Vy

Bree: Cecily Rochefort è_è *guarda male Cedric*

Peter: *tono altezzoso* Cedric Willingham

Dracucciolo: Draco Malfoy u___u

Bella: Bellatrix Black, Lestrange a tratti, dipende *tira un coltello contro un'effigie di Rodolphus* *sì, si trovano effigi di Rodo in commercio u_u ndVy*

Eny: Enyran Rosier

Papo u_u : Algernon Rochefort (non sono padre tuo! è_è ndAlgie - ma sob °_°'' ndVy)

Vincent u____U''' : Mi facico chiamare Edgar Coppelius.

 

Professione?

G: Studentess... MWAHAHAH *rotola via*

Cecily: Mmh. Amante dell'Inquisitore Capo. ò_o

Cedric: Professione? Sono un Lord, mia cara.

Draco: Capo degli Arcangeli.

Bellatrix: Inquisitrice, ma con arte.

Enyran: Ah-hem. Non lavoro. °_° Coff. °_° Oh cielo, mi sento in colpa °_° *si allontana parlando verso Evan* Senti, ma non pensi che dovrei lavorare e contribuire all'economia familiare?

Algernon: Propretario terriero... è un lavoro impegnativo. u_u

Edgar: Sono un Maestro: mio è il compito di forgiare le giovani menti.

 

Età?

G: Diciassette anni.

Cecily: Ventisett... tra poco vent'ottanni, cielo °_°

Cedric: *socchiude gli occhi* Settanta, adorabilmente portati, anni da Mago Purosangue.

Draco: Ventisei anni.

Bellatrix: Cinquantatré. Sembravo più vecchia? Sì, lo so =_=''

Enyran: Venticinque anni, sono una bambina...

Algernon: Cinquantotto anni (è oscenamente giovane! O_O'' ndVy - Lo so u.ù ndAlgie)

Edgar: *sorride in maniera inquietante* Ho gli anni che ti piace immaginare, bambina...

 

Stato civile?

G: Nubile? XD

Cecily: Sposata... no, accidenti °_° Libera. u_u *tira un coltello di Bella ad un'effigie di Cedric u___u*

Cedric: =______=''

Draco: Salvo per miracolo (vi ho mai parlato di mia madre?)

Bellatrix: Sposata, alla faccia sua u_u

Enyran: Sono ancora carne fresca sul banco del macellaio, per così dire °___°''''

Algernon: Vedovo... sì, be'. U_U Il resto non è importante. u_u

Edgar: Vedovo.

 

Figli?

G: Molti. U_U Adottati, ma cosa cambia per un cuore di madre? *estrae lista* Davy Jones, Lord Voldemort, Augustus Rookwood, Regolus Black, May May...

Cecily: No! è_è

Cedric: O_O Ommioddio...

Draco: Ehm coff °_° No °_°'' Madre non guardarmi in quel modo °____°''

Bellatrix: No, e se ne avessi avuti, non credo sarebbero sopravvissuti.

Enyran: No, ma mi piacerebbe, prima o poi

Algernon: Ho per figlia la giovane Purosangue più bella d'Inghilterra... l'altra mi ha appena combinato un guaio grande come una casa è_è

Edgar: *guarda un angolo in ombra* Chissà? Tutti i miei allievi, sono come miei figli...

 

Con chi vivi?

G: Ehmmm.. da sola? XD

Cecily: Buona domanda... credo con l'Inquisitore Capo, per ora.

Cedric: Con un dannatissimo elfo domestico pluricentenario... noo, non mi sento solo. u_u'''''

Draco: Con mia madre e mio padre... be', quando ci sono °_° E non sono impegnati a distruggere la reputazione di qualcuno o ad andare a letto con chi non dovrebbero °_° E quando non sto a Londra, o non vado in Baviera °_°''

Bellatrix: Siamo io, il bicchiere, la bottiglia, e i gatti che Crucio quando entrano nel mio giardino.

Enyran: Con Evan.

Algernon: Con Hecate... che va e viene... è una ragazza irrequieta. u__u

Edgar: Con le pareti della mia casa, ed i miei ricordi.

 

Hobby?

G: Perdere tempo. u_u

Cecily: Prendermi cura di me stessa, indulgere all'autocontemplazione. Dedicare attenzione a ciò che mi rende impeccabile... leggere, ballare. (sei stata ripudiata da tuo marito, sei invisa da Diagon Alley e passi il tempo a farti infilzare da Aug =_='' ndVy - CRUCIO! O_O'' ndCecily)

Cedric: Fumare (mi rilassa), svolgere attività da Lord, leggere, scrivere, andare a teatro, ballare. Il Bathory può condensare tutte queste cose ed altre.

(Cedric: Nooo non è vero, non ci vado sono depressoo

Samira: MANNO', mio caro! O_O'' Non sia mai! Ragazzeeee!)

Draco: Cacciare Babbani, allenamenti di magia e fisici, leggere, andare a camminare in qualche posto dove nessuno mi disturbi, ascoltare musica.

Bellatrix: Torturare creature indegne, autocommiserarmi... massì, diciamolo. U_U Divertirmi a spaventare le personcine per bene.

Enyran: Disegnare, dipingere, leggere, ascoltare musica, ballare, cantare, passeggiare... pasticciare con la mia mente.

Algernon: Cacciare, occuparmi delle mie proprietà. Mi diverte mantenere un'impeccabile facciata e ciò che concerne quest'attività. Ascoltare musica, possibilmente in vestaglia, di fronte ad un camino acceso, in una comoda poltrona, con un bicchiere in mano ed un'orchestra privata da camera di fianco.

Edgar: Quello che piace ai miei bambini: insegnare, imparare, scrivere, disegnare, leggere, giocare, costruire qualcosa di nuovo.

 

Colore degli occhi?

G: Verdi.

Cecily: Eeeeehm °__° Dipende °_°''

Cedric: Azzurri, molto chiari *sì, sono bellissimo, lo so u_u*

Draco: Azzurri. u_u Meravigliosamente azzurri con pagliuzze grigie. Ma sapete chi sono i miei genitori? °_°

Bellatrix: Neri.

Enyran: Verdeacqua.

Algernon: Grigi

Edgar: Grigi.

 

Colore dei capelli?

G: Castani.

Cecily: Rossi, con riflessi dorati. *__*

Cedric: Bianchi, e sono bellissimi anche loro. u_u

Draco: Biondi.

Bellatrix: Neri.

Enyran: Marrone scuro.

Algernon: Castano chiaro.

Edgar: Grigi.

 

Razza?

G: Scoiattolo. u_u

Cecily: Umana...

Cedric: Mago Purosangue. u_______u

Draco: Sangue? Puro.

Bellatrix: Strega.

Enyran: Umana, direi °_°

Algernon: Umano, mago, Purosangue.

Edgar: Cosa significa una razza? Le razze non esistono davvero.

 

Altezza?

G: 1,64

Cecily: 1,70.

Cedric: 1,91.

Draco: 1,87 (arriverò ai novanta! >< Giuro! ndDraco - Certo che ci arriverai, tesoro, hai preso da tuo padre ndNarcissa u___u)

Bellatrix: 1, 75.

Enyran: 1,68.

Algernon: 1,88.

Edgar: 1,93.

(NB: Peter, Vincet e Bill hanno esattamente quest'altezza u_u)

 

La parte preferita del tuo corpo?

G: Ehmmm °_° I capelli xD Li tocco sempre XD

Cecily: I miei capelli. Li amo, li adoro e li venero. Le mie spalle, il mio collo, le mie mani.

Cedric: Non sono così vanitoso da badare a queste cose... mani, occhi, e il fatto che il mio corpo vestito elegantemente è semplicemente stupendo. u_u''

Draco: Il mio profilo è un'opera d'arte.

Bellatrix: *sorriso bieco* Le unghie ed i denti.

Enyran: Niente in particolare...

Algernon: Sciocchezze da donne. è_é (adora com'è fatto il suo mento  ndCecily - ZITTA! O_O ndAlgie)

Edgar: Le mie mani: ciò che crea.

 

Qual è la cosa più importante nella tua vita?

G: Il mio equilibrio, ed è assolutamente precario, ma ci ho a lungo lavorato.

Cecily: La me stessa che vedo allo specchio, quando guardo lo specchio dei desideri.

Cedric: Ciò che più desidero, la serenità... (ad averla  ndCedric - COFF O_O'' ndCecily)

Draco: In questo momento, Ethel.

Bellatrix: La mia fedeltà incrollabile, il Signore Oscuro.

Enyran: Evan °_°'' Cioè, gli voglio bene u_u Mi ha cresciuto u__u Perchè mi guardate così? °_°'''

Algernon: Mia figlia (quella nata giusta...), la mia posizione, la mia stabilità.

Edgar: I miei bambini, ovviamente!

 

Mai fatto uno spinello?

G: No, sarei stata capace di soffocarmici xD

... e qui direi che dicono tutti di no (tranne Cedric che dice: Fumo tabacco, mi sarà capitato u_u" - Cecily: O_o'')

 

Tu e l'altro.. cosa avete in comune?

G: Ehmmm, con chi? °_°'' Con Cecily credo niente... con Eny che adora Evan (XD), con Bella che adoro il Lord (XDDD), con Cedric che lo adoro (u_____u'' ndCedric)... perversione di fondo con tutti. u_u

Coff. u_u

Cecily: *fissa la Vy* Punti in comune con chi?

Cedric: *fissa la Vy* Ma è una bimba °_°'' Se mi adori, però, ci intendiamo u_u

Draco: Mi odia °_°'' Che devo averci in comune °_°'' (Vy: Ma no che non ti odio, cioè, va be', ti odio canon! XD Ma sei stato figo in Baviera! *o* - Grazie, grazie... ndDraco u_u)

Bellatrix: Con una Babbana? O__O

Enyran: Molte insicurezze.

Algernon: *fissa la Vy* Puoi ripetere?

Edgar: *fissa la Vy* E' una bambina, posso volerle bene. u_u (Vy: NON ERA QUELLA LA DOMANDA! - Edgar: Buona. Disegna. *porge pastelli e blocco A4* - Vy: )

 

Cosa invidi all'altro?

G: Ehhh °_° A Cecily Aug e Ranieri e il fatto che è stupenda XD Ad Eny DavDav (ogni tentativo di serietà è miseramente fallito u_u). A Bella la sua forza, direi. A Draco la sua famiglia xD

Cecily, Cedric, Draco, Bellatrix, Enyran, Algernon, Edgar: Eh? °___°'''

 

Che cosa proprio non ti piace di lui?

G: Be'. Cecily è troppo dura, per me. Anche Bella. Edgar lo trovo inquietante. °_°'' E penso che nella realtà ammazzerei a coltellate un padre come Algernon, od un marito come Cedric. °_°''

Loro non commentano perchè sostanzialmente mi stanno ancora fissando con espressione sconvolta XD

 

Chi dei due è più elegante?

G: Dei due? Rotfl XD Be', vediamo. I più eleganti sono Cecily e Cedric, senz'altro.

Cecily: Io.

Cedric: Io. *pausa* Cecily, ti sembra elegante farti trovare tutta scarmigliata e affettata da un tagliacarte? u_u''

Cecily: °_________°

Cedric: Io.

Draco: Io.

Cedric: °__° Cosa? °___°

Draco: Ripeto, ma sai chi sono i miei genitori? u___u

Cedric: Hai molto da imparare ancora, ragazzino! è__é

Bellatrix: L'eleganza non mi interessa, la chiave è il contegno e la linea diritta della schiena.

Enyran: Non credo io... secondo me quel signore coi capelli bianchi là °/////° *indica Cedric*

Evan: Ed io?? ç___ç

Eny: Tu sei un caso a parte. U____U

Algernon: L'eleganza sta nel rigore. Il resto sono cose da donne, e sono inutili.

Edgar: L'eleganza sta nella semplicità... il resto sono sofisticazioni da adulti.

 

Colto?

G: Mah, oggettivamente credo Edgar! E' pure il suo lavoro. u_u Ma i miei puccini sono tutti messi abbastanza bene. °_° Woh °_°

Cecily: Io so tutto quello che mi serve sapere. u__u

Cedric: Io. u_u

Draco: Sono un Malfoy, tutto ciò è superfluo *sconvolto dall'assurdità del tutto*

Bellatrix: La cultura è un concetto relativo...

Enyran: Io cerco sempre di imparare.

Algernon: La maggior parte delle cose di cui parli sono inutili. °___°''

Edgar: Nessuno sa mai abbastanza.

 

Simpatico?

G: Rotfl XD Direi Eny, Edgar!

Cecily: °_° Ehmmm °_° Non è questo ciò che conta...

Cedric: Io. u_________u''

Draco: Simpatico? Ma che termina volgare è? Io sono interessante, snob da morire, coff, attraente, snob, coff... °_°'' Sono adorabile!

Bellatrix: *ghigno inquientate* Non io.

Enyran: Simpatica? Sono troppo timida...

Algernon: Simpatico? °__° Ma che vuol dire? °__° Io non dovrei perdere tempo in questo modo è__é

Edgar: Faccio del mio meglio per divertire i miei alunni...

 

Ricco?

G: Uhmmmm °__° Cedric, penso °_°

Cecily: Cedric =___=

Cedric: IO! MWAHAHAHAH...

Draco: Acc >< Non che io speri di ereditare presto, noooo, giammai... però °_°''

Bellatrix: Mia sorella...

Enyran: E' tutto di Evan °_°

Algernon: Io. *fissa Cedric con odio*

Edgar: Cos'è mai la ricchezza? u_u

 

Sexy?

G: Cielo, ma Cedric! °__°

Cecily: Io! u_u

Cedric: Io, naturalmente. u____u

Draco: Io, ma stiamo scherzando? °__°

Bellatrix: Dipende da quanto ti attraggano i miei tacchi nelle scapole...

Enyran: Sexy? °_° Io non sono sexy, io gioco e basta.

Algernon: Eheheheh... non fatemi parlare, che c'è la bambina...

Hecate: Eh? °__°'' Bambina a chi? °_°

Algie: Be' °_°' Insomma °_° Sai, non è bello dirlo davanti a te, ma anche io ho i miei pregi, come si addice ad un uomo forte e ad un capo famiglia. u_u

Hecate: Per questo la tua prima moglie ti odiava e la seconda è fuggita con un capraro greco ventenne?

Algie: Ma ma...

Edgar: Sexy? °_° Cosa vuol dire? °____°

 

Tre aggettivi per definirti?

G: Mmmmmh °____°

Cecily: Elegante, orgogliosa, vendicativa.

Cedric: Elegante, affascinante, colto (sei la modestia in persona  ndCecily - non ho detto: strepitoso, strepitoso, strepitoso... u_u ndCedric)

Draco: Deciso, intelligente, orgoglioso.

Bellatrix: Guerriera. Impietosa. Graffiante. *tamburella unghie su muro*

Enyran: Pacata, giocosa, dolce. °_° Ci provo, ecco.

Algernon: Forte, pratico, passionale.

Edgar: Leale, retto, semplice.

 

Tre aggettivi per definire l'altro?

G: Coff coff XD Vi adoro tutti, ragazzi XD

Tutti: Crucio! O_O

 

Mai ricevuta una botta in testa?

G: Sì u___u

Cecily: Sarà capitato

Cedric: Cose che capitano, in certe situazioni u_u

Draco: Sì, ma di più ne ho date

Bellatrix: Sì, ma di più ne ho date. u_____u

Enyran: A volte, giocando...

Algernon: Nessuno ha mai osato. è_è

Edgar: Non di recente...

 

E' per questo che ora ti comporti così?

G: No, è merito mio! XD

Cecily: Così come? Stai facendo insinuazioni? è_è

Cedric: Il mio fascino è innato. u_u

Draco: No °_°

Bellatrix: Può essere... *risata sguaiata*

Enyran: Oddio °_° Spero di no °_°

Algernon: Così come?

(Si vede che sono padre e figlia! XD)

Edgar: No. u_u

 

L'ultima volta che ti sono cadute le braccia?

G: Ultima discussione con mia madre...

Cecily: Quando mio padre ha mandato una lettera al mio ex marito prima che a me... =_=''

Cedric: Quando Samira Macnair ha minacciato il mio elfo domestico. =_=

Draco: Quando Ethel ha detto: Draco chi? °_° (... scusate mi è scappata xDDDDDD)

Bellatrix: Quando Antonin ha leccato il tavolo ed ha dichiarato che non era vero ebano. u___u

Enyran: Quando Evan ha comprato uno stormo di fenicotteri. °_° Ma poi l'ho spucciato. u_u

Algernon: Quando mia figlia si è fatta ripudiare come una qualsiasi sciacquetta.

Edgar: Quando Carmilla mi ha rivelato la sua età. °_°'' (XDDD ndVy)

 

Credi in Dio?

G: No.

Cecily: No. Credo in me.

Cedric: Credo negli uomini.

Draco: In qualche modo, credo in un potere maggiore. Ma forse è qualcosa di più raggiungibile di quanto si creda. u_u

Bellatrix: No. Io credo nel Signore Oscuro.

Enyran: Non confido in nessun Dio. Confido nelle mie forze.

Algernon: Non mi interessa credere in ciò che non mi serve.

Edgar: Credo nella meraviglia di ciò che esiste.

 

Destra o sinistra?

G: Sinistra.

Cecily: Uhmm °_° Credo che l'ambiente qui attorno sia un po' reazionario *fissa Augustus*

Cedric: Destra? Sinistra? Io sono un Lord. Faccio parte della classe dominante.

Draco: *fissa suo padre* *fissa sua madre* Be', un po' meno di loro. é_è

Bellatrix: Con la sinistra afferro e con la destra taglio.

Enyran: Che vuol dire? °_°

Algernon: Destra. è_è

Edgar: Politica? Detesto la politica.

 

La cosa che odi di più?

G: L'incapacità di comunicare, la chiusura mentale.

Cecily: Quello che mi ostacola, mi osteggia, mi danneggia.

Cedric: La mia condizione attuale, e il fatto che sono costretto a prolungarla.

Draco: L'impotenza (U___U NIENTE BATTUTE U_U XD)

Bellatrix: Il sangue sporco, la codardia.

Enyran: La volgarità, la bassezza di spirito.

Algernon: La perdita di tempo, la corruzione... chi minaccia la mia sicurezza.

Edgar: Le complicazioni inutili degli adulti.

 

Ti piacerebbe essere l'altro?

G: A volte Cecily XD Ma non sempre u_u

Tutti: NO °_°''

 

Piatto preferito?

G: Riso *w* Cineseh *w* Giapponeseh *w*

Cecily: Cibo francese che mi fa Gwenelle. u_u

Cedric: Carne di coniglio (non chiedetemi perchè °_° ndVy - neanche a me ndCedric °_°'')

Draco: Cibo molto meno raffinato di quello che piace a mia madre...

Bellatrix: Carne, al sangue.

Enyran: Il risotto alle erbe.

Algernon: Selvaggina, frutta. Cose semplici. u__u

Edgar: Té e biscotti sono gli alimenti che preferisco.

 

Animali domestici?

G: Una gatta di nome Smilla, un gatto di nome Pangur Bàn, Antonin Dolohov, Peter van Gynt. u__u''

Cecily: Mi manca solo questo... che direbbe Augustus se gli potrassi un gattino? °_°

Cedric: No.

Draco: No. Vi vedete lady Narcissa con un cane che gira per Malfoy Manor? u__u

Bellatrix: Perchè dovrei? °_°''

Enyran: I fenicotteri valgono? °_°

Algernon: A parte i cani della mia muta...

Edgar: Sì. Tanti stupendi uccelli, nelle loro voliere... e naturalmente, pupazzi.

 

Dì qualcosa all'altro in 5 secondi!

G: L'ho già detto che vi adoro...

Cecily: Ma cosa vuoi da me? °_°

Cedric: *prende una boccata di fumo* Eh? Cinque secondi cosa?

Draco: Be', comunque ti odio anch'io. u_u'''

Vy: Ma nuuu, non ti odio! ç_ç

Bellatrix: Cruc... *fine dei secondi O__O*

Enyran: Chi è DAVDAV? °_____°

Algernon: Non sono tuo padre! è_é

Edgar: Tieni pure i pastelli, cara. u_u

 

Salutatevi finalmente dopo tutti questi mesi di collaborazione.

G: Grazie al cielo è finita °__°

Cecily: Ah, grazie... °_°''

Vy: Nu, non volevo offenderti! ç_ç

Cedric: Torno a deprimermi... =_=

Draco: Vado da Ethel. O_O

Bellatrix: Cruc... *fine secondi U_U*

Enyran: ... Ziggy Stardust??? O_O

Algernon: Addio. u_u

Edgar: ... tieni anche il blocco. u_u



Arquise wrote at 17:35
commenti

lunedì, 15 ottobre 2007

La Santa Donna Vy ha recuperato dai meandri del GdR questa scena, che ha fatto storia per la nuova prospettiva di Antonin U_U
Scritta da :
Henut (Bellatrix), Ariénne de la Rosecroix (Antonin), DarkMiya (Evan, Rivka).
Non usate le frasi scritte da noi in nessun contesto senza esplicito permesso. Il plagio esce sempre al largo, quindi attenzione!

Questa scena si trova al Bathory (The Arrival and the Reunion), ed è l'incontro tra Evan Rosier (pg di Simo) ed Antonin. Evan è tornato da poco e sta organizzando una festa (che finirà stupendamente XD) per annunciare il suo ritorno... nel frattempo, ha invitato Antonin, e al loro incontro si aggiungeranno anche Bellatrix e Rivka, che al tempo era arrivata da pochissimo e conosceva Anto a malapena. (introduzione di Vy)

Antonin Dolohov aveva ricevuto un gufo da Evan proprio quella mattina: sapeva già che il suo amico dei vecchi tempi era tornato a Londra, ma aveva aspettato che trovasse il tempo per organizzare un incontro. Tornò con la mente ai tempi in cui erano giovani...e idioti, aggiunse mentalmente.
Avevano ucciso, avevano sofferto, avevano sperimentato rispettivamente Azkaban e l'esilio...e sapere che Evan non era stata spezzato da quelle esperienze gli aveva fatto ricordare che il raffinato artista della sua gioventù nascondeva acciaio nell'anima.
Entrò al Bathory con un soffio di una sensazione quasi del tutto dimenticata, un miscuglio di eccitazione e timore.
Timore? Timore di vedere riflesso negli occhi di Evan ricordi rimossi e seppelliti...
Ma quando intravide il suo vecchio amico seduto al tavolino, non poté trattenere un sorriso quasi feroce. Evan Rosier non era cambiato affatto....IIl tempo non aveva stroncato nessuno dei due, e Antonin poté sedersi con una certa allegria nei gesti.
- Evan! Vecchio pirata quattr'ossa! Come stai? - gli disse con una stretta vagamente goffa.
Un largo sorriso furbo dei suoi si era disegnato sul volto di Lord Rosier, quando aveva stretto la mano di Antonin. - Infido bucaniete! Quanto tempo è passato!- esclamò, in quel modo di scherzare che era loro da sempre. Tornò a sedersi e lo invitò ad imitarlo - mi sono preso la libertà di ordinare un paio di tazze di grog, intanto...- lo avvisò. Sul tavolo infatti, oltre al bizzarro cappello a tricorno di Evan, decorato da una lunga piuma di fenicottero, stavano anche due tazze fumanti, emananti un intenso odore di alcool.
- Il vecchio torcibudella! - ringhiò Antonin in tono soddisfatto. - E dimmi, c'è di mezzo un tesoro nascosto se hai deciso di tornare sulla terraferma? - motteggiò, mentre scolava il grog come un novello Capitan Barbarossa.
- Io come vedi, sono ancora a galla...-
- In realtà si è solo placata la tempesta.- affermò Evan, tranquillo, roteando piano tra le dita la tazza di grog - e mi sono detto che era meglio rientrare in porto... Ho deciso di portare la bambina con me.- fece in tono tranquillo, ad Antonin aveva sempre parlato di Enyran con quell'appellativo, comunque, e gli parve del tutto naturale, anche se la ragazza aveva ormai venticinque anni - era ora che tornasse un po' a Diagon Alley.-
Bellatrix entrò nella sala d'ingresso del Bathory guardandosi attorno, leggermente annoiata. Per quanto avesse sempre avuto un temperamento passionale, non si era mai particolarmente dilettata con il sesso di per se stesso. A suo tempo, con Rodolphus... ma scosse la testa; non le piaceva frequentare il Bathory, se non per incontrarvisi con qualcuno, perchè non le piaceva l'idea di essere tanto disperata da dover ricorrere a quel locale mentre suo marito - quello che era ancora suo marito - correva dietro alle più promettenti ereditiere di Diagon Alley.
Nonostante ciò, Cheryl, una delle ragazze di fiducia di Samira, la accolse con tutti gli onori. Bellatrix sfilò il mantello rosso dal vestito nero, ben scollato ma chiuso con un giro di tessuto sul collo, e lo affidò ad una delle nuove mentre la bionda Cheryl le indicava la sala: - Prego, Lady Lestrange, scegliete il tavolo che preferite... -
- Fai tu, Cheryl - disse Bellatrix distrattamente, voltandosi verso Rivka. - Questo è il Bathory, mia cara. Vieni... prendiamo un tavolo. -
Rivka la seguì in apparente silenzio, ma il suo sguardo si soffermò su centinaia di piccoli particolari. Rivka non frequentava locali, non in compagnia, e men che meno locali di quella risma. Tutto quel lusso voluttuoso... Le fu subito chiaro che il Bathory non era un locale comune, ma probabilmente qualcosa di molto più proibito, almeno secondo il suo modo di pensare.
Si separò con riluttanza dal suo mantello, rimanendo con quel vestito color porpora, così fastidiosamente femminile. - Come mai mi hai portata proprio qui?- domandò verso Bellatrix, a mezza voce.
Lady Lestrange increspò le labbra in un sorriso, notando il passaggio dal voi al tu.
Con un ampio gesto comprese tutta la sala, mentre ancora si trovavano nell'ingresso, spiegando: - E' qui che passa tutta la società di Diagon Alley. Questo è il più esclusivo, lussuoso, obbligato dei locali di questo quartiere. Di giorno, un elegante Café... di notte, un bordello. Dei più raffinati, naturalmente... comunque un bordello. In entrambe le sue funzioni, darsi appuntamento al Bathory è ritenuto una cosa normale, incontrarvi gli amici e coltivarvi le conoscenze ugualmente... -
Avanzò verso il tavolo che Cheryl aveva fatto preparare, tirandosi dietro la lunga gonna con ostentazione. Strano come, fuori dalle mura della Cuspide o dall'ambiente squallido di una qualche locanda, la sua compostezza apparisse più convenzionale e femminile.
Fece cenno a Rivka di sedersi, prima di prendere posto.
Antonin fissò Evan con un'aria di profonda comprensione e concentrazione. Il valore di una Purosangue di animo nobile e purezza di carne era per lui incontrovertibile.
- Avrai vita dura a tenere la feccia inquinata di Diagon Alley lontano da lei...Se avrai bisogno di una lama fedele, sappi che sono sempre a tua disposizione - disse in tono compito.
- E dimmi, hai intenzione di agitare un po' questo londinese mare piatto? - indagò, mentre continuava a sorseggiare il grog con l'attenzione di un intenditore.
- Mi sembra ovvio, mio degno compare.- puntualizzò Evan, aggrottando la fronte - non dirmi che non ti è arrivato l'invito del Signore dei Fenicotteri..Quanto ad Enyran, l'ho educata secondo i miei principi - ridacchiò - non avrà difficoltà a difendersi.- lo punzecchiò, con un sorriso furbo. Distorse quasi distrattamente lo sguardo, e non riuscì a non notare un volto noto. Un volto che il tempo aveva cambiato, ma decisamente inconfondibile.
- Bellatrix Black...- constatò, in un mezzo sussurro divertito. Aveva saputo dei dissapori con Rodolphus, ma per lui non era cambiato poi molto, la aveva sempre vista come un'essenza a se, del tutto scissa dal marito. Sollevò un braccio, seppur in modo signorile, per richiamare l'attenzione dell'inquisitrice, distante pochi tavoli. - Bellatrix!- disse, a voce un po' più alta, con un sorriso.
Rivka si era accomodata in quel momento, quando vive quell'uomo bizzarro provare a richiamare l'attenzione di colei che la accompagnava.
- Qualcuno ti chiama.- disse quasi distrattamente verso Bellatrix, ma si irrigidì appena quando notò chi era al fianco di quello sconosciuto. Lunghi capelli neri, vestiti di pelle nera..Antonin Dolohov, di nuovo. Per un qualche strano motivo, mostrarsi con quegli abiti femminili, che le davano un'aria così fragile, le diede ancora più fastidio.
Bellatrix voltò la testa e sbatté le palpebre. Evan. Non lo aveva visto, entrando... sembrava che la sua visita ai Rosier fosse stata anticipata.
- Seguimi - disse a Rivka, alzandosi subito. La vista di Evan Rosier aveva tanto catturato la sua attenzione che, per la prima volta, non si curò di mostrarsi a Rivka distratta o di celare il suo interesse. Persino non realizzò che trascinare Rivka a quel tavolo significava porla in una divertente situazione con Antonin, finchè non si trovò davanti a loro.
- Antonin, buongiorno... Evan - accennò un inchino rigido. - Da quanto tempo - commentò, a voce bassa.
- Milady Black.- Evan accennò un composto inchino alzandosi in piedi. Le prese la mano, sfiorando appena le labbra sulle nocche, in un baciamano signorile, eppure confidenziale - Quale piacere rivederti.- Gettò uno sguardo a Rivka, sbattendo le palpebre. Era una compagnia inusuale, per Bellatrix, ma la giovane, che all'apparenza sembrava più giovane persino della sua Enyran, condivideva con l'altra donna una sorta di decadenza, nello sguardo, nell'espressione del viso. - Volete sedervi con noi?- domandò, cortese, scostando due sedie - Chi è la tua amica, Bellatrix?- domandò poi, tornando al suo posto - ce la presenti?-

Rivka era rimasta silenziosa, frattanto, in piedi, accanto al tavolo. Si era posta dietro Bellatrix come se, in un certo senso, se ne facesse scudo. Stropicciò nervosamente l'orlo di una manica di pizzo, chinando appena lo sguardo.
Antonin fissò incuriosito Bellatrix e la sua compagna...Rivka! Vestita come si conviene ad una donna e ad una Purosangue! Per qualche motivo quella vista lo infastidì e lo turbò insieme. Se lei si vestiva da donna non avrebbe più potuto giocare con le lame...o forse sì?
Immaginò di strapparle quel vestito femminile con le sue lame, e sorrise.
- Bellatrix! - esordì facendole segno di sederci - Una vera riunione di famiglia! Evan, permettimi di presentarti Rivka. E' una nuova Inquisitrice della Cuspide - spiegò in tono sostenuto.
- Antonin ha già detto tutto - commentò Bellatrix, sedendosi. - Questo, Rivka, è Lord Rosier. Un diplomatico - spiegò, lanciando un'occhiata ad Evan.
L'aveva chiamata Milady Black. Il suo matrimonio era tanto inconsistente che persino Evan, di ritorno da chissà dove, lo considerava finito.
Era fastidioso notare come lui fosse cambiato poco, in fondo, e avesse sempre quell'aspetto gioviale, quando Bellatrix conosceva una per uno le differenze che Evan poteva contare sul suo viso.
- Milady Rivka...- Lord Rosier le rivolse un inchino, notò il suo impercettibile ritrarsi ancora prima che si protendesse per baciarle la mano, e lasciò stare.
Lei aveva risposto accennando un inchino, freddo, rigido, quasi militaresco.
-Piacere di conoscervi, Lord Rosier.- disse, in tono piatto. Rivolse solo ora ad Antonin un cenno del capo, di saluto. Evan, tornado a sedersi, rivolse a Bellatrix uno dei suoi consueti sorrisi - Quale piacere vederti, dopo tanto tempo, mia cara.- constatò - parlavamo giusto adesso con Antonin che forse il tempo è stato davvero troppo.. Posso offrirvi qualcosa?- domandò, rivolto anche a Rivka. Quella giovane donna risultava particolarmente strana ai suoi occhi, ma non particolarmente interessante.
Rivka si sedette compostamente, nel posto che stava tra Bellatrix e Antonin, più per caso che per scelta. A causa dell'impaccio dato da quel sontuoso vestito, dai drappi della gonna si intravidero affiorare, in maniera del tutto inappropriata, i suoi inseparabili "stivali da battaglia" con le punte di metallo, di robusta pelle nera, quasi non avesse avuto intenzione di separarsi almeno da quelli.
Antonin si sporse leggermente verso Rivka e indagò: - Posso sapere cosa vi ha convinto ad indossare abiti più adatti al vostro rango? -.
Era sorpreso da quel cambiamento, ma anche stuzzicato. Era bellla, la figlia dei corvi, nonostante tutti i tentativi per non apparirlo, e Antonin si ritrovò a fissare senza voglia di fare null'altro.
- Anche per me è un piacere, Evan... quanto tempo? Trent'anni, venticinque? - contò Bellatrix, assorta. - Molto, comunque. Non sei cambiato affatto - aggiunse, come concedendo un raro complimento.
- Riguardo all'offrirci qualcosa... - rivolse un'occhiata dubbiosa agli altri due: - Non intaccherò le tue tasche quando sei appena arrivato, ci penserai già da solo. E poi per noi offre la Cuspide. -
- Ti ringrazio, mia cara.- sorrise Lord Rosier, compiaciuto, quasi non fosse mai stanco di farsi ripetere quella frase: "non sei cambiato affatto..."... Era forse uno dei complimenti che più lo metteva a suo agio. Gettò uno sguardo quasi di divertita curiosità ad Antonin e Rivka in quel momento, e fu come se cercasse gli occhi gelidi dell'amico, con uno sguardo dannatamente malizioso. "Lei ti piace, vecchio furfante" dicevano quegli occhi, in maniera quasi smaccata.
Rivka aveva notato quello sguardo, ma fece in modo di ignorarlo, cosa che fece ghignare Evan ancora di più. Tuttavia il "Voi" con cui Antonin le si era rivolto conferivano alla loro interazione una distanza che quasi la rincuorò. - Io non ho rango, Lord Dolohov.- constatò, neutra, appena fredda - credevo lo aveste capito.-
- Comunque sia.- esordì nuovamente Lord Rosier, abbandonando a malincuore con lo sguardo Antonin e Rivka, ma trovando con altrettanta soddisfazione il volto di Bellatrix - credo che Questo incontro sia da festeggiare con un altro, non credete? Sarebbe un piacere avervi tutti a pranzo, domani, se non avete altri impegni.- Sfiorò quasi distrattamente la mano di Bellatrix, mentre lo diceva - L'indirizzo non è cambiato... Non dovreste confondervi. Naturalmente siete invitata anche voi, Rivka.- si rivolse all'inquisitrice, con un cenno del capo.
L'altra ricambiò con un cenno di ringraziamento - Grazie.- mormorò soltanto, per quanto la prospettiva non la allettasse minimamente.
- Se abitate a Diagon Alley non vi sarà difficile capire dove si trova la mia casa.- convenne gentilemente Evan verso di lei, - Abitate in questo quartiere?- domandò, gentilmente.
Rivka annuì sommessamente. - Al numero sessantuno.- affermò.
Il sorriso di Evan si fece ghigno, e percorse il suo viso quasi da un orecchio all'altro. Gettò un'altro sguardo ad Antonin, profondamente ammiccante. - Siete Vicini.- constatò - Potresti accompagnarla.-
Antonin aveva capito perfettamente le bieche manovre di Evan...quella vecchia volpe lo conosceva troppo bene. Rivka lo divertiva...c'era qualcosa di male in quello? Evan doveva aver dimenticato cosa era successo alle rare donne che lo avevano interessato. In genere finivano squartate, perchè indegne di stargli vicino. Se c'era una cosa peggiore di una Mezzosangue era una Purosangue infetta, impura e corrotta. E le vere Purosangue degne della sua ammirazione lo mettevano a disagio, facendo riaffiorare la consapevolezza rimossa di essere Mezzosangue e per sempre macchiato da tale colpa.
Ma la figlia dei corvi era diversa, tanto lontana dalla comune marmaglia umana da rappresentare un mondo di diverse e nuove possibilità.
- Naturalmente - rispose Antonin - Sarà un piacere partecipare, ma dovresti invitare anche Augustus e la sua nuova fiamma...-
Bellatrix registrò con un piccolo ghigno la mano di Evan che giocherellava sulla sua. Per qualche motivo, il contatto fisico la innervosiva, ma al contempo Evan la divertiva, così come trovava adorabile il suo tentativo di mettere in imbarazzo Antonin e Rivka ostentando la più squisita cortesia.
Quando Antonin parlò, però, gli scoccò un'occhiata gelida: - Non mi sembra il caso che Evan inviti *la nuova fiamma* di Augustus, Antonin... - chiarì.
Antonin guardò Bellatrix con lo sguardo di un bambino cui è stato negato il dolce alla banana dopo il gelato.
- Perchè? Non vedo quale sia il problema - rispose, mentre estraeva una delle sue lame e la conficcava con spartana precisione nel tavolo. Poi estrasse la lama, la ripulì con la lingua dai pezzetti di legno, e la riconficcò nel legno.
- Non vorrai dirmi che ti interessa quello che fa Augustus nel suo letto - disse inarcando le sopracciglia. Antonin aveva da sempre sentimenti contrastanti nei confronti di Bellatrix: era una Purosangue, una Mangiamorte, una guerriera abilissima e una fedele serva del Signore Oscuro, ma non aveva figli...e aveva divorziato. Considerarla una donna era al di fuori delle sue possibilità.
- Antonin - sbottò Bellatri - la donna di cui stiamo parlando è una nullità, una ripudiata dal marito, e quel che è più importante, mia sorella la odia. Non solo io non voglio attirare le ire di Narcissa, ma, soprattutto, mi sembra verosimile che se ne voglia tener fuori Evan. Per il resto, mi sta benissimo: se Augustus non prova disgusto tenendo Cecily Willingham... chiedo perdono, Cecily Rochefort nel suo letto, non ho nulla da obiettare... sempre che parlare di letto sia corretto, in questo caso - aggiunse con un ghigno.
- Potremmo sempre invitare Augustus, e lasciare a lui la discrezione di portare o meno la sua nuova fiamma... Non credete?- Propose semplicemente Evan, scrollando le spalle. Rivolse a Bellatrix un vago mezzo sorriso di complicità. In una sola affermazioni aveva assunto una serie cospiqua di informazioni interessanti. Voltò nuovamente il capo verso Antonin e Rivka. - Allora, Miei cari.- scandì, come a sottoliniare quanto quei due, provocatoriamente, fossero una coppia ai suoi occhi - Vi avrò domani a pranzo?-
Rivka dischiuse le labbra sottili, ma attese, in unattimo di incertezza. Gettò uno sguardo a Bellatrix, e poi, d'istinto, ad Antonin, ma anche lei si chiese il perchè.
Antonin non rispose a Bellatrix, continuando a leccare ostentamente la lama del suo coltello, mentre rifletteva che forse sì...Bella aveva ragione. Cecily era una Purosangue indegna anche lei. Ma per Augustus le avrebbe perdonato questo ed altro.
Si riscosse improvvisamente per rispondere a Evan.
- Verrò domani se mi prometti del buon pesce...I londinesi non sanno apprezzare la cucina esotica. e un buon fegato di orso, magari....- disse - E Rivka verrà con me - decretò con aria indifferente.
- Se Augustus vuole attirare su di sé le ire di mia sorella... - concluse Bellatrix. - Tu la ricordi diversa, Evan, dovresti vederla. Ora è una perfetta regina. O l'hai già incontrata? In ogni caso, meglio non contrariarla. -
- In caso sarà Augustus a contrariarla, no?- si concesse irriverentemente Evan, sollevando le sopracciglia, poi tornò su Antonin, sembrò riflettere.
- Pesce.. Pesce.- mormorò - Pesce sia.-
Rivka sembrava essersi estraniata ancora di più, protese una mano tremolante a scostare appena il colletto dal collo. Un gesto quasi paradossale per lei, ma si sentiva come soffocare. Quella situazione... Era quanto di più lontano da lei ci potesse essere. Si infastidì potentemente, quando avvertì una piccola goccia di sudore scivolarle lungo la tempia.
Si alzò con un movimento rapido, eppure stranamente sinuoso, quasi la sua natura animalesca, serpentina quasi, lottasse per venire fuori, per strappare quegli inutili vestiti e tornare ai pantaloni di pelle e alle casacche nere e monacali.
-Scusatemi un istante.- mormorò, prima di allontanarsi - ho bisogno di aria.-
Evan le lanciò uno sguardo perplesso, ed un cenno. Gli occhi chiari voltarono poi verso Antonin, perplessi.
Antonin ricambiò lo sguardo di Evan con aria innocente, e si chinò a leccare il legno del tavolo.
- Questo non è ebano - annunciò ai presenti in tono serio - un'ottima imitazione...ma non ebano autentico. Dimmi Evan, ho ricevuto uno strano invito ieri. Mi vuoi dire di che si tratta? -

Dopo un ultimo sguardo a Rivka intenta a scivolar via, Evan tornò su Antonin, in silenzio. - Nulla che tu non ti aspetti, amico mio... Penso tu abbia un vago ricordo di cosa erano le feste a casa Rosier... Naturalmente pregherei te e i tuoi istinti di non uccidere nessuno entro i limiti della mia proprietà... Ma penso che troverai comunque modo di divertirti..- Sollevò le sopracciglia, in uno sguardo malizioso - Ho invitato la tua cara vicina di casa, d'altronde... Trovo sia adorabile... Sembra molto... Indifesa...- Gli sfuggì una bassa risata composta, prima di tornare a guardare Bellatrix. - Conto sulla tua presenza, mia cara.- le sorrise, con voce suadente.

[...]

Arquise wrote at 10:12
commenti (2)

domenica, 14 ottobre 2007

La teoria del master and slave

 La teoria di Ari sui personaggi Master e Slave dice che:

  1. I personaggi si dividono in Master, Slave e Switch
  2. Un Master può accompagnarsi ad una Mistress e viceversa, ma questo porta inevitabilmente ad un processo di switchizzazione (perdonate l’italianismo) o all’autodistruzione.
  3. Le slave si riconoscono dall’amore incondizionato per i pairing dove lui tormenta lei e la usa per il suo piacere, vedi Durza e Arya, Frollo e Esmeralda, Kosrov e Esther, Grima e Eowyn, Jafar e Jasmine, Lady Hamemiya e Qi Zheng e dal disprezzo per tutte le storie normali. 
  4. Le mistress si riconoscono dall’attitudine verso il femminismo, la scelta di altergo IndipendentiEcapaciDidifendersiDaSoli, ma anche loro disdegnano le storie normali. La massima aspirazione di una mistress è di slavizzare un Master.
  5. I ruoli possono confondersi, tranne che per Slave o Mistress autentiche, che non abdicherebbero mai al proprio ruolo. Lo switch è sempre in agguato
  6. Sia le Slave che le Mistress non disdegnano largo uso di dolore per i propri personaggi, anche se nel primo caso è sempre subito e nel secondo spesso inflitto
  7. L’unico momento in cui una Slave si ribella e/o si altera è quando si mette in dubbio la sua devozione cieca.
  8. Ogni espediente può essere utile a soddisfare il masochismo latente, dalle malattie prolungate e inguaribili ai sogni (U_U Lilith sa…), dal zampettare fino a suscitare la rabbia del Master fino a cacciarsi in situazioni pericolose
  9. L’essere Slave o Mistress non preclude assolutamente la possibilità di appucciamento/amore/affetto/normalità sporadica
  10. Sia le Slave che le Mistress hanno un’incofessata passione per i guinzagli, i frustini, le catene e il bondage, anche se per motivi diversi
  11. Lo slave and master si applica anche ai personaggi NonNormaliMaNonFolli nel senso di posizione dominante e subalterna e si può esplicare in forme contorte e difficilmente comprensibili come affibbiare ai propri Puccini famigliume orrendo o destini tragici
  12. Le admin slave possono dimostrarsi molto comode per i giocatori, perché lasciano molta più libertà. Allo stesso tempo le admin mistress consentono linee guida più precise e meno anarchia.
  13. Che sia Slave o Mistress nessun altergo accetterebbe di farsi fregare l’uomo/permettergli di parlare troppo a lungo con un’altra donna/rinunciare a fare la figa nei momenti importanti
  14. I servi della gleba sono Slave e come tali eternamente disprezzati dalle donne Slave
  15. Che siano Slave, Mistress, Switch o Persone Normali, le Dame Oscure sono sempre stupende U:U


Arquise wrote at 12:26
commenti (5)

][La Maschera e Lo Specchio][

E se l'Impero del Signore Oscuro fosse nato? Cosa sarebbe accaduto a Londra, nel mondo, se i piani di Lord Voldemort avessero avuto frutto? Il ritorno in auge dello splendore delle nobili casate Purosangue, la persecuzione degli impuri, gli spietati metodi di soppressione di coloro che si oppongono al nuovo ordine imposto dopo una guerra che ha rovesciato l'equilibrio del mondo dei maghi, e che ora ha consegnato un mondo pieno di ricchezze, opportunità, ma allo stesso tempo conflitti e nodi da sciogliere, nelle mani dell'Elite di Mangiamorte e Purosangue di cui si circonda l'Oscuro nei suoi nuovi domini.

][Ariénne de la Rosecroix][

Personaggio Principale: Carmilla Von Amethyst

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Marja, Adrien Mistral, Verlaine, Marcus, Cordelia Bosurgi, Ranieri Malaspina, Alcesti, Lamia, Audrey, Walden McNair, Ezzeline McNair, Augustus Rookwood, Lucius Malfoy, Narcissa Malfoy, il ministro praghese, Antonin Dolohov [precedentemente mosso da Velena], Vivien Primrose, Lauranna Primrose, Julius McAllister, Hector McAllister, Antonio Salieri (+ maschera), Lady Hamemiya, Ran, i cugini Gris Gris, Egor Baranova Sautin, Madame Kostaki, Lara, Astor Cardew, Arnold McShire, Michelle McKay, Peter Minus [precedentemente mosso da Velena], Lady Purple, Solveig, Shin Mai, Navarre von Hauern

][miahanamura][

Personaggio Principale: Lilith Nightlord

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Cassius Nightlord, Isobel Nightlord, Cain Nightlord, Abel Nightlord, Balthasar Von Lohengrin, Sirius Black [precedentemente mosso da Ezequiel], Rodolphus Lestrange [precedentemente mosso da Velena], Tecros [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix], Judith Nightlord, Edmond Devereux

][Henut][

Pergonaggio Principale: Cecily Rochefort [Willingham]

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Cedric Willingham, Draco Malfoy [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix], Bellatrix Lestrange [precedentemente mossa da Geka], Algernon Rochefort, Enyran Rosier, Remus Lupin, Edgar Coppelius, padre Johannes, Malachia, Feuer, famiglia Parkinson, Emmett & Rosalie Jugson, Frank & Purple, Dominga [precedentemente mossa da Ariénne de la Rosecroix], Andromeda Tonks, Nathaniel Willingham, Renée Willingham, Albert Willingham

][Monna Lucretia ][

Personaggio Principale: Evangeline McAllister

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Cardinale de Jong, Severus Piton, Cassandra Lehmann, Alberic MacLean [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix e DarkMiya]

][Ethel Is In Parties][

Personaggio Principale: Ethel McGlynn

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Horace McGlynn, Caroline McGlynn, Elise, Julian Ashcroft, Brian Molko [special guest!], Pei Zi Yu [e sue ancelle]

][Ezequiel][

Personaggio Principale: Ezequiel Greerburg

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Illandra Rakildrek, Re Atrian & Regina Mertrid di Ferkil, Gabriel A. Sheridan.

][Darkian][

Personaggio Principale: Darkian Kaneshiro

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Elios [precedentemente mosso da Ariénne de la Rosecroix], Nymphadora Tonks, Christian Cerberus, Sophie Damilaville, Eden von Leisemberg.

][Lady Slytherin][

Personaggio Principale: Melissa Prime

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Ares, Dafne Rochester, Andrew Wood, James Turner.

][Maya Riddle][

Personaggio Principale: Enja Sautin

Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket Altri: Irina Sautin, Theodore Nott, Efrem & Magda Baranova.

][Cordelia Moonfire][

Personaggio Principale: Kilmnerly Swift Photo Sharing and Video Hosting at Photobucket

][La Musica della Corte][

Piccoli Stralci Casuali:

][Links][

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